Il malcelato desiderio di rottura del rottamatore

30 11 2012

FirenziIl Sindaco (Fi)Renzi, nonostante tutto, continua a dichiararsi affine ad un partito rispetto al quale – si è da più parti evidenziato – ha adottato un frasario che ha sottolineato più le differenze anziché la comune visione.
In questa campagna per le primarie hanno campeggiato dichiarazioni abbastanza distanti dalla dichiarata vicinanza.
E tuttora i toni, di chi forse ha pronte le valigie, non sono dei migliori.
Ha imperversato il “noi” sempre contrapposto a “loro” e certo non ha rappresentato un particolare senso d’appartenenza ma, al contrario, testimoniato un incessante bisogno di sancire la distanza e la diversità.
Hanno proliferato gli “attacchi”, mutuati dall’armamentario del fronte politico avversario: “Come farete a governare il Paese con uno schieramento che accoglie Vendola e, magari, destinato ad allearsi con l’eterno, equivoco e ancora irrisolto equilibrismo centrista?”.
Si sono riesumate vecchie (seppur giuste) accuse sui deprecabili incidenti di quel percorso accidentato, risultato determinante nella sconfitta del centrosinistra per sua stessa mano e nell’ascesa d’una destra che ha potuto così fiorire grazie alle gravi responsabilità di chi ha adottato la suicida politica del fratricidio. Senza tener conto che quello è ormai un masochismo definitivamente accantonato.
Si sono sempre contestate e si contestano ancor oggi le regole, quasi a voler, sia preventivamente che a posteriori, inficiare la validità del confronto, la correttezza ed il suo esito finale.
Insomma all’uomo nuovo del (suo) futuro apparato sembra che nulla sia risultato gradito.
Il vittimismo di questo Signorino, la sua spocchia, l’illusione e la presunzione di rappresentare in via esclusiva il nuovo, non hanno certo contribuito a smorzare quell’innata antipatia che, personalmente e “a pelle”, nutro nei confronti di quest’arrivista non ancora arrivato.
La cattiva abitudine di pronunciare reprimende sul tema della “trasparenza” nei confronti altrui, senza aver dato sin qui conto, al di là dei piccoli finanziatori, dell’origine dei suoi (nella parte più consistente!); l’appellarsi a regole che vorrebbe cucite su misura e riportano ad analoghi modelli adottati dal gerontocrate di Arcore; la vaghezza di troppe improvvisate promesse, senza indicare le risorse e le fonti di finanziamento per poterle sostenere (per esempio i 100 euro netti al mese a tutti quelli che guadagnano meno di 2.000 €); l’ironia spicciola; l’inconcludenza di chi ha deciso di abbandonare il suo ruolo di Sindaco, ancor prima d’aver espletato il suo mandato; i rilievi della Corte dei Conti sulla gestione economico-finanziaria della sua città; la semplificazione e la riduzione del rinnovamento come aspetto esclusivamente generazionale; insomma…. Tutto un insieme di elementi me lo hanno reso ancora più estraneo, indigesto e ulteriormente antipatico.
La politica è anche questo: considerare un giovane rampante l’equivalente d’un vecchio, e per niente innovativo, rompicoglioni!
Valga perciò e per tutti coloro che parteciperanno al ballottaggio l’invito di Vendola: “Con la penna e con il cuore, votate Bersani”.
Perché c’è bisogno anche della sinistra dei diritti, del lavoro, dell’uguaglianza, della tutela dei non rappresentati e della salvaguardia dei  beni comuni.
Questa è l’idea che ho d’un centrosinistra ormai consapevole di quanto sia inopportuno e poco salutare farsi male da soli.
Un centrosinistra che rinnovi e rafforzi la stabilità delle maturate esperienze di governo locale anche in sede nazionale.
Un centrosinistra capace di cercare e trovare terreno d’intesa, laddove e sinchè possibile, con quell’area moderata meno ambigua ed oscillante, senza alcun baratto giocato su una politica al ribasso, senza rinunciare alla propria identità e senza cedere su questioni fondamentali, che appartengono al suo irrinnunciabile patrimonio e alla sua natura di garante dei diritti riconosciuti, tutelati ed estesi a tutti.
Nell’attesa del risultato di queste primarie e nella speranza di capire le reali intenzioni del rottamatore che, giorno dopo giorno, pare alimentare un (sin qui malcelato) desiderio di rottura, tanto è diventata alta e incontrastata la boria di chi crede (o spera) di poter vincere le prossime elezioni in solitaria e a dispetto (e disprezzo) di tutti.

