Quo vadis, Italia?

9 01 2013

Quo vadis, ItaliaTra (ri)discese ardite e (ri)salite in campo, l’offerta politica per le prossime elezioni vorrebbe mettere definitivamente in discussione l’illusionismo bipolarista che, in questi ultimi vent’anni, molti hanno visto, spacciato e creduto come definitivamente acquisito.
La provvisorietà del sistema italiano, reso forzatamente maggioritario da improbabili formule e alchimie elettorali, si è dimostrata tale in tutte le recenti esperienze di governo.
Nel nostro panorama politico hanno continuato a (soprav)vivere e proliferare le divisioni, la difesa delle singole corporazioni a danno dell’interesse comune e della stabilità che, come appare oramai acclarato ed evidente, se non accompagnata dalla solidità d’un assetto autenticamente e convintamente maggioritario, non può discendere da nessun sistema elettorale in grado di (pre)determinarla (se non per breve tempo).
Una delle verità è che il nostro paese ha mantenuto ancora aperto e vivo quell’elemento fortemente  proporzionale, favorevole alla continua nascita di micro fazioni, sempre pronte a contrapporsi alle tendenze egemoniche, interne ai due poli, sin qui rappresentati dal PDL e dal PD.
Senza farla particolarmente lunga e in estrema sintesi: il Popolo delle Libertà, a suo tempo, è nato da un atto di imperio ed ha convogliato su sè, volente o nolente, il peggio di tutta l’eredità pentapartitica (più la sesta gamba post-fascista); il Partito Democratico è stato crocevia tra post-comunisti e sinistra democristiana, figlio del consociativismo e di un sodalizio da cui è scaturito un ibrido, sedicente progressista, non privo di contraddizioni, sovente costretto ad un’estenuante mediazione tra le parti ed al compromissorio immobilismo.
L’illusoria promessa di rivoluzione liberale, da un lato, e il riformismo di impronta progressista, dall’altro, sono perciò rimasti lettera morta, entrambi imbrigliati nel mai morto conservatorismo di determinati e determinanti settori, dell’una e dell’altra parte, dal potere di veto e dalle resistenze da questi ultimi esercitato a più riprese.
Ecco perché oggi le contraddizioni d’un equilibrio precario trovano la loro fatale e, forse, necessaria esplosione.
Il vuoto politico e la confusione istituzionale, sconfinati in un semi-presidenzialismo al di fuori del dettato costituzionale, hanno poi dato origine all’adozione di un governo tecnico, tutto fondato su una rappresentanza extra-parlamentare (seppur assoggettato al voto di fiducia delle due Camere).
Ora, nella totale incapacità manifestata da tutte le forze politiche, di darsi nuove regole elettorali e istituzionali, il ricorso alle urne rappresenta una possibile via d’uscita dall’attuale stallo e dalla durevole crisi che, per quel che ci riguarda, non è solo di natura economica.
Da quest’importante appuntamento potrà scaturire la definitiva destrutturazione del nostro sistema, con una fase Costituente e con un governo di coalizione (post-elettorale), capace di dare nuova configurazione all’Italia, nell’ambito europeo che dovremo contestualmente immaginare e costruire.
A poco più d’un mese dalla prossima consultazione elettorale lo scenario resta particolarmente confuso ed ancora sin troppo equivoco.
Viviamo, per ora, immersi nell’era del “tutti contro tutti”. Il che rende poco chiare – se non addirittura incerte – le prospettive future.
Ecco, in sintesi e in ordine sparso, gli attori (e i comprimari) politici, scesi o saliti in campo:
– l’apparentemente immarcescibile uomo medio dei media Berlusconi Silvio, che, in un rinnovato e ritrovato spirito revanscista, ripropone i soliti e logori stereotipi contro l’universo mondo che – a suo dire – ha ordito orridi complotti contro la sua venerabile persona.
