L’esercito di Silvio, la guerra di Beppe e la pax di Matteo

4 09 2013

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La crisi avanza lenta, sul governo Letta, a colpi di ricatto e quotidiani penultimatum.
La destra eversiva, rispetto alle leggi uguali per gli altri e alla Costituzione, non può rinunciare alla strenua difesa del suo ideatore, del suo benevolo sdoganatore, del suo unico e sacro padre inviolabile: dopo di lui il diluvio!
Questa infaticabile ostinazione, nel voler tenere all’auge della gloria il titano tra i nani, è comprensibile, per sua origine e natura: tutti devono tutto al Silvio nazionale!
Eppure… immaginate quanti e quali ulteriori danni e quanta fascinazione potrebbe, invece, produrre e scatenare un Berlusconi eretto a vittima sacrificale, reso battitore libero, nonostante la temporanea estromissione dal Senato. Chi o cosa potrebbe impedire al leader della destra eversiva di rimanere tale? Niente e nessuno.
Un altro antisistema potrebbe giocare, in assoluta libertà, la sua ultima, definitiva battaglia.
L’esercito di Silvio dovrebbe prendere in seria considerazione una siffatta eventualità.
Immaginate, poi, l’immutata potenza di fuoco dell’impatto mediatico: casta giornalistica, stampata e non, sempre pro(n)ta a compiacere il potente di turno, garantirebbe la necessaria amplificazione all’atto di lesa maestà, perpetrato dai soliti коммунисты (kommunisty), passando per la via della setta grillina.
Questo clima da guerra civile simulata abbraccia e appartiene, a pieno titolo, all’altro uomo medio dei nuovi media che, sulle macerie di quest’Italia sull’orlo del baratro, vuole ricostruire la sua democrazia digitale (ovviamente le impronte sono solo le sue).
Quest’invasato del web, capace di concepire solo gli “i like it!”, ha dichiarato guerra a tutti, perfino ai disertori aperturisti che, forse disposti a sparigliare l’accoppiata delle larghe intese, vorrebbero offrire un’alternativa alla disfatta finale d’un’Italia ormai esausta davanti all’eterno referendum pro o contro Berlusconi.
Ma l’oltranzismo del Grillo in guerra e del suo team – si tratti di Casaleggio o di Messer Messora – non consentono aperture. À la guerre comme à la guerre non ci sono alternative.
È questo il limite cui siamo giunti a causa del proliferare dei partiti o dei sedicenti movimenti (statici) d’impronta personale: l’ortodossia col capo non contempla alcuna libertà di pensiero e d’azione. Si avanza, compatti, a testuggine!
Poco o nulla importa se, tentare di scompaginare l’attuale sistema ingessato, implicherebbe l’individuazione di possibili alleanze. Il sacro fuoco della rivoluzione non si alimenta con la trattativa, il confronto, il dibattito: le menti pensanti si accomodino fuori! Restino le (pesanti) teste di legno!
Anzi, c’è di più: per tacitare tutto questo fastidioso democratico fermento, preparatevi ad un nuovo V-day! Il palco è mio e lo gestisco io!
In questa guerra del tutti contro tutti, vissuta da ciascuno nella speranza di poter così trarre vantaggio (elettorale), scoppia – neanche tanto improvvisa – la pax nel Partito Democritico, pardon Democratico.
Tutti, quasi unanimemente, uniti attorno al Sindaco FiRenzi che, da rottamatore, ha aperto il mercato del riciclo.
Ostile alle correnti, viene da queste sostenuto con forza ed entusiasmo.
L’uomo del dolce stil novo politico, affascina, affabula, galvanizza il pubblico plaudente delle feste dem.
È giunta l’ora del nuovo che avanza nell’Italia che retrocede!
Chi tra i contendenti riceverà maggior audience?