Annunci




Signorino Margherita…

22 09 2012

Signorino Margherita

Signorino Margherita… Permette alcune domande?
Come preannunciato si sta scatenando (non da oggi) lo stuolo dei ‘moralizzatori del moralizzatore’.
Stanno emergendo, non senza apparenti ragioni, dubbi e giusti rilievi che si possono e si devono sottoporre alla cortese attenzione dell’ “arrivista non ancora arrivato”.
Vista e considerata l’immagine che la politica sta fornendo di sè, in questa continua deriva degli affari (propri) e del malaffare, non sarebbe male sentir pronunciare alcune circostanziate risposte a queste contestazioni.
Su “Il Fatto Quotidiano” viene ripresa l’allegrezza del Renzi itinerante all’epoca della sua Presidenza della Provincia di Firenze.
A che pro, e cosa ha prodotto, tutta quell’attività ipercinetica degli incontri di rappresentanza istituzionale, tenutisi un giorno sì e l’altro no?
Qual è la giustificazione da contrapporre a chi l’accusa d’una – pare consueta – abitudine all’esternalizzazione di alcuni servizi, risultati anti-economici?
Ha agito seguendo gli stretti criteri e i principi di efficacia, efficienza ed economicità?
E cosa ha da dire a proposito del diffuso ricorso – sempre col beneficio del dubbio e sino a prova contraria – alle assunzioni per chiamata diretta?
C’è il sito Renzileaks che, da tempo, monitora il Signorino Margherita, oggi in corsa alle primarie. C’è, anche, il portaborse che ha postato diversi interrogativi sul suo operato.
Ha qualcosa da dire in merito?
Vuole avere la gentilezza di rispondere a chi pone normali domande su quest’iperattività e su questa smania che, dietro l’innegabile e ineguagliabile energia del supergiovane, pare nascondere un irrefrenabile desiderio di visibilità?
Sono le normali domande cui vengono sottoposti, nel sistema statunitense, i candidati alle Primarie.
Le piace o no quel modello? Mica può piacerle a frammenti o a piccole dosi!
Cosa fanno i candidati, democratici o repubblicani, in quei casi? Rispondono e si difendono dagli attacchi. Non reagiscono a colpi di minacce. Non brandiscono l’arma della querela contro tutti.
Anzi, sovente, come ben sappiamo, sono messi a nudo e radiografati in tutti i loro più piccoli aspetti e analizzando ogni minimo particolare.
Giusto per non avere poi amare sorprese e a garanzia della loro sicura affidabilità.
Nota finale, che non ha specifica attinenza con questo piccolo commento ma riguarda tutto l’osceno consumatosi nella Regione Lazio: d’ora in poi non sarebbe male conoscere le situazioni patrimoniali d’origine di chi si ‘butta’ in politica e quelle che maturano in corso d’opera.
Perché ogni volta sono “tutti ricchi di loro” e – guarda caso – “ladri del nostro”.





