Movimento ©inque $telle™

16 03 2013

image Il Movimento ©inque $telle™ è un copyright, un marchio, un prodotto d’impronta personale, reso, sin qui, apparentemente corale.
Lo spot per il lancio sul mercato politico è stato efficace.
Sulla bontà del prodotto e sul suo contenuto, al di là del fascino del packaging design, si possono nutrire dubbi e riserve, in attesa di verifica?
A me ricorda, per dirla alla Gaber, tanto caro a Grillo (a frammenti!) “il salariato del piacere che propina storie colorate e grasse, un bel film con dentro tutti gli ingredienti che piacciono alle masse, che stanno lì inchiodate e si divoran tutto senza protestare, gli si potrebbe dare in premio un bel barattolo di merda per duemila lire e senza esitare un momento sarebbero pronti a scannarsi per quel divertimento! Son proprio deficienti gli uomini, ormai son proprio devastati, non riesci più a strapparli alla loro idiozia, ci sono incollati”.
Insomma, sin qui, una bella festa o sagra strapaesana.
La prima occasione di democrazia perduta – seppur vanno raccolti gli incoraggianti segnali di chi si è sottratto all’appiattimento del pensiero unico reso collettivo – è stata l’elezione dei Presidenti dei due rami del Parlamento, vissuta come l’ennesima lotta contro chissà quale maleficio, anzichè cogliere gli incoraggianti motivi che spingevano alla condivisione d’una scelta tutta costruita attorno a due altissime personalità, indipendenti e con una marcata discontinuità rispetto al passato.
E invece no. I ©inque $telle™, almeno nella loro rappresentazione dei pupazzetti del ventriloquo, hanno continuato nella loro stucchevole – e fuori luogo – dichiarazione di purezza, laddove non ricorreva alcun motivo di dissenso.
Lo slogan “nè con la destra, nè con la sinistra, ma in alto”, si è manifestata come politica di bassissimo profilo, un tantino più coricata sulla destra, incapace di decidere e volare alto nell’interesse delle Istituzioni.
Ciononostante oggi è una splendida giornata, all’insegna del cambiamento, della svolta possibile e praticabile.
Tutto il resto non conta.
Non contano le partigianerie e le piccinerie di chi, alla lunga, sarà chiamato a pagherà dazio per l’inconcludenza dell’opporsi a tutto e tutti, perdendo il lume della ragione e della ragionevolezza, non riuscendo mai a trovare interlocutori credibili, degni d’attenzione e considerazione.
E non ha ragionevoli spiegazioni, anzi fa inorridire (politicamente), la colleganza tra ©inque $telle™ e Popolo delle Libertà, che non hanno saputo cogliere le ragioni d’un consenso a chi ha sempre dimostrato e mantenuto alto senso dello Stato.
Non ha possibile giustificazione avere interpretato, ancora una volta, l’elezione di due cariche istituzionali, chiamate a rappresentare tutti, come se si trattasse d’una scelta di parte e tra parti contrapposte.
Vuoi vedere che la buona politica sarà in grado di sgonfiare l’antipolitica di chi, privo di qualsiasi proposta e progetto serio e concreto, si è fatto istituzione per incarnare tutti i vecchi vizi del nemico immaginario?