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L’uomo medio dei media e l’uomo medio dei nuovi media

9 12 2012

imagePrepariamoci al ritorno al passato o alla svolta definitiva.
La nuova discesa in campo dell’uomo medio dei media (per cacare allegramente sull’Italia) e le improvvisazioni, sedicenti democratiche, dell’uomo medio dei nuovi media, come ipotizzato, costituiscono il nuovo punto d’incontro di chi vuole ridurre la democrazia al trionfo della mediocrità, di un’Italia così destinata ad assumere un ruolo definitivamente marginale ed al di fuori del consesso democratico ed europeo.
Dopo i nominati, uno stuolo di ex anonimi, di rigida osservanza e tenuti sotto stretta tutela, si appresta a sbarcare nelle sedi parlamentari. Il porcellum diminuito ad merdam.
Questa campagna elettorale – la cui apertura ufficiale è ormai sancita dalle dimissioni irrevocabili di Monti – si giocherà tutta su tematiche rese equivoche dall’incontro di sponde apparentemente opposte.
Al peggiore Residente del Consiglio degli ultimi 150 anni, si accompagneranno ulteriori anomalie.
L’assurda convergenza si realizza oggi su questioni già emerse e perciò note:
– il desiderio di fuoriuscita dalla moneta unica;
– la contestazione della pressione fiscale (IMU, EQUITALIA);
– lo spirito antieuropeista;
– la leva esercitata sull’orgoglio ferito d’un nazionalismo, al limite dell’autarchia, contro l’orrido complotto, che fonde insieme i sempreverdi teorici del cospirazionismo o del complottismo (di diversa matrice e ispirazione: del morente berlusconismo e del nascente grillismo);
– l’arma della delegittimazione, a tratti affine al vilipendio, verso qualsiasi istituzione.
Questo è lo scenario che, se dovesse prevalere l’onda anomala che sta per travolgerci, ci attende.
Insomma… è la strada che ci farà sentire un po’ più vicini alla Grecia.
Sarà questo il merito di chi, consapevolmente o meno, consentirà il definitivo declino politico, morale e istituzionale di quest’Italia (democratica?) satura di anomalie.
Io contesto l’insano vizio della distruzione che nulla costruisce e nulla salva.
L’alternativa è che, prima del ricorso alle urne, il centrosinistra democratico, unito attorno alla figura di Bersani e indispensabilmente coadiuvato dall’ex outsider Renzi (Adesso! È rimasto fermamente convinto del bisogno di cambiamento e di rinnovamento, al di là dell’esito delle primarie?), trovi il possibile incontro e la sintesi con l’area delll’autentico popolarismo democratico (non lo chiamerei centrismo, nè moderatismo), che si è sempre e sin qui distinto dalla destra eversiva, facendo convergere attorno a sè tutti quegli altri ora pronti e disposti a compiere lo stesso “strappo” e la netta distinzione dal rinascente eco della voce del padrone.
La migliore risposta, per non cadere nell’ineluttabile declino e nel baratro, non può che essere quella di percorrere la via del ritorno alla politica.
La politica, in tutta la sua nobiltà, si faccia interprete della necessità di dar vita ad un governo, chiamato a tenere alti gli interessi dell’Italia e la sua (buona) sorte futura.
È tempo di dar corpo ad un governo per l’Italia, in chiave politica.
Se la politica vuole ancora mantenere una sua centralità e così riappropriarsi di quella dignità negata dai carnefici generatori del caos e dai seguaci del vuoto assoluto.
La vittoria della buona politica ed il trionfo della democrazia passano, ora, attraverso la definitiva sconfitta elettorale del berlusconismo e di qualsiasi fenomeno analogo, se non pressochè identico.