Il programma politico, nella sua narrazione autodiegetica, ferma e incompiuta dal 1994, è tutto basato sulla sua carezzevole mano,  pronta a difendere e tutelare il portafogli (suo) e del popolo italico; oggi teorizza la fuoriuscita dall’euro, senza meglio specificare quali diventerebbero i rapporti di forza economica e di cambio monetario tra il nostro paese e il resto della comunità internazionale.
Massimo esponente della destra eversiva (rispetto alla Costituzione vigente), che ha già dato prova di quanti e quali danni è capace di generare come forza di (mal)governo, si presenta con la solita coalizione raffazzonata di mai domi maggiordomi, fatta di residuo leghismo domestico, ridottosi a magro (ma famelico) macro-regionalismo nordico stanziale a Roma, grande sud (per Dell’Utri) e vecchi fratelli colonnelli in finto ammutinamento, sempre pronti e proni ad ubbidire al loro benefattore.
– l’omologo, in apparente chiave rivoluzionaria, uomo medio dei nuovi media Grillo Giuseppe Piero, in arte Beppe.
Detentore unico, indiscusso e indiscutibile di un nuovo brand, attraverso cui veicola la sempreverde concezione personalistica della democrazia diretta da pochi (ben organizzati) su molti (disorganizzati).
Particolarmente noto per le diverse epurazioni, si è reso identico a tutti gli altri partiti/movimenti d’impronta padronale che, arroccati nella tenace difesa del dominio personale, hanno fatto strame della democrazia interna e adottato gli stessi metodi per isolare i dissidenti, falcidiare le minoranze o gli avversari interni.
Seppur partendo da giusti e sacrosanti rilievi, mossi contro il malaffare, la malapolitica, la putrescenza di molti geronti inamovibili, ha totalmente perso di vista qualsiasi possibilità di confronto con quel che di buono e salvabile (forse poco) poteva cogliere, posseduto dallla furia iconoclasta e dalla presunzione di poter essere l’unico tutore di una “purezza” che, alla fin fine, si ridurrà ad una più o meno nutrita pattuglia di peones sotto stretta tutela destinati a sbarcare nelle sedi parlamentari.
– il tecnico ora premier pirotecnico Monti Mario che, preso dalla frenesia della propaganda, con lo strascico della destra “perbene”, fa a gara su chi le spara più grosse, distribuisce pagelle, giudizi e voti.
Folgorato da improvvisa resipiscenza, dopo aver messo in temporanea sicurezza (?) i conti, nella sua esclusiva visione macro-economica e finanziaria, dimostra ora maggiore, ancorchè tardiva, consapevolezza rispetto alla necessità di guardare all’economia reale come motore della futura e tanto attesa crescita.
Ha del clamoroso lo stupore di chi soltanto adesso, dopo averne coltivato, favorito e consentito l’ascesa, scopre che trattasi di tecnocrate con piglio, cipiglio e malpiglio di destra, orientato ad imporre soluzioni tendenzialmente affini alla reaganomics o al thatcherismo.
Antonio Ingroia, procuratore in veste di sostituto dell’Apparatčik: la sua rivoluzione civile sembra assumere il ruolo di porta di servizio da cui far (ri)entrare i vari leaders della sinistra costretta all’esilio extra-parlamentare, dell’Italia dei Valori e della Federazione dei Verdi.
Ferma restando la dignità della persona in questione, nei cui confronti si possono però sollevare obiezioni circa l’opportunità di quest’alternarsi del ruolo di (ex?) magistrato inquirente che cede il passo ad una forte caratterizzazione politica, la rottura col movimento “Cambiare si può”, per esempio, dimostra quante e quali contraddizioni si sono manifestate nel concepimento di questo progetto.