Superare la non democrazia

2 03 2013

Shhh please be quiet democracy is sleeping.jpg216849804Ho già detto e scritto altre volte che non vivo grazie alla politica.
Nutro temporanee passioni che mi spingono a ragionare sulle opportunità politiche, nell’interesse del paese in cui vivo, ancora e sempre prima di quello personale.
L’esito delle ultime elezioni mi vede far parte del corpo elettorale di quella coalizione di centrosinistra che, pur avendo ottenuto alla Camera un premio di maggioranza, di stretta misura, non ha superato al Senato lo scoglio dell’infame legge elettorale, tuttora vigente per colpevole inettitudine dell’intera classe politica, di destra, di centro e di sinistra.
Questa vittoria dimezzata non ha suscitato in me particolari sorprese, perchė attesa, benchė sostenitore dell’offerta politica che ritenevo meno distante dal mio modestissimo punto di vista, meno dannosa per l’Italia, e sperassi nella sua affermazione, al fine di garantire un possibile nuovo governo, all’insegna dell’alternanza e dell’alternativa democratica.
Basta andare a visionare i miei tweet postati prima della proclamazione finale.
Temevo che, oltre gli indubitabili limiti della leadership del centrosinistra, la cosiddetta accozzaglia rivoluzionaria potesse rappresentare l’anticamera di una futura restaurazione e dallo spoglio dei dati reali scaturisse un pareggio, a danno della coalizione data per vincente dai soliti soloni, organici all’uno o all’altro schieramento e si determinasse l’attuale stallo politico e istituzionale.
Nessuno dei membri della casta giornalistica, costituita da coloro che si dilettano nella reciproca celebrazione e ossequio, che amano pavoneggiarsi avvolti nei loro sproloqui, che si riuniscono amorevolmente nei loro salotti mediatici, ospiti o padroni di casa gli uni degli altri, ha avuto il minimo sentore di quel che sarebbe capitato.
Non un sondaggista, a stabile busta paga dei grandi gruppi editoriali e dei networks dell’informazione (in)dipendente, sempre pronti a sfornare dati su commissione, magari partoriti nottetempo o basati su campioni tanto consolidati da risultare scarsamente rappresentativi della realtà in continuo mutamento, ha avuto la lungimiranza di fornire un-dato-uno che avesse un minimo di attendibilità e aderenza con quel che poi si è concretizzato.
La mia analisi, in ordine sparso e forse un po’ confuso, cecherà di evidenziare quanto emerso dallo spoglio elettorale, senza particolari pretese e senza la presunzione di chi è sempre pronto ad emanare verdetti definitivi. Il futuro resta in continuo divenire.
La quasi scomparsa del centrismo e del moderatismo d’impronta montiana è frutto della radicalizzazione di uno scontro che ha caratterizzato anche questa campagna elettorale. È, altresì, la chiara condanna e il rifiuto delle politiche di austerity, che hanno sin qui tradotto e interpretato il sogno europeista in maniera tale da renderlo un incubo quotidiano, per un’Italia rimasta ferma al palo, in termini di economia reale, lavoro, potere d’acquisto e che, di fatto, ha mantenuto inalterato il rapporto di forza economica tra il nostro paese e la locomotiva di un’Europa a due velocità.
Sin dalle origini s’è parlato della nostra debolezza che, in sede di adesione e costituzione dell’Unione monetaria, ha fatto sì che l’Italia entrasse in quel consesso con estremo sforzo (forse non potendoselo permettere) e a costi sociali, politici ed economici troppo alti e gravosi.
Il mancato sviluppo economico e produttivo ha così favorito, nel corso degli anni successivi, l’ulteriore aggravarsi della situazione: la realtà ci vede, ancora oggi, inseriti in Europa con un ruolo di estrema debolezza e sudditanza ed è come se la moneta unica a noi “costasse” più di quanto possiamo permetterci, accompagnata dalle enormi difficoltà derivanti dagli obblighi assunti per poter mantenere fede agli impegni presi.
Nonostante i tassi di cambio fossero, in origine, stabiliti alla pari tra i diversi aderenti, il nostro paese ha poi pagato un costo sociale che, anche a causa dei mancati controlli e dell’enorme peso del nostro debito pubblico, ha scatenato un impazzimento generale dei prezzi ed una notevole perdita del potere d’acquisto.
È pertanto risultato evidente che, invocare ulteriori bagni di sangue e merda, dopo un decennio di grandi sacrifici, non poteva scatenare particolari consensi o adesioni, da parte di un corpo elettorale deluso e in insanabile contrasto con tutta quella nomenklatura, distante e aliena dalla realtà quotidiana di un popolo costretto a manifestarsi come suddito ragionevolmente incattivito.
Altro aspetto, sempre riferito al cosiddetto moderatismo, è che, in un sistema politico nettamente polarizzato, lo spazio per posizioni equilibriste si è definitivamente ristretto e quasi azzerato. Il che è un ottimo segnale per un paese ora libero di orizzontarsi verso il nuovo, fondato sull’evoluzione culturale e antropologica e non più costretto a mediare con l’eterno immobilismo cosiddetto centrista.
