Movimento ©inque $telle™

16 03 2013

image Il Movimento ©inque $telle™ è un copyright, un marchio, un prodotto d’impronta personale, reso, sin qui, apparentemente corale.
Lo spot per il lancio sul mercato politico è stato efficace.
Sulla bontà del prodotto e sul suo contenuto, al di là del fascino del packaging design, si possono nutrire dubbi e riserve, in attesa di verifica?
A me ricorda, per dirla alla Gaber, tanto caro a Grillo (a frammenti!) “il salariato del piacere che propina storie colorate e grasse, un bel film con dentro tutti gli ingredienti che piacciono alle masse, che stanno lì inchiodate e si divoran tutto senza protestare, gli si potrebbe dare in premio un bel barattolo di merda per duemila lire e senza esitare un momento sarebbero pronti a scannarsi per quel divertimento! Son proprio deficienti gli uomini, ormai son proprio devastati, non riesci più a strapparli alla loro idiozia, ci sono incollati”.
Insomma, sin qui, una bella festa o sagra strapaesana.
La prima occasione di democrazia perduta – seppur vanno raccolti gli incoraggianti segnali di chi si è sottratto all’appiattimento del pensiero unico reso collettivo – è stata l’elezione dei Presidenti dei due rami del Parlamento, vissuta come l’ennesima lotta contro chissà quale maleficio, anzichè cogliere gli incoraggianti motivi che spingevano alla condivisione d’una scelta tutta costruita attorno a due altissime personalità, indipendenti e con una marcata discontinuità rispetto al passato.
E invece no. I ©inque $telle™, almeno nella loro rappresentazione dei pupazzetti del ventriloquo, hanno continuato nella loro stucchevole – e fuori luogo – dichiarazione di purezza, laddove non ricorreva alcun motivo di dissenso.
Lo slogan “nè con la destra, nè con la sinistra, ma in alto”, si è manifestata come politica di bassissimo profilo, un tantino più coricata sulla destra, incapace di decidere e volare alto nell’interesse delle Istituzioni.
Ciononostante oggi è una splendida giornata, all’insegna del cambiamento, della svolta possibile e praticabile.
Tutto il resto non conta.
Non contano le partigianerie e le piccinerie di chi, alla lunga, sarà chiamato a pagherà dazio per l’inconcludenza dell’opporsi a tutto e tutti, perdendo il lume della ragione e della ragionevolezza, non riuscendo mai a trovare interlocutori credibili, degni d’attenzione e considerazione.
E non ha ragionevoli spiegazioni, anzi fa inorridire (politicamente), la colleganza tra ©inque $telle™ e Popolo delle Libertà, che non hanno saputo cogliere le ragioni d’un consenso a chi ha sempre dimostrato e mantenuto alto senso dello Stato.
Non ha possibile giustificazione avere interpretato, ancora una volta, l’elezione di due cariche istituzionali, chiamate a rappresentare tutti, come se si trattasse d’una scelta di parte e tra parti contrapposte.
Vuoi vedere che la buona politica sarà in grado di sgonfiare l’antipolitica di chi, privo di qualsiasi proposta e progetto serio e concreto, si è fatto istituzione per incarnare tutti i vecchi vizi del nemico immaginario?





Governare senza regole?

30 11 2012

FirenzeFonte «Agenzia Dire»

La Corte dei Conti boccia il Comune di Firenze: “Gravi irregolarità”
“Violato il patto di stabilità interno, sforati i limiti spesa, permane una situazione di precarietà finanziaria”

ROMA – La Corte dei Conti boccia il comune di Firenze: “Ha gravemente violato il patto di stabilita’ interno”. Permane “uno stato di precarieta’ finanziaria” evidenziato anche dalla scorretta destinazione dei proventi derivanti dalle multe agli automobilisti che vengono usati per coprire capitoli di spesa non inerenti.

Con una sentenza di due giorni fa, di cui l’agenzia DIRE e’ in possesso, il tribunale contabile (Sezione regionale di controllo per la Toscana) denuncia “gravi irregolarita’” nella gestione del Comune guidato da Matteo Renzi.

Per quanto riguarda la spesa per il personale, “e’ stato rilevato un ammontare della previsione di spesa nel 2012 non conforme al limite previsto dal comma 28, art. 9 del D.L. 78/2010 e successive modificazioni e integrazioni. In particolare l’importo totale della spesa prevista nel bilancio 2012 per le tipologie contrattuali di cui alla citata norma risulta superiore al 50% dell’importo totale della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009 (o triennio 2007/2009) (120,26%)”.

Tale situazione, rileva la Corte dei Conti, “risulta aggravata dalla previsione nell’anno 2012 di nuove assunzioni di personale, rinnovi, proroghe dei contratti a tempo determinato. Ciò costituisce una grave irregolarità contabile in quanto in contrasto con la normativa e con i principi generali ai fini del coordinamento della finanza pubblica”.

