Passaparola – Comunicato politico numero cinquantaquattro – Beppe Grillo

15 11 2012


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Inchiostro di china pericolosa

13 11 2012

Non parlerò di primarie ma, in qualche misura, del primato della democrazia, della verità, della giustizia e dell’informazione.
Non so bene se sia una mia esclusiva impressione ma…
I volenterosi carnefici – quelli della condanna emessa senza appello alle prime luci d’un sospetto o sulla scia d’un minimo indizio, ancora prima di qualsiasi sentenza definitiva – si trovano alle prese col loro ingiustificabile doppiopesismo: colpevolisti coi nemici del popolo, innocentisti o giustificazionisti con gli amici (propri) e del popolo.
A seconda della personalità o del partito politico – che esprimono parole o manifestano comportamenti altre volte vivacemente censurati – tutto cambia.
E’ la pericolosa china lungo la quale è caduto il grande maestro in quest’arte: l’inquisitore Marco Genuflesso Travaglio.
Scriveva tempo fa il compianto e illustre giornalista d’inchiesta Giuseppe D’Avanzo, in polemica col Genuflesso: ‘Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell’asettico, neutrale watchdog – di “cane da guardia” dei poteri (“Io racconto solo fatti”) – per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come “fatti” ciò che “fatti”, nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare “fatti” quel che potrebbero accusare più di d’un malcapitato)’.
Aggiungeva: ‘E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale’.
Parole profetiche, cui si affianca oggi il maggiore valore aggiunto dalla richiesta d’archiviazione per il Presidente del Senato Renato Schifani, verso cui si teorizzava il concorso esterno in associazione mafiosa e nei cui confronti, a titolo d’indennizzo dell’indegnità politico-morale-istituzionale gettatagli addosso, basta un miserrimo articolo, non altrettanto enfatico quanto la potente portata delle bordate accusatorie.
Marco Genuflesso Travaglio ha trovato ora nuova sponda politica, a lui più consona, rivolgendo il suo sguardo, la sua penna e la sua oratoria, in direzione dei suoi amici Grillo e Di Pietro, che hanno dato identica impronta “vendicativa” a un movimento e un partito padronali.
L’assunto da cui si parte è che (quasi) tutto è merda, senza mai spiegare come si esce dalla stessa, al di là della biliosa contestazione. E, sempre fingendo che tutto quel che si è realizzato in quest’Italia sia frutto d’un ineluttabile e malvagio destino, senza alcuna partecipazione attiva, da parte della cosiddetta società civile, alla ‘presa del potere’ di chi non si è certo auto proclamato. Ma è chiaro che, a coloro che nutrono sentimenti di rivalsa e che attualmente cercano un consenso montante, fa più che comodo l’assoluta assenza d’una approfondita analisi socio politico antropologica: si continua a fingere l’esistenza d’una eterna innocenza come tratto genetico degli italiani ora tutti orientati (sarà da vedere in che misura) a favorire l’ascesa dei neo  rivoluzionari.
Tutto ciò che riguarda gli amici trova, ovviamente, logica e comprensibile giustificazione. Qualsiasi interrogativo (non si parla di reati) va immediatamente catalogato come inutile e infondato sospetto, orrido complotto, ‘spiate dei servizi segreti al soldo di chi sappiamo, campagne calunniose orchestrate da chi sappiamo che l’hanno vivisezionato e passato mille volte ai raggi X’.
Le regole “carta straccia” del “non statuto”, le gestioni padronali e gli imperativi categorici, per esempio, inducono il Genuflesso a scrivere: ‘Ma benedetti ragazzi: perché vi siete iscritti a 5 Stelle o all’Idv, se non vi piacciono Grillo o Di Pietro? Grillo, da quando fa politica, ha sempre attaccato certi talk show, considerandoli i salotti dei partiti, rifiutando di esserne ospite e raccomandando ai suoi di non cascare in quella che considera una trappola. Ergo chi muore dalla voglia di accomodarsi su quelle poltrone non ha che da iscriversi a uno qualunque degli altri partiti o movimenti, che in tv bivaccano da mane a sera. Se invece si iscrive a 5Stelle e viene eletto, sicuramente in virtù del proprio poderoso consenso, ma forse anche un po’ grazie al faccione di Grillo sul simbolo, non ha che due strade: proporre regole diverse e sperare che vengano approvate; o dimettersi e fondare un nuovo movimento con le proprie regole. Idem per Di Pietro: è forse una novità, o un mistero, che l’ex pm abbia fondato un movimento personale, manifestato con Grillo, criticato gli inciuci del Pd, stigmatizzato le firme di Napolitano sulle leggi vergogna di B., contrastato tutti i provvedimenti di Monti& C.? Donadi queste cose dovrebbe averle almeno notate: era il capogruppo, non un passante. Poi ci sono i giornali di palazzo, ridotti a formicai impazziti mentre la terra trema e frana’.
Sull’Italia immobiliare di Propaganda Fide, che ha coinvolto diversi personaggi, da Scajola a seguire, mentre sui primi la mannaia moralizzatrice doveva impietosamente calare, sugli altri, il nostro Genuflesso ha avuto l’ardire di vergare quanto segue: ‘non c’è nulla di male ad affittare un alloggio dal clero (che controlla il 22.5% del patrimonio immobiliare)’.
Marco Genuflesso Travaglio, persona informata dei fatti, non ricorda probabilmente d’aver scritto in quello stesso articolo ‘Di Pietro, che vive in via Merulana…’, quella stessa dimora poi divenuta sede dell’Idv, in occasione d’una ristrutturazione di cui si è abbondantemente parlato.
Marco Genuflesso Travaglio, in difesa dell’acclarata onestà dell’amico, ha rigettato, nell’arco di ventiquattr’ore qualsiasi dubbio, interrogativo e rilievo presentati nell’inchiesta durata mesi e curata da Sabrina Giannini, affermando che ‘riciccia fuori sempre la solita minestra, già giudicata infondata e diffamatoria da fior di sentenze, vuol dire che di errori ne ha commessi, ma tutti emendabili, perché il saldo finale rimane positivo’.
Ecco perché siamo davanti all’inchiostro di china pericolosa e ad una sorta di mistero della fede che produce gli atti di indulgenza plenaria dispensati dall’oggi equanime Marco Genuflesso Travaglio.
Le inchieste e le analisi, come si è detto, sono ben altro, assai diverso dal settarismo.
Ha ben poco di cui lamentarsi Marco Genuflesso Travaglio laddove nota il malvezzo altrui, pressochè identico al suo, di utilizzare due pesi e due misure.
E, per concludere, nel decalogo di consigli non richiesti, bisognerebbe, per amor di verità e corretta informazione, includere la richiesta di fugare qualsiasi illusione d’un possibile Grillo Premier, perché come è noto l’Inquisizione, seppure alimentata a f(r)asi alterne, mai vorrebbe un primo ministro già condannato in via definitiva per quel che oggi si vorrebbe qualificare come omicidio stradale.
Se ragioniamo di motivi morali e non penali – sulla pericolosa china dei fiumi d’inchiostro consumati in altre occasioni – questi valgono e sono identici per tutti e non possono applicarsi in maniera attenuata solo per gli amici.