Le contestazioni, in particolare, hanno riguardato forme e modalità tutte fondate su vecchie logiche di vertice tra le segreterie dei partiti aderenti e le contraddizioni di chi ha spensieratamente “imbarcato”, assieme alla sinistra “radicale”, un ex ministro/magistrato, a suo tempo sostenitore del programma delle Grandi Opere, del Tav e convinto difensore delle forze dell’ordine che hanno consumato i massacri del G8 di Genova.
Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e il centrosinistra, sebbene non del tutto liberato da alcuni coriacei e resistenti esponenti della nomenklatura, con le Primarie per la Premiership e le candidature parlamentari, hanno rappresentato l’unico, vero esempio di democrazia partecipata (numericamente più che rilevante, non come le condominiali di Grillo, per intenderci), atto a superare i limiti imposti dal Porcellum e colmare la distanza tra rappresentanti e rappresentati.
Il Partito Democratico e Sinistra, Ecologia e Libertà, hanno dato nuova speranza a quel popolo che, anche se ripetutamente deluso, ha così potuto continuare a credere in un futuro fatto di maggiore equità e dove la politica riesca a ritrovare la sua dignità e sia interpretata nell’interesse comune.
Va reso onore e merito a Matteo Renzi, nel cui futuro c’è il destino di un grande protagonista e sicuro leader del centrosinistra, per aver dato un impagabile contributo in questa direzione che ha favorito il superamento del gap politico, generazionale e di genere.
Tra tutte le “offerte” politiche, a tratti dense di populismo e di demagogia, il centrosinistra ha mantenuto un profilo di maggiore coerenza e affidabilità.
Ecco perché il mio personalissimo consenso, per quel che può contare, è orientato verso la bella politica, le nuove speranze e le future conquiste che il centrosinistra sarà chiamato a realizzare, con tutto il senso di responsabilità di cui sarà capace, secondo un programma  di maggiore equità e giustizia sociale.
Le polemiche circa la distanza tra le diverse posizioni in seno al centrosinistra, provenienti in gran parte da chi si dice fermo e convinto sostenitore del bipolarismo e degli schieramenti a vocazione maggioritaria, appaiono abbastanza inconsistenti, almeno per due ragioni: la prima è che la sinistra, rappresentata da Vendola, dopo le funeste esperienze del passato e l’insano fratricidio originato dal “fuoco amico”, ha oggi acquisito quella necessaria consapevolezza dell’essere forza di governo e coltiva una maggior propensione alla ricerca della possibile mediazione e conciliazione, riducendo così il rischio di insanabili divisioni; la seconda è che, se davvero siamo convinti della stabilità derivante dal maggioritario e dal bipolarismo, basato sull’alternanza, presupposto e portato di tutto questo è il democratico confronto delle diverse espressioni politiche raccolte all’interno d’un unico, grande schieramento.
Sotto questo punto di vista il Partito Democratico è stato l’unico a saper interpretare e cogliere lo spirito del tempo che viviamo e presentarsi come valida alternativa maggioritaria per il futuro dell’Italia, dimostrandosi capace di rinnovarsi, favorire il virtuoso circuito democratico dell’appassionato  confronto interno e mettersi in gioco.
Come negli Stati Uniti laddove, sia nel Partito Repubblicano che nel Partito Democratico, convivono una varietà di opzioni politiche che vanno dal conservatorismo più estremo al progressismo più spinto.
Anche in Italia sarebbe tempo di stabilire in quale direzione vogliamo definitivamente spingerci: ecco perchè il voto al Partito Democratico è la strada maestra per il cambiamento e per il rinnovamento di cui l’Italia ha bisogno ed urgenza.

