Inchiostro di china pericolosa

13 11 2012

Non parlerò di primarie ma, in qualche misura, del primato della democrazia, della verità, della giustizia e dell’informazione.
Non so bene se sia una mia esclusiva impressione ma…
I volenterosi carnefici – quelli della condanna emessa senza appello alle prime luci d’un sospetto o sulla scia d’un minimo indizio, ancora prima di qualsiasi sentenza definitiva – si trovano alle prese col loro ingiustificabile doppiopesismo: colpevolisti coi nemici del popolo, innocentisti o giustificazionisti con gli amici (propri) e del popolo.
A seconda della personalità o del partito politico – che esprimono parole o manifestano comportamenti altre volte vivacemente censurati – tutto cambia.
E’ la pericolosa china lungo la quale è caduto il grande maestro in quest’arte: l’inquisitore Marco Genuflesso Travaglio.
Scriveva tempo fa il compianto e illustre giornalista d’inchiesta Giuseppe D’Avanzo, in polemica col Genuflesso: ‘Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell’asettico, neutrale watchdog – di “cane da guardia” dei poteri (“Io racconto solo fatti”) – per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come “fatti” ciò che “fatti”, nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare “fatti” quel che potrebbero accusare più di d’un malcapitato)’.
Aggiungeva: ‘E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale’.
Parole profetiche, cui si affianca oggi il maggiore valore aggiunto dalla richiesta d’archiviazione per il Presidente del Senato Renato Schifani, verso cui si teorizzava il concorso esterno in associazione mafiosa e nei cui confronti, a titolo d’indennizzo dell’indegnità politico-morale-istituzionale gettatagli addosso, basta un miserrimo articolo, non altrettanto enfatico quanto la potente portata delle bordate accusatorie.
Marco Genuflesso Travaglio ha trovato ora nuova sponda politica, a lui più consona, rivolgendo il suo sguardo, la sua penna e la sua oratoria, in direzione dei suoi amici Grillo e Di Pietro, che hanno dato identica impronta “vendicativa” a un movimento e un partito padronali.
L’assunto da cui si parte è che (quasi) tutto è merda, senza mai spiegare come si esce dalla stessa, al di là della biliosa contestazione. E, sempre fingendo che tutto quel che si è realizzato in quest’Italia sia frutto d’un ineluttabile e malvagio destino, senza alcuna partecipazione attiva, da parte della cosiddetta società civile, alla ‘presa del potere’ di chi non si è certo auto proclamato. Ma è chiaro che, a coloro che nutrono sentimenti di rivalsa e che attualmente cercano un consenso montante, fa più che comodo l’assoluta assenza d’una approfondita analisi socio politico antropologica: si continua a fingere l’esistenza d’una eterna innocenza come tratto genetico degli italiani ora tutti orientati (sarà da vedere in che misura) a favorire l’ascesa dei neo  rivoluzionari.
Tutto ciò che riguarda gli amici trova, ovviamente, logica e comprensibile giustificazione. Qualsiasi interrogativo (non si parla di reati) va immediatamente catalogato come inutile e infondato sospetto, orrido complotto, ‘spiate dei servizi segreti al soldo di chi sappiamo, campagne calunniose orchestrate da chi sappiamo che l’hanno vivisezionato e passato mille volte ai raggi X’.
Le regole “carta straccia” del “non statuto”, le gestioni padronali e gli imperativi categorici, per esempio, inducono il Genuflesso a scrivere: ‘Ma benedetti ragazzi: perché vi siete iscritti a 5 Stelle o all’Idv, se non vi piacciono Grillo o Di Pietro? Grillo, da quando fa politica, ha sempre attaccato certi talk show, considerandoli i salotti dei partiti, rifiutando di esserne ospite e raccomandando ai suoi di non cascare in quella che considera una trappola. Ergo chi muore dalla voglia di accomodarsi su quelle poltrone non ha che da iscriversi a uno qualunque degli altri partiti o movimenti, che in tv bivaccano da mane a sera. Se invece si iscrive a 5Stelle e viene eletto, sicuramente in virtù del proprio poderoso consenso, ma forse anche un po’ grazie al faccione di Grillo sul simbolo, non ha che due strade: proporre regole diverse e sperare che vengano approvate; o dimettersi e fondare un nuovo movimento con le proprie regole. Idem per Di Pietro: è forse una novità, o un mistero, che l’ex pm abbia fondato un movimento personale, manifestato con Grillo, criticato gli inciuci del Pd, stigmatizzato le firme di Napolitano sulle leggi vergogna di B., contrastato tutti i provvedimenti di Monti& C.? Donadi queste cose dovrebbe averle almeno notate: era il capogruppo, non un passante. Poi ci sono i giornali di palazzo, ridotti a formicai impazziti mentre la terra trema e frana’.
Sull’Italia immobiliare di Propaganda Fide, che ha coinvolto diversi personaggi, da Scajola a seguire, mentre sui primi la mannaia moralizzatrice doveva impietosamente calare, sugli altri, il nostro Genuflesso ha avuto l’ardire di vergare quanto segue: ‘non c’è nulla di male ad affittare un alloggio dal clero (che controlla il 22.5% del patrimonio immobiliare)’.
Marco Genuflesso Travaglio, persona informata dei fatti, non ricorda probabilmente d’aver scritto in quello stesso articolo ‘Di Pietro, che vive in via Merulana…’, quella stessa dimora poi divenuta sede dell’Idv, in occasione d’una ristrutturazione di cui si è abbondantemente parlato.
Marco Genuflesso Travaglio, in difesa dell’acclarata onestà dell’amico, ha rigettato, nell’arco di ventiquattr’ore qualsiasi dubbio, interrogativo e rilievo presentati nell’inchiesta durata mesi e curata da Sabrina Giannini, affermando che ‘riciccia fuori sempre la solita minestra, già giudicata infondata e diffamatoria da fior di sentenze, vuol dire che di errori ne ha commessi, ma tutti emendabili, perché il saldo finale rimane positivo’.
Ecco perché siamo davanti all’inchiostro di china pericolosa e ad una sorta di mistero della fede che produce gli atti di indulgenza plenaria dispensati dall’oggi equanime Marco Genuflesso Travaglio.
Le inchieste e le analisi, come si è detto, sono ben altro, assai diverso dal settarismo.
Ha ben poco di cui lamentarsi Marco Genuflesso Travaglio laddove nota il malvezzo altrui, pressochè identico al suo, di utilizzare due pesi e due misure.
E, per concludere, nel decalogo di consigli non richiesti, bisognerebbe, per amor di verità e corretta informazione, includere la richiesta di fugare qualsiasi illusione d’un possibile Grillo Premier, perché come è noto l’Inquisizione, seppure alimentata a f(r)asi alterne, mai vorrebbe un primo ministro già condannato in via definitiva per quel che oggi si vorrebbe qualificare come omicidio stradale.
Se ragioniamo di motivi morali e non penali – sulla pericolosa china dei fiumi d’inchiostro consumati in altre occasioni – questi valgono e sono identici per tutti e non possono applicarsi in maniera attenuata solo per gli amici.

