La cecità e la sordità di noi sardi ovvero l’amaro calice della verità e della presunta innocenza

16 09 2012

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L’articolo “Sardegna vittima di spot elettorali“, ad opera di Marcello Fois, pubblicato su “La Stampa”, è una spietata analisi sulle responsabilità di chi, ancora una volta, si è fatto irretire ed ammaliare dalle vane e vacue promesse pre-elettorali, dispensate con facile, leggero e dissennato ottimismo e poi tradite e disattese, nella loro solita cruda realtà.
È il “non possiamo dirci innocenti” davanti all’attuale e irrefrenabile crisi politica, sociale ed economica.
Un tracollo che affonda le sue radici e trova il suo fondamento su quella crisi di natura anche antropologica che interessa e coinvolge, oltre le (non) scelte di classi dirigenti inette e inaffidabili, anche le innegabili complicità di tutti coloro che hanno favorito l’inarrestabile ascesa al potere di chi regalava facili sogni e mere (ora miserrime) illusioni di rinascita industriale e produttiva, ieri inconsistenti e oggi inesistenti.
Proclamarsi totalmente estranei, privi di qualsiasi responsabilità e vittime inconsapevoli d’un destino ineluttabile, realizzatosi a nostro danno e malgrado noi, è un incredibile ed inaccettabile nonsenso, se non addirittura una pietosa bugia. Per niente consolatoria.
L’innegabile consenso popolare ottenuto dal candidato (nominato e cooptato dai vertici) della destra, presentatosi come anonimo, incolore e persino a tratti afono, – è stato, fuor di dubbio, questo il connotato e la caratterizzazione di quell’ultima campagna elettorale: un dispiegamento massiccio di forze che ha visto, di fatto, fronteggiarsi l’ex governatore Soru e l’allora Presidente del Con(s)iglio Berlusconi fattosi voce e megafono del prescelto – è ancora scolpito nei numeri: 51,88% Berlusconi… pardon Cappellacci (raffigurato come copricapo del capo, in una memorabile vignetta di Giannelli) contro il 42,94% di Mr. Tiscali; 56,07% per la coalizione “Popolo della Libertà”, 39,04% per quella “Soru Presidente”. Uno scarto di 9 punti nel confronto diretto e di 17 tra le diverse coalizioni.
È quel che Fois definisce “il prezzo della democrazia“, dopo l’amara ma vera e sincera constatazione secondo cui “solo chi vuol vedere una realtà che non esiste può tacere che noi sardi stiamo pagando molto care le scelte che abbiamo fatto“.
I curiosi o coloro che hanno la memoria labile possono risalire a tutte le dichiarazioni di promesse salvifiche rilasciate all’epoca in quei territori, oggi come allora, in profonda crisi. “Mangiammo e bevemmo tutto.” –  afferma Fois – “Segno che, con ogni probabilità, la promessa di una speranza supera il realismo della ragionevolezza“.
Tutto ciò, naturalmente, non cancella il dovuto rispetto e – se vogliamo – l’identica disperazione, che, da parte di ciascuno di noi, meritano le rivendicazioni, le istanze, i diritti violati di tutti quei lavoratori spinti nel baratro.
Ma bisogna prendere atto che, in un onesto “mea (nostra) culpa”, una classe politica diventata dirigente e chiamata a trovare soluzioni, non si è auto-proclamata tale.
Tutt’al più è vero che, se proprio vogliamo cercare e trovare un’attenuante, sempre più spesso tiranneggia e si rivela usurpatrice di diritti altrui, di ulteriori ambiti d’irragionevole esclusivo privilegio personale, dopo aver carpito la buona fede e la fiducia di chi ha creduto e ceduto alle lusinghe e si è fatto “allisciare il pelo come si fa con un cane inquieto“.
Il giusto odierno ribellismo e la rabbia d’un orgoglio offeso e d’una dignità ferite, comuni a tutti “noi sardi”, in un impeto di verità e in un afflato di onestà, devono saper riconoscere che, d’ora in poi, siccome non è mai troppo tardi, occorrerà prevenire e smascherare gli infingimenti di certa (mala) politica.
Netta e senza equivoci, complicità o corresponsabilità, dovrà apparire la separazione tra “noi” e “lorsignori”: tra gli interessi collettivi e i privatissimi egoismi della nomenkatura eteronoma, sedicente autonoma.
È tempo che la cecità e la sordità, d’una identità sarda mortificata, cedano il passo alla maggiore consapevolezza di chi deve sempre tener presente che la benda sta ben al di sopra degli occhi e delle orecchie.
Fortza Paris! (che non è il motto d’un sardismo in veste ridotta o a sola vocazione ed appetiti assessorili).
È la rinnovata parola d’ordine contro chi ha massacrato l’Isola e ne ha costantemente impedito il suo (e nostro) avvenire. Contro chi, nascosto dietro l’immutabile e riconoscibile riso sardonico (omaggio a Francesco Masala), è stato artefice dell’ennesimo inganno, consumato a danno e sulla pelle di tutti i sardi.

Allegato: L’avvenire della Sardegna di Emilio Lussu (tratto da ‘Il Ponte: rivista mensile diretta da Piero Calamandrei’ – 1951)

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