Adveniunt barbari ad portas

29 09 2012

Liberthalia

A conclusione di un ciclo storico, il ventennio berlusconiano termina così com’era cominciato: una recessione economica devastante, sul vento dell’anti-politica che negli anni s’è trasformato in tempesta, con gli stessi problemi irrisolti di sempre nel frattempo deflagrati in cancro sociale, attraverso la farsa che anticipa e supera la tragedia.
Il Satyricon da basso impero che precede la calata dei barbari ne è solo il degno epilogo nel trionfo estremo del kitsch, al quale per almeno 6 lunghi lustri si sono uniformati i gusti ed i comportamenti dell’italiano medio, con un’indulgenza complice e spesso compiaciuta di una cosiddetta società (in)civile.
Se l’attuale crisi economica in corso ha un merito, è l’aver bloccato quella formidabile macchina del consenso, cessando di oliare gli ingranaggi di un meccanismo di redistribuzione sbagliata… La stessa che per decenni ha garantito la sopravvivenza di un sistema sostanzialmente corrotto, fondato com’era su flussi di denaro pubblico irrorati…

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La recessione

12 09 2012

image

 Pier Paolo Pasolini

I jodarín bargèssis cui tacòns,

Vedremo calzoni coi rattoppi,

tramòns ros su borcs vuèis di motòurs

tramonti rossi su borghi vuoti di motori

e plens di zòvins strassòns

e pieni di giovani straccioni

tornàs da Turin o li Germàniis.

tornati da Torino o dalla Germania.

I veciùs a saràn paròns dai so murès

I vecchi saranno padroni dei loro muretti

coma di poltronis di senatòurs;

come di poltrone di senatori;

i frus a savaràn che la minestra a è pucia,

i bambini sapranno che la minestra è poca,

e se ch’a val un toc di pan.

e quanto vale un pezzo di pane.

La sera a sarà nera coma la fin dal mond,

La sera sarà nera come la fine del mondo,

di not si sentiràn doma che i gris o i tons;

di notte si sentiranno solo i grilli o i tuoni;

e forsi, forsi, qualchi zòvin

e forse, forse, qualche giovane

– un dai pus zòvins bons tornàs al nit –

– uno dei pochi giovani buoni tornati al nido –

a tirarà fòur un mandulìn.

tirerà fuori un mandolino.

L’aria a savarà di stras bagnàs.

L’aria saprà di stracci bagnati.

Dut a sarà lontàn.

Tutto sarà lontano.

Trenos e corieris a passaràn di tant in tant coma ta un siún.

Treni e corriere passeranno di tanto in tanto come in un sonno.

Li sitàs grandis coma monds,

Le città grandi come mondi,

a saràn plenis di zent ch’a va a piè,

saranno piene di gente che va a piedi,

cui vistís gris,

coi vestiti grigi,

e tai vuj ‘na domanda,

e dentro gli occhi una domanda,

‘na domanda ch’a è, magari, di un puc di bès,

una domanda che è, magari, di un po’ di soldi,

di un píssul plasèir,

di un piccolo aiuto,

ma invessi a è doma di amòur.

ma invece è solo di amore.

I antics palàs a saràn coma montagnis di piera,

Gli antichi palazzi saranno come montagne di pietra,

soj e sieràs,

soli e chiusi,

coma ch’a erin ieir.

com’erano una volta.

Li píssulis fabrichis tal pí bièl di un prat verd,

Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde,

ta la curva di un flun,

nella curva di un fiume,

tal còur di un veciu bosc di roris,

nel cuore di un vecchio bosco di querce,

a si sdrumaràn un puc par sera,

crolleranno un poco per sera,

murèt par murèt,

muretto per muretto,

lamiera par lamiera.

lamiera per lamiera.

I bandís

I banditi

(i zòvins tornàs a ciasa dal mond

(i giovani tornati a casa dal mondo

cussí diviers da coma ch’a èrin partís),

così diversi da come erano partiti),

a varàn li musis di’ na volta,

avranno i visi di una volta,

cui ciaviej curs e i vuj di so mari,

coi capelli corti e gli occhi di loro madre,

plens dal neri da li nos di luna

pieni del nero delle notti di luna

– e a saràn armàs doma che di un curtís.

– e saranno armati solo di un coltello.

Il sòcul dal ciavàl al tociarà la ciera,

Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra,

lizèir coma na pavèa,

leggero come una farfalla,

e al recuardarà se ch’al è stat,

e ricorderà ciò che è stato,

in silensiu, il mond

in silenzio, il mondo

e chel ch’al sarà.

e ciò che sarà.





Migrazioni: la democrazia appaltata all’assolutismo.

20 09 2010

L’Europa, unita (?) negli aspetti finanziari – molto meno in quelli politici – continua a dare segnali di divisione.

Il progetto di Costituzione europea è naufragato dopo la mancata ratifica da parte di Stati membri (im)portanti.

La stessa unione monetaria assai spesso mal si concilia con politiche economiche di forte orientamento protezionistico.