I capponi di Renzi e il bollito misto

20 09 2012

imageLa premessa è d’obbligo: non mi è simpatico (forse, non lo è oggettivamente), nonostante abbia un suo seguito.
Non gli riconosco adeguato carisma, capacità di leadership e, ancor meno, di futura premiership. Troppa manifesta arroganza.
Sembra più somigliante ad un piazzista di marketing multilevel anni ’90.
Matteo Demolition Man, a capo dei rottamatori, ha dichiarato di voler ereditare (in sede elettorale e, forse spera, neanche tanto tacitamente, grazie a primarie aperte) i voti della destra. Un bollito misto.
Diverso risulterebbe il discorso di chi, vincitore d’una competizione elettorale, si proponesse poi di rappresentare tutti gli italiani.
È la dichiarazione preventiva che suona strana e portatrice di forti contraddizioni.
Non è chiaro quale portata innovativa abbia questo piccolo prodigio, se non quella di un ‘assalto alla dirigenza’, attraverso generiche dichiarazioni d’intenti che raccolgono, assai spesso, l’ovvio espresso per slogan.
Gli 11 punti programmatici (e l’immancabile dodicesimo ‘il programma lo fate voi!’) sintetizzati sulla carta – alcuni condivisibili, oramai unanimemente, a parole o come lettera morta, riconosciuti come necessari – sono pari ad altre buone intenzioni lette altrove.
All’interno molti orientamenti che sembrano provenienti da un comitato di ‘quelli che una consulenza buona per tutti non si nega a nessuno’.
Scarsa la concretezza d’un cambiamento autenticamente radicale: per esempio la soppressione di tutti gli enti inutili, al di là delle province; il ridimensionamento di quelli sovra a favore dei sotto dimensionati; riforme capaci di intaccare sistemi distorti senza garantire continuità con l’assurdo: sulla scuola, per fare un altro esempio, s’intende riconfermare l’inutilità dei test INVALSI (ente che avrei personalmente abolito da tempo – di sicuro e a maggior ragione dopo la condanna della Corte dei Conti – e i cui fondi avrei utilizzato per finanziare ben altro).
Per ovvie ragioni non tutto può trovare approfondimento su un programma/manifesto, ma su alcune questioni sarebbe importante conoscere nel dettaglio l’opinione corrente del candidato. Quali risorse immagina di poter reperire per finanziare il welfare, favorire lo sviluppo, rimettere in moto l’economia reale, senza il vago ‘attraverso il taglio della spesa pubblica’?
Se mai dovesse raggiungere la meta governativa che tipo di indirizzi politici assumerà e con chi è disposto a coalizzarsi per metterli in atto?
Qual è oggi il punto di vista sui beni di interesse comune (ricordate la posizione di Renzi sui referendum?), sui “Fantozzi della pubblica amministrazione”, sulle rappresentanze sindacali, sul nucleare ieri a lui gradito e oggi declinato sulle fonti rinnovabili, sull’articolo 18 e sull’appoggio incondizionato a Marchionne, senza se e senza ma? Sulle dismissioni del patrimonio dello Stato come intende procedere? Sull’equità e il riequilibrio fiscale come intende differenziarsi da chi ha continuato a far gravare il peso dei sacrifici sui soliti? E la sua idea di democrazia dal basso che riflessi ha sulla questione TAV/NO TAV e sul necessario coinvolgimento degli interessati a tutte le scelte che ricadono sul loro territorio o su questioni di salute pubblica legate all’insediamento di termovalorizzatori? È una democrazia guardata dal basso verso l’alto o qualcosa di più, di nuovo e di diverso?
Su temi che, per parlare con chiarezza, hanno determinato la frattura e l’auto-rottamazione dei rottamatori.
L’intenzione dell’itinerante Renzi contro tutti, è quella fallimentare, già sperimentate da Veltroni, di correre da solo?
Questa contesa della leadership e/o della premiership rende di particolare rilevanza l’individuazione delle regole per queste primarie.
La presenza di candidature ‘esterne’ al PD modifica la natura di quel che rischiava d’apparire e limitarsi a una specie di congresso sotto forma di assemblea plenaria. Servono nuove regole condivise per queste primarie di coalizione.
Entro quale ‘recinto’ si deve e si vuol giocare questa partita?
Da evitare, ovviamente, il rischio di assistere ad un’o.p.a. occulta del centrodestra sul centrosinistra, le cui conseguenze, se dovesse prevalere – lasciatemelo dire – un arrivista a tutti i costi, magari circondato da nuovi consulenti ‘mille stagioni’ (quella inossidabile categoria di persone che ‘cambia tutto ma noi ci siamo sempre’), sarebbero quelle di una fatale implosione dei democratici e del suo corpo elettorale. Da rottamatore a demolitore.
Inutile negarlo, sinchè Renzi continuerà questa sua propensione che oscilla tra il cabarettistico e il banalizzante (ahimè il berlusconismo ha fatto scuola dappertutto), sino a quando dichiarerà di voler raccoglire tutto, da qualsiasi parte provenga, potrà pure riuscire ad attirare consensi nell’area del ‘questo o quello per me pari sono’, ma provocherà una lacerante emorragia di voti da parte di chi non si riconosce nella sua egolatria.
Il condensato, redatto in perfetto stile Bignami, non basta più.
Infine, vista la cattiva abitudine e la malacreanza di far le pulci agli altri, non va un po’ oltre il limite della decenza e provoca irritazione uno che è stato condannato dalla Corte dei Conti, congiuntamente ad altri, per un danno erariale inizialmente contestato per €.2.155.038,88 e poi ridotto a € 50.000 pari al depauperamento patrimoniale patito dalla Amministrazione Provinciale di Firenze in relazione a rapporti di lavoro a tempo determinato illegittimamente incardinati con diversi soggetti, estranei alla Amministrazione medesima?
Cos’ha da pontificare o da dare lezioni agli altri, se le prassi utilizzate non sembrano quelle del nuovo ma dell'(ab)usato sicuro?
E non basta, per consolarsi, affermare che la sentenza ha ridimensionato l’entità del danno originario. È ben poca cosa per uno che fa la morale agli altri e deve far in modo che non gli si contesti neppure un solo euro. E, di certo, non può chiuderla con la limitazione del danno. Aspettiamo di sapere se il ricorso è stato presentato. Perchè è d’obbligo far sì che si sancisca la propria totale estraneità a qualsiasi addebito e non ci siano neppure parziali responsabilità personali.
Ma soprattutto non è pericoloso questo gioco del moralizzatore che genera, fatalmente, altri moralizzatori del moralizzatore?
Ecco non vorrei che lo slogan più adeguato per Renzi diventasse un altro: “New yuppies do it better!?”





