Quo vadis, Italia?

9 01 2013

Quo vadis, ItaliaTra (ri)discese ardite e (ri)salite in campo, l’offerta politica per le prossime elezioni vorrebbe mettere definitivamente in discussione l’illusionismo bipolarista che, in questi ultimi vent’anni, molti hanno visto, spacciato e creduto come definitivamente acquisito.
La provvisorietà del sistema italiano, reso forzatamente maggioritario da improbabili formule e alchimie elettorali, si è dimostrata tale in tutte le recenti esperienze di governo.
Nel nostro panorama politico hanno continuato a (soprav)vivere e proliferare le divisioni, la difesa delle singole corporazioni a danno dell’interesse comune e della stabilità che, come appare oramai acclarato ed evidente, se non accompagnata dalla solidità d’un assetto autenticamente e convintamente maggioritario, non può discendere da nessun sistema elettorale in grado di (pre)determinarla (se non per breve tempo).
Una delle verità è che il nostro paese ha mantenuto ancora aperto e vivo quell’elemento fortemente  proporzionale, favorevole alla continua nascita di micro fazioni, sempre pronte a contrapporsi alle tendenze egemoniche, interne ai due poli, sin qui rappresentati dal PDL e dal PD.
Senza farla particolarmente lunga e in estrema sintesi: il Popolo delle Libertà, a suo tempo, è nato da un atto di imperio ed ha convogliato su sè, volente o nolente, il peggio di tutta l’eredità pentapartitica (più la sesta gamba post-fascista); il Partito Democratico è stato crocevia tra post-comunisti e sinistra democristiana, figlio del consociativismo e di un sodalizio da cui è scaturito un ibrido, sedicente progressista, non privo di contraddizioni, sovente costretto ad un’estenuante mediazione tra le parti ed al compromissorio immobilismo.
L’illusoria promessa di rivoluzione liberale, da un lato, e il riformismo di impronta progressista, dall’altro, sono perciò rimasti lettera morta, entrambi imbrigliati nel mai morto conservatorismo di determinati e determinanti settori, dell’una e dell’altra parte, dal potere di veto e dalle resistenze da questi ultimi esercitato a più riprese.
Ecco perché oggi le contraddizioni d’un equilibrio precario trovano la loro fatale e, forse, necessaria esplosione.
Il vuoto politico e la confusione istituzionale, sconfinati in un semi-presidenzialismo al di fuori del dettato costituzionale, hanno poi dato origine all’adozione di un governo tecnico, tutto fondato su una rappresentanza extra-parlamentare (seppur assoggettato al voto di fiducia delle due Camere).
Ora, nella totale incapacità manifestata da tutte le forze politiche, di darsi nuove regole elettorali e istituzionali, il ricorso alle urne rappresenta una possibile via d’uscita dall’attuale stallo e dalla durevole crisi che, per quel che ci riguarda, non è solo di natura economica.
Da quest’importante appuntamento potrà scaturire la definitiva destrutturazione del nostro sistema, con una fase Costituente e con un governo di coalizione (post-elettorale), capace di dare nuova configurazione all’Italia, nell’ambito europeo che dovremo contestualmente immaginare e costruire.
A poco più d’un mese dalla prossima consultazione elettorale lo scenario resta particolarmente confuso ed ancora sin troppo equivoco.
Viviamo, per ora, immersi nell’era del “tutti contro tutti”. Il che rende poco chiare – se non addirittura incerte – le prospettive future.
Ecco, in sintesi e in ordine sparso, gli attori (e i comprimari) politici, scesi o saliti in campo:
– l’apparentemente immarcescibile uomo medio dei media Berlusconi Silvio, che, in un rinnovato e ritrovato spirito revanscista, ripropone i soliti e logori stereotipi contro l’universo mondo che – a suo dire – ha ordito orridi complotti contro la sua venerabile persona.