La vittoria della politica

3 12 2012

centrosinistraL’ovvietà è che, dal confronto di queste primarie, è uscito un vincitore il cui nome è Pier Luigi Bersani.
Da qui e ora comincia il lavoro da intraprendere per proiettare la stessa passione civile e politica, sin qui dimostrata da tutti i partecipanti, alle prossime elezioni.
La vittoria più grande riguarda l’ampia adesione che quest’occasione ha catalizzato su di sé.
Quest’importante patrimonio – tutto! – dovrà trovare adeguato ascolto e sponda da parte di chi è stato chiamato a guidare l’intero centrosinistra.
Pier Luigi Bersani dovrà farsi interprete di tutte le istanze, le aspirazioni, i desideri e le aspettative che si sono manifestate, al di là della temporanea collocazione di ciascuno su versanti diversi e contrapposti.
Ecco perché occorrerà tenere conto delle minoranze “sconfitte” e creare quell’opportunità di vittoria collettiva di cui il centrosinistra ha bisogno e non può fare a meno.
All’indomani del risultato scaturito dal ballottaggio, le divisioni – che hanno avuto una loro ragion d’essere – devono cedere il passo al giusto riconoscimento delle ragioni di chi ha vinto e (ac)cogliere tutta quella serie di nuove opportunità offerte da chi ha portato il suo importante contributo politico in queste primarie.
Il compito ed il ruolo d’un vero leader non è quello di governare da solo, ma è dato dalla capacità di presentarsi come rappresentante dell’intero schieramento, ora chiamato a superare le distinzioni, a cercare/trovare la comunanza d’idee e d’intenti e a fare squadra.
Ha prevalso una linea politica che non potrà dimostrarsi cieca e sorda rispetto alla necessità del cambiamento e del rinnovamento che, in maniera rilevante, sono emersi come irrinunciabili.
E’ un’occasione imperdibile per dare vita a quel centrosinistra a vocazione autenticamente maggioritaria e per far sì che prenda finalmente corpo, forma e sostanza, senza restare ancorato a quell’eterna aspirazione rimasta sinora e sempre irrealizzata, incompleta e incompiuta.
L’errore da non commettere è quello di far pesare le divisioni sempre e ineluttabilmente insupersabili.
Si apra – adesso! – l’era del confronto e del dialogo.
Pier Luigi Bersani dimostri d’essere il leader del nuovo centrosinistra maggioritario e plurale.
Bastano solo un paio di telefonate e poi un tavolo attorno al quale sedersi e discutere delle prospettive future.
Il patrimonio da raccogliere è ben più ampio di questa prima e parziale vittoria.
Il futuro si conquista e si vince uniti.





Il malcelato desiderio di rottura del rottamatore

30 11 2012

FirenziIl Sindaco (Fi)Renzi, nonostante tutto, continua a dichiararsi affine ad un partito rispetto al quale – si è da più parti evidenziato – ha adottato un frasario che ha sottolineato più le differenze anziché la comune visione.
In questa campagna per le primarie hanno campeggiato dichiarazioni abbastanza distanti dalla dichiarata vicinanza.
E tuttora i toni, di chi forse ha pronte le valigie, non sono dei migliori.
Ha imperversato il “noi” sempre contrapposto a “loro” e certo non ha rappresentato un particolare senso d’appartenenza ma, al contrario, testimoniato un incessante bisogno di sancire la distanza e la diversità.
Hanno proliferato gli “attacchi”, mutuati dall’armamentario del fronte politico avversario: “Come farete a governare il Paese con uno schieramento che accoglie Vendola e, magari, destinato ad allearsi con l’eterno, equivoco e ancora irrisolto equilibrismo centrista?”.
Si sono riesumate vecchie (seppur giuste) accuse sui deprecabili incidenti di quel percorso accidentato, risultato determinante nella sconfitta del centrosinistra per sua stessa mano e nell’ascesa d’una destra che ha potuto così fiorire grazie alle gravi responsabilità di chi ha adottato la suicida politica del fratricidio. Senza tener conto che quello è ormai un masochismo definitivamente accantonato.
Si sono sempre contestate e si contestano ancor oggi le regole, quasi a voler, sia preventivamente che a posteriori, inficiare la validità del confronto, la correttezza ed il suo esito finale.
Insomma all’uomo nuovo del (suo) futuro apparato sembra che nulla sia risultato gradito.
Il vittimismo di questo Signorino, la sua spocchia, l’illusione e la presunzione di rappresentare in via esclusiva il nuovo, non hanno certo contribuito a smorzare quell’innata antipatia che, personalmente e “a pelle”, nutro nei confronti di quest’arrivista non ancora arrivato.
La cattiva abitudine di pronunciare reprimende sul tema della “trasparenza” nei confronti altrui, senza aver dato sin qui conto, al di là dei piccoli finanziatori, dell’origine dei suoi (nella parte più consistente!); l’appellarsi a regole che vorrebbe cucite su misura e riportano ad analoghi modelli adottati dal gerontocrate di Arcore; la vaghezza di troppe improvvisate promesse, senza indicare le risorse e le fonti di finanziamento per poterle sostenere (per esempio i 100 euro netti al mese a tutti quelli che guadagnano meno di 2.000 €); l’ironia spicciola; l’inconcludenza di chi ha deciso di abbandonare il suo ruolo di Sindaco, ancor prima d’aver espletato il suo mandato; i rilievi della Corte dei Conti sulla gestione economico-finanziaria della sua città; la semplificazione e la riduzione del rinnovamento come aspetto esclusivamente generazionale; insomma…. Tutto un insieme di elementi me lo hanno reso ancora più estraneo, indigesto e ulteriormente antipatico.
La politica è anche questo: considerare un giovane rampante l’equivalente d’un vecchio, e per niente innovativo, rompicoglioni!
Valga perciò e per tutti coloro che parteciperanno al ballottaggio l’invito di Vendola: “Con la penna e con il cuore, votate Bersani”.
Perché c’è bisogno anche della sinistra dei diritti, del lavoro, dell’uguaglianza, della tutela dei non rappresentati e della salvaguardia dei  beni comuni.
Questa è l’idea che ho d’un centrosinistra ormai consapevole di quanto sia inopportuno e poco salutare farsi male da soli.
Un centrosinistra che rinnovi e rafforzi la stabilità delle maturate esperienze di governo locale anche in sede nazionale.
Un centrosinistra capace di cercare e trovare terreno d’intesa, laddove e sinchè possibile, con quell’area moderata meno ambigua ed oscillante, senza alcun baratto giocato su una politica al ribasso, senza rinunciare alla propria identità e senza cedere su questioni fondamentali, che appartengono al suo irrinnunciabile patrimonio e alla sua natura di garante dei diritti riconosciuti, tutelati ed estesi a tutti.
Nell’attesa del risultato di queste primarie e nella speranza di capire le reali intenzioni del rottamatore che, giorno dopo giorno, pare alimentare un (sin qui malcelato) desiderio di rottura, tanto è diventata alta e incontrastata la boria di chi crede (o spera) di poter vincere le prossime elezioni in solitaria e a dispetto (e disprezzo) di tutti.





