Passaparola – Comunicato politico numero cinquantaquattro – Beppe Grillo

15 11 2012


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Camere oscure. Chi le scioglie?

14 09 2010

Dopo settimane consumatesi tra voto/non voto, sembra si sia giunti ad una sorta di armistizio, affinché la legislatura proceda sino alla fine del mandato governativo.

In questi mesi la crisi di governo, sconfinata in crisi istituzionale, non senza tutta una serie di precedenti “sovvertimenti legali” della Costituzione (eterno conflitto con la Magistratura, messa in discussione dell’imparzialità del Presidente della Repubblica, della Suprema Corte Costituzionale e del Presidente della Camera, in poche parole della stessa Carta Costituzionale e dell’equilibrio tra poteri) ha riproposto la controversa questione inerente la titolarità del potere di scioglimento delle Camere e quali siano le circostanze che ne legittimano l’esercizio.

Su questo versante la dottrina, continua a manifestare posizioni diverse.

Per quanto concerne la titolarità del potere esistono, in sintesi, questi orientamenti:

1) è formalmente e sostanzialmente presidenziale, secondo quanto previsto dalla Costituzione, non può realizzarsi nell’ultimo semestre del suo mandato e prevede la consultazione in via preliminare dei Presidenti delle Camere;

2) è propriamente e sostanzialmente governativo, ferma restando la titolarità formale del Presidente della Repubblica, cioè subordinato al consenso del governo o alla sua iniziativa;

3) nei casi di ordinaria amministrazione è governativo, nelle situazioni di crisi del sistema rientra tra le competenze del Presidente della Repubblica;

4) è un atto (con)diviso, duovirale, all’insegna della paritaria (e leale) collaborazione tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio;

5) è potere a partecipazione complessa, che scaturisce da una decisione del Presidente e dalla necessaria collaborazione di altri soggetti o organi costituzionali, anche diversi dal Governo.

Per quel che riguarda gli aspetti che legittimano l’esercizio del potere di scioglimento:

1) insanabile contrasto tra Governo e Parlamento, successivo al voto di sfiducia e richiesto dal Governo in alternativa alle dimissioni;

2) impossibilità di formare una maggioranza parlamentare, laddove non si prospettano soluzioni di Governo alternative e come ultima opzione;

3) auto-scioglimento deciso dalle forze rappresentate per uscire da una situazione bloccata, con esclusione di scioglimento nel solo interesse della maggioranza;

4) contrasto tra le due Camere e, in questo caso, seppur con notevoli dubbi manifestati in dottrina, si può sciogliere quella meno rispondente all’opinione pubblica del momento;

5) mutamento della situazione politica (nuova legge elettorale, esito elettorale delle amministrative difforme dalle politiche o referendum popolare);

6) inerzia nell’attuazione della Costituzione, quale sanzione nei confronti del Parlamento che si dimostrasse inadempiente;

7) tentativo di “sovvertimento legale” della Costituzione, anche se in questa fattispecie (per esempio reiterazione di leggi incostituzionali) ci si rimette all’annullamento della Corte Costituzionale.

Per tutti gli approfondimenti si rimanda a: http://www.dircost.unito.it/dizionario/pdf/Mastropaolo-Potere.pdf

Tutto questo per affermare che la situazione di stallo, in un’Italia ancora avviluppata in continui conflitti e nell’incessante negazione di riconoscimento e rispetto reciproco, non è ancora superata e permane uno stato confusionale.

I prossimi mesi riveleranno a ciascuno di noi se le funzioni di Governo saranno esercitate nell’interesse esclusivo della nazione.

Continuiamo ad aspettare…





Nell’era dei piazzisti.

10 09 2010

Eccoci, dunque, alla piazza.

Il gerontocrate di Arcore e il suo proconsole leghista, famelico di grana padana, contemplano di convocare una manifestazione i primi di ottobre.

All’ordine del giorno una prova di forza, un gesto intimidatorio, al di fuori delle regole democratiche e degli equilibri istituzionali.L’intento dichiarato è quello di “parlare al popolo”, saltare a piè pari il parlamentarismo, enucleare le mirabolanti imprese del governo presieduto dall’uomo medio dei media e fortissimamente sostenuto dal legaiolo, oramai adeguatamente catechizzato, reso mansueto e organico al potere meneghino in salsa romana.

Naturalmente, in un paese democratico, si ha pieno diritto ad organizzare manifestazioni di parte e di partito.

L’anomalia è data dal populismo di chi, dietro la celebrazione delle sue “magnifiche sorti e progressive”, nasconde il desiderio di sovvertire il normale ordine democratico e la consolidata prassi costituzionale.

Crediamo sia alquanto straordinario, in una democrazia normale, un atto di questa natura. E’ certamente più consono ai regimi autoritari: modello nordcoreano.

Ma il piazzista, sostenuto dai suoi commessi (commossi) viaggiatori del Nord, evidentemente predilige i bagni di folla (opportunamente organizzati in ogni dettaglio), per dar vita ad un nuovo atto del “partito dell’amore” livido di rabbia.

Aspettiamo di vedere e sentire la “lectio magistralis” che sarà pronunciata al cospetto del Popolo dei Livorosi.

Intanto tutto questo si consuma non già per questioni di natura squisitamente politica, rispetto alle quali emerge l’immutabile disaffezione al confronto e al dibattito del matusa che, lemme lemme, puntualmente si sottrae, piuttosto per le solite ragioni di natura giudiziaria (per fatti e reati pre-politici), sempre incombenti e che ora impongono il necessario passaggio dalla democrazia alla demagogia.

In tutti questi anni – e ancora una volta – i problemi, le priorità e le emergenze di uno vengono proiettati su (quasi) tutti, in una disperata impresa salvifica, consacrata dal consenso popolare organizzato in apposito lavacro.

La persecuzione della politica verso la giustizia (non il suo contrario) continua a tenere banco e dettare l’agenda nella nostra Italia, tenuta sotto sequestro e sempre chiamata a soddisfare i desiderata del principe e dei suoi vassalli.

Di questo si tratta: i principi costituzionali piegati al volere/potere del principe e dei suoi serventi.

Sentiremo la solita litania: sinistra e destra che si fa sinistra (non per collocazione ma per avversità), toghe rosse, complotto.

L’originaria anomalia, divenuta ormai patologia endemica e sistemica, non può più prescindere dall’isolamento del germe patogeno.

Le forze, autenticamente democratiche, saranno chiamate, attraverso il voto o le opportune vie costituzionali e parlamentari a ridimensionare la portata del microbo, prima che tutto degeneri in un’insanabile epidemia.