Il programma politico, nella sua narrazione autodiegetica, ferma e incompiuta dal 1994, è tutto basato sulla sua carezzevole mano,  pronta a difendere e tutelare il portafogli (suo) e del popolo italico; oggi teorizza la fuoriuscita dall’euro, senza meglio specificare quali diventerebbero i rapporti di forza economica e di cambio monetario tra il nostro paese e il resto della comunità internazionale.
Massimo esponente della destra eversiva (rispetto alla Costituzione vigente), che ha già dato prova di quanti e quali danni è capace di generare come forza di (mal)governo, si presenta con la solita coalizione raffazzonata di mai domi maggiordomi, fatta di residuo leghismo domestico, ridottosi a magro (ma famelico) macro-regionalismo nordico stanziale a Roma, grande sud (per Dell’Utri) e vecchi fratelli colonnelli in finto ammutinamento, sempre pronti e proni ad ubbidire al loro benefattore.
– l’omologo, in apparente chiave rivoluzionaria, uomo medio dei nuovi media Grillo Giuseppe Piero, in arte Beppe.
Detentore unico, indiscusso e indiscutibile di un nuovo brand, attraverso cui veicola la sempreverde concezione personalistica della democrazia diretta da pochi (ben organizzati) su molti (disorganizzati).
Particolarmente noto per le diverse epurazioni, si è reso identico a tutti gli altri partiti/movimenti d’impronta padronale che, arroccati nella tenace difesa del dominio personale, hanno fatto strame della democrazia interna e adottato gli stessi metodi per isolare i dissidenti, falcidiare le minoranze o gli avversari interni.
Seppur partendo da giusti e sacrosanti rilievi, mossi contro il malaffare, la malapolitica, la putrescenza di molti geronti inamovibili, ha totalmente perso di vista qualsiasi possibilità di confronto con quel che di buono e salvabile (forse poco) poteva cogliere, posseduto dallla furia iconoclasta e dalla presunzione di poter essere l’unico tutore di una “purezza” che, alla fin fine, si ridurrà ad una più o meno nutrita pattuglia di peones sotto stretta tutela destinati a sbarcare nelle sedi parlamentari.
– il tecnico ora premier pirotecnico Monti Mario che, preso dalla frenesia della propaganda, con lo strascico della destra “perbene”, fa a gara su chi le spara più grosse, distribuisce pagelle, giudizi e voti.
Folgorato da improvvisa resipiscenza, dopo aver messo in temporanea sicurezza (?) i conti, nella sua esclusiva visione macro-economica e finanziaria, dimostra ora maggiore, ancorchè tardiva, consapevolezza rispetto alla necessità di guardare all’economia reale come motore della futura e tanto attesa crescita.
Ha del clamoroso lo stupore di chi soltanto adesso, dopo averne coltivato, favorito e consentito l’ascesa, scopre che trattasi di tecnocrate con piglio, cipiglio e malpiglio di destra, orientato ad imporre soluzioni tendenzialmente affini alla reaganomics o al thatcherismo.
Antonio Ingroia, procuratore in veste di sostituto dell’Apparatčik: la sua rivoluzione civile sembra assumere il ruolo di porta di servizio da cui far (ri)entrare i vari leaders della sinistra costretta all’esilio extra-parlamentare, dell’Italia dei Valori e della Federazione dei Verdi.
Ferma restando la dignità della persona in questione, nei cui confronti si possono però sollevare obiezioni circa l’opportunità di quest’alternarsi del ruolo di (ex?) magistrato inquirente che cede il passo ad una forte caratterizzazione politica, la rottura col movimento “Cambiare si può”, per esempio, dimostra quante e quali contraddizioni si sono manifestate nel concepimento di questo progetto.