Governare senza regole?

30 11 2012

FirenzeFonte «Agenzia Dire»

La Corte dei Conti boccia il Comune di Firenze: “Gravi irregolarità”
“Violato il patto di stabilità interno, sforati i limiti spesa, permane una situazione di precarietà finanziaria”

ROMA – La Corte dei Conti boccia il comune di Firenze: “Ha gravemente violato il patto di stabilita’ interno”. Permane “uno stato di precarieta’ finanziaria” evidenziato anche dalla scorretta destinazione dei proventi derivanti dalle multe agli automobilisti che vengono usati per coprire capitoli di spesa non inerenti.

Con una sentenza di due giorni fa, di cui l’agenzia DIRE e’ in possesso, il tribunale contabile (Sezione regionale di controllo per la Toscana) denuncia “gravi irregolarita’” nella gestione del Comune guidato da Matteo Renzi.

Per quanto riguarda la spesa per il personale, “e’ stato rilevato un ammontare della previsione di spesa nel 2012 non conforme al limite previsto dal comma 28, art. 9 del D.L. 78/2010 e successive modificazioni e integrazioni. In particolare l’importo totale della spesa prevista nel bilancio 2012 per le tipologie contrattuali di cui alla citata norma risulta superiore al 50% dell’importo totale della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009 (o triennio 2007/2009) (120,26%)”.

Tale situazione, rileva la Corte dei Conti, “risulta aggravata dalla previsione nell’anno 2012 di nuove assunzioni di personale, rinnovi, proroghe dei contratti a tempo determinato. Ciò costituisce una grave irregolarità contabile in quanto in contrasto con la normativa e con i principi generali ai fini del coordinamento della finanza pubblica”.

Per quanto attiene il rispetto del patto di stabilita’ a cui gli enti locali sono assoggettati, la Corte dei Conti rileva che “l’impostazione del bilancio pluriennale per l’annualità 2013 e 2014 non garantisce il rispetto del patto di stabilità e costituisce una grave irregolarità contabile per cui è necessaria l’assunzione immediata di idonei atti di correzione e l’eventuale rideterminazione delle previsioni di bilancio”.

Su questo punto la Corte si riserva di valutare “l’adozione della proposta di deliberazione n. 644/2012 esaminata, con esito positivo, dalla Giunta comunale il 20.11.2012, e iscritta all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 30.11.2012, come dichiarato dall’Ente in sede di contraddittorio”. Ma anche in questo caso sara’ verificata “l’effettività del risultato raggiunto”.

Per quanto riguarda “gli equilibri di bilancio” i magistrati contabili rilevano “che il bilancio di previsione 2012 è stato approvato in pareggio finanziario”. E tuttavia, preso atto della deliberazione della Giunta comunale n.425 del 20.11.2012, “si rileva che per la realizzazione degli equilibri interni di bilancio, risultano adottate modalità contabilmente non corrette e non consentite dalla normativa o dai principi contabili”.

