L’esercito di Silvio, la guerra di Beppe e la pax di Matteo

4 09 2013

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La crisi avanza lenta, sul governo Letta, a colpi di ricatto e quotidiani penultimatum.
La destra eversiva, rispetto alle leggi uguali per gli altri e alla Costituzione, non può rinunciare alla strenua difesa del suo ideatore, del suo benevolo sdoganatore, del suo unico e sacro padre inviolabile: dopo di lui il diluvio!
Questa infaticabile ostinazione, nel voler tenere all’auge della gloria il titano tra i nani, è comprensibile, per sua origine e natura: tutti devono tutto al Silvio nazionale!
Eppure… immaginate quanti e quali ulteriori danni e quanta fascinazione potrebbe, invece, produrre e scatenare un Berlusconi eretto a vittima sacrificale, reso battitore libero, nonostante la temporanea estromissione dal Senato. Chi o cosa potrebbe impedire al leader della destra eversiva di rimanere tale? Niente e nessuno.
Un altro antisistema potrebbe giocare, in assoluta libertà, la sua ultima, definitiva battaglia.
L’esercito di Silvio dovrebbe prendere in seria considerazione una siffatta eventualità.
Immaginate, poi, l’immutata potenza di fuoco dell’impatto mediatico: casta giornalistica, stampata e non, sempre pro(n)ta a compiacere il potente di turno, garantirebbe la necessaria amplificazione all’atto di lesa maestà, perpetrato dai soliti коммунисты (kommunisty), passando per la via della setta grillina.
Questo clima da guerra civile simulata abbraccia e appartiene, a pieno titolo, all’altro uomo medio dei nuovi media che, sulle macerie di quest’Italia sull’orlo del baratro, vuole ricostruire la sua democrazia digitale (ovviamente le impronte sono solo le sue).
Quest’invasato del web, capace di concepire solo gli “i like it!”, ha dichiarato guerra a tutti, perfino ai disertori aperturisti che, forse disposti a sparigliare l’accoppiata delle larghe intese, vorrebbero offrire un’alternativa alla disfatta finale d’un’Italia ormai esausta davanti all’eterno referendum pro o contro Berlusconi.
Ma l’oltranzismo del Grillo in guerra e del suo team – si tratti di Casaleggio o di Messer Messora – non consentono aperture. À la guerre comme à la guerre non ci sono alternative.
È questo il limite cui siamo giunti a causa del proliferare dei partiti o dei sedicenti movimenti (statici) d’impronta personale: l’ortodossia col capo non contempla alcuna libertà di pensiero e d’azione. Si avanza, compatti, a testuggine!
Poco o nulla importa se, tentare di scompaginare l’attuale sistema ingessato, implicherebbe l’individuazione di possibili alleanze. Il sacro fuoco della rivoluzione non si alimenta con la trattativa, il confronto, il dibattito: le menti pensanti si accomodino fuori! Restino le (pesanti) teste di legno!
Anzi, c’è di più: per tacitare tutto questo fastidioso democratico fermento, preparatevi ad un nuovo V-day! Il palco è mio e lo gestisco io!
In questa guerra del tutti contro tutti, vissuta da ciascuno nella speranza di poter così trarre vantaggio (elettorale), scoppia – neanche tanto improvvisa – la pax nel Partito Democritico, pardon Democratico.
Tutti, quasi unanimemente, uniti attorno al Sindaco FiRenzi che, da rottamatore, ha aperto il mercato del riciclo.
Ostile alle correnti, viene da queste sostenuto con forza ed entusiasmo.
L’uomo del dolce stil novo politico, affascina, affabula, galvanizza il pubblico plaudente delle feste dem.
È giunta l’ora del nuovo che avanza nell’Italia che retrocede!
Chi tra i contendenti riceverà maggior audience?





Dura lex sed lex (?)