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#iostoconMarco

17 12 2012

marco_pannella

Perchè nella mia idea di sinistra rientra a pieno titolo

il pensiero libertario

  1. Postideologico
    #iostoconmarco sempre vittima del colpevole silenzio dei media che invece amplificano l’idiozia dell’uomo medio dei media o dei nuovi media
  2. Postideologico
    #iostoconmarco per l’onore e il merito che gli devo per tutti quei diritti di cui possiamo oggi godere e, in sua assenza, non avremmo avuto
  3. Postideologico
    #iostoconmarco se avesse goduto di uguale enfasi concessa al Mo’ Vi Mento 5 stelle avremmo avuto un più meritorio partito radicale di massa
  4. Postideologico
    #iostoconmarco perchè le sue ragioni sono storia necessaria: diritti civili, federalismo europeo, visione transnazionale di fenomeni epocali
  5. Postideologico
    #iostoconmarco perchè ha già dato tutta la sua vita per la buona politica. Oggi il diritto di parola che gli spetta è il minimo rimborso.
  6. Postideologico
    #iostoconmarco perchè @MarcoPannella ha la forza e l’immortalità d’un contemporaneo eroe vivente. Non vorrete riconoscergliela postuma?
  7. Postideologico
    #iostoconmarco perchè non voglio sentire la schiera degli ignavi o degli ipocriti farsi corifei del dolore e del riconoscimento tardivo.
  8. Postideologico
    #iostoconmarco perchè ha costruito strade di libertà, diritti, giustizia, uguaglianza, con la sua onestà politica ed intellettuale.




La vittoria della politica

3 12 2012

centrosinistraL’ovvietà è che, dal confronto di queste primarie, è uscito un vincitore il cui nome è Pier Luigi Bersani.
Da qui e ora comincia il lavoro da intraprendere per proiettare la stessa passione civile e politica, sin qui dimostrata da tutti i partecipanti, alle prossime elezioni.
La vittoria più grande riguarda l’ampia adesione che quest’occasione ha catalizzato su di sé.
Quest’importante patrimonio – tutto! – dovrà trovare adeguato ascolto e sponda da parte di chi è stato chiamato a guidare l’intero centrosinistra.
Pier Luigi Bersani dovrà farsi interprete di tutte le istanze, le aspirazioni, i desideri e le aspettative che si sono manifestate, al di là della temporanea collocazione di ciascuno su versanti diversi e contrapposti.
Ecco perché occorrerà tenere conto delle minoranze “sconfitte” e creare quell’opportunità di vittoria collettiva di cui il centrosinistra ha bisogno e non può fare a meno.
All’indomani del risultato scaturito dal ballottaggio, le divisioni – che hanno avuto una loro ragion d’essere – devono cedere il passo al giusto riconoscimento delle ragioni di chi ha vinto e (ac)cogliere tutta quella serie di nuove opportunità offerte da chi ha portato il suo importante contributo politico in queste primarie.
Il compito ed il ruolo d’un vero leader non è quello di governare da solo, ma è dato dalla capacità di presentarsi come rappresentante dell’intero schieramento, ora chiamato a superare le distinzioni, a cercare/trovare la comunanza d’idee e d’intenti e a fare squadra.
Ha prevalso una linea politica che non potrà dimostrarsi cieca e sorda rispetto alla necessità del cambiamento e del rinnovamento che, in maniera rilevante, sono emersi come irrinunciabili.
E’ un’occasione imperdibile per dare vita a quel centrosinistra a vocazione autenticamente maggioritaria e per far sì che prenda finalmente corpo, forma e sostanza, senza restare ancorato a quell’eterna aspirazione rimasta sinora e sempre irrealizzata, incompleta e incompiuta.
L’errore da non commettere è quello di far pesare le divisioni sempre e ineluttabilmente insupersabili.
Si apra – adesso! – l’era del confronto e del dialogo.
Pier Luigi Bersani dimostri d’essere il leader del nuovo centrosinistra maggioritario e plurale.
Bastano solo un paio di telefonate e poi un tavolo attorno al quale sedersi e discutere delle prospettive future.
Il patrimonio da raccogliere è ben più ampio di questa prima e parziale vittoria.
Il futuro si conquista e si vince uniti.





