Adveniunt barbari ad portas

29 09 2012

Liberthalia

A conclusione di un ciclo storico, il ventennio berlusconiano termina così com’era cominciato: una recessione economica devastante, sul vento dell’anti-politica che negli anni s’è trasformato in tempesta, con gli stessi problemi irrisolti di sempre nel frattempo deflagrati in cancro sociale, attraverso la farsa che anticipa e supera la tragedia.
Il Satyricon da basso impero che precede la calata dei barbari ne è solo il degno epilogo nel trionfo estremo del kitsch, al quale per almeno 6 lunghi lustri si sono uniformati i gusti ed i comportamenti dell’italiano medio, con un’indulgenza complice e spesso compiaciuta di una cosiddetta società (in)civile.
Se l’attuale crisi economica in corso ha un merito, è l’aver bloccato quella formidabile macchina del consenso, cessando di oliare gli ingranaggi di un meccanismo di redistribuzione sbagliata… La stessa che per decenni ha garantito la sopravvivenza di un sistema sostanzialmente corrotto, fondato com’era su flussi di denaro pubblico irrorati…

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Camere oscure. Chi le scioglie?

14 09 2010

Dopo settimane consumatesi tra voto/non voto, sembra si sia giunti ad una sorta di armistizio, affinché la legislatura proceda sino alla fine del mandato governativo.

In questi mesi la crisi di governo, sconfinata in crisi istituzionale, non senza tutta una serie di precedenti “sovvertimenti legali” della Costituzione (eterno conflitto con la Magistratura, messa in discussione dell’imparzialità del Presidente della Repubblica, della Suprema Corte Costituzionale e del Presidente della Camera, in poche parole della stessa Carta Costituzionale e dell’equilibrio tra poteri) ha riproposto la controversa questione inerente la titolarità del potere di scioglimento delle Camere e quali siano le circostanze che ne legittimano l’esercizio.

Su questo versante la dottrina, continua a manifestare posizioni diverse.

Per quanto concerne la titolarità del potere esistono, in sintesi, questi orientamenti:

1) è formalmente e sostanzialmente presidenziale, secondo quanto previsto dalla Costituzione, non può realizzarsi nell’ultimo semestre del suo mandato e prevede la consultazione in via preliminare dei Presidenti delle Camere;

2) è propriamente e sostanzialmente governativo, ferma restando la titolarità formale del Presidente della Repubblica, cioè subordinato al consenso del governo o alla sua iniziativa;

3) nei casi di ordinaria amministrazione è governativo, nelle situazioni di crisi del sistema rientra tra le competenze del Presidente della Repubblica;

4) è un atto (con)diviso, duovirale, all’insegna della paritaria (e leale) collaborazione tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio;

5) è potere a partecipazione complessa, che scaturisce da una decisione del Presidente e dalla necessaria collaborazione di altri soggetti o organi costituzionali, anche diversi dal Governo.

Per quel che riguarda gli aspetti che legittimano l’esercizio del potere di scioglimento:

1) insanabile contrasto tra Governo e Parlamento, successivo al voto di sfiducia e richiesto dal Governo in alternativa alle dimissioni;

2) impossibilità di formare una maggioranza parlamentare, laddove non si prospettano soluzioni di Governo alternative e come ultima opzione;

3) auto-scioglimento deciso dalle forze rappresentate per uscire da una situazione bloccata, con esclusione di scioglimento nel solo interesse della maggioranza;

4) contrasto tra le due Camere e, in questo caso, seppur con notevoli dubbi manifestati in dottrina, si può sciogliere quella meno rispondente all’opinione pubblica del momento;

5) mutamento della situazione politica (nuova legge elettorale, esito elettorale delle amministrative difforme dalle politiche o referendum popolare);

6) inerzia nell’attuazione della Costituzione, quale sanzione nei confronti del Parlamento che si dimostrasse inadempiente;

7) tentativo di “sovvertimento legale” della Costituzione, anche se in questa fattispecie (per esempio reiterazione di leggi incostituzionali) ci si rimette all’annullamento della Corte Costituzionale.

Per tutti gli approfondimenti si rimanda a: http://www.dircost.unito.it/dizionario/pdf/Mastropaolo-Potere.pdf

Tutto questo per affermare che la situazione di stallo, in un’Italia ancora avviluppata in continui conflitti e nell’incessante negazione di riconoscimento e rispetto reciproco, non è ancora superata e permane uno stato confusionale.

I prossimi mesi riveleranno a ciascuno di noi se le funzioni di Governo saranno esercitate nell’interesse esclusivo della nazione.

Continuiamo ad aspettare…





S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo?

31 08 2010

Qualche settimana fa “La Stampa” ha pubblicato l’analisi di Barbara Spinelli sull’attuale situazione politica.

La necessità, che il centro e la sinistra tengano il passo e riescano ad andare oltre il semplice “la maggioranza è morta” resta, ancor oggi, all’ordine del giorno. Non si tratta di dar corpo ad un rinnovato e più esteso antiberlusconismo privo di contenuti e ad una politica “contro”.