Le contestazioni, in particolare, hanno riguardato forme e modalità tutte fondate su vecchie logiche di vertice tra le segreterie dei partiti aderenti e le contraddizioni di chi ha spensieratamente “imbarcato”, assieme alla sinistra “radicale”, un ex ministro/magistrato, a suo tempo sostenitore del programma delle Grandi Opere, del Tav e convinto difensore delle forze dell’ordine che hanno consumato i massacri del G8 di Genova.
Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e il centrosinistra, sebbene non del tutto liberato da alcuni coriacei e resistenti esponenti della nomenklatura, con le Primarie per la Premiership e le candidature parlamentari, hanno rappresentato l’unico, vero esempio di democrazia partecipata (numericamente più che rilevante, non come le condominiali di Grillo, per intenderci), atto a superare i limiti imposti dal Porcellum e colmare la distanza tra rappresentanti e rappresentati.
Il Partito Democratico e Sinistra, Ecologia e Libertà, hanno dato nuova speranza a quel popolo che, anche se ripetutamente deluso, ha così potuto continuare a credere in un futuro fatto di maggiore equità e dove la politica riesca a ritrovare la sua dignità e sia interpretata nell’interesse comune.
Va reso onore e merito a Matteo Renzi, nel cui futuro c’è il destino di un grande protagonista e sicuro leader del centrosinistra, per aver dato un impagabile contributo in questa direzione che ha favorito il superamento del gap politico, generazionale e di genere.
Tra tutte le “offerte” politiche, a tratti dense di populismo e di demagogia, il centrosinistra ha mantenuto un profilo di maggiore coerenza e affidabilità.
Ecco perché il mio personalissimo consenso, per quel che può contare, è orientato verso la bella politica, le nuove speranze e le future conquiste che il centrosinistra sarà chiamato a realizzare, con tutto il senso di responsabilità di cui sarà capace, secondo un programma  di maggiore equità e giustizia sociale.
Le polemiche circa la distanza tra le diverse posizioni in seno al centrosinistra, provenienti in gran parte da chi si dice fermo e convinto sostenitore del bipolarismo e degli schieramenti a vocazione maggioritaria, appaiono abbastanza inconsistenti, almeno per due ragioni: la prima è che la sinistra, rappresentata da Vendola, dopo le funeste esperienze del passato e l’insano fratricidio originato dal “fuoco amico”, ha oggi acquisito quella necessaria consapevolezza dell’essere forza di governo e coltiva una maggior propensione alla ricerca della possibile mediazione e conciliazione, riducendo così il rischio di insanabili divisioni; la seconda è che, se davvero siamo convinti della stabilità derivante dal maggioritario e dal bipolarismo, basato sull’alternanza, presupposto e portato di tutto questo è il democratico confronto delle diverse espressioni politiche raccolte all’interno d’un unico, grande schieramento.
Sotto questo punto di vista il Partito Democratico è stato l’unico a saper interpretare e cogliere lo spirito del tempo che viviamo e presentarsi come valida alternativa maggioritaria per il futuro dell’Italia, dimostrandosi capace di rinnovarsi, favorire il virtuoso circuito democratico dell’appassionato  confronto interno e mettersi in gioco.
Come negli Stati Uniti laddove, sia nel Partito Repubblicano che nel Partito Democratico, convivono una varietà di opzioni politiche che vanno dal conservatorismo più estremo al progressismo più spinto.
Anche in Italia sarebbe tempo di stabilire in quale direzione vogliamo definitivamente spingerci: ecco perchè il voto al Partito Democratico è la strada maestra per il cambiamento e per il rinnovamento di cui l’Italia ha bisogno ed urgenza.





