Sabrina Giannini vs Marco (Genuflesso) Travaglio su Di Pietro

9 11 2012

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Uno per tutti

5 11 2012

E’ ormai fuor di dubbio che, in Italia, c’è un altissimo deficit di democrazia rappresentativa e plurale.
Le elezioni siciliane lo hanno testimoniato attraverso l’ampia maggioranza raggiunta dall’astensionismo: limitata la partecipazione e altrettanto scarsa la preoccupazione di tutti, indistintamente uniti nel gioire delle rispettive vittorie dimezzate.
I partiti padronali di quest’ultimo ventennio hanno concepito la democrazia come espressione delle volontà e delle priorità d’un singolo elevate all’ennesima potenza: così per il PDL, per la Lega, per l’Italia dei (porta)valori. E, in linea generale, un po’ per tutti quei gruppi dirigenti che hanno prolificato grazie all’ossequio ricompensato con la cooptazione o i favoritismi rivolti ai famigli (e ai familiari in cerca di prima occupazione ottimamente retribuita e ottenuta quasi per diritto dinastico).
L’adozione del governo tecnico, seppur di durata limitata e per quanto contemplato come frutto della nostra democrazia parlamentare, laddove caratterizzato dal sistematico ricorso alla decretazione d’urgenza e d’emergenza, è anch’esso e pur sempre una minusvalenza di quelli nati come espressione della sovranità popolare.
Oggi le ‘nuove’ forze in campo, si (rap)presentano identifiche a questo modello dell’uomo solo come unico portavoce da amplificare.
Potrebbe apparire un paradosso anti storico ma il berlusconismo, come modello politico, ha vinto o, quantomeno, conquistato enorme terreno.
Siamo, tutti e sempre, alla ricerca del solitario uomo (nuovo) non come guida ma come salvatore o purificatore dei nostri mali.
C’è di più e di peggio: il Mo’ Vi Mento 5 stelle, nell’idea-azione di chi lo eterodirige, pare voler portare questo tipo di rappresentazione al parossismo.
Non sono, in questo senso, un bel vedere e sentire, le reprimende e la totale negazione della presenza in video e in audio di altri volti e altre voci, oltre quella del grande assente, onnipresente, onnisciente e ampiamente amplificato dai media tradizionali che dice di disdegnare (perlomeno tutti quelli che non sono disposti a favorire le sue incursioni con il dovuto atto di genuflessione).
La buona informazione, per il nuovo conducator, è un abito cucito su misura: sono tutti uguali questi solisti che non tollerano il confronto o temono che alcune delle loro immani cazzate siano analizzate e confutate.
Se non fosse, anche in questo caso per niente democratico, per parità di trattamento e per contrappasso, bisognerebbe relegare l’uomo medio dei nuovi media nel recinto che dice di amare e prediligere, per verificare, a quel punto, la reale portata di questa sua democraticissima visione, sempre gestita e manipolata da una ristrettissima oligarchia che teorizza una partecipazione diretta poi dirottata, nella pratica del vertice pur sempre piramidale, su scelte esercitate dal (pre)potere degli uni che contano e pesano più degli altri. È la democrazia diretta… sì, da Casaleggio e Grillo!
Anche il M5S si è allontanato, e non poco, dalle buone intenzioni della condivisione nella scelta delle candidature: l’ampio margine si è ridotto ad una gestione circoscritta a pochi che, grazie all’apparente libertà data dall’assenza di regole certe, amministrano il tutto attraverso un direttorio in quotidano divenire.