I capponi di Renzi e il bollito misto (anteprima)

18 09 2012

image

Il rampante e spocchioso ‘supergiovane’  Matteo è sicuro della sua inarrestabile vittoria alle primarie.

…Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura…

Coming soon… nel frattempo: dì qualcos’altro di sinistro!





La versione (o l’avversione) della destra eversiva

17 05 2011

Dunque il risultato del primo turno è inequivocabile: il centrosinistra ha vinto.

La destra eversiva (rispetto al dettato costituzionale e agli equilibri istituzionali), spalleggiata dalla nomenklatura leghista, ha perso.

Il gioco al massacro, la menzognera delegittimazione dell’avversario, sempre inteso come nemico, il tentativo di retrodatare il confronto elettorale, riportandolo ad un insensato e malsano clima d’odio, l’eterno referendum salvifico per il Premier, che tutto domina, manovra e (s)travolge, la vanagloria d’un consenso fondato su auto-incensanti sondaggi fai-da-te, si sono infranti contro un esito da cui emerge tutta l’indisponibilità a sostenere questa perenne guerriglia condotta a difesa degli interessi d’un uomo solo e sempre più solo.

Merito dei candidati del centrosinistra, che hanno saputo qualificarsi come forza tranquilla, orientata a farsi carico degli autentici problemi e delle specificità locali, senza farsi coinvolgere in uno scontro rabbioso e avvelenato, i cui unici interpreti sono stati i sedicenti (s)moderati, i sempreverdi lacchè e le tigri di carta del tycoon.

Colpa dell’inequivocabile furore di chi si atteggia a vittima e, al contrario, incarna il ruolo del carnefice, con l’aggravante dell’insolenza e dell’arroganza, tipica di un potere rivolto alla strenua difesa del privilegio e dell’impunità personale che, per eccesso di altrui zelo, cieca obbedienza e sottomissione, sconfinano in delirio e disfatta collettivi.

