Movimento (e)statico

19 12 2012

Questa presentazione richiede JavaScript.


In mezzo ad un’informe accozzaglia (speriamo minoritaria e destinata a rimanere tale) di rabbiosi, priva di distinzione e – alla fin fine – di dignità, politica e personale, eterno megafono di slogan scurrili e sotto dettatura, ripetuti ad oltranza, in un mantrico martellamento continuo, il signor nessuno per eccellenza, nuovo uomo medio dei nuovi media, giganteggia, spadroneggia, diventa prepotente tra adulatori, fomenta le liti, aizza i suoi cani da ferma, da cerca, da seguita, da tana, da traccia e da riporto, accresce gli odi e i rancori, il suo e altrui delirio.
È l’era della politica che si traduce in uno stato di collettiva ipnosi regressiva, attraverso cui far emergere gli istinti più bassi e sin qui nascosti.





La seduzione della sedizione

13 12 2012

Democrazia DirettaHanno ragione d’essere tutte queste polemiche?
Perché continuare ad occuparsi di un simpatico comico – rimasto tale – che pare ispirarsi a modelli da Repubblica islamica iraniana?
Si può riporre fiducia verso chi non ha alcuna considerazione e rispetto per le idee altrui, si sottrae al confronto e non garantisce nessuna tutela alle eventuali minoranze interne al Mo’ Vi Mento?
Ha senso analizzare il caravanserraglio che Grillo ha messo in piedi?
E, soprattutto, che ragione abbiamo di favorire, dopo i nominati, l’ascesa di nuovi parlamentari obbedienti e sottomessi?
Sono domande ispirate ai requisiti minimi di democrazia interna che dovrebbero animare la vita dei partiti o dei movimenti politici.
E’ però probabile che, tenuto conto dell’identità “personalistica e carismatica” che ha assunto (suo malgrado o scientemente) anche il Mo’ Vi Mento 5 stelle, rilievi e obiezioni di questa natura non abbiano più alcun senso, perché chi decide di aderire, con la necessaria consapevolezza, è chiamato a sottostare all’insindacabilità dei giudizi, degli umori e dei malumori del suo capo indiscusso.
E’ identica caratteristica a quel che è stato, sino ad oggi, il Popolo della Libertà che, non a caso, nell’art. 1 del suo statuto si definisce anch’esso “movimento di donne e di uomini” e non partito. O quel che è stata l’Italia dei Valori costruita attorno alla figura di Di Pietro, oppure il Partito Radicale sempre legato al carisma di Marco Pannella (che, a suo tempo, se avesse potuto godere della stessa amplificazione mediatica concessa a Grillo, avrebbe dato vita ad un più meritorio Partito Radicale di massa).
Nel caso del Mo’ Vi Mento in questione il sottinteso, non esplicitamente espresso nel “non statuto”, per chi si “associa”, è oramai chiaro: la democrazia è diretta da chi ne fa beffe (Grillo) e da un apocalittico alchimista, con misteriose doti informatiche, desideroso di coronare i suoi grilli per la testa. Uno scrive, l’altro posta e sugli infedeli domina e vige la legge sull’apostasia.
L’assoluta noncuranza, rispetto a qualsiasi opposizione democratica che si è manifestata all’interno, è da sempre apparsa chiara e netta: non c’è spazio per il dibattito, il civile confronto delle idee, la discussione sulle regole nella home page (sede) del Mo’ Vi Mento.
Addirittura, in un memorabile post gli oltraggiosi moti sediziosi, vergati in una conversazione su un forum privato, sono stati resi oggetto di puntuali colpi di verga del comico censore.
Nella pressochè totale assenza di regole stabilite e condivise o in presenza di proposizioni dogmatiche, nella visione monocratica e nella prospettiva unidirezionale d’una democrazia che non tiene conto di inutili particolari, l’ordine è solo uno: adattarsi o arrendersi alle condizioni del grande dettatore.
À la guerre comme à la guerre!
In questo storico frangente c’è un solo obbligo morale, civile e politico: incensare il censore.
Così viaggiano e vanno gestite la libertà e la democrazia nel Mo’ Vi Mento nato e mortificato in rete.