La vendetta di Gommaflex

11 12 2012

silvio-gommaflexIn un negozio di fiori tra la quinta e la sesta strada di New York… un misterioso cablogramma… forse…
Il padrone della destra eversiva (rispetto alla Costituzione) è tornato in gran pompa magna! (qualsiasi riferimento a particolari attitudini nella sfera sessuale è puramente casuale)
Il servitorume, dopo essersi esibito nell’inutile e vano tentativo di emancipazione, senza alcun convinto desiderio di ammutinamento, si è subito manifestato plaudente, pronto e prono a soddisfare i nuovi capricci del noto benefattore.
Consapevoli dell’inconsistenza politica – ma ancor prima economica – d’un corpo reso acefalo dalla temporanea assenza del suo ideatore/ispiratore, in molti si sono subito esibiti nella loro immortale arte (con tanto di manuale alla mano, più per vezzo che per necessità, avendo da tempo metabolizzato la lezione sull’obbligo alla leziosaggine ed alla piaggeria).
Poco importano le magre figure dei minuscoli figuri cui è stato consentito, pro tempore, di godere delle luci della ribalta, in attesa del nuovo avvento dell’intramontabile gerontocrate.
D’altra parte la medesima faccia di gomma del creativo della destra eversiva, plasmata a sua immagine e somiglianza, avvezza ad elogiare il trasformismo di chi oggi afferma qualcosa che non ha durata e validità per il giorno successivo (talvolta per i cinque minuti successivi), è connotato che accomuna gran parte dei beneficiati.
Dalle viragini del celodurismo in versione clitoridea, quelle che, con sprezzo del pericolo, urlano, sbraitano e si esibiscono in tutta la loro scompostezza, a dispetto del silicone o del botox che le ha rese maschere grottesche, apparentemente immutabili nella loro eterna smorfia (con tutto il rispetto per le donne, ad eccezione delle supine ubbidienti); ai decadenti colonnelli sempre pron(t)i ad evocare “il grande passato nel nostro futuro” (o il suo contrario) di monicelliana memoria; passando per gli ascari dei reparti indigeni nelle colonie padane; per giungere a tutti gli odierni risanatori, già micro ministri  presunti esperti in macro economia, che oggi si propongono di curare tutto il male che hanno favorito e prodotto, pur avendo quotidianamente negato il periglioso incalzare della crisi quando erano in tutt’altre faccende (giudiziarie) affacendati.
Tutti chiamati a serrare le fila, a dimostrare ossequio, a difendere – ancora! – col capo chinato i privatissimi interessi del capo, si tratti di questioni societarie o di pendenze giudiziarie.
E’ trascorso solo un anno: l’abile mossa è quella di chi confida nella labile memoria del popolo degli eterni innocenti che, spesso, tutto ingoia e dimentica.
L’insana ritrovata passione è nutrita dal solito desiderio di poter così consumare vendetta, nell’atteso e agognato giorno del redde rationem: in un incessante rigurgito di rabbia, populismo e, magari, autoritarismo.
Oggi, il maestro della farsa in veste politica, crede di poter interpretare, con la consumata faccia da impunito, il ruolo di oppositore ad un sistema, governato in prima persona, che, per sua innegabile e diretta responsabilità, ha chiamato ciascuno di noi a fronteggiare l’emergenza ancora non superata e tuttora attuale in quest’annus horribilis figlio legittimo dei governi di decade malefica (cfr. Finistére – C.S.I.).
Vedremo se l’Italia si dimostrerà ancora disposta a (s)qualificarsi come il paese di nuovo preda dell’uomo medio (dei media), della scorribanda di predoni che hanno fatto delle Istituzioni la loro dependance e dell’illusionismo di plastica.