L’errore che ha funestato il risultato elettorale di questa destra antistorica, reazionaria, che vorrebbe imporre all’agenda politica temi e modelli retrivi, è stato quello di affidarsi alla mortifera mano di chi, pur di salvare sé stesso, ha dirottato il democratico confronto sui programmi, nella solita direzione giudiziaria, con ulteriore furia iconoclasta, al limite dell’oltraggio e della delegittimazione di un’altra istituzione democratica che amministra (Udite! Udite!) la giustizia in nome di quello stesso popolo che non dispensa nessuno dall’essere uguale agli altri davanti alla legge.

L’esito elettorale di questo primo turno dimostra quel che è, da tempo, noto: nessuno spera in una soluzione di natura giudiziaria al cosiddetto berlusconismo. Persino l’opinione pubblica, nella sua veste di elettorato attivo, ha ormai capito che le pendenze del Premier e la priorità data al tema giustizia erano, sono e restano squisitamente sue e solo sue.

Il semplice e comune cittadino ha dimostrato d’avere tutt’altre preoccupazioni e ben altri problemi da affrontare quotidianamente. Tutti quei nodi sin qui irrisolti, misconosciuti e trascurati.

La chimera del miracolo italiano che, oggi, costringe la destra e la lega al nanismo politico, che ben rappresentano la loro autentica natura e portata, non esercita più quell’attrazione da parte di chi, in assoluta buona fede, aveva riposto aspettative e speranze in quella direzione.

Oggi c’è un altro orizzonte verso cui si rivolge lo sguardo di molti.

E’ la normale e democratica alternanza che si appresta a prendere forma e sostanza e che si assume il compito di farsi carico dell’interesse collettivo, non già e non più della singola identità o del detestabile vizio del privilegio personale.

Si apre un nuovo scenario, nel quale l’Italia Libera, Libera l’Italia tenuta sotto sequestro.

E’ il superamento, per via politica, d’una assurda anomalia, ormai ridotta sempre più di frequente a pensare al proprio futuro e alla propria sopravvivenza nei (minimi) termini d’una successione dinastica.

E’ la buona politica che torna a farsi strada attraverso la partecipazione e la consapevolezza diffusa.

Si sta per chiudere un’epoca con la giusta ed equa soluzione politica.

Viva la sovranità popolare che, da sempre, impone limiti e freni a chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche nell’interesse di tutti.

Inutile aggiungere che al ballottaggio permane l’assoluto divieto di svolta a destra.





L’era della consapevolezza.

28 09 2010

Adesso basta! Non possiamo e non vogliamo più soggiacere all’arroganza.

Occorre un atto di coraggio, accompagnato dalla rivendicazione dell’onestà e della dignità, per salvaguardare la politica, la democrazia e l’interesse nazionale.

Questa inspiegabile acquiescenza, questo apparente silenzio, imposto per creare un illusorio assenso, questo vizio corrotto di tacitare il dissenso e il malessere, questa rassegnazione che pare significare “non c’è limite al peggio”, ha bisogno di ritrovati eroi moderni che sappiano – insieme – dare vita ad una nuova era della consapevolezza.

Il (pre)potere, che si manifesta come prevaricatore, non può continuare incontrastato a vilipendere le Istituzioni, l’integrità e la coesione sociale, la democrazia, il senso dello Stato e, con esso, la nostra appartenenza.

Tutte le forze politiche, autentiche amanti della legalità e del rispetto delle regole di civile convivenza, devono farsi carico di questa difesa: esprimere l’Italia nella sua parte migliore.

Infondete in noi una nuova speranza.

Esiste un’Italia meno indegna, meno squallida rispetto alla sua attuale rappresentazione.

Altrimenti diteci che dobbiamo rinunciare alla dignità e all’onore d’essere cittadini di questo Paese.

Senza confronto democratico, senza pluralismo, senza libera informazione non deve più – ora – esistere divario tra destra e sinistra. Deve prender corpo il reciproco e univoco desiderio di ripristinare la norma.

Non vogliamo che l’Italia sia ridotta ad un cumulo di macerie. Non vogliamo sia fatta carta straccia della nostra Legge Fondamentale.