Passaparola – Comunicato politico numero cinquantaquattro – Beppe Grillo

15 11 2012






Inchiostro di china pericolosa

13 11 2012

Non parlerò di primarie ma, in qualche misura, del primato della democrazia, della verità, della giustizia e dell’informazione.
Non so bene se sia una mia esclusiva impressione ma…
I volenterosi carnefici – quelli della condanna emessa senza appello alle prime luci d’un sospetto o sulla scia d’un minimo indizio, ancora prima di qualsiasi sentenza definitiva – si trovano alle prese col loro ingiustificabile doppiopesismo: colpevolisti coi nemici del popolo, innocentisti o giustificazionisti con gli amici (propri) e del popolo.
A seconda della personalità o del partito politico – che esprimono parole o manifestano comportamenti altre volte vivacemente censurati – tutto cambia.
E’ la pericolosa china lungo la quale è caduto il grande maestro in quest’arte: l’inquisitore Marco Genuflesso Travaglio.
Scriveva tempo fa il compianto e illustre giornalista d’inchiesta Giuseppe D’Avanzo, in polemica col Genuflesso: ‘Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell’asettico, neutrale watchdog – di “cane da guardia” dei poteri (“Io racconto solo fatti”) – per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come “fatti” ciò che “fatti”, nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare “fatti” quel che potrebbero accusare più di d’un malcapitato)’.
Aggiungeva: ‘E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale’.
Parole profetiche, cui si affianca oggi il maggiore valore aggiunto dalla richiesta d’archiviazione per il Presidente del Senato Renato Schifani, verso cui si teorizzava il concorso esterno in associazione mafiosa e nei cui confronti, a titolo d’indennizzo dell’indegnità politico-morale-istituzionale gettatagli addosso, basta un miserrimo articolo, non altrettanto enfatico quanto la potente portata delle bordate accusatorie.
Marco Genuflesso Travaglio ha trovato ora nuova sponda politica, a lui più consona, rivolgendo il suo sguardo, la sua penna e la sua oratoria, in direzione dei suoi amici Grillo e Di Pietro, che hanno dato identica impronta “vendicativa” a un movimento e un partito padronali.
L’assunto da cui si parte è che (quasi) tutto è merda, senza mai spiegare come si esce dalla stessa, al di là della biliosa contestazione. E, sempre fingendo che tutto quel che si è realizzato in quest’Italia sia frutto d’un ineluttabile e malvagio destino, senza alcuna partecipazione attiva, da parte della cosiddetta società civile, alla ‘presa del potere’ di chi non si è certo auto proclamato. Ma è chiaro che, a coloro che nutrono sentimenti di rivalsa e che attualmente cercano un consenso montante, fa più che comodo l’assoluta assenza d’una approfondita analisi socio politico antropologica: si continua a fingere l’esistenza d’una eterna innocenza come tratto genetico degli italiani ora tutti orientati (sarà da vedere in che misura) a favorire l’ascesa dei neo  rivoluzionari.
Tutto ciò che riguarda gli amici trova, ovviamente, logica e comprensibile giustificazione. Qualsiasi interrogativo (non si parla di reati) va immediatamente catalogato come inutile e infondato sospetto, orrido complotto, ‘spiate dei servizi segreti al soldo di chi sappiamo, campagne calunniose orchestrate da chi sappiamo che l’hanno vivisezionato e passato mille volte ai raggi X’.