Piuttosto, occorre cogliere questa opportunità per dar vita ad un’ulteriore, seria analisi sulle possibili vie d’uscita dal caos odierno. Verificare l’esistenza di un’alternativa che possa trovare, nell’alveo della nostra democrazia parlamentare, una maggioranza disposta a farsi carico delle sorti del nostro paese.

La strada maestra non può che essere politica e parlamentare. Occorre coraggio ed è opportuno abbandonare reciproche diffidenze e retaggi del passato. Urge riportare la nostra democrazia al suo stato di grazia. Evitare il diluvio, il terremoto istituzionale, il massacro della democrazia ridotta a macerie.

Alcuni rimproverano alla svolta finiana l’incomprensibile ritardo, oltre a sottolineare l’estrema vicinanza, la piena adesione e complicità, riferite a tutti i provvedimenti legislativi, adottati per interesse privato e puntualmente avallati.

Non pensiamo sia tempo di divisioni.

Ancor meno utile privilegiare interessi di parte, nella speranza che, tra i due litiganti, i terzi possano trarne vantaggio. E’, inoltre, auspicabile, in questo delicato frangente, che non si alimenti la faida fratricida anche sulla rive gauche.

Non si può più fingere, alla luce di tutto l’emergente malaffare, che non esistano responsabilità politiche, nella scelta di alcuni personaggi, discussi e discutibili, nel sodalizio con affaristi, faccendieri, uomini di paglia e prestanome.

Il problema è anche di questa natura: chi non ha saputo scegliere i “suoi” uomini è, come minimo, sprovveduto e, ancor peggio, un incompetente (sotto il profilo politico). Per questo non c’è altra possibile via d’uscita, se non quella di sfiduciare chi ha dimostrato d’essere incapace a governare, se non tramite emergenze a copertura di un affarismo politico e continuando a legittimare e giustificare l’illecito.

In questo clima avvelenato e con questa legge elettorale non è mentalmente sano chi rivolge lo sguardo all’avventurismo populista, unico prevedibile risultato che in molti vorrebbero opporre alla montante indignazione e alla consapevolezza che sta risvegliando le coscienze d’una cittadinanza attiva non più narcotizzata.

Il livello democratico si è notevolmente ridotto. Le regole del gioco sono palesemente alterate.

La legge elettorale ha prodotto un Parlamento autoreferenziale, in forte contraddizione – se non in antitesi – con l’interesse collettivo, sempre chiamato e costretto, a colpi di fiducia, a soddisfare i desiderata e le impellenti necessità del Premier.

Ma possiamo continuare a sperare non esistano solo peones o silenti servitori.

La politica si è deformata a tal punto da divenire continua copertura (peloso garantismo), utilizzata come scappatoia alla via giudiziaria riconducibile sempre, si badi bene, a fatti, vicende e reati pre-politici.

L’anomalia originaria, di un conflitto d’interessi, che negli anni si è moltiplicato ed è volto al plurale, è divenuta sistema e sistematica mistificazione della realtà, estesa a fatti, vicende, commistioni, malaffare e malversazione, consumate in ambito politico (profittando del proprio ruolo per trarre vantaggio o tornaconto personale e familistico).

Ferma restando la presunzione d’innocenza, non si può pretendere che garantismo sia sinonimo di impunità o possa costituire salvacondotto, valido alibi o prerogativa di irresponsabilità.

Davanti a tanto disprezzo e tanta arroganza non possiamo più non indignarci o rivolgere lo sguardo altrove.

L’enfasi del consenso (che celebra il proprio e nega quello altrui), si è materializzata in questi anni, per mezzo della potenza di fuoco dei media a direzione unica (quelli che entrano in tutte le case e di cui gran parte dei cittadini si nutre; non quelli che si ha la libertà di comprare o meno) e a causa di una legge elettorale che produce un’alterazione dei numeri reali.

Tutto questo necessita di una correzione in senso democratico e pluralista.

Questo consenso elettorale – di cui ciascuno di noi è parte – non può essere interpretato a proprio piacimento. Né deve rappresentare una minaccia l’eventualità di tornare al voto, sempre paventata a eterno dispregio del dettato costituzionale.

Esistono, prima, altre possibilità: per l’ovvio motivo che, nonostante gli artifici e le mirabolanti alchimie verbali, non si è andati oltre la sola e semplice adozione di un sistema elettorale, fermi restando i ruoli istituzionali e la prassi costituzionale da seguire per la crisi di governo (e, a questo punto, istituzionale).

Ecco perché l’assunzione di responsabilità, in questi mesi, sarà determinante per il futuro dell’Italia.

Occorrono coraggio e determinazione. Quel coraggio, che è poi forza, dei grandi uomini di Stato, degli infaticabili e inossidabili servitori dello Stato, chiamati – nessuno escluso – da destra a sinistra e viceversa a dare una soluzione politica condivisa.

Prima che arrivi l’inferno: la sinistra risponda allo squillo!