Endorsement pro Bersani: l’appello alla sobrietà come preambolo alla nuova questione morale

8 10 2012

Correva l’anno 1981, in una nota intervista concessa a “La Repubblica” Enrico Berlinguer sollevava, con largo anticipo rispetto al successivo precipitare degli eventi, il tema e la centralità della questione morale.
L’attualità di quelle frasi resta inalterata ed assume, oggi più che mai, un valore dirompente, soprattutto se si considera che quello stesso vizio ha, talvolta, contagiato coloro che potevano, sino a ieri, menar vanto, a ragione e a testa alta, della loro diversità e della loro distanza dal malaffare.
Ecco, anche per noi che non siamo mai stati figli e seguaci del comunismo, né di rigide ortodossie o fideismi, alcuni passaggi di quelle parole profetiche e sin qui inascoltate.

I Partiti, la società e il bene comune.
‘…I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”…’
“…hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali…”
“…Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti…”

Gli italiani, i referendum e il voto.
“…molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane…”

Liberare lo Stato dall’occupazione partitocratica.
“…noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità…”

Combattere il privilegio, premiare professionalità e merito.
“…Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata…”

Lo sviluppo economico sostenibile: mercato ed equità.
“…Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione…”

La questione morale è il centro del problema italiano: un tutt’uno con la concezione politica e di governo.
“…La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche…”

L’interesse per le sorti del paese e della democrazia.
“…Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude…”

I sacrifici e l’austerità.
“…Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire…”

Oggi, dopo l’Assemblea del Partito Democratico, l’invito alla sobrietà, pronunciato da Pierluigi Bersani, può e deve rappresentare il preambolo ad un rinnovato impegno teso a dare centralità alla questione morale, quale irrinunciabile presupposto d’una ritrovata buona politica.
In mezzo a tutto il parlar di regole e del loro rispetto è questo quel che più mi ha colpito e ha lasciato il segno. E da qui occorre ripartire.
La trasparenza e il dovere di rendere conto del proprio buon operato, sia a priori che a posteriori, devono diventare requisito fondante di qualsiasi nuova alleanza politica.
Su questo terreno il segretario del Partito Democratico può sbaragliare tutti e dare così un forte senso ed una chiara connotazione alla sua candidatura.
Il possibile riscatto della bella politica passa attraverso una inequivocabile dichiarazione, non solo d’intenti, che trovi riscontro nell’agire politico.
Qualsiasi futuro patto di governo o coalizione non dovranno, né potranno prescindere dal rispetto di questa condizione.
La sobrietà e il senso della misura costituiscono un doveroso richiamo, soprattutto nel momento in cui troppe ombre aleggiano sul rampantismo, per dirla senza troppi giri di parole, della campagna renziana.
Chi paga quell’impetuosa macchina da guerra propagandistica?
E – ancora – quell’arrogante ostentazione di un deteriore modello trionfalistico fa parte, a pieno titolo, del patrimonio politico, umano e culturale della sinistra italiana o è una sua trasfigurazione ed una mutazione antropologica? Non ricorda, seppur vagamente, i tempietti di Panseca del tronfio trionfo craxiano?
Pierluigi Bersani deve aggiungere poco o nulla al monito berlingueriano: si tratta di attuarlo, finalmente, nei fatti. Prima di subito!
La vera dicotomia non è quella, sin qui propagandata, di natura generazionale (ferma restando la necessità di svecchiare, prima delle donne e degli uomini democratici, alcune idee per renderle adeguate al nostro tempo).
L’odierno spartiacque è tra chi da una parte, ancorchè giovane veste abiti logori e dà fiato a parole abusate sottoforma di banalissimo slogan, si sottrae al confronto diretto sulle idee per il futuro, riduce tutto ad un divario anagrafico, senza mai tener conto della qualità delle donne e degli uomini; e chi, dall’altra, si dimostrerà capace di proporsi come seria e credibile guida disposta a spingersi verso un nuovo orizzonte politico, basato su irrinunciabili principi e in grado di interpretare il ‘noi’ ancor prima dell’io.
Non è più tempo d’inseguire chimere o di sterili affabulazioni.
E’ giunto il momento di dare concretezza alla buona politica, dare e fare spazio a tutti coloro che saranno capaci di portarla avanti, senza stupide e puerili distinzioni d’età.
Il cosiddetto vecchio assai spesso è misura, circospezione, ponderatezza. E’ sinonimo di quella cultura così qualificata da Bobbio.
Il nuovo, altrettanto frequentemente, può essere il nulla ben confezionato ed erede di pensieri riciclati.
Su questi presupposti, su questi irrinunciabili principi, non più solo enunciati ma realizzati, e su questo nuovo orizzonte politico il mio voto andrà a Pierluigi Bersani.
Ovviamente ad un’unica condizione: che si cancellino definitivamente retaggi del passato con tutti coloro che hanno fatto dell’affarismo la loro cifra politica.
Su questo versante voglio un Bersani autenticamente e saldamente berlingueriano.