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Quer (novo) pasticciaccio brutto de via Merulana

8 11 2012

Sul Corriere della Sera Sabrina Giannini riprende la ‘polemica’, ora giocata a distanza, sulla gestione patrimoniale realizzata da Antonio di Pietro.
In sintesi: secondo l’inchiesta della trasmissione Report il leader Idv avrebbe acquisito immobili con i fondi di un lascito destinato al suo partito o con soldi provenienti dai rimborsi elettorali.
La reazione del “votAntonio” nazionale, non dissimile rispetto a quella di altrettanto noti ed illustri connazionali (Berlusconi, Bossi, Scajola, Fini, Rutelli, solo per citare alcuni casi emblematici) è stata un pot-pourri di dichiarazioni già viste e sentite.
In un primo momento (quello dell’intervista), difronte alla richiesta di chiarimenti, ha dimostrato di non sapere, non ricordare, non riuscire a rispondere in maniera convincente e circostanziata: insomma un mix tra il ‘non so’, l’ormai celebre ‘a mia insaputa’ e il sempreverde ‘orrido complotto’ o la ‘scientifica opera di killeraggio politico/mediatico’.
Successivamente sul suo blog, al grido di ‘calunnie, solo calunnie‘, ha postato le risposte, accompagnate da una serie di documenti (a suo dire carta che canta).
Nell’articolo odierno la giornalista obietta che, quelle risposte e quella documentazione, risultano parziali e incomplete, rispetto alle contestazioni verbali rivolte allo stesso Di Pietro.
In tutta la vicenda sembrerebbe non esserci alcuna implicazione penalmente rilevante, ma sono le solite questioni, non marginali, strettamente attinenti all’etica e alla correttezza dei comportamenti, dirimenti sotto il profilo politico (come, peraltro, preteso in altre circostanze e per altri esponenti, anche dal noto moralizzatore).
L’autodifesa di Di Pietro ha evidenziato che si tratta di vecchie e datate questioni, già sollevate anni fa.
E’ vero.
Resta, però, inalterata la necessità di fugare, in via definitiva, quel sottinteso interrogativo che spinge ciascuno a chiedersi: quant’è casta l’Anti-Casta?
Probabilmente, questa ciclica richiesta di chiarimenti, è data da una permanente opacità derivante da quel ‘dualismo’, tra partito e associazione, adottato per la gestione della cassa, in ambito circoscritto a tre persone e protrattosi per ben nove anni.
Insomma, tutto questo sembra un continuum con la vicenda della lista Occhetto-Di Pietro (elezioni europe del 2004) quando, l’economista scomparso Paolo Sylos Labini, lo definì “un perfetto italiano...“.
O, ancora, quando Giulietto Chiesa, a proposito dei rimborsi successivi a quella campagna elettorale, constatò, amaramente, la piena appartenenza di Di Pietro come “un pezzo della Casta
L’ulteriore tassello, ripreso nell’articolo del Corriere, fa sempre riferimento ad un’altra vicenda “datata” e riguarda la presunta ristrutturazione di un appartamento con soldi pubblici e sulla cui autentica destinazione d’uso non esiste altrettanta chiarezza, nonostante la relativa risposta non sufficiente a chiarire la “liceità” di una fattura intestata all’Idv, certo di modesto importo, ma per una sede sociale che Donadi afferma non essere tale.
Insomma, e per concludere, tutto questo marasma è abbastanza intricato ed è chiaro che non possono bastare le reazioni di chi grida al complotto e, magari, pensa che, anche in questo caso, i molti nemici facciano molto onore.
L’onorevole Di Pietro, per cancellare questo tremendo equivoco su ciò che sembra diventata l’Italia dei (porta)valori e per difendere la sua onorabilità vulnerata, aderisca alla richiesta finale: renda nota tutta la movimentazione bancaria del partito-associazione dal 2001 ad oggi.

