Lettera, a(gl)i (e)lettori, in busta chiusa, con finestra aperta sul futuro

23 02 2013

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Io non vivo grazie alla politica.
Vivo del mio lavoro e, l’assenza di questi giorni, lo testimonia.
La politica vissuta come pura passione civile, diversa e distante da quella di chi si appella ad un senso civico (retribuito) tradottosi nella costituzione di liste tutte ben infarcite di soliti noti o solide retroguardie, nascoste dietro un apparente nuovismo, mi spinge a partecipare, nei limiti del possibile, ed esprimere qualche ultima considerazione alla vigilia del voto.
In tutti questi giorni ho intensamente dibattuto, in ambito privato, con amici di vario orientamento politico – di destra e di sinistra –  tutti indistintamente affascinati dall’onda rivoluzionar-reazionaria.
Tutto questo indistinguibile e confuso ribellismo è certamente figlio di quella mala politica, arroccata nei palazzi d’inverno e vissuta con l’incessante e sempre più famelica avidità di quel che oggi definiamo genericamente casta.
La posta in gioco riguarda ora il nostro comune futuro: tra democrazia, capace di rinnovarsi e così risorgere dalle ceneri (de)generate per mano di chi, dopo circa vent’anni interamente dedicati alla cura e alla tutela di privatissimi interessi personali e appena 14 mesi fa, aveva spinto e portato il resto del paese (e non sé stesso!) sull’orlo del baratro o ineluttabile involuzione e regresso, adesso favorito da più o meno (in)consapevoli apripista d’una deriva fatta di neo autoritarismo, che troverà sponda e giustificazione grazie al vuoto generato dal caos.
Siamo alla vigilia d’una scelta definitiva sull’idea di futuro che vogliamo offrire a noi stessi ed al nostro paese.
Il mio invito è quello di non sottrarsi alla partecipazione che segnerà il destino di ciascuno di noi.
Capisco il disgusto, la profonda disaffezione e il senso di estraneità che certo non hanno trovato alcun conforto in questa penosa campagna elettorale.
Capisco alcune delle ragioni espresse dall’ottima Michela Murgia.
Capisco l’irrefrenabile impulso a far sì che giunga la giusta condanna ad una pressoché intera classe politica e dirigente, che non merita attenuanti e nessun possibile appello.
Capisco il desiderio di chi non vuole rendersi più complice e ora esprime il suo deciso “not in my name”.
Capisco le ragioni di chi afferma che – forse – la buona politica è moribonda e nessuno merita consenso.
Ma non capisco e non posso accettare che queste ragioni non riescano e non possano trovare una residua speranza per far sì che non muoia definitivamente la democrazia.
Buon voto a tutti.





Partito (e)statico

19 12 2012

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In mezzo ad un’informe accozzaglia (speriamo minoritaria e destinata a rimanere tale) di rabbiosi, priva di distinzione e – alla fin fine – di dignità, politica e personale, eterno megafono di slogan banali e sotto dettatura, ripetuti ad oltranza, in un mantrico martellamento continuo, il signor nessuno per eccellenza, vecchio uomo medio dei media, giganteggia, spadroneggia, diventa prepotente tra adulatori, fomenta le liti, aizza i suoi cani da ferma, da cerca, da seguita, da tana, da traccia e da riporto, accresce gli odi e i rancori, il suo e altrui delirio.
È l’era della politica che si traduce in uno stato di collettiva ipnosi regressiva, attraverso cui far emergere gli istinti più bassi e sin qui nascosti.

P.S.: trova le differenze con l’altro post





Movimento (e)statico

19 12 2012

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In mezzo ad un’informe accozzaglia (speriamo minoritaria e destinata a rimanere tale) di rabbiosi, priva di distinzione e – alla fin fine – di dignità, politica e personale, eterno megafono di slogan scurrili e sotto dettatura, ripetuti ad oltranza, in un mantrico martellamento continuo, il signor nessuno per eccellenza, nuovo uomo medio dei nuovi media, giganteggia, spadroneggia, diventa prepotente tra adulatori, fomenta le liti, aizza i suoi cani da ferma, da cerca, da seguita, da tana, da traccia e da riporto, accresce gli odi e i rancori, il suo e altrui delirio.
È l’era della politica che si traduce in uno stato di collettiva ipnosi regressiva, attraverso cui far emergere gli istinti più bassi e sin qui nascosti.