2 09 2013

Le avverse tifoserie che da circa vent’anni giocano all’attesa del giorno del giudizio, ora unite nel governicchio delle larghe intese lungo la stretta via, da qualche mese cercano di farci capire che non è più tempo di rispettare le leggi e le sentenze.
Cosa vi aspettate, dunque? Che giustizia sia fatta? Stupidi illusi…
Chi è più sovrano? Quella parte di popolo che, col sacro voto, si ė rispecchiata nel Silvio nazionale o chi ha amministrato la giustizia in nome di un non ben identificato popolo italiano?
Ma ė cosi chiaro! La sovranità spetta, nell’era del populismo mediatico, terrestre e internettiano, a chi ha, democraticamente, eletto i rispettivi Conducător!
Che sarà mai quest’improvviso, improvvido e ostinato desiderio che invoca il rispetto di un definitivo grado di giudizio, anzichè il purificatorio bagno elettorale?
Che modello di democrazia avete per la testa? Volete scatenare una vera guerra civile, al di là di quella simulata?
O, per caso, volete mettere in dubbio e in discussione la libertà che ci siamo fin qui impunemente concessi?
L’eversione è sempre stata parte integrante della nostra meravigliosa democrazia!
D’altra parte: cosa rafforza la stabilità democratica, se non le ormai consuete e abusate eccezioni che confermano il mancato rispetto delle regole?
Cosa dà senso al nostro Stato, se non la possibilità di sovvertire leggi, principi, persino la Carta Costituzionale, a seconda delle convenienze di parte?
È la democrazia flessibile! Quella che ci consente, per dirla tutta, d’essere ferventi sostenitori della legalità, dell’ordine, della famiglia, dei diritti per tutti, del lavoro e di quant’altro dobbiamo sostenere coram populo e sbattercene allegramente le palle in ambito privato!
Non avrete mica la pretesa che un personaggio pubblico, magari chiamato a ricoprire pro tempore incarichi istituzionali, sia un cavaliere senza macchia e senza alcun trascurabile vizio privato!
Suvvia! Non siate moralisti d’accatto, quanto il nostro essere appartenenti alla destra eversiva ci impone!
Avete idea della monotonia d’un paese autenticamente democratico e puntualmente rispettoso di tutto quanto contemplato e richiesto dal rispetto delle leggi e della legalità?
Un paese che non sa essere indulgente coi suoi rappresentanti, specchio fedele di quella parte che li ha eletti?
No dai… questo non sarebbe più il nostro bel paese!
E poi, dopo circa vent’anni, di disonorata carriera politica piegata agli interessi strettamente personali, non avrete mica l’illusoria pretesa di superare tutte le anomalie in un sol giorno… così dall’oggi al domani!
Orsù, fatevi coraggio, il peggio deve ancora venire!
Lo so, nel mezzo c’è tanto frastuono. Ma non fatevi intimorire!
C’è l’ormai ridotta polvere di stelle che spera di trarre vantaggio dalle altrui disgrazie.
C’è il moralismo straccione di chi ha voltato la faccia dall’altra parte davanti alle questioni morali.
C’è tanto di quel potere condiviso, indissolubilmente legato e reciprocamente ammanigliato, che non può osare d’additare la presunta indegnità dell’altra parte.
C’è un intero paese totalmente incapace di prevenire le anomalie e, oggi, ancora più impotente nel doverle sanare.
Devono, perciò, restare immutati gli equilibri che c’impongono di stare tutti assieme… appassionatamente.
Ce lo chiede il modello di democrazia che abbiamo accettato, senza batter ciglio, in questi anni.
Tanta merda a tutti!