In particolare la Corte dei Conti, viste le tipologie di spesa finanziate con quota parte dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative al codice della strada, rileva il mancato rispetto del vincolo di destinazione disposto dall’art.208 del D.Lgs. 285/1992 anche alla luce di quanto previsto nella deliberazione della Sezione n.104 del 15.09.2010 avente per oggetto “Approvazione delle linee guida in materia di proventi derivanti dalle sanzioni amministrative per violazione delle norme del codice della strada”. In base alla norma citata “alcune tipologie di spese non sono rispondenti a quanto previsto dal citato art.208 con particolare riferimento alle seguenti voci previste: – spese per notifica atti e verbali (4.898.922,65); – prestazioni di servizi per servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale (6.990.000,00)”.

I giudici “evidenziano che tale irregolarità era già stata sottoposta all’attenzione dell’ente nell’ambito della verifica sulla gestione sulla sana gestione di cui alla deliberazione della Sezione n.30 del 06.04.2012”. Per la Corte si tratta dunque di “una reiterata irregolarità contabile che, oltre ad essere contraria ai principi di sana gestione, denota il permanere di una situazione di precarietà finanziaria che richiede l’adozione di particolari misure di adeguamento delle previsioni dell’entrata e della spesa”.





Uno per tutti

5 11 2012

E’ ormai fuor di dubbio che, in Italia, c’è un altissimo deficit di democrazia rappresentativa e plurale.
Le elezioni siciliane lo hanno testimoniato attraverso l’ampia maggioranza raggiunta dall’astensionismo: limitata la partecipazione e altrettanto scarsa la preoccupazione di tutti, indistintamente uniti nel gioire delle rispettive vittorie dimezzate.
I partiti padronali di quest’ultimo ventennio hanno concepito la democrazia come espressione delle volontà e delle priorità d’un singolo elevate all’ennesima potenza: così per il PDL, per la Lega, per l’Italia dei (porta)valori. E, in linea generale, un po’ per tutti quei gruppi dirigenti che hanno prolificato grazie all’ossequio ricompensato con la cooptazione o i favoritismi rivolti ai famigli (e ai familiari in cerca di prima occupazione ottimamente retribuita e ottenuta quasi per diritto dinastico).
L’adozione del governo tecnico, seppur di durata limitata e per quanto contemplato come frutto della nostra democrazia parlamentare, laddove caratterizzato dal sistematico ricorso alla decretazione d’urgenza e d’emergenza, è anch’esso e pur sempre una minusvalenza di quelli nati come espressione della sovranità popolare.
Oggi le ‘nuove’ forze in campo, si (rap)presentano identifiche a questo modello dell’uomo solo come unico portavoce da amplificare.
Potrebbe apparire un paradosso anti storico ma il berlusconismo, come modello politico, ha vinto o, quantomeno, conquistato enorme terreno.
Siamo, tutti e sempre, alla ricerca del solitario uomo (nuovo) non come guida ma come salvatore o purificatore dei nostri mali.
C’è di più e di peggio: il Mo’ Vi Mento 5 stelle, nell’idea-azione di chi lo eterodirige, pare voler portare questo tipo di rappresentazione al parossismo.
Non sono, in questo senso, un bel vedere e sentire, le reprimende e la totale negazione della presenza in video e in audio di altri volti e altre voci, oltre quella del grande assente, onnipresente, onnisciente e ampiamente amplificato dai media tradizionali che dice di disdegnare (perlomeno tutti quelli che non sono disposti a favorire le sue incursioni con il dovuto atto di genuflessione).
La buona informazione, per il nuovo conducator, è un abito cucito su misura: sono tutti uguali questi solisti che non tollerano il confronto o temono che alcune delle loro immani cazzate siano analizzate e confutate.
Se non fosse, anche in questo caso per niente democratico, per parità di trattamento e per contrappasso, bisognerebbe relegare l’uomo medio dei nuovi media nel recinto che dice di amare e prediligere, per verificare, a quel punto, la reale portata di questa sua democraticissima visione, sempre gestita e manipolata da una ristrettissima oligarchia che teorizza una partecipazione diretta poi dirottata, nella pratica del vertice pur sempre piramidale, su scelte esercitate dal (pre)potere degli uni che contano e pesano più degli altri. È la democrazia diretta… sì, da Casaleggio e Grillo!
