Quant’è casta l’anti-Casta? (reloaded)

26 09 2012

In Italia viviamo tempi sempre più foschi.
Si fa più cupo il linguaggio della politica, che ormai si manifesta solo come incessante invettiva.
È l’era dei “moralisti d’accatto”, che fanno a gara per dimostrare l’ignominia altrui, senza curarsi della loro o quella di chi li circonda.
È tempo di sermoni e prediche, di nuovi e vecchi guru, di Cassandre o di Savonarola.
Nuovi roghi, che fanno di tutta un’erba un fascio (littorio?), rinnovate parole crociate (per il tono inquisitorio), da contrapporre agli avversari intesi come nemici da abbattere.
È anche l’epoca delle grandi ipocrisie, dell’anti-Casta, anch’essa Casta, che, a volte e nella migliore delle ipotesi, non puo’ dirsi più casta e pulita rispetto ai vizi e alle nefandezze altrui.
Sono tempi sempre più cupi.
Tempi di estrema confusione.
In questo osceno scenario si enfatizzano i toni di alcuni moralizzatori, che si presentano in veste politica o giornalistica.
Si tace su questioni che toccano, riguardano e rischiano d’inficiare, se indagati o resi noti, l’opera di questi presunti novelli Catone.
La cerchia degli “amici degli amici”, ovviamente, non si cura nè sogna di “far le pulci” a chi si erge a censore dell’altrui operato o condanna, senza possibile appello, il malvezzo di agire solo in nome e per conto di interessi privatissimi.
L’altra Casta, quella dei giornalisti, usi a obbedir tacendo, sempre compiacenti verso i vecchi o i nascenti poteri, se non caduti in disgrazia, nulla dicono sulla dichiarata purezza della rinascente Inquisizione.
Esistono, naturalmente, delle eccezioni.

— Omissis —





La versione (o l’avversione) della destra eversiva

17 05 2011

Dunque il risultato del primo turno è inequivocabile: il centrosinistra ha vinto.

La destra eversiva (rispetto al dettato costituzionale e agli equilibri istituzionali), spalleggiata dalla nomenklatura leghista, ha perso.

Il gioco al massacro, la menzognera delegittimazione dell’avversario, sempre inteso come nemico, il tentativo di retrodatare il confronto elettorale, riportandolo ad un insensato e malsano clima d’odio, l’eterno referendum salvifico per il Premier, che tutto domina, manovra e (s)travolge, la vanagloria d’un consenso fondato su auto-incensanti sondaggi fai-da-te, si sono infranti contro un esito da cui emerge tutta l’indisponibilità a sostenere questa perenne guerriglia condotta a difesa degli interessi d’un uomo solo e sempre più solo.

Merito dei candidati del centrosinistra, che hanno saputo qualificarsi come forza tranquilla, orientata a farsi carico degli autentici problemi e delle specificità locali, senza farsi coinvolgere in uno scontro rabbioso e avvelenato, i cui unici interpreti sono stati i sedicenti (s)moderati, i sempreverdi lacchè e le tigri di carta del tycoon.

Colpa dell’inequivocabile furore di chi si atteggia a vittima e, al contrario, incarna il ruolo del carnefice, con l’aggravante dell’insolenza e dell’arroganza, tipica di un potere rivolto alla strenua difesa del privilegio e dell’impunità personale che, per eccesso di altrui zelo, cieca obbedienza e sottomissione, sconfinano in delirio e disfatta collettivi.

L’errore che ha funestato il risultato elettorale di questa destra antistorica, reazionaria, che vorrebbe imporre all’agenda politica temi e modelli retrivi, è stato quello di affidarsi alla mortifera mano di chi, pur di salvare sé stesso, ha dirottato il democratico confronto sui programmi, nella solita direzione giudiziaria, con ulteriore furia iconoclasta, al limite dell’oltraggio e della delegittimazione di un’altra istituzione democratica che amministra (Udite! Udite!) la giustizia in nome di quello stesso popolo che non dispensa nessuno dall’essere uguale agli altri davanti alla legge.

L’esito elettorale di questo primo turno dimostra quel che è, da tempo, noto: nessuno spera in una soluzione di natura giudiziaria al cosiddetto berlusconismo. Persino l’opinione pubblica, nella sua veste di elettorato attivo, ha ormai capito che le pendenze del Premier e la priorità data al tema giustizia erano, sono e restano squisitamente sue e solo sue.

