La sentenza sul caso Mastrogiovanni

2 11 2012

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Con incolpevole ritardo riprendo la notizia della sentenza di primo grado sulla vicenda di Franco Mastrogiovanni.
Questa non è una testata giornalistica che può occuparsi di tutto, ma un modestissimo blog curato nei ritagli di tempo.
Su questa dolorosa vicenda mi sembrava, però, doveroso dar conto degli ulteriori sviluppi.
Troppo spesso capita che i media tradizionali si occupino, solo di passaggio, sulla scia di altrettanto volatili ondate emotive, di notizie poi destinate a cadere nel dimenticatoio. Infiniti potrebbero essere i casi da citare.
Nel mio piccolo sentivo l’obbligo di rendere giustizia, ancorchè postuma, ad un uomo privato della libertà di vivere e costretto a morire nella sofferenza e nell’indifferenza.
È, di sicuro, ben poco e non compensa il dolore dei congiunti.
Ma è un importante tassello alla richiesta di verità e giustizia per Mastrogiovanni.

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La società disumana degli indifferenti

28 09 2012

L’Espresso‘, con il consenso attivo dei familiari di Mastrogiovanni e su iniziativa dell’associazione “A buon diritto” di Luigi Manconi trasmette in streaming l’interminabile e omicida costrizione a cui Franco è stato sottoposto.
Una denuncia pubblica affinchè sia fatta piena luce e perché casi del genere non si ripetano mai più.

Dopo aver visionato solo i primi tre minuti del video in streaming qualcosa di atroce e di insopportabile mi trafigge il cuore.
E’ quel senso di dolore e di impotenza che strazia l’anima e ti invita a chiederti se avrai o meno la forza di andare sino in fondo. Percepire il dolore altrui come se fosse tuo.
Come se tu fossi su quel letto di dolore, inerme ed inascoltato, nella cieca e sorda indifferenza che diviene totale abbandono.
Mi dico: devi continuare a guardare e vedere sino a che punto arriva la brutalità umana.
La banalità del male di chi proclama di volerti fare del bene e, in realtà, è il tuo carnefice.
Così vado avanti, cercando di contenere un dolore sempre più straziante che – certo – non è mio ma mi sconvolge, nella mente e nel profondo, e perciò mi appartiene.
Penso a quanta ingiustizia porti con sé questa sempre più disumana società degli indifferenti.
Una società, cosiddetta civile, sempre meno inclusiva, inospitale, nemica di qualsiasi ‘bizzarria’ o presunta anomalia, rispetto ad una conformità d’un sistema che vogliamo perfetto e ad un’apparente normalità che ci fanno sentire pienamente integrati.
Sento incombente l’indifferenza, l’apatia, il distacco e la freddezza di chi volta sempre la faccia dall’altra parte.
Il peso del pensiero, inespresso ma manifesto, di chi vive e si muove pensando: ‘tutto quel che non mi tocca, non mi riguarda’.
Mi fermo, penso e mi dico: non ci sono parole efficaci per testimoniare e gridare tutto il dolore e la disperazione di un uomo e dei suoi congiunti.
Quella persona, non diversa dal nostro essere donne o uomini, sarebbe potuto essere ciascuno di noi.
Costretti a morire da soli, nell’assoluta indifferenza della nostra brutale società disumana e disumanizzante.
Medidate che questo è stato (o è Stato).