Il malcelato desiderio di rottura del rottamatore

30 11 2012

FirenziIl Sindaco (Fi)Renzi, nonostante tutto, continua a dichiararsi affine ad un partito rispetto al quale – si è da più parti evidenziato – ha adottato un frasario che ha sottolineato più le differenze anziché la comune visione.
In questa campagna per le primarie hanno campeggiato dichiarazioni abbastanza distanti dalla dichiarata vicinanza.
E tuttora i toni, di chi forse ha pronte le valigie, non sono dei migliori.
Ha imperversato il “noi” sempre contrapposto a “loro” e certo non ha rappresentato un particolare senso d’appartenenza ma, al contrario, testimoniato un incessante bisogno di sancire la distanza e la diversità.
Hanno proliferato gli “attacchi”, mutuati dall’armamentario del fronte politico avversario: “Come farete a governare il Paese con uno schieramento che accoglie Vendola e, magari, destinato ad allearsi con l’eterno, equivoco e ancora irrisolto equilibrismo centrista?”.
Si sono riesumate vecchie (seppur giuste) accuse sui deprecabili incidenti di quel percorso accidentato, risultato determinante nella sconfitta del centrosinistra per sua stessa mano e nell’ascesa d’una destra che ha potuto così fiorire grazie alle gravi responsabilità di chi ha adottato la suicida politica del fratricidio. Senza tener conto che quello è ormai un masochismo definitivamente accantonato.
Si sono sempre contestate e si contestano ancor oggi le regole, quasi a voler, sia preventivamente che a posteriori, inficiare la validità del confronto, la correttezza ed il suo esito finale.
Insomma all’uomo nuovo del (suo) futuro apparato sembra che nulla sia risultato gradito.
Il vittimismo di questo Signorino, la sua spocchia, l’illusione e la presunzione di rappresentare in via esclusiva il nuovo, non hanno certo contribuito a smorzare quell’innata antipatia che, personalmente e “a pelle”, nutro nei confronti di quest’arrivista non ancora arrivato.
La cattiva abitudine di pronunciare reprimende sul tema della “trasparenza” nei confronti altrui, senza aver dato sin qui conto, al di là dei piccoli finanziatori, dell’origine dei suoi (nella parte più consistente!); l’appellarsi a regole che vorrebbe cucite su misura e riportano ad analoghi modelli adottati dal gerontocrate di Arcore; la vaghezza di troppe improvvisate promesse, senza indicare le risorse e le fonti di finanziamento per poterle sostenere (per esempio i 100 euro netti al mese a tutti quelli che guadagnano meno di 2.000 €); l’ironia spicciola; l’inconcludenza di chi ha deciso di abbandonare il suo ruolo di Sindaco, ancor prima d’aver espletato il suo mandato; i rilievi della Corte dei Conti sulla gestione economico-finanziaria della sua città; la semplificazione e la riduzione del rinnovamento come aspetto esclusivamente generazionale; insomma…. Tutto un insieme di elementi me lo hanno reso ancora più estraneo, indigesto e ulteriormente antipatico.
La politica è anche questo: considerare un giovane rampante l’equivalente d’un vecchio, e per niente innovativo, rompicoglioni!
Valga perciò e per tutti coloro che parteciperanno al ballottaggio l’invito di Vendola: “Con la penna e con il cuore, votate Bersani”.
Perché c’è bisogno anche della sinistra dei diritti, del lavoro, dell’uguaglianza, della tutela dei non rappresentati e della salvaguardia dei  beni comuni.
Questa è l’idea che ho d’un centrosinistra ormai consapevole di quanto sia inopportuno e poco salutare farsi male da soli.
Un centrosinistra che rinnovi e rafforzi la stabilità delle maturate esperienze di governo locale anche in sede nazionale.
Un centrosinistra capace di cercare e trovare terreno d’intesa, laddove e sinchè possibile, con quell’area moderata meno ambigua ed oscillante, senza alcun baratto giocato su una politica al ribasso, senza rinunciare alla propria identità e senza cedere su questioni fondamentali, che appartengono al suo irrinnunciabile patrimonio e alla sua natura di garante dei diritti riconosciuti, tutelati ed estesi a tutti.
Nell’attesa del risultato di queste primarie e nella speranza di capire le reali intenzioni del rottamatore che, giorno dopo giorno, pare alimentare un (sin qui malcelato) desiderio di rottura, tanto è diventata alta e incontrastata la boria di chi crede (o spera) di poter vincere le prossime elezioni in solitaria e a dispetto (e disprezzo) di tutti.