Sabrina Giannini vs Marco (Genuflesso) Travaglio su Di Pietro

9 11 2012





¡Adelante Nichi!

2 11 2012

La vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Nichi Vendola si è conclusa con l’auspicato verdetto favorevole perché il fatto non sussiste.

In quest’era di generica e cieca delegittimazione, utile a chi vorrebbe imporre quel ‘tutti colpevoli, nessun colpevole’, è una buona notizia che ci riporta verso quell’obbligo che dovremmo avere circa l’identificazione delle persone perbene che hanno da sempre vissuto la militanza politica come pura passione, impegno serio, onestà intellettuale, integrità morale e lealtà.

Tra le persone perbene, che non è requisito di per sé sufficiente, ma deve affiancarsi ad altre virtù, c’è Nichi Vendola.

Il concetto di  persona, ancor prima d’ogni altra etichetta, è quello che più si addice a quest’uomo amante della propria libertà e di quella altrui.

La presunta inconciliabilità che separa Vendola dal restante schieramento di centrosinistra, ora come ora, fa parte della normale dialettica che può pacificamente (co)esistere nei grandi raggruppamenti politici, autenticamente convinti del loro spirito e della loro natura maggioritaria, in qualsiasi democrazia funzionante.

Vi risulta, per esempio, che i Democratici statunitensi abbiano, al loro interno, posizioni uniformi?

Anche in Italia, se vogliamo davvero aderire in maniera seria all’ispirazione dei grandi schieramenti, chiamati a conciliare le diverse posizioni, nella loro sintesi laddove realizzabile e nel conseguente rispetto delle maggioranze e la tutela delle minoranze, i possibili punti d’incontro, se individuati, risulterebbero superiori alle distanze.

Si tratta ora di aprire un confronto tra le diverse parti, superando gli egoismi di chi nutre ancora l’illusione di poter dar vita ad un grande centro che non c’è e non ci sarà o di chi vuole continuare a vivere nella riserva indiana delle (dignitosissime) minoranze destinate a svolgere azione extra-parlamentare.