Le regole “carta straccia” del “non statuto”, le gestioni padronali e gli imperativi categorici, per esempio, inducono il Genuflesso a scrivere: ‘Ma benedetti ragazzi: perché vi siete iscritti a 5 Stelle o all’Idv, se non vi piacciono Grillo o Di Pietro? Grillo, da quando fa politica, ha sempre attaccato certi talk show, considerandoli i salotti dei partiti, rifiutando di esserne ospite e raccomandando ai suoi di non cascare in quella che considera una trappola. Ergo chi muore dalla voglia di accomodarsi su quelle poltrone non ha che da iscriversi a uno qualunque degli altri partiti o movimenti, che in tv bivaccano da mane a sera. Se invece si iscrive a 5Stelle e viene eletto, sicuramente in virtù del proprio poderoso consenso, ma forse anche un po’ grazie al faccione di Grillo sul simbolo, non ha che due strade: proporre regole diverse e sperare che vengano approvate; o dimettersi e fondare un nuovo movimento con le proprie regole. Idem per Di Pietro: è forse una novità, o un mistero, che l’ex pm abbia fondato un movimento personale, manifestato con Grillo, criticato gli inciuci del Pd, stigmatizzato le firme di Napolitano sulle leggi vergogna di B., contrastato tutti i provvedimenti di Monti& C.? Donadi queste cose dovrebbe averle almeno notate: era il capogruppo, non un passante. Poi ci sono i giornali di palazzo, ridotti a formicai impazziti mentre la terra trema e frana’.
Sull’Italia immobiliare di Propaganda Fide, che ha coinvolto diversi personaggi, da Scajola a seguire, mentre sui primi la mannaia moralizzatrice doveva impietosamente calare, sugli altri, il nostro Genuflesso ha avuto l’ardire di vergare quanto segue: ‘non c’è nulla di male ad affittare un alloggio dal clero (che controlla il 22.5% del patrimonio immobiliare)’.
Marco Genuflesso Travaglio, persona informata dei fatti, non ricorda probabilmente d’aver scritto in quello stesso articolo ‘Di Pietro, che vive in via Merulana…’, quella stessa dimora poi divenuta sede dell’Idv, in occasione d’una ristrutturazione di cui si è abbondantemente parlato.
Marco Genuflesso Travaglio, in difesa dell’acclarata onestà dell’amico, ha rigettato, nell’arco di ventiquattr’ore qualsiasi dubbio, interrogativo e rilievo presentati nell’inchiesta durata mesi e curata da Sabrina Giannini, affermando che ‘riciccia fuori sempre la solita minestra, già giudicata infondata e diffamatoria da fior di sentenze, vuol dire che di errori ne ha commessi, ma tutti emendabili, perché il saldo finale rimane positivo’.
Ecco perché siamo davanti all’inchiostro di china pericolosa e ad una sorta di mistero della fede che produce gli atti di indulgenza plenaria dispensati dall’oggi equanime Marco Genuflesso Travaglio.
Le inchieste e le analisi, come si è detto, sono ben altro, assai diverso dal settarismo.
Ha ben poco di cui lamentarsi Marco Genuflesso Travaglio laddove nota il malvezzo altrui, pressochè identico al suo, di utilizzare due pesi e due misure.
E, per concludere, nel decalogo di consigli non richiesti, bisognerebbe, per amor di verità e corretta informazione, includere la richiesta di fugare qualsiasi illusione d’un possibile Grillo Premier, perché come è noto l’Inquisizione, seppure alimentata a f(r)asi alterne, mai vorrebbe un primo ministro già condannato in via definitiva per quel che oggi si vorrebbe qualificare come omicidio stradale.
Se ragioniamo di motivi morali e non penali – sulla pericolosa china dei fiumi d’inchiostro consumati in altre occasioni – questi valgono e sono identici per tutti e non possono applicarsi in maniera attenuata solo per gli amici.