L’errore, in un’Italia senza memoria (nè breve, nè lunga), è stato quello di illudersi che un uomo chiamato a farsi figura istituzionale, assunta piena veste politica, potesse catalizzare attorno a sè chissà quali favori e riuscisse a fratturare quel versante di destra da cui proveniva o, più in generale, l’intero bipolarismo.
La non democrazia, su iniziativa del Presidente della Repubblica, in abiti semi-presidenziali e figlia di un parlamentarismo che, in avverse e già mutate condizioni socio-politiche ed economiche, ha ripiegato sul governo tecnico, ha contribuito a far sortire questo risultato. Mesi di decreti e voti di fiducia hanno sfiancato l’intero paese e penalizzato tutte le forze unite a sostegno di quell’esperienza, temporaneo ripiegamento, rispetto all’immediato ricorso alle urne, per paura, eccessiva cautela e, ancora una volta, assoluta ignavia. Anche qui si é dimostrato che al peggio, alla mancanza d’iniziativa e di coraggio, non c’è poi rimedio.
O, se vogliamo buttarla sul ridere e mutuare il linguaggio apocalittico del duo Casaleggio-Grillo, l’orrido complotto planetario del club Bilderberg e dei suoi accoliti, é stato sconfitto!
Dietro o davanti a questo miraggio di irresistibile vittoria, da parte dei sedicenti neo moderati e del centrosinistra, c’è stata l’ingenua, ennesima sottovalutazione di Berlusconi e della sua innegabile capacità a ricompattare attorno a sè la sua destra.
Il grande comunicatore, percepito il clima, ha puntato tutto sulla tenuta del suo fronte e sul prevedibile pareggio, seppure in presenza dell’emorragia di voti in libera uscita.
Il berlusconismo è qualcosa che va al di là della politica: è la destra che non può sopravvivere o esistere in assenza del suo ideatore, è il sodalizio tra Berlusconi e gran parte del suo elettorato che sconfina nell’adorazione e nell’innamoramento pressochè totali. È una dichiarazione di fede, di strettissima osservanza, che inquadra l’uomo, il suo carisma e le sue immaginifiche fascinazioni, prima di qualsiasi altro aspetto.
Tra i tanti paradossi di quest’esito elettorale ce ne sono di particolarmente interessanti, che testimoniano l’anomalia tutta italiana: da una parte un Berlusconi reso perdente di successo, sia da un Bersani, vincitore immaginario, sia da un astuto Grillo, profittatore dell’odierno caos e del ribellismo contrapposto ai vecchi schieramenti, ancor prima che favorevole ai suoi proclami populisti e più che ovvi.
L’uomo medio dei media ha potuto così trarne vantaggio e assicurarsi tenuta e centralità anche grazie all’uomo medio dei nuovi media.
Rientra nella realtà dei fatti che il tour elettorale di Grillo sia stato tutto giocato più contro il presunto vincitore che contro il sempre presunto perdente.
Si dice ora che il vero e unico vincitore, tra le macerie destinate ad accrescersi, sia questo (ex) teatrante che porta con sè un nuovo modello di non democrazia: una nutrita pattuglia di ex anonimi (in verità alcuni già noti per altre più modeste militanze) approda in Parlamento per amplificare la singola voce di un altro incandidabile perdipiù non eletto.
All’indomani di questo “facile” consenso, che certo merita rispetto e riconoscimento, non possiamo prescindere dalla sua natura, dalla sua origine e da quel che sarà in grado di rappresentare.
L’artista politico, nella sua indiscutibile poliedricità e nel suo folklore, è riuscito a concentrare attorno a sè tutto il malumore ed il risentimento, altrettanto multiforme, proveniente da più versanti.
Credo esista, in Grillo e in chi per lui, la piena consapevolezza della varietà umana e politica che il M5S è riuscito a conquistare.
Questo lo renderà altrettanto conscio del fatto che in tutte le prossime mosse maggiore è il rischio di perdere una parte dei favori raggiunti, piuttosto che guadagnarne. Semprechè nella restante parte della politica non domini l’immobilismo e il desiderio suicida.
Sarà interessante vederlo capeggiare un gruppo così eterogeneo, animato e unito da un identico sentimento contestatario ma, forse, portatore di istanze e desideri abbastanza diversi e distanti tra loro.
Grillo e Casaleggio sanno bene che le odierne sollecitazioni degli avvelenati e dei transfughi provenienti dal centrosinistra, che ora spingono al sostegno di un governo Bersani, se accolte, provocheranno una prevedibile perdita di consensi da parte degli avvelenati e delusi della destra in forza al suo elettorato.
È la democrazia, bellezza! E riuscire ad eterodirigere un’identità davvero postideologica non sarà per niente facile, al di là del terreno della protesta.
Una piccola parentesi meritano gli eletti di questo schieramento che, scelti in ambito condominiale, hanno timidamente cominciato a rendersi visibili: l’interrogativo più rilevante coinvolge la natura umana, i vizi e le virtù, che avremo modo di vedere e verificare in sede istituzionale.
Qualche primo, marginalissimo appunto, che mi ha subito colpito, riguarda il fatto che, in tutte le apparizioni sin qui viste e sentite, nessuno dei neo rivoluzionari ha disdegnato l’appellativo “onorevole”: non uno che si sia spinto a ricordare che il suo ruolo è quello di cittadino (come amavano predicare in campagna elettorale) chiamato alla rappresentanza di altri cittadini in sede istituzionale.