La realtà, se si è disposti a prenderne atto, è che non può esistere una sinistra che non trovi un equilibrio ed un’accettabile mediazione col centro e viceversa.

Il futuro centrosinistra in vista delle prossime, più o meno imminenti, elezioni politiche dovrà lavorare, con serietà e senza pregiudizi, in questa direzione.

L’offerta politica da proporre non dovrà più coltivare i motivi di divergenza anziché curare le convergenze su cui è possibile trovare un accordo.

Le maggioranze si costruiscono prima e per tempo, per dare vita ad un progetto serio, che nasca sulla scia d’un altrettanto serio confronto non pregiudiziale su tutto: lavoro, diritti civili, economia, riforme della politica e istituzionali. Occorre dare un senso alla propria azione politica, con la capacità di dimostrarsi al passo coi tempi e con la stessa maturità della società che vogliamo ricostruire e in cui vogliamo vivere.

Altrimenti prepariamoci alla polverizzazione del sistema politico, la cui principale conseguenza sarà quella di non riuscire ad esprimere nessun governo libero di muoversi in autonomia, pur nel contesto europeo, senza continui e pesanti condizionamenti.

L’esplosione di tutte le contraddizioni della cosiddetta Seconda Repubblica sta prendendo sempre più piede.

Vogliamo tentare di dare una svolta ed una seria proposta di governo dei problemi?

O dobbiamo rassegnarci ai vari, (ri)emergenti populismi?

E’ oramai quasi del tutto chiaro che la prossima competizione elettorale vedrà in campo uno schieramento antisistema d’ispirazione grillesca, coadiuvato in qualche forma dal dipietrismo, al quale si affiancherà un equivalente a destra, d’impronta berlusconiana.

Dall’inevitabile frammentazione dell’ex PDL nascerà, quasi sicuramente, salvo ripensamenti e ricuciture (poichè certa politica, che insegue il potere per il potere a stretto uso personale, è anche arte dell’impossibile), un nuovo rassemblement (amo l’Italia, W l’Italia o qualcosa di simile) ancora una volta a perfetta immagine e somiglianza del padrone/azionista, che farà leva sul dilagante sentimento antipolitico e affiancherà altri connotati, già preannunciati, quali una dose di nazionalismo, una sempreverde campagna no-tax, sentimenti anti-euro come origine e causa di tutti i mali, un modello presidenzialista (alla sudamericana) senza contrappesi, in funzione antiparlamentarista e teso a soverchiare qualsiasi altro inviso potere: Corte Costituzionale, Magistratura, Parlamento, Ministri “indisciplinati”… l’uomo medio dei media, nella conferenza stampa con dietro Damasco (sia come tessuto che come altro modello presidenziale), non ha escluso niente e nessuno!

Sul versante primarie, se dovesse prevalere la nuova (de)generazione del Sindaco della newtown itinerante (Fi)Renzi, si aprirebbe un inevitabile contrasto con la dirigenza PD, i cui equilibri rimarrebbero inalterati, ed anche  con SEL.

L’impresa aleatoria del Signorino Margherita, che nella sua immaginifica prodigiosità teorizza un PD al 40%, si ridurrebbe all’esatta metà (a voler essere ottimisti!), perché, al di là delle spontanee truppe cammellate che la macchina propagandistica è in grado di mobilitare, il consenso elettorale è tutt’altra cosa e non è detto che corrisponda a quelle apparenti oceaniche mobilitazioni.

Quest’idea di un Partito Democratico, bastante a sè stesso, è tutta da dimostrare. Qualsiasi odierno riferimento a quel 38% ottenuto alle ultime politiche, tutte polarizzate sull’uno o sull’atro fronte, è un irrealistico punto di partenza (c’è da ricordare che allora c’era l’accordo con l’Idv, poi tradito da quel Di Pietro bramoso delle sue quote di gruppi parlamentari, con annessi e connessi).

Sulle future alleanze di governo (Fi)Renzi non è per nulla chiaro: segue un suo format e un suo logo. Speriamo di poter capire di più in seguito o nell’epilogo di queste primarie.

E’  invece giunto il tempo, per coloro che vogliono costruire il nuovo centrosinistra, di darsi e fornire maggiore chiarezza: si apra un serio confronto, si tenti di superare le divisioni, coltivando l’incontro sulle urgenze da affrontare e si individui quel terreno comune su cui far crescere le priorità e le prospettive future.

P.s: se per le primarie si fosse adottato il sistema a turno unico con doppia scelta (suggerito a suo tempo da Ichino) la mia seconda sarebbe ricaduta su Vendola.