Per quanto attiene il rispetto del patto di stabilita’ a cui gli enti locali sono assoggettati, la Corte dei Conti rileva che “l’impostazione del bilancio pluriennale per l’annualità 2013 e 2014 non garantisce il rispetto del patto di stabilità e costituisce una grave irregolarità contabile per cui è necessaria l’assunzione immediata di idonei atti di correzione e l’eventuale rideterminazione delle previsioni di bilancio”.

Su questo punto la Corte si riserva di valutare “l’adozione della proposta di deliberazione n. 644/2012 esaminata, con esito positivo, dalla Giunta comunale il 20.11.2012, e iscritta all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 30.11.2012, come dichiarato dall’Ente in sede di contraddittorio”. Ma anche in questo caso sara’ verificata “l’effettività del risultato raggiunto”.

Per quanto riguarda “gli equilibri di bilancio” i magistrati contabili rilevano “che il bilancio di previsione 2012 è stato approvato in pareggio finanziario”. E tuttavia, preso atto della deliberazione della Giunta comunale n.425 del 20.11.2012, “si rileva che per la realizzazione degli equilibri interni di bilancio, risultano adottate modalità contabilmente non corrette e non consentite dalla normativa o dai principi contabili”.

In particolare la Corte dei Conti, viste le tipologie di spesa finanziate con quota parte dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative al codice della strada, rileva il mancato rispetto del vincolo di destinazione disposto dall’art.208 del D.Lgs. 285/1992 anche alla luce di quanto previsto nella deliberazione della Sezione n.104 del 15.09.2010 avente per oggetto “Approvazione delle linee guida in materia di proventi derivanti dalle sanzioni amministrative per violazione delle norme del codice della strada”. In base alla norma citata “alcune tipologie di spese non sono rispondenti a quanto previsto dal citato art.208 con particolare riferimento alle seguenti voci previste: – spese per notifica atti e verbali (4.898.922,65); – prestazioni di servizi per servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale (6.990.000,00)”.

I giudici “evidenziano che tale irregolarità era già stata sottoposta all’attenzione dell’ente nell’ambito della verifica sulla gestione sulla sana gestione di cui alla deliberazione della Sezione n.30 del 06.04.2012”. Per la Corte si tratta dunque di “una reiterata irregolarità contabile che, oltre ad essere contraria ai principi di sana gestione, denota il permanere di una situazione di precarietà finanziaria che richiede l’adozione di particolari misure di adeguamento delle previsioni dell’entrata e della spesa”.