Non un commento alla notizia che, in quel contesto, sono risultati eletti una madre senatrice e un figlio deputato; episodio che la dice lunga, sebbene si tratti di un piccolo particolare, di un neo, sul totale mancato controllo circa l’opportunità politica di una concomitanza di candidature nel medesimo ambito familiare (il che non è proibito ma, certamente, non denota alterità per chi crede e spera di rappresentare il nuovo in via esclusiva).
Beppe Grillo, o chi per lui, conosce così bene quante e quali difficoltà di gestione potranno sorgere, tanto da mettere le mani avanti e addossare le responsabilità su  eventuali future defezioni (fors’anche memore di quanto già capitato) ad un presunto “mercato delle vacche” ad opera del Partito Democratico.
Il Partito Democratico si trova ora nelle condizioni di chi, piuttosto che inseguire questo moto ondoso, dovrà dare prova d’essere in grado di proporre un autentico cambiamento e rendersi promotore ed interprete delle necessarie riforme capaci di dare respiro all’economia reale, al lavoro, all’assetto istituzionale, al sogno europeo di diversa impronta, alla moralità nella politica e sanare la frattura con una società civile indignata e che non trova più alcuna degna rappresentanza.
È tempo di mantenere i nervi saldi, smetterla d’inseguire le quotidiane bordate e mettere sul tavolo le migliori idee e le energie davvero progressiste di cui si è capaci, superando i luoghi comuni e le parodie di un Bersani che continua a somigliare sempre di più al vecchio compagno interpretato da Ferrini in “Quelli della notte”.
Fuori tutto il coraggio, sin qui inespresso, per sfidare gli avversari politici e dimostrare d’essere adeguati a governare il rinnovamento.
Largo e meritato spazio, all’interno del partito, a chi, sconfitto con grande onore alle primarie, ha dimostrato tutta la sua immensa dignità e dato un forte segnale sull’inequivocabile necessità di voltare pagina.
Altro paradosso riguarda la Lega: nel momento di massima debolezza detiene il massimo potere in quella parte del paese che nutre il desiderio di farsi Stato nello Stato, se non addirittura Stato a sè stante, rispetto ad un’Italia che, se incapace di risollevarsi, è destinata ad implodere in un definitivo collasso.
È chiaro che il primo schieramento “tradizionale” che riuscirà a rimettersi in asse e riconquistarsi la meritata fiducia si riprenderà la quota protestataria in prestito a Grillo.
Va dato atto e merito a coloro che, in assoluta buona fede, hanno orientato il loro voto in quella direzione, d’avere sin qui evitato una deriva ed un irrimediabile tracollo.
Il nostro paese resta però ancora a rischio e il fascino esercitato da una presunta rivoluzione, se relegata e vocata all’opposizione contro tutti e tutto, è destinata a spegnersi inesorabilmente o favorire pericolosissime involuzioni.
Inutile fingere che la più grande incombenza spetti solo a chi ha il dovere di governare.
Le grandi responsabilità toccano e coinvolgono anche chi ha condotto egregiamente la sua campagna elettorale, spingendosi là dove gli altri non hanno avuto il coraggio e l’ardire di presentarsi, dimostrando ancora una volta la loro assoluta ignavia; chi, a differenza degli altri, ci ha messo la faccia, suscitando speranze anche in assenza di credibili soluzioni.
Se Atene piange, Sparta ha ben poco da ridere e di cui gloriarsi.
E certo non ci si può accontentare, nel medio e lungo periodo, dell’affermazione dell’ennesimo pluri-milionario, che ci invita tutti ad un futuro nel quale saremo “più poveri, ma più felici”.
È vero, la mole di consensi verso i 5 stelle, fa il suo bell’effetto. Personalmente, però, non mi faccio impressionare dal moto ondoso (lo tsunami) originato dalla rabbia, dalla delusione e dallo scarso rispetto che merita quest’orrenda classe politica.
La politica è ben altro: qualcosa di assai più degno di chi la incarna. E, superato il periodo “bellico” della campagna elettorale, ora c’è bisogno di risposte e soluzioni che siano all’altezza.
Nei prossimi mesi vedremo chi sarà capace di proporsi come vero e primo attore politico, meritevole di fiducia e consenso, che abbia tutto il senso dello Stato necessario a salvarci da una rovinosa discesa.
Intanto restiamo in attesa: senza troppo pessimismo, nè particolare ottimismo.
Aspettando che il centrosinistra faccia le sue mosse con la sua ipotesi di governo, che la destra continui ad osannare e servire le necessità e le urgenze del suo capopopolo col ricorso alla piazza, che la parte residua del leghismo suoni la grancassa della macro-regione nordica e che il nuovo uomo medio dei nuovi media scopra le sue carte, anche a rischio di procurare delusioni in una parte di chi ha aderito al moto rivoluzionario.
Siamo in piena rivoluzione.
Sarà un piacere viverne gli ulteriori, futuri sviluppi dopo questo mirabolante debutto.
Aspetto, con ansia, di conoscere tutto il campionario umano delle nuove rappresentanze parlamentari.