Salvate il soldato Di Pietro!

2 11 2012

image

Dopo le note vicende sulla gestione padronalistica dell’Idv, sin qui passate in sordina e rese di dominio pubblico dalla trasmissione Report, rilanciata da tutti gli altri media, i volenterosi carnefici delle nefandezze altrui, Travaglio e Grillo, in perfetto sincrono, si sono lanciati in una difesa d’ufficio a favore dell’ex magistrato-poliziotto-tribuno Antonio Di Pietro.
L’imperativo è, all’unisono, uno soltanto: salvate il soldato Di Pietro!
Solo poco tempo fa Beppe Grillo e il suo autore politico Casaleggio escludevano qualsiasi possibile asse con il padrone dell’Idv. Oggi un ulteriore piccolo bottino elettorale, in vista delle elezioni politiche, val bene una messa celebrata sul blob-blog.
Mentre si è sempre avuto molto da ridire sull’inopportunità dell’allegra gestione del denaro pubblico da parte della cosiddetta Casta, quel che Di Pietro ha realizzato attraverso un triumvirato chiamato a concentrare su sè le disponibilità finanziarie del suo partito, viene annoverato tra i comprensibili e perdonabili errori umani.
Altrettanto dicasi per quanto concerne l’inguardabilità di certi figuri scelti direttamente dal capo di ciò che si è trasfigurata come Italia dei (porta)valori.
Esistono, perciò, due pesi e due misure, secondo cui per alcuni è opportuno adottare comportamenti, certo non penalmente rilevanti, ma moralmente discutibili, mentre per altri tutto è concesso e perdonato. Valgono persino le giustificazioni del giorno dopo (la clamorosa figura di merda), che non ha avuto prontezza di contrapporre da subito e davanti all’incalzare delle domande della giornalista.
Si tratta d’una difesa più che comprensibile proveniente da due fronti, quello giornalistico e quello politico, che condividono medesima visione padronalistica: il ‘Fatto quotidiano’ è oramai falange d’informazione militante, capeggiata da Travaglio, che ha dimostrato di non poter accogliere discrepanze al suo interno; il Movimento 5 Stelle è ostaggio del suo capo politico che ha sin qui dimostrato di voler dar vita a gruppi di automi, organizzati in rappresentanza istituzionale, soggiacenti ai suoi insindacabili voleri e giudizi.
Entrambe le strutture hanno identica matrice padronalistica e, per loro natura, non ammettono e non contemplano opposizione, nè spazio per i non allineati.
Questa concezione personalistica, che sovrappone e rende identica la figura del capo all’intero partito, è così sentita e vissuta da Di Pietro, tanto da averlo spinto a sancire la morte della sua stessa creatura.
Dopo il recente parricidio che ha garantito sopravvivenza, probabilmente temporanea, alla Lega, ci troviamo davanti ad un episodio di segno diverso: il padre/padrone si propone di uccidere tutti i suoi figli.
Tutto quel che ne conseguirà sarà il coronamento della linea politico-editoriale di Travaglio & Co. che, da tempo, speravano in un sodalizio Di Pietro-Grillo.
Tant’è vero che quest’oggi leggerete tutto il giubilo e il plauso a piena pagina.
La parte sana dell’Idv che sopravviverà all’ “après moi le déluge” del boss potrà adesso muoversi in libertà e non più sotto dominio.
Il soldato Di Pietro potrà accogliere l’abbraccio di Grillo, con la benedizione di Travaglio, e andare a combattere contro nuovi nemici comuni, sempre utili a garantire e legittimare la propria immarcescibile sopravvivenza politica.