Post poesia

Er ministro novo
(Trilussa)

Guardelo quant’è bello! Dar saluto
pare che sia una vittima e che dica:
– Io veramente nun ciambivo mica;
è stato proprio el Re che l’ha voluto! –

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
Mó dà la corpa ar Re, ma s’è saputo
quanto ha intrigato, quanto ha combattuto…
Je n’è costata poca de fatica!

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch’ha dovuto inchinasse a tanti e tanti…

Inchini e inchini: ha fatto sempre un’arte!
Che novità sarà pe’ quela schina
de sentisse piegà dall’antra parte!





Chi è costui che si dà del costui?

10 10 2012

Tutti innocenti… sino a prova contraria.
Quant’è Casta l’anti-Casta?





L’eterna età dell’innocenza di molti italiani

2 10 2012

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In Italia è, di nuovo, tempo di protesta e di rivolta.
Il disgusto, la disaffezione e il malessere sono, però e nonostante tutto, ancora sotterranei o soltanto epidermici. Un’irritazione diffusa che non ha trovato e prodotto adeguati anticorpi.
La contestazione non ha fin qui dato vita a nessuna oceanica manifestazione di piazza.
Nessun assalto al Palazzo ha, per ora, preso forma (che, ci auguriamo, sempre e rigorosamente pacifica!).
L’eterna età dell’innocenza di molti italiani, a distanza di 18 anni dall’avvento del berlusconismo e della cosiddetta Seconda Repubblica, ha riportato alla luce la solita malattia ad andamento carsico.
Una considerevole parte di elettorato, già figlio ed erede dell’epoca pentapartitica, si ritrova – per le identiche ragioni del passato – in libera uscita e in attesa d’approdare su altri rassicuranti lidi.
Oggi, come ieri, dopo essersi affidati e affiliati a uomini che promettevano soluzioni salvifiche e aver, poi, dovuto amaramente ingoiare/constatare che la politica non si è redenta, né si è emancipata dall’affarismo, non più e non solo clientelare, ma prima di tutto personale, famelico, familistico o di avida cricca del malaffare, grida vendetta!
Vendetta, tremenda vendetta!
Quali saranno gli esiti di questa rinnovata auto redenzione non è del tutto chiaro.
Chi avrà in dote la nuova eredità degli italiani eternamente senza colpa?
I sondaggi, sempre basati su ristretti campioni, non si sa bene quanto rappresentativi di un intero più complesso, dispensano consensi e possibili voti verso chi è (in via presunta) rimasto fuori o si dichiara incontaminato, duro e puro.
Il coro delle vergini che, nel loro piccolo (il che è soltanto meno grave nella misura), hanno adottato – talvolta – uguali logiche tese a favorire i famigli e i cortigiani, cercano di ammaliare quest’enorme bacino con offerte d’ogni genere.
Il maggior timore è che l’incalzante conato di vomito collettivo spinga una consistente quota verso l’astensione.
Ricchi premi e cotillons offre il Signorino Margherita Renzi, disposto, nelle sue carnevalate o nella sua Congiura dei Pazzi, a farsi ancora più ibrido, pur di figurare nel disposto testamentario. L’arroganza e la cafonaggine, dell’omino tecnologico sempre intento a giocare col suo oggetto ludico mentre parlano gli altri, non gli mancano. Requisiti che piacciono tanto a tutti gli ex conniventi coi buzzurri ora innocenti.
Addirittura il Magnifico Solimano Grillo posta un pezzo da cu trapela la paura che una parte di dissenso vada a perdersi e riversarsi nel non voto ed esorta tutti a non essere più ‘guardoni della politica’. Il suo invito, sinora, si fonda sulla fiducia da concedere al singolo, in attesa dei candidati last minute, alcuni dei quali hanno già intrapreso la corsa rigorosamente online, ma non solo: blogger d’assalto (con o senza byografia), retroguardie reduci del verdismo dismesso o vari figliocci orfani e delusi, di sinistra e destra, accomunati dal  nuovo mito/rito comune della forca (o della nuova forchetta).
