Dura lex sed lex (?)

2 09 2013

Le avverse tifoserie che da circa vent’anni giocano all’attesa del giorno del giudizio, ora unite nel governicchio delle larghe intese lungo la stretta via, da qualche mese cercano di farci capire che non è più tempo di rispettare le leggi e le sentenze.
Cosa vi aspettate, dunque? Che giustizia sia fatta? Stupidi illusi…
Chi è più sovrano? Quella parte di popolo che, col sacro voto, si ė rispecchiata nel Silvio nazionale o chi ha amministrato la giustizia in nome di un non ben identificato popolo italiano?
Ma ė cosi chiaro! La sovranità spetta, nell’era del populismo mediatico, terrestre e internettiano, a chi ha, democraticamente, eletto i rispettivi Conducător!
Che sarà mai quest’improvviso, improvvido e ostinato desiderio che invoca il rispetto di un definitivo grado di giudizio, anzichè il purificatorio bagno elettorale?
Che modello di democrazia avete per la testa? Volete scatenare una vera guerra civile, al di là di quella simulata?
O, per caso, volete mettere in dubbio e in discussione la libertà che ci siamo fin qui impunemente concessi?
L’eversione è sempre stata parte integrante della nostra meravigliosa democrazia!
D’altra parte: cosa rafforza la stabilità democratica, se non le ormai consuete e abusate eccezioni che confermano il mancato rispetto delle regole?
Cosa dà senso al nostro Stato, se non la possibilità di sovvertire leggi, principi, persino la Carta Costituzionale, a seconda delle convenienze di parte?
È la democrazia flessibile! Quella che ci consente, per dirla tutta, d’essere ferventi sostenitori della legalità, dell’ordine, della famiglia, dei diritti per tutti, del lavoro e di quant’altro dobbiamo sostenere coram populo e sbattercene allegramente le palle in ambito privato!
Non avrete mica la pretesa che un personaggio pubblico, magari chiamato a ricoprire pro tempore incarichi istituzionali, sia un cavaliere senza macchia e senza alcun trascurabile vizio privato!
Suvvia! Non siate moralisti d’accatto, quanto il nostro essere appartenenti alla destra eversiva ci impone!
Avete idea della monotonia d’un paese autenticamente democratico e puntualmente rispettoso di tutto quanto contemplato e richiesto dal rispetto delle leggi e della legalità?
Un paese che non sa essere indulgente coi suoi rappresentanti, specchio fedele di quella parte che li ha eletti?
No dai… questo non sarebbe più il nostro bel paese!
E poi, dopo circa vent’anni, di disonorata carriera politica piegata agli interessi strettamente personali, non avrete mica l’illusoria pretesa di superare tutte le anomalie in un sol giorno… così dall’oggi al domani!
Orsù, fatevi coraggio, il peggio deve ancora venire!
Lo so, nel mezzo c’è tanto frastuono. Ma non fatevi intimorire!
C’è l’ormai ridotta polvere di stelle che spera di trarre vantaggio dalle altrui disgrazie.
C’è il moralismo straccione di chi ha voltato la faccia dall’altra parte davanti alle questioni morali.
C’è tanto di quel potere condiviso, indissolubilmente legato e reciprocamente ammanigliato, che non può osare d’additare la presunta indegnità dell’altra parte.
C’è un intero paese totalmente incapace di prevenire le anomalie e, oggi, ancora più impotente nel doverle sanare.
Devono, perciò, restare immutati gli equilibri che c’impongono di stare tutti assieme… appassionatamente.
Ce lo chiede il modello di democrazia che abbiamo accettato, senza batter ciglio, in questi anni.
Tanta merda a tutti!





La vendetta di Gommaflex

11 12 2012

silvio-gommaflexIn un negozio di fiori tra la quinta e la sesta strada di New York… un misterioso cablogramma… forse…
Il padrone della destra eversiva (rispetto alla Costituzione) è tornato in gran pompa magna! (qualsiasi riferimento a particolari attitudini nella sfera sessuale è puramente casuale)
Il servitorume, dopo essersi esibito nell’inutile e vano tentativo di emancipazione, senza alcun convinto desiderio di ammutinamento, si è subito manifestato plaudente, pronto e prono a soddisfare i nuovi capricci del noto benefattore.
Consapevoli dell’inconsistenza politica – ma ancor prima economica – d’un corpo reso acefalo dalla temporanea assenza del suo ideatore/ispiratore, in molti si sono subito esibiti nella loro immortale arte (con tanto di manuale alla mano, più per vezzo che per necessità, avendo da tempo metabolizzato la lezione sull’obbligo alla leziosaggine ed alla piaggeria).
Poco importano le magre figure dei minuscoli figuri cui è stato consentito, pro tempore, di godere delle luci della ribalta, in attesa del nuovo avvento dell’intramontabile gerontocrate.
D’altra parte la medesima faccia di gomma del creativo della destra eversiva, plasmata a sua immagine e somiglianza, avvezza ad elogiare il trasformismo di chi oggi afferma qualcosa che non ha durata e validità per il giorno successivo (talvolta per i cinque minuti successivi), è connotato che accomuna gran parte dei beneficiati.
Dalle viragini del celodurismo in versione clitoridea, quelle che, con sprezzo del pericolo, urlano, sbraitano e si esibiscono in tutta la loro scompostezza, a dispetto del silicone o del botox che le ha rese maschere grottesche, apparentemente immutabili nella loro eterna smorfia (con tutto il rispetto per le donne, ad eccezione delle supine ubbidienti); ai decadenti colonnelli sempre pron(t)i ad evocare “il grande passato nel nostro futuro” (o il suo contrario) di monicelliana memoria; passando per gli ascari dei reparti indigeni nelle colonie padane; per giungere a tutti gli odierni risanatori, già micro ministri  presunti esperti in macro economia, che oggi si propongono di curare tutto il male che hanno favorito e prodotto, pur avendo quotidianamente negato il periglioso incalzare della crisi quando erano in tutt’altre faccende (giudiziarie) affacendati.
Tutti chiamati a serrare le fila, a dimostrare ossequio, a difendere – ancora! – col capo chinato i privatissimi interessi del capo, si tratti di questioni societarie o di pendenze giudiziarie.
E’ trascorso solo un anno: l’abile mossa è quella di chi confida nella labile memoria del popolo degli eterni innocenti che, spesso, tutto ingoia e dimentica.
L’insana ritrovata passione è nutrita dal solito desiderio di poter così consumare vendetta, nell’atteso e agognato giorno del redde rationem: in un incessante rigurgito di rabbia, populismo e, magari, autoritarismo.
Oggi, il maestro della farsa in veste politica, crede di poter interpretare, con la consumata faccia da impunito, il ruolo di oppositore ad un sistema, governato in prima persona, che, per sua innegabile e diretta responsabilità, ha chiamato ciascuno di noi a fronteggiare l’emergenza ancora non superata e tuttora attuale in quest’annus horribilis figlio legittimo dei governi di decade malefica (cfr. Finistére – C.S.I.).
Vedremo se l’Italia si dimostrerà ancora disposta a (s)qualificarsi come il paese di nuovo preda dell’uomo medio (dei media), della scorribanda di predoni che hanno fatto delle Istituzioni la loro dependance e dell’illusionismo di plastica.