Tutto il resto sono mere teorizzazioni di chi vuol mantenere fermamente nelle sue mani capacità decisionali e rappresentanza: la sedicente piattaforma liquida, in questo caso, non esiste se non come solido strumento in poche mani. Il problema è, allora, il solito: chi controlla i controllori?
Le giuste intuizioni e la completa buona fede dei seguaci risultano, pertanto, offuscate da chi, direttamente o indirettamente, manipola possibili maggioranze spogliate e sprovviste di qualsiasi potere decisionale.
Esistono gli imperativi categorici, i diktat, le imposizioni d’una voce che pretende l’unanimità silenziosa.
Putacaso che Grillo, su suggerimento delle falangi della levatrice Travaglio e del gruppo degli A$$ociati, attorno a cui ruota tutto il merchandising, proponga il salvataggio di quel Di Pietro, che certo non si è particolarmente distinto rispetto alle pratiche padronali e del piccolo privilegio dei congiunti, gli altri aderenti devono osannare la profezia dell’illuminato di turno.
Sinchè non ci si renderà conto, alla fine dell’orgia iconoclasta, che gli illuminati in alcune loro esternazioni sono totalmente fulminati.
La realtà d’una politica che non può sopravvivere solo nutrita di cloni ci renderà noto, da qui ai prossimi 10 anni, cosa e quanto riuscirà a sopravvivere al fatale declino dell’ennesimo capetto carismatico. Vedremo, inoltre, come e quanto gli atti notarili o le scritture private riusciranno a conciliarsi, in assenza di qualsiasi riforma costituzionale, con l’attività di chi sarà chiamato a svolgere il suo ruolo senza vincolo di mandato.
Intanto quel movimento, così denso di novità, è per ora abbondantemente infarcito di ex cultori e orfani d’altri miti decaduti o decadenti, di ex verdismo laceratosi nelle faide interne su cui ha prevalso il piccolo affarismo e l’arrivismo, sempre familistico, di chi è divenuto piccolo e famelico gruppo dirigente, di sinistra estromessa desiderosa di riscatto, avvelenata con la restante parte organica e dominante.
A delirio s’aggiunge ulteriore farneticamento, di un invasato pacifico filosofo avvelenato, pronto a scatenare la sua ira funesta dicendosi disposto a votare, sull’altro versante dell’idiotismo toscano fattosi politica giocata in solitaria, il Sindaco (Fi)Renzi che propone nuovi prototipi che sanno, non d’antico, ma di vecchio, per favorire così l’avvento degli autentici, puri e unici rivoluzionari.
Occorrerebbe interrogarci su quale democrazia vogliamo: autenticamente rappresentativa o espressione di disciplinate orde rivoluzionarie a cui impartire ordini sul da dirsi e sul da farsi?
E, soprattutto, vogliamo favorire un governo come espressione della volontà popolare o dar corpo ad una massiccia opposizione?
Vogliamo provare a darci un governo sovrano o rassegnarci ad essere gestiti da strutture sovranazionali, senza quella necessaria autorità, anche in questo caso, derivante dall’investitura democratica di quegli Stati Uniti d’Europa che vanno politicamente (ri)fondati per affrontare la crisi a tutti i livelli?
Intanto, in Italia, alla democrazia dei nominati s’affianca quella dei senza volto e senza voce.
Non c’è più altra speranza per questa nostra democrazia malata?