#iostoconMarco

17 12 2012

marco_pannella

Perchè nella mia idea di sinistra rientra a pieno titolo

il pensiero libertario

  1. Postideologico
    #iostoconmarco sempre vittima del colpevole silenzio dei media che invece amplificano l’idiozia dell’uomo medio dei media o dei nuovi media
  2. Postideologico
    #iostoconmarco per l’onore e il merito che gli devo per tutti quei diritti di cui possiamo oggi godere e, in sua assenza, non avremmo avuto
  3. Postideologico
    #iostoconmarco se avesse goduto di uguale enfasi concessa al Mo’ Vi Mento 5 stelle avremmo avuto un più meritorio partito radicale di massa
  4. Postideologico
    #iostoconmarco perchè le sue ragioni sono storia necessaria: diritti civili, federalismo europeo, visione transnazionale di fenomeni epocali
  5. Postideologico
    #iostoconmarco perchè ha già dato tutta la sua vita per la buona politica. Oggi il diritto di parola che gli spetta è il minimo rimborso.
  6. Postideologico
    #iostoconmarco perchè @MarcoPannella ha la forza e l’immortalità d’un contemporaneo eroe vivente. Non vorrete riconoscergliela postuma?
  7. Postideologico
    #iostoconmarco perchè non voglio sentire la schiera degli ignavi o degli ipocriti farsi corifei del dolore e del riconoscimento tardivo.
  8. Postideologico
    #iostoconmarco perchè ha costruito strade di libertà, diritti, giustizia, uguaglianza, con la sua onestà politica ed intellettuale.