Posposto: nell’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, senza imputare colpe a chi, spesso, non ha idea dell’idiozia dei propri seguaci e sostenitori, mi è sembrato politicamente più che scorretto e, ovviamente, totalmente stupido quel che riporto di seguito:

Mi limito a dire che se queste sono le motivazioni politiche di un giovane emergente… siamo messi bene!

Per dovere di cronaca sono arrivate le scuse. Resta il fatto che la frase non aveva assolutamente niente di spiritoso e, per tornare da capo e via, ancora una volta e sempre, ci troviamo davanti al pregiudizio che offusca qualsiasi capacità di giudizio e di reciproco, rispettoso confronto.





La nuova ‘Congiura dei Pazzi’ o del rinnovamento e della rottamazione

17 10 2012

imageEcco l’articolo, tratto dalla Rassegna Stampa della Camera dei Deputati, che ha suscitato l’indignazione del Signorino Margherita: Pd: rottamazione, idea fascistoide
Il buon Matteo, avvezzo a trattare in via semplicistica qualsiasi argomento, con velleità di politico sentenzioso, erede del vittimismo di altro ben noto ‘lignaggio’ (sempre all’insegna del tirare la pietra e nascondere la mano, per poi lamentarsi dei contrattacchi), ha così rilanciato su twitter: ‘L’Unità, quotidiano del mio partito, mi definisce autore volgare, rozzo e violento di un’idea “fascistoide”. E basta? #signorisinasce
Ulteriori commenti sono del tutto superflui poichè l’articolo, di per sè abbastanza esaustivo e ben più argomentato della semplice etichetta, merita lettura e analisi da parte di ciascuno.
Mi limito a riportare il mio modestissimo e altrettanto laconico controcanto sempre su twitter: ‘@matteorenzi @unitaonline hai ragione! Sono complimenti spropositati per un arrivista non ancora arrivato.‘.
È prevista la contro replica de “L’Unità” in giornata.
Buona lettura.





Hashtag #tranneiRadicali

11 10 2012

Seppur con grande ritardo un tributo e un riconoscimento dovuto. Da sempre.

L’Italia dei diritti civili deve molto, se non tutto ai Radicali.

Vivamente consigliato!





La società disumana degli indifferenti

28 09 2012

L’Espresso‘, con il consenso attivo dei familiari di Mastrogiovanni e su iniziativa dell’associazione “A buon diritto” di Luigi Manconi trasmette in streaming l’interminabile e omicida costrizione a cui Franco è stato sottoposto.
Una denuncia pubblica affinchè sia fatta piena luce e perché casi del genere non si ripetano mai più.

Dopo aver visionato solo i primi tre minuti del video in streaming qualcosa di atroce e di insopportabile mi trafigge il cuore.
E’ quel senso di dolore e di impotenza che strazia l’anima e ti invita a chiederti se avrai o meno la forza di andare sino in fondo. Percepire il dolore altrui come se fosse tuo.
Come se tu fossi su quel letto di dolore, inerme ed inascoltato, nella cieca e sorda indifferenza che diviene totale abbandono.
Mi dico: devi continuare a guardare e vedere sino a che punto arriva la brutalità umana.
La banalità del male di chi proclama di volerti fare del bene e, in realtà, è il tuo carnefice.
Così vado avanti, cercando di contenere un dolore sempre più straziante che – certo – non è mio ma mi sconvolge, nella mente e nel profondo, e perciò mi appartiene.
Penso a quanta ingiustizia porti con sé questa sempre più disumana società degli indifferenti.
Una società, cosiddetta civile, sempre meno inclusiva, inospitale, nemica di qualsiasi ‘bizzarria’ o presunta anomalia, rispetto ad una conformità d’un sistema che vogliamo perfetto e ad un’apparente normalità che ci fanno sentire pienamente integrati.
Sento incombente l’indifferenza, l’apatia, il distacco e la freddezza di chi volta sempre la faccia dall’altra parte.
Il peso del pensiero, inespresso ma manifesto, di chi vive e si muove pensando: ‘tutto quel che non mi tocca, non mi riguarda’.
Mi fermo, penso e mi dico: non ci sono parole efficaci per testimoniare e gridare tutto il dolore e la disperazione di un uomo e dei suoi congiunti.
Quella persona, non diversa dal nostro essere donne o uomini, sarebbe potuto essere ciascuno di noi.
Costretti a morire da soli, nell’assoluta indifferenza della nostra brutale società disumana e disumanizzante.
Medidate che questo è stato (o è Stato).