La sommossa degli autarchici

29 10 2012

Il ritorno del ‘caro leader’, coi suoi toni nordcoreani o sudamericani modello chavista, rappresenta il trait d’union, di diversi versanti convergenti, tra berlusconismo, grillismo, antagonismo degli estremisti.
I punti d’incontro tra le varie fazioni, apparentemente diverse e distanti, si erano manifestati da tempo sui tanti temi tutti interpretati in chiave anti: 1) europeismo; 2) parlamentarismo; 3) giornalismo; 4) governo Monti; 5) tasse ed equitalia; 6) Presidenza della Repubblica; 7) politica e partitismo.
Unica discriminante la magistratura, per ora.
Adesso il ‘caro leader’, per non essere da meno, dopo la recente condanna da parte dell’odiata magistratura, torna in campo per cavalcare i venti di sommossa che aleggiano in Italia.
L’uomo medio dei media ha capito che è tempo di giocare allo sfascio definitivo. Ha fiutato il dilagante e irrimediabile malumore che, a seconda degli sviluppi, potrebbe portare il nostro paese, non del tutto immune, alla ricerca di una svolta autoritaria.
Eccolo, quindi, pronto a capeggiare l’incombente e prevedibile ingovernabilità del pre e del post elezioni.
Immaginate: qual è lo scenario più propizio per i populisti d’ogni provenienza e derivazione, se non il caos totale?
Se non prenderà consistenza l’unica possibile alternativa, ancora una volta di transizione, d’un nuovo centrosinistra capace di rendersi autore e interprete delle riforme necessarie a questa democrazia asfittica e alla morente economia reale, l’orizzonte non potrà che essere caratterizzato da tinte più che fosche.
Il cavaliere, deluso e avvelenato, pare disposto a giocarsi il tutto per (il suo) tutto. Anche a rischio di frantumare definitivamente quello schieramento che è stato, sino a ieri, creatura a sua immagine e somiglianza.
Quest’altra consapevolezza, d’una destra alla deriva senza il suo ideatore/finanziatore, certo non gli manca. Allo stesso tempo esiste in lui, probabilmente, la forte convinzione di poter dar vita, in quest’assoluto marasma, ad una nuova destra, ancor più oltranzista, disposta a seguirlo nella battaglia finale.
Immaginate il futuro che ci attende, senza una possibile e credibile alternativa, verso cui convogliare il voto di chi vuole ricostruire anzichè distruggere, disposta ad accantonare le divisioni e più propensa a coltivare i punti d’incontro: il buio più nero del nero.
A meno che non si vogliano catalogare le ultime dichiarazioni del ‘caro leader’ come inutile e sterile vaniloquio di chi voleva semplicemente dar sfogo ad una rabbia incontrollata.
Ma tutti i riferimenti, da leader autarchico, non erano per niente casuali.
Basta guardarsi attorno: molto di quel che il ‘caro leader’ ha puntigliosamente recitato, come in un mantra apparentemente delirante, fa parte del campionario d’insofferenza diffusa e condivisa.
Ecco, allora, il destabilizzatore per eccellenza, forse capace di dare nuova forma al ribellismo, attraverso un ritrovato asse nordista, che potrebbe garantirgli nuovo vigore e riportarlo in sella per la resa dei conti finale.
Fantapolitica? Vedremo.
Intanto, su scala ridotta,scopriremo quali indicazioni scaturiranno dal voto siciliano.
Di sicuro si è aperta la lunga campagna elettorale dagli esiti più che mai incerti.
Il cavaliere è vivo e lotta insieme a noi!





Se 25 anni d’onorata carriera vi sembran pochi

14 10 2012


Deputato dal 1987 decide di non ricandidarsi e continuare l’attività politica, che non gli sarà preclusa, in altrettanto nobili vesti.
Se vivessimo in un paese che guarda e si ispira, non solo parzialmente, ad altri modelli di democrazia occidentali, quest’evento rientrerebbe a pieno titolo nella normalità.
Viviamo, invece, in Italia e, un fatto del tutto naturale, dopo 25 anni di onorata carriera, ha del clamoroso e assume il carattere della straordinarietà.
Non si rasenti il ridicolo indicandolo come prima vittima dello sfasciacarrozze!
In condizioni ben regolate non sarebbero esistiti nè rottamatori, nè rottamandi, ma solo il ragionevole avvicendarsi di classi dirigenti: a destra, al centro e a sinistra.
Speriamo si apra una nuova fase che consenta e favorisca questo naturalissimo ricambio politico e (non solo) generazionale.
O magari porti ad esprimere tutte le rappresentanze parlamentari attraverso scelte maggiormente partecipate.
Così qualsiasi persona potrà, ciclicamente, fermarsi per qualche turno e, magari, poi ritornare.
Non è un addio.
Arrivederci Walter.