Le sovranità e gli egoismi nazionali hanno, di fatto, precluso e ucciso la nascita degli Stati Uniti d’Europa.

In questi giorni, l’assenza di politiche comuni, su questioni epocali e di grande rilevanza, ha aperto un nuovo conflitto che François Sergent nel suo editoriale su Libèration così sintetizza: “Sarkozy, Bresson (ministro dell’immigrazione) e Hortefeux (ministro dell’interno) non possono essere i soli ad avere ragione. Il papa, l’ONU, il Parlamento europeo, la Commissione europea, Washington e anche il minaccioso Lussemburgo hanno condannato la politica della Francia verso i Rom. Solo Berlusconi e il suo alleato ultra xenofobo Lega Nord hanno garantito il loro sostegno al capo di Stato. Sarkozy è diventato nello spazio d’una estate il Presidente che restringe e contravviene a tutti i principi etici e giuridici dell’Europa”.

Come non ricordare, allora, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che – articolo 18 – a proposito del diritto di asilo, recita:

“Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea”.

E sulla protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione – articolo 19 – proclama:

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”.

E, ancora, sulla non discriminazione, articolo 21:

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi”.

Ed infine – articolo 22 – sulla diversità culturale, religiosa e linguistica sancisce: “L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”.

Carta straccia?

La triste realtà ci riporta alla cecità delle classi governanti totalmente inadeguate.

La portata epocale di fenomeni, sinora circoscritti, che non siamo in grado di gestire e fronteggiare, non potrà che produrre danni irreversibili per il nostro domani.

Il continuo ostracismo, il malsano desiderio di soddisfare l’assolutismo, il sentirsi parte d’un proprio mondo, esclusivo e privilegiato, per sua natura isolato dal resto, incapace di darsi e intravedere orizzonti più larghi, non potrà che generare ulteriori mostri e mostruosità.

Le farneticanti equazioni di chi sempre riconduce il fenomeno immigrazione quale sinonimo di clandestinità, illegalità, delinquenza e che negano – a priori – l’altrui dignità umana, saranno, in futuro, causa della negazione della nostra sopravvivenza.

L’illusione di vivere in un’epoca immobile, l’incapacità di risalire all’origine e alle cause delle disparità, apriranno un baratro, oggi sulle altrui esistenze, domani sulle nostre.

P.S.: per avere idea dei numeri reali e dei pregiudizi: Conferenza Europea sulla popolazione Rom (Stima European Roma Rights Centre – 2008)

ROM SINTI

MAX

POPOLAZIONE

TOTALE

% ROM-SINTI SU POP. TOTALE
GRECIA 200.000 10 MILIONI 2%

20 OGNI MILLE ABITANTI

SPAGNA 800.000 45 MILIONI 1,8%

18 OGNI MILLE ABITANTI

FRANCIA 340.000 61 MILIONI 0,6%

6 OGNI MILLE ABITANTI

ITALIA 140.000 56 MILIONI 0,25%

2 OGNI MILLE ABITANTI





Il federalismo dei “proconsoli romani”.

7 09 2010

Il federalismo è la ragion d’essere della Lega. Ma in tutti questi anni, al di là degli slogan ossessivi e banali, cos’è cambiato? Pressoché nulla, verrebbe da dire.

La recente manovra economica, anzi, ha dimostrato un orientamento verso un magro regionalismo che ha sottratto, ancora una volta, risorse alle Regioni e agli enti locali.
I “proconsoli romani”, più interessati al mantenimento del loro ruolo centrale (o centralista?), più affezionati al ministerialismo romano, non sono riusciti ad andare oltre la misera rivendicazione di uno spirito identitario parolaio, folkloristico e fondato sulla difesa e tutela di semplici e anch’essi miserrimi particolarismi.

La realtà è che non può esistere federalismo sprovvisto di una visione unitaria dell’Italia inserita in un contesto europeista. Non può esserci federalismo, ancorato ai campanilismi o al “particulare”, che non abbia in sé ampio respiro e non asfittiche aspirazioni.

La sopravvivenza della ragion d’essere e lo stesso esistere della Lega “di lotta” sembrano però fermamente ancorati alla mancata realizzazione d’una riforma geopolitica dell’Italia in senso federalista.

La contraddizione tra Lega di lotta e di governo, laddove prevale l’interesse occupazionale dei “proconsoli romani”, rappresenta il limite oggettivo che impedisce il realizzarsi d’una seria riforma.

Ecco allora la provocazione, articolo 132 della Costituzione: “Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra”.

Se i proconsoli romani di matrice leghista, capeggiati da Bossi e Tremonti, sono autenticamente convinti dell’esistenza di un’entità padana, abbiano il coraggio di osare e dimostrare quanti nelle loro “colonie” sono disposti a seguirli in questo percorso.

Al di là degli slogan e delle banalità: siano temerari e dimostrino di voler passare dal magro regionalismo al macro regionalismo.