Anche il M5S si è allontanato, e non poco, dalle buone intenzioni della condivisione nella scelta delle candidature: l’ampio margine si è ridotto ad una gestione circoscritta a pochi che, grazie all’apparente libertà data dall’assenza di regole certe, amministrano il tutto attraverso un direttorio in quotidano divenire.
Tutto il resto sono mere teorizzazioni di chi vuol mantenere fermamente nelle sue mani capacità decisionali e rappresentanza: la sedicente piattaforma liquida, in questo caso, non esiste se non come solido strumento in poche mani. Il problema è, allora, il solito: chi controlla i controllori?
Le giuste intuizioni e la completa buona fede dei seguaci risultano, pertanto, offuscate da chi, direttamente o indirettamente, manipola possibili maggioranze spogliate e sprovviste di qualsiasi potere decisionale.
Esistono gli imperativi categorici, i diktat, le imposizioni d’una voce che pretende l’unanimità silenziosa.
Putacaso che Grillo, su suggerimento delle falangi della levatrice Travaglio e del gruppo degli A$$ociati, attorno a cui ruota tutto il merchandising, proponga il salvataggio di quel Di Pietro, che certo non si è particolarmente distinto rispetto alle pratiche padronali e del piccolo privilegio dei congiunti, gli altri aderenti devono osannare la profezia dell’illuminato di turno.
Sinchè non ci si renderà conto, alla fine dell’orgia iconoclasta, che gli illuminati in alcune loro esternazioni sono totalmente fulminati.
La realtà d’una politica che non può sopravvivere solo nutrita di cloni ci renderà noto, da qui ai prossimi 10 anni, cosa e quanto riuscirà a sopravvivere al fatale declino dell’ennesimo capetto carismatico. Vedremo, inoltre, come e quanto gli atti notarili o le scritture private riusciranno a conciliarsi, in assenza di qualsiasi riforma costituzionale, con l’attività di chi sarà chiamato a svolgere il suo ruolo senza vincolo di mandato.
Intanto quel movimento, così denso di novità, è per ora abbondantemente infarcito di ex cultori e orfani d’altri miti decaduti o decadenti, di ex verdismo laceratosi nelle faide interne su cui ha prevalso il piccolo affarismo e l’arrivismo, sempre familistico, di chi è divenuto piccolo e famelico gruppo dirigente, di sinistra estromessa desiderosa di riscatto, avvelenata con la restante parte organica e dominante.
A delirio s’aggiunge ulteriore farneticamento, di un invasato pacifico filosofo avvelenato, pronto a scatenare la sua ira funesta dicendosi disposto a votare, sull’altro versante dell’idiotismo toscano fattosi politica giocata in solitaria, il Sindaco (Fi)Renzi che propone nuovi prototipi che sanno, non d’antico, ma di vecchio, per favorire così l’avvento degli autentici, puri e unici rivoluzionari.
Occorrerebbe interrogarci su quale democrazia vogliamo: autenticamente rappresentativa o espressione di disciplinate orde rivoluzionarie a cui impartire ordini sul da dirsi e sul da farsi?
E, soprattutto, vogliamo favorire un governo come espressione della volontà popolare o dar corpo ad una massiccia opposizione?
Vogliamo provare a darci un governo sovrano o rassegnarci ad essere gestiti da strutture sovranazionali, senza quella necessaria autorità, anche in questo caso, derivante dall’investitura democratica di quegli Stati Uniti d’Europa che vanno politicamente (ri)fondati per affrontare la crisi a tutti i livelli?
Intanto, in Italia, alla democrazia dei nominati s’affianca quella dei senza volto e senza voce.
Non c’è più altra speranza per questa nostra democrazia malata?





Le 54 cose che non sapete di Renzi

17 10 2012

Dalla Rassegna(ta)  Stampa della Camera dei Deputati: Le 54 cose che non sapete di me

54 ‘cose’ che potevamo far a meno di conoscere…

Il Signorino Margherita è decisamente il nuovo “re dell’ovvio”.

Sindaco itinerante che vuole risultare simpatico e popolare a tutti i costi. Anche a rischio di diventare, per l’ossessiva onnipresenza, antipatico e impopolare (o populista?).

Voto: Banale 5.