Una bellissima notizia: Franco Battiato al Turismo e allo Spettacolo

6 11 2012

Una notizia che mi riempie di gioia, d’orgoglio e di speranza.

C’è ancora spazio per la buona politica.





Riscrivi l’Italia.

4 11 2012

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¡Adelante Nichi!

2 11 2012

La vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Nichi Vendola si è conclusa con l’auspicato verdetto favorevole perché il fatto non sussiste.

In quest’era di generica e cieca delegittimazione, utile a chi vorrebbe imporre quel ‘tutti colpevoli, nessun colpevole’, è una buona notizia che ci riporta verso quell’obbligo che dovremmo avere circa l’identificazione delle persone perbene che hanno da sempre vissuto la militanza politica come pura passione, impegno serio, onestà intellettuale, integrità morale e lealtà.

Tra le persone perbene, che non è requisito di per sé sufficiente, ma deve affiancarsi ad altre virtù, c’è Nichi Vendola.

Il concetto di  persona, ancor prima d’ogni altra etichetta, è quello che più si addice a quest’uomo amante della propria libertà e di quella altrui.

La presunta inconciliabilità che separa Vendola dal restante schieramento di centrosinistra, ora come ora, fa parte della normale dialettica che può pacificamente (co)esistere nei grandi raggruppamenti politici, autenticamente convinti del loro spirito e della loro natura maggioritaria, in qualsiasi democrazia funzionante.

Vi risulta, per esempio, che i Democratici statunitensi abbiano, al loro interno, posizioni uniformi?

Anche in Italia, se vogliamo davvero aderire in maniera seria all’ispirazione dei grandi schieramenti, chiamati a conciliare le diverse posizioni, nella loro sintesi laddove realizzabile e nel conseguente rispetto delle maggioranze e la tutela delle minoranze, i possibili punti d’incontro, se individuati, risulterebbero superiori alle distanze.

Si tratta ora di aprire un confronto tra le diverse parti, superando gli egoismi di chi nutre ancora l’illusione di poter dar vita ad un grande centro che non c’è e non ci sarà o di chi vuole continuare a vivere nella riserva indiana delle (dignitosissime) minoranze destinate a svolgere azione extra-parlamentare.

La realtà, se si è disposti a prenderne atto, è che non può esistere una sinistra che non trovi un equilibrio ed un’accettabile mediazione col centro e viceversa.

Il futuro centrosinistra in vista delle prossime, più o meno imminenti, elezioni politiche dovrà lavorare, con serietà e senza pregiudizi, in questa direzione.

L’offerta politica da proporre non dovrà più coltivare i motivi di divergenza anziché curare le convergenze su cui è possibile trovare un accordo.

Le maggioranze si costruiscono prima e per tempo, per dare vita ad un progetto serio, che nasca sulla scia d’un altrettanto serio confronto non pregiudiziale su tutto: lavoro, diritti civili, economia, riforme della politica e istituzionali. Occorre dare un senso alla propria azione politica, con la capacità di dimostrarsi al passo coi tempi e con la stessa maturità della società che vogliamo ricostruire e in cui vogliamo vivere.

Altrimenti prepariamoci alla polverizzazione del sistema politico, la cui principale conseguenza sarà quella di non riuscire ad esprimere nessun governo libero di muoversi in autonomia, pur nel contesto europeo, senza continui e pesanti condizionamenti.

L’esplosione di tutte le contraddizioni della cosiddetta Seconda Repubblica sta prendendo sempre più piede.

Vogliamo tentare di dare una svolta ed una seria proposta di governo dei problemi?