Il semplice e comune cittadino ha dimostrato d’avere tutt’altre preoccupazioni e ben altri problemi da affrontare quotidianamente. Tutti quei nodi sin qui irrisolti, misconosciuti e trascurati.

La chimera del miracolo italiano che, oggi, costringe la destra e la lega al nanismo politico, che ben rappresentano la loro autentica natura e portata, non esercita più quell’attrazione da parte di chi, in assoluta buona fede, aveva riposto aspettative e speranze in quella direzione.

Oggi c’è un altro orizzonte verso cui si rivolge lo sguardo di molti.

E’ la normale e democratica alternanza che si appresta a prendere forma e sostanza e che si assume il compito di farsi carico dell’interesse collettivo, non già e non più della singola identità o del detestabile vizio del privilegio personale.

Si apre un nuovo scenario, nel quale l’Italia Libera, Libera l’Italia tenuta sotto sequestro.

E’ il superamento, per via politica, d’una assurda anomalia, ormai ridotta sempre più di frequente a pensare al proprio futuro e alla propria sopravvivenza nei (minimi) termini d’una successione dinastica.

E’ la buona politica che torna a farsi strada attraverso la partecipazione e la consapevolezza diffusa.

Si sta per chiudere un’epoca con la giusta ed equa soluzione politica.

Viva la sovranità popolare che, da sempre, impone limiti e freni a chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche nell’interesse di tutti.

Inutile aggiungere che al ballottaggio permane l’assoluto divieto di svolta a destra.





L’era della consapevolezza.

28 09 2010

Adesso basta! Non possiamo e non vogliamo più soggiacere all’arroganza.

Occorre un atto di coraggio, accompagnato dalla rivendicazione dell’onestà e della dignità, per salvaguardare la politica, la democrazia e l’interesse nazionale.

Questa inspiegabile acquiescenza, questo apparente silenzio, imposto per creare un illusorio assenso, questo vizio corrotto di tacitare il dissenso e il malessere, questa rassegnazione che pare significare “non c’è limite al peggio”, ha bisogno di ritrovati eroi moderni che sappiano – insieme – dare vita ad una nuova era della consapevolezza.

Il (pre)potere, che si manifesta come prevaricatore, non può continuare incontrastato a vilipendere le Istituzioni, l’integrità e la coesione sociale, la democrazia, il senso dello Stato e, con esso, la nostra appartenenza.

Tutte le forze politiche, autentiche amanti della legalità e del rispetto delle regole di civile convivenza, devono farsi carico di questa difesa: esprimere l’Italia nella sua parte migliore.

Infondete in noi una nuova speranza.

Esiste un’Italia meno indegna, meno squallida rispetto alla sua attuale rappresentazione.

Altrimenti diteci che dobbiamo rinunciare alla dignità e all’onore d’essere cittadini di questo Paese.

Senza confronto democratico, senza pluralismo, senza libera informazione non deve più – ora – esistere divario tra destra e sinistra. Deve prender corpo il reciproco e univoco desiderio di ripristinare la norma.

Non vogliamo che l’Italia sia ridotta ad un cumulo di macerie. Non vogliamo sia fatta carta straccia della nostra Legge Fondamentale.

Cercate di garantirci l’oggi, per un domani migliore.

Ma oggi non continuate a dividervi inutilmente. Non perseverate nella sterile tutela di piccoli interessi di bottega. Volate alto e fateci immaginare quella nuova, possibile primavera di un’Italia che rinasce.

Ponete limite e freno alla superbia di chi pensa d’essere superiore agli altri e ha continuo disprezzo della legalità.

Garantiteci l’esistenza d’un futuro nel quale riporre le nostre ormai esili speranze.

Prima che l’Italia diventi terra di nessuno: non abbiate paura.

Gli Italiani, che nutrono amore sentito e vero per il loro Paese, sapranno e vorranno seguirvi e darvi ragione.

Domani, poi, ci sarà tempo per il confronto, anche da versanti opposti, in quell’Italia che, grazie al vostro coraggio e alla vostra fedeltà, continuerà ad essere la nostra casa comune.

Viva la democrazia!