Il terzo polo, centrista, ora lista civica nazionale, propone la linea della continuità del governo Monti con il bis o basandosi sulla cosiddetta ‘agenda’ che qualifica tutto e niente. Più niente, con attestati e competenza tecnica, che tutto.
Il Pd pare sospeso, in balia degli eventi, dei dissidi interni al suo bollito misto e in attesa di superare il guado delle Primarie.
L’Italia dei (porta)valori oscilla tra “anticastismo” e, nel suo piccolo, coltiva la tendenza ad essere micro Casta a gestione padronale.
L’uomo medio dei media, si rifà il trucco, e come un vecchio disco retrò (edito da ‘La voce del padrone’) annuncia abolizione dell’imu, fuoriuscita dall’euro, puttane di regime (uomini e/o donne) per tutti. E’ il b-side o il remake di tutto quanto già visto e già sentito.
Persino Cicciolina, col suo annunciato ritorno, impallidisce e rischia d’apparire più credibile, più vergine e perbene, davanti a certe vecchie baldracche liftate che, ora e solo ora, sbraitano contro il futuro fiorito perché abbondantemente concimato. Dopo aver sguazzato per decenni in quello stesso humus.
E tutto questo è orribile e contemporaneamente ridicolo; un teatro dell’assurdo che ha come protagonisti tutti coloro che, dopo comune appartenenza e spensierata coesistenza, fingono di non (ri)conoscersi e simulano unanime e corale indignazione.
La Lega, dopo aver consumato il parricidio, offre lo spettacolo di tutti i figli del reietto padre putativo, col capo cosparso di cenere e al seguito del ritrovato spirito di lotta, contro la degenerazione di cui sono stati artefici e accoliti.
La sinistra estrema (quella relegata ai margini dei salotti buoni) tenta il suo rilancio, nella speranza di poter successivamente pugnalare alle spalle qualche nuovo governo di centro-sinistra.
Nessuno che dica, con chiarezza, quali sono le strade alternative rispetto all’immobilismo o alle sabbie mobili.
Nessuno che parli di economia reale, di occupazione, del ridotto potere d’acquisto di molte retribuzioni e, di riflesso di intere famiglie, di pubblica amministrazione, di Stato, parastato, governo e sottogoverno, da cui liberare tutto il parassitismo dei collocati di partito, di lavoro, aziende, lavoratori, occupati, sottoccupati e disoccupati, di diritti e di doveri, di chiamata alla responsabilità, di estromissione dei corrotti e corruttori dagli incarichi pubblici. E di molto altro ancora che potrebbe costituire una lista interminabile di priorità.
Restano tuttora ignote le possibili squadre di governo, basate su programmi minimi, credibili e immediatamente realizzabili, per dare speranza ad un paese asfittico e fuoriuscire dall’emergenza.
Fateci vedere, per tempo, le altre facce dietro i soliti faccioni del seducente leaderismo carismatico. Siamo e viviamo nella realtà, non più in un reality di serie B.
Tutti, intrappolati nel Palazzo o in attesa di varcarne l’agognata soglia, bramosi di sopravvivere, rinascere o nascere, grazie all’eredità degli eterni innocenti, che oggi fingono estraneità a tutto il museo degli orrori che hanno, sino a ieri, osannato, giustificato, coperto e favorito.
Intanto si posizionano le partigianerie della Casta stampata. Solo due esempi, contrapposti ma simili: il “Fatto quotidiano” sostiene l’onda (fatta di post) rivoluzionaria; “Il Giornale” e “Libero”, impossibilitati a supportare la destra in liquefazione, adottano manovra diversiva su Renzi, certi del prevedibile effetto detonante.
Sembra ci sia, per adesso, un solo possibile futuro: l’esplosione finale d’un sistema che, ormai, va destrutturato e riorganizzato.