Quant’è casta l’anti-Casta? (reloaded)

26 09 2012

In Italia viviamo tempi sempre più foschi.
Si fa più cupo il linguaggio della politica, che ormai si manifesta solo come incessante invettiva.
È l’era dei “moralisti d’accatto”, che fanno a gara per dimostrare l’ignominia altrui, senza curarsi della loro o quella di chi li circonda.
È tempo di sermoni e prediche, di nuovi e vecchi guru, di Cassandre o di Savonarola.
Nuovi roghi, che fanno di tutta un’erba un fascio (littorio?), rinnovate parole crociate (per il tono inquisitorio), da contrapporre agli avversari intesi come nemici da abbattere.
È anche l’epoca delle grandi ipocrisie, dell’anti-Casta, anch’essa Casta, che, a volte e nella migliore delle ipotesi, non puo’ dirsi più casta e pulita rispetto ai vizi e alle nefandezze altrui.
Sono tempi sempre più cupi.
Tempi di estrema confusione.
In questo osceno scenario si enfatizzano i toni di alcuni moralizzatori, che si presentano in veste politica o giornalistica.
Si tace su questioni che toccano, riguardano e rischiano d’inficiare, se indagati o resi noti, l’opera di questi presunti novelli Catone.
La cerchia degli “amici degli amici”, ovviamente, non si cura nè sogna di “far le pulci” a chi si erge a censore dell’altrui operato o condanna, senza possibile appello, il malvezzo di agire solo in nome e per conto di interessi privatissimi.
L’altra Casta, quella dei giornalisti, usi a obbedir tacendo, sempre compiacenti verso i vecchi o i nascenti poteri, se non caduti in disgrazia, nulla dicono sulla dichiarata purezza della rinascente Inquisizione.
Esistono, naturalmente, delle eccezioni.

— Omissis —





Dezinformatsiya, casotto delle libertà, garantismo asimmetrico e Grandi Purghe.

27 09 2010

Ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni del Presidente della Camera sul tormentone Montecarlo.

La corretta ed equanime informazione ha trasmesso il messaggio, senza alcuna esegesi del pensiero in essa contenuto ed espresso, riservandosi il giusto e doveroso commento a posteriori.

Altri, seguaci della imperante dezinformatsiya, hanno riportato stralci, accuratamente selezionati, per cogliere segnali, se non di colpa, di corresponsabilità, tali da predeterminare il senso di quanto detto, con una sorta di interpretazione preventiva.

Anche in questo caso è emersa una consolidata disparità di trattamento, da parte di certa informazione asservita, distorta, malata e che fa prevalere il preconcetto sul concetto.

In altre occasioni e circostanze – palesi celebrazioni del mito – riguardanti il Presidente del Consiglio, gli audio-messaggi, destinati ai suoi “Promotori della libertà”, hanno goduto di riproduzione integrale.

Anche la sottolineatura di un Fini che esprime lasua verità”, trova come contraltare le varie Пра́вда (Pravda) che diffondono l’indiscusso verbo del Premier.

Al di là della sussistente o meno responsabilità personale, su una vicenda marginale (rispetto ad altre), interessa qui evidenziare dove può portare questa improvvisa e frenetica ricerca dellaverità vera”.

Non è interessante una precostituita difesa della persona Fini. Gli aspetti rilevanti sono altri: riguardano, in particolare, il rispetto delle regole, richiamo per tutti, e il garantismo, tutela per ciascuno di noi.

Aggiungo: potrebbe esserci una lontananza siderale tra chi scrive e il Presidente Fini. Questo non impedisce – a chi nutre autentico senso e spirito democratico e garantista – di riconoscere dignità, integrità, buona fede e presunzione di innocenza (laddove, è bene ricordarlo, non c’è reato alcuno).

