Italia 2040: discriminazioni sulla minoranza padana.

23 09 2010

A distanza di 30 anni la Lega, che nel 2010 si era contraddistinta per i suoi istinti xenofobi e che aveva cavalcato e fomentato il pregiudizio verso i nascenti flussi migratori, si ritrova oggi a fare i conti col suo essere minoranza.

Il futuro di un paese a natalità ridotta, allora apparentemente remoto, l’Italia dei figli non riconosciuti, è ora qui.

Il proconsole romano Renzo Bossi, divenuto tale per diritto dinastico e per meriti derivanti dal suo essere diversamente intelligente, invoca oggi la non discriminazione.

Le previsioni dell’ISTAT riferite al tasso di fecondità in Italia nel 2009 indicavano 1,41 figli per donna, molto al di sotto della soglia di 2,1 garanzia di costanza della popolazione. Già in quegli anni era facile intuire il contributo decisivo all’innalzamento della natalità nel nostro paese da parte delle donne “straniere”: 2,31 figli per donna, uno in più rispetto alle italiane.

La pressoché totale assenza di politiche, sociali ed economiche, capaci di procurare un’inversione di tendenza, quella sopraffacente precarietà e flessibilità sugli allora trentenni, l’egoismo dei padri noncuranti del futuro dei figli, hanno reso impraticabile la maternità e la paternità, d’una generazione oggi non più in grado di lavorare e badare a sè stessa.

Il 32,6% della popolazione ha più di 65 anni, il 10,4% più di 80. I contributi versati a fini pensionistici coprono a malapena il 55% dell’ultimo stipendio percepito. La perdita di potere d’acquisto delle pensioni rispetto agli stipendi dei lavoratori attivi è eredità di quell’insensato egoismo.

Se gli italiani e gli europei fossero riusciti a gestire con equanimità il grandioso fenomeno dell’immigrazione, se solo avessero cercato e adottato soluzioni politiche adeguate all’integrazione e alla convivenza civile, non saremmo oggi ridotti a questo cupio dissolvi.

I neo nativi italiani, allora considerati pur sempre “stranieri”, senza alcun possibile diritto o riconoscimento di cittadinanza, oggi rispondono ai retaggi del passato e dimostrano tutta la loro contrarietà alla logica dell’apartheid leghista.

Era ieri.

Non era razzismo?!

Era l’ampolloso “pour-parler” sciamannato di chi dava i numeri senza tener conto di quelli reali.

Era l’indirizzo di chi, piuttosto che orientare la società, ne esaltava i paludosi bassifondi d’una presunta Padania.

Era la cieca illusione di vivere in un mondo ostile al circostante.

Era l’ossessione dei padri, egoisti e irriconoscenti verso il futuro dei propri figli e di quelli altrui.

Era il romanzo gotico padano.

Era la politica dei proconsoli romani nelle Colonie Padane.

Erano i verdi di bile.

Ora trovate giusta ed equa soluzione per la “riserva padana”.

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Migrazioni: la democrazia appaltata all’assolutismo.

20 09 2010

L’Europa, unita (?) negli aspetti finanziari – molto meno in quelli politici – continua a dare segnali di divisione.

Il progetto di Costituzione europea è naufragato dopo la mancata ratifica da parte di Stati membri (im)portanti.

La stessa unione monetaria assai spesso mal si concilia con politiche economiche di forte orientamento protezionistico.

Le sovranità e gli egoismi nazionali hanno, di fatto, precluso e ucciso la nascita degli Stati Uniti d’Europa.

In questi giorni, l’assenza di politiche comuni, su questioni epocali e di grande rilevanza, ha aperto un nuovo conflitto che François Sergent nel suo editoriale su Libèration così sintetizza: “Sarkozy, Bresson (ministro dell’immigrazione) e Hortefeux (ministro dell’interno) non possono essere i soli ad avere ragione. Il papa, l’ONU, il Parlamento europeo, la Commissione europea, Washington e anche il minaccioso Lussemburgo hanno condannato la politica della Francia verso i Rom. Solo Berlusconi e il suo alleato ultra xenofobo Lega Nord hanno garantito il loro sostegno al capo di Stato. Sarkozy è diventato nello spazio d’una estate il Presidente che restringe e contravviene a tutti i principi etici e giuridici dell’Europa”.

Come non ricordare, allora, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che – articolo 18 – a proposito del diritto di asilo, recita:

“Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea”.

E sulla protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione – articolo 19 – proclama:

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”.

E, ancora, sulla non discriminazione, articolo 21:

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi”.