O dobbiamo rassegnarci ai vari, (ri)emergenti populismi?

E’ oramai quasi del tutto chiaro che la prossima competizione elettorale vedrà in campo uno schieramento antisistema d’ispirazione grillesca, coadiuvato in qualche forma dal dipietrismo, al quale si affiancherà un equivalente a destra, d’impronta berlusconiana.

Dall’inevitabile frammentazione dell’ex PDL nascerà, quasi sicuramente, salvo ripensamenti e ricuciture (poichè certa politica, che insegue il potere per il potere a stretto uso personale, è anche arte dell’impossibile), un nuovo rassemblement (amo l’Italia, W l’Italia o qualcosa di simile) ancora una volta a perfetta immagine e somiglianza del padrone/azionista, che farà leva sul dilagante sentimento antipolitico e affiancherà altri connotati, già preannunciati, quali una dose di nazionalismo, una sempreverde campagna no-tax, sentimenti anti-euro come origine e causa di tutti i mali, un modello presidenzialista (alla sudamericana) senza contrappesi, in funzione antiparlamentarista e teso a soverchiare qualsiasi altro inviso potere: Corte Costituzionale, Magistratura, Parlamento, Ministri “indisciplinati”… l’uomo medio dei media, nella conferenza stampa con dietro Damasco (sia come tessuto che come altro modello presidenziale), non ha escluso niente e nessuno!

Sul versante primarie, se dovesse prevalere la nuova (de)generazione del Sindaco della newtown itinerante (Fi)Renzi, si aprirebbe un inevitabile contrasto con la dirigenza PD, i cui equilibri rimarrebbero inalterati, ed anche  con SEL.

L’impresa aleatoria del Signorino Margherita, che nella sua immaginifica prodigiosità teorizza un PD al 40%, si ridurrebbe all’esatta metà (a voler essere ottimisti!), perché, al di là delle spontanee truppe cammellate che la macchina propagandistica è in grado di mobilitare, il consenso elettorale è tutt’altra cosa e non è detto che corrisponda a quelle apparenti oceaniche mobilitazioni.

Quest’idea di un Partito Democratico, bastante a sè stesso, è tutta da dimostrare. Qualsiasi odierno riferimento a quel 38% ottenuto alle ultime politiche, tutte polarizzate sull’uno o sull’atro fronte, è un irrealistico punto di partenza (c’è da ricordare che allora c’era l’accordo con l’Idv, poi tradito da quel Di Pietro bramoso delle sue quote di gruppi parlamentari, con annessi e connessi).

Sulle future alleanze di governo (Fi)Renzi non è per nulla chiaro: segue un suo format e un suo logo. Speriamo di poter capire di più in seguito o nell’epilogo di queste primarie.

E’  invece giunto il tempo, per coloro che vogliono costruire il nuovo centrosinistra, di darsi e fornire maggiore chiarezza: si apra un serio confronto, si tenti di superare le divisioni, coltivando l’incontro sulle urgenze da affrontare e si individui quel terreno comune su cui far crescere le priorità e le prospettive future.

P.s: se per le primarie si fosse adottato il sistema a turno unico con doppia scelta (suggerito a suo tempo da Ichino) la mia seconda sarebbe ricaduta su Vendola.

Posposto: nell’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, senza imputare colpe a chi, spesso, non ha idea dell’idiozia dei propri seguaci e sostenitori, mi è sembrato politicamente più che scorretto e, ovviamente, totalmente stupido quel che riporto di seguito:

Mi limito a dire che se queste sono le motivazioni politiche di un giovane emergente… siamo messi bene!

Per dovere di cronaca sono arrivate le scuse. Resta il fatto che la frase non aveva assolutamente niente di spiritoso e, per tornare da capo e via, ancora una volta e sempre, ci troviamo davanti al pregiudizio che offusca qualsiasi capacità di giudizio e di reciproco, rispettoso confronto.