Il presupposto e il sottinteso che ha, invece, ispirato i “garantisti per gli amici”, pare sia questo: non poteva non sapere.

E’ opportuno – qui ed ora – evidenziare che, questo stesso assunto, è sempre stato fortissimamente confutato, ridotto a indimostrabile teorema, orrenda macchinazione, in tutte le occasioni nelle quali la vicinanza e il comune sentire del Premier, con accusati e condannati, non poteva e non doveva costituire chiamata di correo.

Evidentemente viviamo, è il caso di ribadirlo, in un Paese che adotta un garantismo asimmetrico: per alcuni è principio imprescindibile, per altri non ha possibile adozione e applicazione.

E allora, per ripristinare una perfetta simmetria, le tanto invocate dimissioni del Presidente della Camera (che, a questo punto, potrebbero rappresentare gesto coraggioso, non atto di difesa ma  j’accuse, decisione particolarmente opportuna ed oculata), se dovessero concretizzarsi, cosa possono e devono comportare come logica conseguenza?

Intanto, ferma restando l’estraneità proclamata dall’interessato, che giustamente attende gli esiti della Magistratura, si stabilisce, in virtù di un atto unilaterale, seppur fondato sul nulla, quanto (con)segue:

1)      viene meno il pregresso impegno verso gli elettori, per colpa e responsabilità di una maggioranza che ha prima radiato il socio fondatore Fini dal PDL (riducendosi a casotto delle libertà) e ne ha poi preteso le dimissioni dal ruolo istituzionale (sempre espletato nel pieno e fermo rispetto delle regole);

2)      la componente cosiddetta “finiana”, conformemente al dettato costituzionale (art. 67 – Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato), risulta così svincolata, per volontà e imposizione altrui, dal “pacta sunt servanda” politico ed imbocca quella via parlamentare orientata alla fuoriuscita dalla crisi sistemica e istituzionale;

3)      sulla scia del principio “la legge è uguale per tutti” e dell’etica pubblica condivisa, ora estesa anche a non-reati, non potrà e non dovrà esistere, per questioni assai più gravi e rilevanti, nessuna impunità perpetua;

4)      alla luce di quanto emerso, in termini di disparità di trattamento, delle persone e delle vicende, da parte dell’informazione pubblica, si rende necessario un riassetto e un riequilibrio del settore;

5)      si apre un serio confronto sul tema delle responsabilità politiche e sulla questione morale, al fine di pervenire a giuste ed eque soluzioni, senza derubricare alcun reato e richiamando tutti gli interessati alle conseguenti dimissioni, ciascuno dal proprio ruolo, ancor prima del giudizio definitivo, come preteso per il Presidente Fini (due esempi su tutti: Verdini, tuttora coordinatore del PDL, per la procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normative nella gestione del Credito Cooperativo Fiorentino – Campi Bisenzio – Società Cooperativa; Bertolaso, ancor oggi Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il coordinamento degli interventi di prevenzione in ambito europeo ed internazionale rispetto ad eventi di interesse di protezione civile, in relazione all’inchiesta rifiuti in Campania e la gestione del G8 de La Maddalena).

L’elenco potrebbe continuare, partendo, a cascata, dalle più alte sfere per ramificarsi ed arrivare ai livelli più bassi (e qui preme evidenziare, a titolo d’esempio, episodio analogo di ingenuità e allegra leggerezza: il Presidente della Giunta Regionale Ugo Cappellacci, sedicente babbeo, che intrattiene rapporti e incontri con Flavio Carboni, sedicente nullatenente, per la questione eolico in Sardegna).

Sono queste le logiche conseguenze a cui si vuole arrivare?

Se si è colpevoli anche per le eventuali ingenuità commesse (forse biasimevoli) e la propria coscienza etica è chiamata a rispondere con le dimissioni, cosa dovrebbero fare gli esponenti politici condannati o sottoposti a indagini per ben altri reati?

E cosa dovremmo, allora, aspettarci dal Presidente del Consiglio, sempre coinvolto in vicende processuali pre-politiche, che nulla hanno a che vedere con la persecuzione politica?

Attendiamo risposte… magari il 29 settembre: nel previsto discorso di alto profilo in questo clima da basso impero.