Ed infine – articolo 22 – sulla diversità culturale, religiosa e linguistica sancisce: “L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”.

Carta straccia?

La triste realtà ci riporta alla cecità delle classi governanti totalmente inadeguate.

La portata epocale di fenomeni, sinora circoscritti, che non siamo in grado di gestire e fronteggiare, non potrà che produrre danni irreversibili per il nostro domani.

Il continuo ostracismo, il malsano desiderio di soddisfare l’assolutismo, il sentirsi parte d’un proprio mondo, esclusivo e privilegiato, per sua natura isolato dal resto, incapace di darsi e intravedere orizzonti più larghi, non potrà che generare ulteriori mostri e mostruosità.

Le farneticanti equazioni di chi sempre riconduce il fenomeno immigrazione quale sinonimo di clandestinità, illegalità, delinquenza e che negano – a priori – l’altrui dignità umana, saranno, in futuro, causa della negazione della nostra sopravvivenza.

L’illusione di vivere in un’epoca immobile, l’incapacità di risalire all’origine e alle cause delle disparità, apriranno un baratro, oggi sulle altrui esistenze, domani sulle nostre.

P.S.: per avere idea dei numeri reali e dei pregiudizi: Conferenza Europea sulla popolazione Rom (Stima European Roma Rights Centre – 2008)

ROM SINTI

MAX

POPOLAZIONE

TOTALE

% ROM-SINTI SU POP. TOTALE
GRECIA 200.000 10 MILIONI 2%

20 OGNI MILLE ABITANTI

SPAGNA 800.000 45 MILIONI 1,8%

18 OGNI MILLE ABITANTI

FRANCIA 340.000 61 MILIONI 0,6%

6 OGNI MILLE ABITANTI

ITALIA 140.000 56 MILIONI 0,25%

2 OGNI MILLE ABITANTI





Nell’era dei piazzisti.

10 09 2010

Eccoci, dunque, alla piazza.

Il gerontocrate di Arcore e il suo proconsole leghista, famelico di grana padana, contemplano di convocare una manifestazione i primi di ottobre.

All’ordine del giorno una prova di forza, un gesto intimidatorio, al di fuori delle regole democratiche e degli equilibri istituzionali.L’intento dichiarato è quello di “parlare al popolo”, saltare a piè pari il parlamentarismo, enucleare le mirabolanti imprese del governo presieduto dall’uomo medio dei media e fortissimamente sostenuto dal legaiolo, oramai adeguatamente catechizzato, reso mansueto e organico al potere meneghino in salsa romana.

Naturalmente, in un paese democratico, si ha pieno diritto ad organizzare manifestazioni di parte e di partito.

L’anomalia è data dal populismo di chi, dietro la celebrazione delle sue “magnifiche sorti e progressive”, nasconde il desiderio di sovvertire il normale ordine democratico e la consolidata prassi costituzionale.

Crediamo sia alquanto straordinario, in una democrazia normale, un atto di questa natura. E’ certamente più consono ai regimi autoritari: modello nordcoreano.

Ma il piazzista, sostenuto dai suoi commessi (commossi) viaggiatori del Nord, evidentemente predilige i bagni di folla (opportunamente organizzati in ogni dettaglio), per dar vita ad un nuovo atto del “partito dell’amore” livido di rabbia.

Aspettiamo di vedere e sentire la “lectio magistralis” che sarà pronunciata al cospetto del Popolo dei Livorosi.

Intanto tutto questo si consuma non già per questioni di natura squisitamente politica, rispetto alle quali emerge l’immutabile disaffezione al confronto e al dibattito del matusa che, lemme lemme, puntualmente si sottrae, piuttosto per le solite ragioni di natura giudiziaria (per fatti e reati pre-politici), sempre incombenti e che ora impongono il necessario passaggio dalla democrazia alla demagogia.

In tutti questi anni – e ancora una volta – i problemi, le priorità e le emergenze di uno vengono proiettati su (quasi) tutti, in una disperata impresa salvifica, consacrata dal consenso popolare organizzato in apposito lavacro.

La persecuzione della politica verso la giustizia (non il suo contrario) continua a tenere banco e dettare l’agenda nella nostra Italia, tenuta sotto sequestro e sempre chiamata a soddisfare i desiderata del principe e dei suoi vassalli.

Di questo si tratta: i principi costituzionali piegati al volere/potere del principe e dei suoi serventi.

Sentiremo la solita litania: sinistra e destra che si fa sinistra (non per collocazione ma per avversità), toghe rosse, complotto.