Signorino Margherita…

22 09 2012

Signorino Margherita

Signorino Margherita… Permette alcune domande?
Come preannunciato si sta scatenando (non da oggi) lo stuolo dei ‘moralizzatori del moralizzatore’.
Stanno emergendo, non senza apparenti ragioni, dubbi e giusti rilievi che si possono e si devono sottoporre alla cortese attenzione dell’ “arrivista non ancora arrivato”.
Vista e considerata l’immagine che la politica sta fornendo di sè, in questa continua deriva degli affari (propri) e del malaffare, non sarebbe male sentir pronunciare alcune circostanziate risposte a queste contestazioni.
Su “Il Fatto Quotidiano” viene ripresa l’allegrezza del Renzi itinerante all’epoca della sua Presidenza della Provincia di Firenze.
A che pro, e cosa ha prodotto, tutta quell’attività ipercinetica degli incontri di rappresentanza istituzionale, tenutisi un giorno sì e l’altro no?
Qual è la giustificazione da contrapporre a chi l’accusa d’una – pare consueta – abitudine all’esternalizzazione di alcuni servizi, risultati anti-economici?
Ha agito seguendo gli stretti criteri e i principi di efficacia, efficienza ed economicità?
E cosa ha da dire a proposito del diffuso ricorso – sempre col beneficio del dubbio e sino a prova contraria – alle assunzioni per chiamata diretta?
C’è il sito Renzileaks che, da tempo, monitora il Signorino Margherita, oggi in corsa alle primarie. C’è, anche, il portaborse che ha postato diversi interrogativi sul suo operato.
Ha qualcosa da dire in merito?
Vuole avere la gentilezza di rispondere a chi pone normali domande su quest’iperattività e su questa smania che, dietro l’innegabile e ineguagliabile energia del supergiovane, pare nascondere un irrefrenabile desiderio di visibilità?
Sono le normali domande cui vengono sottoposti, nel sistema statunitense, i candidati alle Primarie.
Le piace o no quel modello? Mica può piacerle a frammenti o a piccole dosi!
Cosa fanno i candidati, democratici o repubblicani, in quei casi? Rispondono e si difendono dagli attacchi. Non reagiscono a colpi di minacce. Non brandiscono l’arma della querela contro tutti.
Anzi, sovente, come ben sappiamo, sono messi a nudo e radiografati in tutti i loro più piccoli aspetti e analizzando ogni minimo particolare.
Giusto per non avere poi amare sorprese e a garanzia della loro sicura affidabilità.
Nota finale, che non ha specifica attinenza con questo piccolo commento ma riguarda tutto l’osceno consumatosi nella Regione Lazio: d’ora in poi non sarebbe male conoscere le situazioni patrimoniali d’origine di chi si ‘butta’ in politica e quelle che maturano in corso d’opera.
Perché ogni volta sono “tutti ricchi di loro” e – guarda caso – “ladri del nostro”.