Le “Parlamentarie” degli ectoplasmi nel mese di frimaio (*)

4 12 2012

Calendrier-republicainL’armata rivoluzionaria, domestica del Grillo, è intenta, in queste ore, a “scegliere” (?) i candidati papabili per il posto di deputato o senatore (ma non appellateli così perché non vogliono!).
All’insegna del “niente regole, niente da rispettare, tutto da infrangere” restano ignote le dinamiche adottate per favorire la partecipazione, il modello di democrazia a cui ci si è ispirati, le garanzie sulla correttezza di questa determinante scelta, sulla regolarità del voto e del suo esito finale.
Ciò che appare chiaro è che, il convinto e tenace sostenitore della democrazia diretta e i suoi A$$ociati, hanno ridotto quest’occasione in un piacevole sollazzo, un momento ludico, un gioco di società circoscritto ad una ristretta cerchia di partecipanti. Una sorta di monopoli, nel cui contesto, ciascuno può “comprarsi” tre preferenze.
Un bellissimo divertissement che ha trascurato qualsiasi piccolo e inutile particolare, compreso il “chi controlla i controllori”.
Tutto alloggia misteriosamente e segretamente sui “server della gleba” del visionario Ca$aleggio, del suo miglior prodotto editoriale Grillo e del geniale nuovo brand politico sotto stretto dominio e controllo personal.
Così vanno e devono andare le cose secondo il Coluche in salsa italiana, sulla base della sua personalissima impronta digitale di democrazia totalmente liquefatta.
Fabio Chiusi sul suo blog, ha ripreso le “domande senza prevedibile risposta” e sta cercando di raccogliere, in un’opera che non risulterà omnia ma certamente meritoria, i video promozionali dei candidati a 5 stelle.
E’ un utile modo per capire chi sono questi presunti futuri parlamentari/ectoplasmi, che hanno accettato di sottostare, quasi con preventiva remissività dei servi, all’inesorabile mannaia censoria del bonapartismo di Grillo e degli A$$ociati.
Nella lettera/scrittura privata, sottoscritta dai candidati, il futuro viene totalmente demandato ai capricci e ai desiderata dell’unico e immarcescibile binomio. Un deus ex machina, pronto a irrompere sulla scena per dirimere qualsiasi questione cruciale, dirigere il movimento dei cloni o delle comparse e il regolare svolgimento della (loro) trama.
La sconvolgente novità del Mo’ Vi Mento proietta così gestione e vision ristretta della democrazia anche in sede istituzionale: ‘La costituzione di due “gruppi di comunicazione”, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili. Ogni gruppo avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S e con il blog di Beppe Grillo. La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento. E’ quindi necessaria l’assunzione di un esplicito e specifico impegno in tal senso da parte di ciascun singolo candidato del M5S al Parlamento prima delle votazioni per le liste elettorali con l’adesione formale a questo documento’. Rogito ergo sum.
I cittadini, innestati nelle istituzioni dalle sapienti mani di Grillo e Ca$aleggio, dovranno rispettare alcune elementari regole, secondo codice di comportamento, di cui riporto alcuni stralci:
I parlamentari sono tenuti al rispetto dello Statuto, riferito come “Non Statuto” (è il servo arbitrio delle regole in continuo divenire e scritte o interpretate, dal verbo unico, a seconda delle necessità)
Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.movimento5stelle.it (la sede sociale promana dal noto blob-blog-sfogatoio: la home page delle libertà)
Rotazione trimestrale capogruppo e portavoce Camera e Senato con persone sempre differenti, la scelta dei capogruppo sarà operata dai gruppi di Camera e Senato (proporrei anche l’anonimato e l’appello o l’identificazione per numero di matricola)
Evitare la partecipazione ai talk show televisivi (garantire l’invisibilità degli ectoplasmi senza voce e senza volto)
I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza (è l’irrisolta inquietudine nella scelta tra democrazia e gogna)
L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo.
• Le persone eventuali di supporto ai parlamentari se previste per legge, per la loro attività non potranno superare un rimborso economico di 5 mila euro lordi mensili. (5+5 = 10mila lordi più benefit)
Per concludere: a Grillo e agli A$$ociati riconosco l’opera meritoria della creazione di nuovi posti di lavoro, lautamente retribuiti, ed anche quella di favorire tutto l’indotto del merchandising, degli assistenti e dei giornali che spulciano la morigeratezza altrui, senza andare troppo per il sottile sulle marginalissime questioni di democrazia dei nuovi politici di cui si rendono quotidianamente compiacenti accoliti. Marco Genuflesso Travaglio docet.