L’eterna età dell’innocenza di molti italiani

2 10 2012

image
In Italia è, di nuovo, tempo di protesta e di rivolta.
Il disgusto, la disaffezione e il malessere sono, però e nonostante tutto, ancora sotterranei o soltanto epidermici. Un’irritazione diffusa che non ha trovato e prodotto adeguati anticorpi.
La contestazione non ha fin qui dato vita a nessuna oceanica manifestazione di piazza.
Nessun assalto al Palazzo ha, per ora, preso forma (che, ci auguriamo, sempre e rigorosamente pacifica!).
L’eterna età dell’innocenza di molti italiani, a distanza di 18 anni dall’avvento del berlusconismo e della cosiddetta Seconda Repubblica, ha riportato alla luce la solita malattia ad andamento carsico.
Una considerevole parte di elettorato, già figlio ed erede dell’epoca pentapartitica, si ritrova – per le identiche ragioni del passato – in libera uscita e in attesa d’approdare su altri rassicuranti lidi.
Oggi, come ieri, dopo essersi affidati e affiliati a uomini che promettevano soluzioni salvifiche e aver, poi, dovuto amaramente ingoiare/constatare che la politica non si è redenta, né si è emancipata dall’affarismo, non più e non solo clientelare, ma prima di tutto personale, famelico, familistico o di avida cricca del malaffare, grida vendetta!
Vendetta, tremenda vendetta!
Quali saranno gli esiti di questa rinnovata auto redenzione non è del tutto chiaro.
Chi avrà in dote la nuova eredità degli italiani eternamente senza colpa?
I sondaggi, sempre basati su ristretti campioni, non si sa bene quanto rappresentativi di un intero più complesso, dispensano consensi e possibili voti verso chi è (in via presunta) rimasto fuori o si dichiara incontaminato, duro e puro.
Il coro delle vergini che, nel loro piccolo (il che è soltanto meno grave nella misura), hanno adottato – talvolta – uguali logiche tese a favorire i famigli e i cortigiani, cercano di ammaliare quest’enorme bacino con offerte d’ogni genere.
Il maggior timore è che l’incalzante conato di vomito collettivo spinga una consistente quota verso l’astensione.
Ricchi premi e cotillons offre il Signorino Margherita Renzi, disposto, nelle sue carnevalate o nella sua Congiura dei Pazzi, a farsi ancora più ibrido, pur di figurare nel disposto testamentario. L’arroganza e la cafonaggine, dell’omino tecnologico sempre intento a giocare col suo oggetto ludico mentre parlano gli altri, non gli mancano. Requisiti che piacciono tanto a tutti gli ex conniventi coi buzzurri ora innocenti.
Addirittura il Magnifico Solimano Grillo posta un pezzo da cu trapela la paura che una parte di dissenso vada a perdersi e riversarsi nel non voto ed esorta tutti a non essere più ‘guardoni della politica’. Il suo invito, sinora, si fonda sulla fiducia da concedere al singolo, in attesa dei candidati last minute, alcuni dei quali hanno già intrapreso la corsa rigorosamente online, ma non solo: blogger d’assalto (con o senza byografia), retroguardie reduci del verdismo dismesso o vari figliocci orfani e delusi, di sinistra e destra, accomunati dal  nuovo mito/rito comune della forca (o della nuova forchetta).
Il terzo polo, centrista, ora lista civica nazionale, propone la linea della continuità del governo Monti con il bis o basandosi sulla cosiddetta ‘agenda’ che qualifica tutto e niente. Più niente, con attestati e competenza tecnica, che tutto.
Il Pd pare sospeso, in balia degli eventi, dei dissidi interni al suo bollito misto e in attesa di superare il guado delle Primarie.
L’Italia dei (porta)valori oscilla tra “anticastismo” e, nel suo piccolo, coltiva la tendenza ad essere micro Casta a gestione padronale.
L’uomo medio dei media, si rifà il trucco, e come un vecchio disco retrò (edito da ‘La voce del padrone’) annuncia abolizione dell’imu, fuoriuscita dall’euro, puttane di regime (uomini e/o donne) per tutti. E’ il b-side o il remake di tutto quanto già visto e già sentito.
Persino Cicciolina, col suo annunciato ritorno, impallidisce e rischia d’apparire più credibile, più vergine e perbene, davanti a certe vecchie baldracche liftate che, ora e solo ora, sbraitano contro il futuro fiorito perché abbondantemente concimato. Dopo aver sguazzato per decenni in quello stesso humus.
E tutto questo è orribile e contemporaneamente ridicolo; un teatro dell’assurdo che ha come protagonisti tutti coloro che, dopo comune appartenenza e spensierata coesistenza, fingono di non (ri)conoscersi e simulano unanime e corale indignazione.
La Lega, dopo aver consumato il parricidio, offre lo spettacolo di tutti i figli del reietto padre putativo, col capo cosparso di cenere e al seguito del ritrovato spirito di lotta, contro la degenerazione di cui sono stati artefici e accoliti.
La sinistra estrema (quella relegata ai margini dei salotti buoni) tenta il suo rilancio, nella speranza di poter successivamente pugnalare alle spalle qualche nuovo governo di centro-sinistra.
Nessuno che dica, con chiarezza, quali sono le strade alternative rispetto all’immobilismo o alle sabbie mobili.
Nessuno che parli di economia reale, di occupazione, del ridotto potere d’acquisto di molte retribuzioni e, di riflesso di intere famiglie, di pubblica amministrazione, di Stato, parastato, governo e sottogoverno, da cui liberare tutto il parassitismo dei collocati di partito, di lavoro, aziende, lavoratori, occupati, sottoccupati e disoccupati, di diritti e di doveri, di chiamata alla responsabilità, di estromissione dei corrotti e corruttori dagli incarichi pubblici. E di molto altro ancora che potrebbe costituire una lista interminabile di priorità.
Restano tuttora ignote le possibili squadre di governo, basate su programmi minimi, credibili e immediatamente realizzabili, per dare speranza ad un paese asfittico e fuoriuscire dall’emergenza.
Fateci vedere, per tempo, le altre facce dietro i soliti faccioni del seducente leaderismo carismatico. Siamo e viviamo nella realtà, non più in un reality di serie B.
Tutti, intrappolati nel Palazzo o in attesa di varcarne l’agognata soglia, bramosi di sopravvivere, rinascere o nascere, grazie all’eredità degli eterni innocenti, che oggi fingono estraneità a tutto il museo degli orrori che hanno, sino a ieri, osannato, giustificato, coperto e favorito.
Intanto si posizionano le partigianerie della Casta stampata. Solo due esempi, contrapposti ma simili: il “Fatto quotidiano” sostiene l’onda (fatta di post) rivoluzionaria; “Il Giornale” e “Libero”, impossibilitati a supportare la destra in liquefazione, adottano manovra diversiva su Renzi, certi del prevedibile effetto detonante.
Sembra ci sia, per adesso, un solo possibile futuro: l’esplosione finale d’un sistema che, ormai, va destrutturato e riorganizzato.