Cercate di garantirci l’oggi, per un domani migliore.

Ma oggi non continuate a dividervi inutilmente. Non perseverate nella sterile tutela di piccoli interessi di bottega. Volate alto e fateci immaginare quella nuova, possibile primavera di un’Italia che rinasce.

Ponete limite e freno alla superbia di chi pensa d’essere superiore agli altri e ha continuo disprezzo della legalità.

Garantiteci l’esistenza d’un futuro nel quale riporre le nostre ormai esili speranze.

Prima che l’Italia diventi terra di nessuno: non abbiate paura.

Gli Italiani, che nutrono amore sentito e vero per il loro Paese, sapranno e vorranno seguirvi e darvi ragione.

Domani, poi, ci sarà tempo per il confronto, anche da versanti opposti, in quell’Italia che, grazie al vostro coraggio e alla vostra fedeltà, continuerà ad essere la nostra casa comune.

Viva la democrazia!





Nell’era dei piazzisti.

10 09 2010

Eccoci, dunque, alla piazza.

Il gerontocrate di Arcore e il suo proconsole leghista, famelico di grana padana, contemplano di convocare una manifestazione i primi di ottobre.

All’ordine del giorno una prova di forza, un gesto intimidatorio, al di fuori delle regole democratiche e degli equilibri istituzionali.L’intento dichiarato è quello di “parlare al popolo”, saltare a piè pari il parlamentarismo, enucleare le mirabolanti imprese del governo presieduto dall’uomo medio dei media e fortissimamente sostenuto dal legaiolo, oramai adeguatamente catechizzato, reso mansueto e organico al potere meneghino in salsa romana.

Naturalmente, in un paese democratico, si ha pieno diritto ad organizzare manifestazioni di parte e di partito.

L’anomalia è data dal populismo di chi, dietro la celebrazione delle sue “magnifiche sorti e progressive”, nasconde il desiderio di sovvertire il normale ordine democratico e la consolidata prassi costituzionale.

Crediamo sia alquanto straordinario, in una democrazia normale, un atto di questa natura. E’ certamente più consono ai regimi autoritari: modello nordcoreano.

Ma il piazzista, sostenuto dai suoi commessi (commossi) viaggiatori del Nord, evidentemente predilige i bagni di folla (opportunamente organizzati in ogni dettaglio), per dar vita ad un nuovo atto del “partito dell’amore” livido di rabbia.

Aspettiamo di vedere e sentire la “lectio magistralis” che sarà pronunciata al cospetto del Popolo dei Livorosi.

Intanto tutto questo si consuma non già per questioni di natura squisitamente politica, rispetto alle quali emerge l’immutabile disaffezione al confronto e al dibattito del matusa che, lemme lemme, puntualmente si sottrae, piuttosto per le solite ragioni di natura giudiziaria (per fatti e reati pre-politici), sempre incombenti e che ora impongono il necessario passaggio dalla democrazia alla demagogia.

In tutti questi anni – e ancora una volta – i problemi, le priorità e le emergenze di uno vengono proiettati su (quasi) tutti, in una disperata impresa salvifica, consacrata dal consenso popolare organizzato in apposito lavacro.

La persecuzione della politica verso la giustizia (non il suo contrario) continua a tenere banco e dettare l’agenda nella nostra Italia, tenuta sotto sequestro e sempre chiamata a soddisfare i desiderata del principe e dei suoi vassalli.

Di questo si tratta: i principi costituzionali piegati al volere/potere del principe e dei suoi serventi.

Sentiremo la solita litania: sinistra e destra che si fa sinistra (non per collocazione ma per avversità), toghe rosse, complotto.

L’originaria anomalia, divenuta ormai patologia endemica e sistemica, non può più prescindere dall’isolamento del germe patogeno.

Le forze, autenticamente democratiche, saranno chiamate, attraverso il voto o le opportune vie costituzionali e parlamentari a ridimensionare la portata del microbo, prima che tutto degeneri in un’insanabile epidemia.