I capponi di Renzi e il bollito misto

20 09 2012

imageLa premessa è d’obbligo: non mi è simpatico (forse, non lo è oggettivamente), nonostante abbia un suo seguito.
Non gli riconosco adeguato carisma, capacità di leadership e, ancor meno, di futura premiership. Troppa manifesta arroganza.
Sembra più somigliante ad un piazzista di marketing multilevel anni ’90.
Matteo Demolition Man, a capo dei rottamatori, ha dichiarato di voler ereditare (in sede elettorale e, forse spera, neanche tanto tacitamente, grazie a primarie aperte) i voti della destra. Un bollito misto.
Diverso risulterebbe il discorso di chi, vincitore d’una competizione elettorale, si proponesse poi di rappresentare tutti gli italiani.
È la dichiarazione preventiva che suona strana e portatrice di forti contraddizioni.
Non è chiaro quale portata innovativa abbia questo piccolo prodigio, se non quella di un ‘assalto alla dirigenza’, attraverso generiche dichiarazioni d’intenti che raccolgono, assai spesso, l’ovvio espresso per slogan.
Gli 11 punti programmatici (e l’immancabile dodicesimo ‘il programma lo fate voi!’) sintetizzati sulla carta – alcuni condivisibili, oramai unanimemente, a parole o come lettera morta, riconosciuti come necessari – sono pari ad altre buone intenzioni lette altrove.
All’interno molti orientamenti che sembrano provenienti da un comitato di ‘quelli che una consulenza buona per tutti non si nega a nessuno’.
Scarsa la concretezza d’un cambiamento autenticamente radicale: per esempio la soppressione di tutti gli enti inutili, al di là delle province; il ridimensionamento di quelli sovra a favore dei sotto dimensionati; riforme capaci di intaccare sistemi distorti senza garantire continuità con l’assurdo: sulla scuola, per fare un altro esempio, s’intende riconfermare l’inutilità dei test INVALSI (ente che avrei personalmente abolito da tempo – di sicuro e a maggior ragione dopo la condanna della Corte dei Conti – e i cui fondi avrei utilizzato per finanziare ben altro).
Per ovvie ragioni non tutto può trovare approfondimento su un programma/manifesto, ma su alcune questioni sarebbe importante conoscere nel dettaglio l’opinione corrente del candidato. Quali risorse immagina di poter reperire per finanziare il welfare, favorire lo sviluppo, rimettere in moto l’economia reale, senza il vago ‘attraverso il taglio della spesa pubblica’?
Se mai dovesse raggiungere la meta governativa che tipo di indirizzi politici assumerà e con chi è disposto a coalizzarsi per metterli in atto?
Qual è oggi il punto di vista sui beni di interesse comune (ricordate la posizione di Renzi sui referendum?), sui “Fantozzi della pubblica amministrazione”, sulle rappresentanze sindacali, sul nucleare ieri a lui gradito e oggi declinato sulle fonti rinnovabili, sull’articolo 18 e sull’appoggio incondizionato a Marchionne, senza se e senza ma? Sulle dismissioni del patrimonio dello Stato come intende procedere? Sull’equità e il riequilibrio fiscale come intende differenziarsi da chi ha continuato a far gravare il peso dei sacrifici sui soliti? E la sua idea di democrazia dal basso che riflessi ha sulla questione TAV/NO TAV e sul necessario coinvolgimento degli interessati a tutte le scelte che ricadono sul loro territorio o su questioni di salute pubblica legate all’insediamento di termovalorizzatori? È una democrazia guardata dal basso verso l’alto o qualcosa di più, di nuovo e di diverso?
Su temi che, per parlare con chiarezza, hanno determinato la frattura e l’auto-rottamazione dei rottamatori.
L’intenzione dell’itinerante Renzi contro tutti, è quella fallimentare, già sperimentate da Veltroni, di correre da solo?
Questa contesa della leadership e/o della premiership rende di particolare rilevanza l’individuazione delle regole per queste primarie.
La presenza di candidature ‘esterne’ al PD modifica la natura di quel che rischiava d’apparire e limitarsi a una specie di congresso sotto forma di assemblea plenaria. Servono nuove regole condivise per queste primarie di coalizione.
Entro quale ‘recinto’ si deve e si vuol giocare questa partita?
Da evitare, ovviamente, il rischio di assistere ad un’o.p.a. occulta del centrodestra sul centrosinistra, le cui conseguenze, se dovesse prevalere – lasciatemelo dire – un arrivista a tutti i costi, magari circondato da nuovi consulenti ‘mille stagioni’ (quella inossidabile categoria di persone che ‘cambia tutto ma noi ci siamo sempre’), sarebbero quelle di una fatale implosione dei democratici e del suo corpo elettorale. Da rottamatore a demolitore.
Inutile negarlo, sinchè Renzi continuerà questa sua propensione che oscilla tra il cabarettistico e il banalizzante (ahimè il berlusconismo ha fatto scuola dappertutto), sino a quando dichiarerà di voler raccoglire tutto, da qualsiasi parte provenga, potrà pure riuscire ad attirare consensi nell’area del ‘questo o quello per me pari sono’, ma provocherà una lacerante emorragia di voti da parte di chi non si riconosce nella sua egolatria.
Il condensato, redatto in perfetto stile Bignami, non basta più.
Infine, vista la cattiva abitudine e la malacreanza di far le pulci agli altri, non va un po’ oltre il limite della decenza e provoca irritazione uno che è stato condannato dalla Corte dei Conti, congiuntamente ad altri, per un danno erariale inizialmente contestato per €.2.155.038,88 e poi ridotto a € 50.000 pari al depauperamento patrimoniale patito dalla Amministrazione Provinciale di Firenze in relazione a rapporti di lavoro a tempo determinato illegittimamente incardinati con diversi soggetti, estranei alla Amministrazione medesima?
Cos’ha da pontificare o da dare lezioni agli altri, se le prassi utilizzate non sembrano quelle del nuovo ma dell'(ab)usato sicuro?
E non basta, per consolarsi, affermare che la sentenza ha ridimensionato l’entità del danno originario. È ben poca cosa per uno che fa la morale agli altri e deve far in modo che non gli si contesti neppure un solo euro. E, di certo, non può chiuderla con la limitazione del danno. Aspettiamo di sapere se il ricorso è stato presentato. Perchè è d’obbligo far sì che si sancisca la propria totale estraneità a qualsiasi addebito e non ci siano neppure parziali responsabilità personali.
Ma soprattutto non è pericoloso questo gioco del moralizzatore che genera, fatalmente, altri moralizzatori del moralizzatore?
Ecco non vorrei che lo slogan più adeguato per Renzi diventasse un altro: “New yuppies do it better!?”





Brunetta dei Ricchi

15 06 2011

Articolo 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.