L’immortalità d’un artista e delle sue parole: tributo a Giorgio Gaber

29 09 2012

In questi giorni ho pensato ad una fotografia dell’era in cui viviamo.
Era il  1978, avevo solo 10 anni.
A distanza di tempo, attorno ai 16/17 anni, spinto dal sano e genuino entusiasmo, non senza un minimo di ragione, commisurata alla mia età, sulle orme della mia passione per Franco Battiato, ho scoperto l’opera di Giorgio Gaber.
Così, un’ondata di vinile, ha invaso la mia stanza.
Era l’epoca dei ‘ragazzi del 1985’ e della mia militanza in un piccolo, ma glorioso, movimento libertario: il Partito Radicale, più tardi, a distanza di 5 anni, del movimento della ‘Pantera’.
E  poi… si è aperta quella del mio essere sempre minoranza, anche in una minoranza, quando molte delle nobili istanze di libertà, democrazia, estensione dei diritti, hanno cominciato a provenire dalla schiera dei famelici opportunisti in cerca di consenso.
Erano più credibili, sicuramente, le parole dei profeti inascoltati, disperse nel mare del conformismo dilagante.
La scelta, probabilmente, non rende giustizia all’immenso, inarrivabile, inestimabile e immortale patrimonio lasciatoci in eredità da Gaber.
Il tutto va opportunamente attualizzato e dedicato a chi, la vostra immaginazione, vi riconduce.
Per evitare, ancora una volta, d’essere inconsapevoli ‘Polli di allevamento’.

















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