La sommossa degli autarchici

29 10 2012

Il ritorno del ‘caro leader’, coi suoi toni nordcoreani o sudamericani modello chavista, rappresenta il trait d’union, di diversi versanti convergenti, tra berlusconismo, grillismo, antagonismo degli estremisti.
I punti d’incontro tra le varie fazioni, apparentemente diverse e distanti, si erano manifestati da tempo sui tanti temi tutti interpretati in chiave anti: 1) europeismo; 2) parlamentarismo; 3) giornalismo; 4) governo Monti; 5) tasse ed equitalia; 6) Presidenza della Repubblica; 7) politica e partitismo.
Unica discriminante la magistratura, per ora.
Adesso il ‘caro leader’, per non essere da meno, dopo la recente condanna da parte dell’odiata magistratura, torna in campo per cavalcare i venti di sommossa che aleggiano in Italia.
L’uomo medio dei media ha capito che è tempo di giocare allo sfascio definitivo. Ha fiutato il dilagante e irrimediabile malumore che, a seconda degli sviluppi, potrebbe portare il nostro paese, non del tutto immune, alla ricerca di una svolta autoritaria.
Eccolo, quindi, pronto a capeggiare l’incombente e prevedibile ingovernabilità del pre e del post elezioni.
Immaginate: qual è lo scenario più propizio per i populisti d’ogni provenienza e derivazione, se non il caos totale?
Se non prenderà consistenza l’unica possibile alternativa, ancora una volta di transizione, d’un nuovo centrosinistra capace di rendersi autore e interprete delle riforme necessarie a questa democrazia asfittica e alla morente economia reale, l’orizzonte non potrà che essere caratterizzato da tinte più che fosche.
Il cavaliere, deluso e avvelenato, pare disposto a giocarsi il tutto per (il suo) tutto. Anche a rischio di frantumare definitivamente quello schieramento che è stato, sino a ieri, creatura a sua immagine e somiglianza.
Quest’altra consapevolezza, d’una destra alla deriva senza il suo ideatore/finanziatore, certo non gli manca. Allo stesso tempo esiste in lui, probabilmente, la forte convinzione di poter dar vita, in quest’assoluto marasma, ad una nuova destra, ancor più oltranzista, disposta a seguirlo nella battaglia finale.
Immaginate il futuro che ci attende, senza una possibile e credibile alternativa, verso cui convogliare il voto di chi vuole ricostruire anzichè distruggere, disposta ad accantonare le divisioni e più propensa a coltivare i punti d’incontro: il buio più nero del nero.
A meno che non si vogliano catalogare le ultime dichiarazioni del ‘caro leader’ come inutile e sterile vaniloquio di chi voleva semplicemente dar sfogo ad una rabbia incontrollata.
Ma tutti i riferimenti, da leader autarchico, non erano per niente casuali.
Basta guardarsi attorno: molto di quel che il ‘caro leader’ ha puntigliosamente recitato, come in un mantra apparentemente delirante, fa parte del campionario d’insofferenza diffusa e condivisa.
Ecco, allora, il destabilizzatore per eccellenza, forse capace di dare nuova forma al ribellismo, attraverso un ritrovato asse nordista, che potrebbe garantirgli nuovo vigore e riportarlo in sella per la resa dei conti finale.
Fantapolitica? Vedremo.
Intanto, su scala ridotta,scopriremo quali indicazioni scaturiranno dal voto siciliano.
Di sicuro si è aperta la lunga campagna elettorale dagli esiti più che mai incerti.
Il cavaliere è vivo e lotta insieme a noi!





Quale politica estera, Mr. Grillo?

5 09 2012

imageUna delle ulteriori domande da porgere al Signor Grillo è questa: che orientamenti ha in materia di politica estera?
Vuole la fuoriuscita dell’Italia dalla Nato?
È amico di Israele?
Cosa intendeva affermare quando ha elogiato gli estremisti di buonsenso (parole spese a favore di Ferrando)?
Esistono secondo lei, per caso, dittature buone e dittature cattive?
Cosa pensa, realmente, dei regimi teocratici?
Sul suo blob-blog ha manifestato oscillanti idee che vanno dal veterocomunismo, passando per l’area no-global, senza disdegnare qualche incursione tra le teorie del mondialismo, il tutto condito con una dose di antisionismo che –  nella confusione, intenzionale o per ignoranza, tra ebrei e israeliani – sconfina in un apparente larvato antisemitismo. Teorie, peraltro, rinnovate nella famosa (o famigerata) intervista rilasciata al quotidiano Yedioth Ahronoth.
Nella lettera aperta, indirizzata a Martin Schulz, si definisce democratico senza ulteriori aggettivazioni.
Ci faccia capire che tipo di “ispirazioni” ha.
Per quale ragione il suo impeto antiparlamentarista sente l’urgenza di attingere a piene mani dal frasario fascista (il dicorso del bivacco) e dal manifesto nazista (Mein Kampf)?
E, soprattutto, ci spieghi a quale altro fervente ed autentico democratico, sarebbero mai venuti in mente, giusto per citare due esempi tra gli altri, inni di questo genere:
Adolph Gibson
Il sonno della ragione





Migrazioni: la democrazia appaltata all’assolutismo.