(*) Calendario rivoluzionario francese





Passaparola – Comunicato politico numero cinquantaquattro – Beppe Grillo

15 11 2012






L’orgia del prepotere, del potere e del sottopotere

11 10 2012

Le ultime vicende stanno rivelando la portata endemica della politica vissuta e interpretata come affarismo, a tratti equiparabile all’associazione per delinquere.
Ancora una volta, in modo più marcato, s’allarga lo spartiacque tra due (di)visioni: da un lato quella dei pochi che sostengono il primato d’una politica efficiente, efficace, caratterizzata dalla necessaria o acquisita competenza, all’insegna del giusto e retto operato, reso in nome e per conto dell’interesse collettivo; dall’altra quella dei molti che, nel giocarsi il secondo tempo della Prima Repubblica – epigoni del malaffare e della malversazione – hanno continuato a gestirla con la solita, vecchia e mai defunta “logica di scambio”, orientata a privilegiare i procacciatori di consenso a tutti i costi, sulla cui moralità non si è mai sottilizzato più di tanto e ‘imbarcati’ col chiaro obiettivo di occupare tutto l’occupabile.
Tutti protesi, nessuno escluso (#tranneiRadicali), a soddisfare grandi o piccoli appetiti.
Un mercato delle vacche grasse che si è consumato a tutti i livelli e ha (de)generato circuiti atti a dispensare favori e regalie a tutti i portatori d’acqua e ricevere una contropartita.
Così ha preso piede l’invasione di queste orde sempre più avide e fameliche, pronte a divorare tutto: nelle Regioni, nei Comuni, nelle ex Comunità Montane, nelle Unioni dei Comuni, nelle società in house, nelle partecipate…. Dappertutto! Un’epidemia, una lebbra o un tifo, diffusi per irrimediabile contagio.
Su questa malapolitica, studiata e adottata per mantenere prepotere, potere e sottopotere, hanno proliferato vecchi e nuovi profittatori.
Il disappunto e il dissapore, davanti a questo scempio diffuso, indicano che la misura è colma.
Non è più accettabile che la politica sia praticata per elargire o intascare prebende per sé per i propri clientes.
Serve un segnale di forte cambiamento, che tagli corto con la disonestà sia politica che intellettuale (di tutte quelle anime belle e menzognere che si presentano sempre dicendosi migliori).
Bisogna fermare i politicanti di varia origine, reduci illesi della vecchia partitocrazia, già ingannevolmente defunta suicida per sua stessa mano.
A cicli regolari, che oggi si ripetono identici al passato, l’amara realtà rende a tutti noto che il malaffare e l’affarismo sono incarnati su ogni versante, poco importa se si tratta di vecchi mestieranti o giovani reclute.
Hanno eretto veri e propri feudi costruiti a loro uso e consumo.
E’ tempo di buttare giù questo sistema: fuori i mercanti dal tempio!
Perché quando è merda è merda, non ha importanza la specificazione.





Hashtag #tranneiRadicali

11 10 2012

Seppur con grande ritardo un tributo e un riconoscimento dovuto. Da sempre.

L’Italia dei diritti civili deve molto, se non tutto ai Radicali.

Vivamente consigliato!