L’originaria anomalia, divenuta ormai patologia endemica e sistemica, non può più prescindere dall’isolamento del germe patogeno.

Le forze, autenticamente democratiche, saranno chiamate, attraverso il voto o le opportune vie costituzionali e parlamentari a ridimensionare la portata del microbo, prima che tutto degeneri in un’insanabile epidemia.





Il ruolo di Fini

10 08 2010

Gianfranco Fini sarà chiamato a porre un ulteriore sigillo alla difesa della legalità, della democrazia e dell’integrità socio-politico-economica dell’Italia.

E’ in arrivo l’ennesimo diluvio (non so stabilirne i tempi certi: genericamente da settembre a seguire) imminente ed immanente, cioè connaturato nella politica del federalismo separatista e di chi lo avalla.

Il vero pericolo – al di là degli attuali prevedibili e previsti tentativi di delegittimazione (facenti parte degli usi e dei costumi illiberali e ormai consolidati di signor B e dei suoi famigli: l’infeltrito o il liberto, cui la mattina levano il morso del cavallo per farlo andare a briglie sciolte), degli arrembaggi operati attraverso campagne acquisti – è dato dalla conferma dell’asse BB.

Non è Brigitte Bardot, non è la Banda Bassotti, non è un nuovo Bed & Breakfast.

E’ l’asse Berlusconi-Bossi o Bossi-Berlusconi (non si capisce bene chi manovra chi? A fasi alterne l’uno eterodiretto dall’altro).

Al primo signor B, seguace del regionalismo travestito da federalismo, interessa poter contare su quel bacino elettorale per mero mantenimento del potere e per fratturare – ancora una volta – il Paese.

Temo sarà la dicotomia Nord-Sud, dopo l’uso strumentale della forzatura ideologica (comunismo/anticomunismo, berlusconismo/antiberlusconismo), la nuova divisione da cavalcare.

Al secondo signor B, antesignano del regionalismo nordista in salsa federalista, interessa la sponda berlusconiana, quale grimaldello per scardinare l’Unità Nazionale, secondo un preciso disegno, mai abbandonato, di disgregazione.

E’ innegabile che la Lega non abbia (mai avuto o dimostrato) una visione unitaria del federalismo che, anche nella sua parte propagandistica, si limita a egoistiche banalità/idiozie quali: il Veneto ai veneti, la Lombardia ai lombardi, il Piemonte ai piemontesi, Roma ladrona, Padroni a casa nostra… e fuori gli immigrati (vecchi e nuovi terroni del Sud del mondo) dal Nord.

I recenti e rinati accenti del Bossi di “lotta” (in uno sdoppiamento e un pensiero dissociato, grazie ai quali vorrebbe rendersi estraneo al “governo” di cui è colonna portante) sono un brutto presagio. Niente da ridere.

Ovvio che, l’eterna banalità del potere, riconduce il tutto a puro folklore (sapere del popolo?).

In realtà questo rinnovato impeto, questa violenza verbale e gestuale, questo ripresentarsi e rappresentarsi nel dualismo Stato-AntiStato (formula che il capopopolo adotta per imbonire e gabbare il suo popolo, sempre coinvolto in racconti mitici e leggende, assai distanti dalla realtà) malcelano il disegno e il movimento eversivo che si sta materializzando in questi giorni.

La deformazione del consenso, sempre chiamata ad invalidare il rispetto delle regole, della legge e del dettato costituzionale, orientata al ricorso alla piazza, deve acuire la nostra passione per la difesa dell’integrità nazionale e deve far appello a tutti coloro che hanno intuito la posta in gioco e i rischi che corriamo.

Ecco perchè, in nome di questa difesa, che si sostanzia poi nella tutela della legalità, della democrazia e dell’interesse economico collettivo, saremo chiamati a dare altre testimonianze. Saremo tutti chiamati a spiegare ad ogni cittadino (assai migliore dell’informe definizione di popolo) l’inganno berlusconiano e leghista: di un federalismo che sottrae risorse, di un macro-regionalismo ridotto e divenuto magro regionalismo.

Una strenua opera di salvaguardia (anche per rispondere e dar seguito all’appello del Presidente della Repubblica nel suo recente invito a salvaguardare la continuità istituzionale), che possa servire alle persone dotate di buonsenso, di tutto l’arco parlament are, a “ricondurre alla norma” l’Italia: per evitare il tracollo, per rispondere a questa incapacità economica, questa rozzezza politico-intellettuale e fronteggiare l’orda dei nuovi barbari della politica.