20 09 2010

L’Europa, unita (?) negli aspetti finanziari – molto meno in quelli politici – continua a dare segnali di divisione.

Il progetto di Costituzione europea è naufragato dopo la mancata ratifica da parte di Stati membri (im)portanti.

La stessa unione monetaria assai spesso mal si concilia con politiche economiche di forte orientamento protezionistico.

Le sovranità e gli egoismi nazionali hanno, di fatto, precluso e ucciso la nascita degli Stati Uniti d’Europa.

In questi giorni, l’assenza di politiche comuni, su questioni epocali e di grande rilevanza, ha aperto un nuovo conflitto che François Sergent nel suo editoriale su Libèration così sintetizza: “Sarkozy, Bresson (ministro dell’immigrazione) e Hortefeux (ministro dell’interno) non possono essere i soli ad avere ragione. Il papa, l’ONU, il Parlamento europeo, la Commissione europea, Washington e anche il minaccioso Lussemburgo hanno condannato la politica della Francia verso i Rom. Solo Berlusconi e il suo alleato ultra xenofobo Lega Nord hanno garantito il loro sostegno al capo di Stato. Sarkozy è diventato nello spazio d’una estate il Presidente che restringe e contravviene a tutti i principi etici e giuridici dell’Europa”.

Come non ricordare, allora, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che – articolo 18 – a proposito del diritto di asilo, recita:

“Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea”.

E sulla protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione – articolo 19 – proclama:

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”.

E, ancora, sulla non discriminazione, articolo 21:

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi”.

Ed infine – articolo 22 – sulla diversità culturale, religiosa e linguistica sancisce: “L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”.

Carta straccia?

La triste realtà ci riporta alla cecità delle classi governanti totalmente inadeguate.

La portata epocale di fenomeni, sinora circoscritti, che non siamo in grado di gestire e fronteggiare, non potrà che produrre danni irreversibili per il nostro domani.

Il continuo ostracismo, il malsano desiderio di soddisfare l’assolutismo, il sentirsi parte d’un proprio mondo, esclusivo e privilegiato, per sua natura isolato dal resto, incapace di darsi e intravedere orizzonti più larghi, non potrà che generare ulteriori mostri e mostruosità.

Le farneticanti equazioni di chi sempre riconduce il fenomeno immigrazione quale sinonimo di clandestinità, illegalità, delinquenza e che negano – a priori – l’altrui dignità umana, saranno, in futuro, causa della negazione della nostra sopravvivenza.

L’illusione di vivere in un’epoca immobile, l’incapacità di risalire all’origine e alle cause delle disparità, apriranno un baratro, oggi sulle altrui esistenze, domani sulle nostre.

P.S.: per avere idea dei numeri reali e dei pregiudizi: Conferenza Europea sulla popolazione Rom (Stima European Roma Rights Centre – 2008)

ROM SINTI

MAX

POPOLAZIONE

TOTALE

% ROM-SINTI SU POP. TOTALE
GRECIA 200.000 10 MILIONI 2%

20 OGNI MILLE ABITANTI

SPAGNA 800.000 45 MILIONI 1,8%

18 OGNI MILLE ABITANTI

FRANCIA 340.000 61 MILIONI 0,6%

6 OGNI MILLE ABITANTI

ITALIA 140.000 56 MILIONI 0,25%

2 OGNI MILLE ABITANTI