Il feticcio dell’onestà

21 03 2013

Via dell'OnestàEsiste un aspetto particolarmente insidioso, pernicioso ed intellettualmente disonesto in chi immagina e raffigura tutti coloro che non appartengono alla sua congrega come irrimediabilmente complici d’un sistema definitivamente corrotto, che cerca copertura e si nasconde dietro alcune anime belle.
Il culto dell’onestà e della buona politica, anzichè rappresentare una giusta causa da promuovere e condividere, si è trasformato in una sorta di feticcio usato come oggetto contundente da brandire contro gli avversari (sempre e inevitabilmente individuati come nemici da abbattere).
Ora è del tutto improbabile che esista un movimento degli onesti, guarda caso tutti insediati al suo interno, originato dalla concentrazione di un voto di varia ed eterogenea provenienza, che si contrappone ai partiti, per loro natura ricettacolo di disonesti.
La disonestà di un omuncolo in veste politica consiste in questo. Ed è speculare a quella di chi, anzichè perseguire penalmente o amministrativamente gli interpreti di episodi di malversazione e ladrocinio, ha sempre preferito adottare provvedimenti basati sull’assunto che la disonestà è diventata così sistemica e tanto invasiva da albergare dappertutto. Soprattutto in quell’altrove rispetto al proprio covo degli onesti per antonomasia.
Passa così inosservata, e sotto pressochè unanime silenzio, questa strisciante disonestà e l’assoluta malafede di chi, pur di affermare la propria presunta purezza, addita tutti gli altri come persone indegne.
Non esiste più alcun margine di trattativa, nessun confronto praticabile, con chi, nel suo immutabile desiderio distruttivo, annovera e cataloga qualsiasi interlocutore come membro o rappresentante della conservazione e del vecchio.
Non c’è più nessun genere di riconoscimento e di rispetto per l’altrui dignità. Non uno sguardo rivolto all’interesse collettivo, capace di spingersi oltre il proprio steccato e al di là del’insano settarismo, nutrito e alimentato dalla vana speranza di poter poi fiorire sulle macerie.
Così la ®ivoluzione di questo neo avvelenato – lo stesso che, guarda caso, aveva tentato invano di arrembare la leadership del Partito ora inviso ed odiato – tutta incentrata sul tentativo di screditare quotidianamente la parte che, a ragione, l’aveva trattato da ossesso reietto, risulta giorno dopo giorno sempre più utile e funzionale alla conservazione ed apripista d’una cupa restaurazione.
L’uomo medio dei nuovi media porta in sè numerose somiglianze con l’uomo medio dei media: anch’egli singolo divenuto simbolo, promotore d’una idiozia collettiva ben più dannosa di quella individuale, si presenta come unico detentore e promotore del cambiamento.
Assurto agli onori della politica, più per demerito altrui che per proprio merito, è il nemico numero uno di qualsiasi ipotesi di cambiamento, incapace di proporre e immaginare un nuovo orizzonte verso cui spingersi per uscire dalle sabbie mobili al cui interno lentamente sprofondiamo.
L’uomo medio dei nuovi media insegue il miraggio di maggiori consensi, arroccato nel suo fortino e attorniato da una massa di cortigiani, ebeti per loro natura o resi tali dall’affabulatore cultore dei monologhi, altrettanto convinti di poter sopravvivere grazie al reiterato rifiuto del confronto e del dialogo.
Sarà questa la loro fatale e ineluttabile rovina. Passeranno anche questi cialtroni, momentaneamente beneficiati dalla crisi politica, sociale ed economica che ha fatto sì che, nel diffuso disorientamento, dominasse la foga contestataria, il desiderio distruttivo e si perdesse di vista il primo bisogno e l’urgenza di soluzioni adeguate per superare questo drammatico frangente.
L’onestà che vogliamo, auspichiamo e di cui abbiamo necessità ed urgenza è quella di chi riesce a specchiarsi in quella degli altri e si dimostra capace di trovare appoggio e sponda per promuovere il cambiamento tanto atteso.
Non è quella di chi, fermo restando l’obbligo di ridimensionare i costi della politica, alimenta l’inganno secondo cui la soluzione di tutti i nostri mali e di tutti i nostri problemi passa attraverso questa sacrosanta iniziativa che, per quanto esemplare, rappresenta una goccia nell’oceano del debito e della drammatica crisi socio-economica che ci stringe in una morsa quotidiana.
Non è l’onestà di chi invoca il restringimento della rappresentanza parlamentare, senza curarsi dell’ulteriore rischio d’estromissione di intere categorie sociali, già non più rappresentate, tutelate e garantite da tempo.
Non è l’onestà d’un rancoroso oppositore a tutti i costi, incapace di concepire qualsiasi forma di dialogo, erede d’un immortale fascino autoritario che troverà in lui il solito, utile idiota (vero o presunto) e favorirà, con la sua complicità diretta, l’avvento del peggio.