Una qualunque incontra uno qualunque

29 09 2012

imageimage

Oggi, dopo la letterina minatoria di Lavitola (O la borsa o Lavitola), ricca di amorevoli retroscena sull’ex miglior Presidente del Con(s)iglio, merita attenzione la video-lettera-saluto di Sabina Ciuffini, pubblicata sul blob-blog del Magnifico Solimano Grillo e da cui traggo alcuni stralci:

…Allora io quando penso alle donne come me, che tra l’altro sono assolutamente non connesse, bisogna che ci connettiamo, perché una qualunque di noi su alcuni problemi di base la pensa nella stessa maniera, sia che sia di destra, di sinistra, sia che sia bella, brutta, povera o ricca!”

“…Voi mi direte ma che cosa c’entra con il blog di Beppe Grillo? In effetti c’entra poco, anzi scusatemi, straparlo, perché mi sembra che anche Beppe, che è uno dei nostri figli più brillanti, perché devo dire che ha fatto una operazione straordinaria con questo 5 Stelle, cioè ha fatto qualche cosa che veniva ritenuto impossibile, però insomma il linguaggio è molto maschile e non è detto che maschile sia negativo, maschile è straordinario, ripeto, il maschile è andato sulla luna, ha inventato di tutto e di più, anche cose pessime, ma anche cose molto belle, il maschile è il motore del mondo degli ultimi due mila anni, poi prima non lo so…”

“…Ho chiesto alle donne di Una Qualunque di dirmi un po’ secondo loro chi era questa una qualunque e mi hanno detto delle cose molto belle, forse ne ricordo qualcuna:
io sono quella che si è innamorata tante volte o una volta sola.
Io sono una qualunque.
Io sono quella che si fida troppo, ma non crede in niente e in nessuno.
Io sono una qualunque.
Io sono quella che è così ottimista da mettere su famiglia.
Io sono quella che porta il mondo sulla schiena.
Io sono quella che gli occhi li usa anche per piangere.
Concludo facendo i complimenti e esprimendo tutta la mia più profonda ammirazione per tutte le donne italiane, tutte quante, tutte quante, comunque la pensino e dovunque in questo momento esse siano e auguro a tutte noi di poter fare davvero il nostro dovere.”

È evidente che Sabina Ciuffini non ha nessuna responsabilità sull’incomprensibilità del post sfregiato: sia nel video che nel testo.
Qualsiasi commento appare superfluo.
Il pensiero della qualunque, nell’interpolazione grillina, parla da se.
Magari, appena connessi, fateci un fischio.
Assolutamente da non perdere: una qualunque incontra uno qualunque.

P.S. Ai curatori del sito: torna a casa lessico!
Magari, d’ora in poi, non fate realizzare, ai vostri nuovi Teletubbies, nè video e nè audio trascritto.