Inchiostro di china pericolosa

13 11 2012

Non parlerò di primarie ma, in qualche misura, del primato della democrazia, della verità, della giustizia e dell’informazione.
Non so bene se sia una mia esclusiva impressione ma…
I volenterosi carnefici – quelli della condanna emessa senza appello alle prime luci d’un sospetto o sulla scia d’un minimo indizio, ancora prima di qualsiasi sentenza definitiva – si trovano alle prese col loro ingiustificabile doppiopesismo: colpevolisti coi nemici del popolo, innocentisti o giustificazionisti con gli amici (propri) e del popolo.
A seconda della personalità o del partito politico – che esprimono parole o manifestano comportamenti altre volte vivacemente censurati – tutto cambia.
E’ la pericolosa china lungo la quale è caduto il grande maestro in quest’arte: l’inquisitore Marco Genuflesso Travaglio.
Scriveva tempo fa il compianto e illustre giornalista d’inchiesta Giuseppe D’Avanzo, in polemica col Genuflesso: ‘Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell’asettico, neutrale watchdog – di “cane da guardia” dei poteri (“Io racconto solo fatti”) – per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come “fatti” ciò che “fatti”, nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare “fatti” quel che potrebbero accusare più di d’un malcapitato)’.
Aggiungeva: ‘E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale’.
Parole profetiche, cui si affianca oggi il maggiore valore aggiunto dalla richiesta d’archiviazione per il Presidente del Senato Renato Schifani, verso cui si teorizzava il concorso esterno in associazione mafiosa e nei cui confronti, a titolo d’indennizzo dell’indegnità politico-morale-istituzionale gettatagli addosso, basta un miserrimo articolo, non altrettanto enfatico quanto la potente portata delle bordate accusatorie.
Marco Genuflesso Travaglio ha trovato ora nuova sponda politica, a lui più consona, rivolgendo il suo sguardo, la sua penna e la sua oratoria, in direzione dei suoi amici Grillo e Di Pietro, che hanno dato identica impronta “vendicativa” a un movimento e un partito padronali.
L’assunto da cui si parte è che (quasi) tutto è merda, senza mai spiegare come si esce dalla stessa, al di là della biliosa contestazione. E, sempre fingendo che tutto quel che si è realizzato in quest’Italia sia frutto d’un ineluttabile e malvagio destino, senza alcuna partecipazione attiva, da parte della cosiddetta società civile, alla ‘presa del potere’ di chi non si è certo auto proclamato. Ma è chiaro che, a coloro che nutrono sentimenti di rivalsa e che attualmente cercano un consenso montante, fa più che comodo l’assoluta assenza d’una approfondita analisi socio politico antropologica: si continua a fingere l’esistenza d’una eterna innocenza come tratto genetico degli italiani ora tutti orientati (sarà da vedere in che misura) a favorire l’ascesa dei neo  rivoluzionari.
Tutto ciò che riguarda gli amici trova, ovviamente, logica e comprensibile giustificazione. Qualsiasi interrogativo (non si parla di reati) va immediatamente catalogato come inutile e infondato sospetto, orrido complotto, ‘spiate dei servizi segreti al soldo di chi sappiamo, campagne calunniose orchestrate da chi sappiamo che l’hanno vivisezionato e passato mille volte ai raggi X’.
Le regole “carta straccia” del “non statuto”, le gestioni padronali e gli imperativi categorici, per esempio, inducono il Genuflesso a scrivere: ‘Ma benedetti ragazzi: perché vi siete iscritti a 5 Stelle o all’Idv, se non vi piacciono Grillo o Di Pietro? Grillo, da quando fa politica, ha sempre attaccato certi talk show, considerandoli i salotti dei partiti, rifiutando di esserne ospite e raccomandando ai suoi di non cascare in quella che considera una trappola. Ergo chi muore dalla voglia di accomodarsi su quelle poltrone non ha che da iscriversi a uno qualunque degli altri partiti o movimenti, che in tv bivaccano da mane a sera. Se invece si iscrive a 5Stelle e viene eletto, sicuramente in virtù del proprio poderoso consenso, ma forse anche un po’ grazie al faccione di Grillo sul simbolo, non ha che due strade: proporre regole diverse e sperare che vengano approvate; o dimettersi e fondare un nuovo movimento con le proprie regole. Idem per Di Pietro: è forse una novità, o un mistero, che l’ex pm abbia fondato un movimento personale, manifestato con Grillo, criticato gli inciuci del Pd, stigmatizzato le firme di Napolitano sulle leggi vergogna di B., contrastato tutti i provvedimenti di Monti& C.? Donadi queste cose dovrebbe averle almeno notate: era il capogruppo, non un passante. Poi ci sono i giornali di palazzo, ridotti a formicai impazziti mentre la terra trema e frana’.
Sull’Italia immobiliare di Propaganda Fide, che ha coinvolto diversi personaggi, da Scajola a seguire, mentre sui primi la mannaia moralizzatrice doveva impietosamente calare, sugli altri, il nostro Genuflesso ha avuto l’ardire di vergare quanto segue: ‘non c’è nulla di male ad affittare un alloggio dal clero (che controlla il 22.5% del patrimonio immobiliare)’.
Marco Genuflesso Travaglio, persona informata dei fatti, non ricorda probabilmente d’aver scritto in quello stesso articolo ‘Di Pietro, che vive in via Merulana…’, quella stessa dimora poi divenuta sede dell’Idv, in occasione d’una ristrutturazione di cui si è abbondantemente parlato.
Marco Genuflesso Travaglio, in difesa dell’acclarata onestà dell’amico, ha rigettato, nell’arco di ventiquattr’ore qualsiasi dubbio, interrogativo e rilievo presentati nell’inchiesta durata mesi e curata da Sabrina Giannini, affermando che ‘riciccia fuori sempre la solita minestra, già giudicata infondata e diffamatoria da fior di sentenze, vuol dire che di errori ne ha commessi, ma tutti emendabili, perché il saldo finale rimane positivo’.
Ecco perché siamo davanti all’inchiostro di china pericolosa e ad una sorta di mistero della fede che produce gli atti di indulgenza plenaria dispensati dall’oggi equanime Marco Genuflesso Travaglio.
Le inchieste e le analisi, come si è detto, sono ben altro, assai diverso dal settarismo.
Ha ben poco di cui lamentarsi Marco Genuflesso Travaglio laddove nota il malvezzo altrui, pressochè identico al suo, di utilizzare due pesi e due misure.
E, per concludere, nel decalogo di consigli non richiesti, bisognerebbe, per amor di verità e corretta informazione, includere la richiesta di fugare qualsiasi illusione d’un possibile Grillo Premier, perché come è noto l’Inquisizione, seppure alimentata a f(r)asi alterne, mai vorrebbe un primo ministro già condannato in via definitiva per quel che oggi si vorrebbe qualificare come omicidio stradale.
Se ragioniamo di motivi morali e non penali – sulla pericolosa china dei fiumi d’inchiostro consumati in altre occasioni – questi valgono e sono identici per tutti e non possono applicarsi in maniera attenuata solo per gli amici.





Sabrina Giannini vs Marco (Genuflesso) Travaglio su Di Pietro

9 11 2012





Quer (novo) pasticciaccio brutto de via Merulana

8 11 2012

Sul Corriere della Sera Sabrina Giannini riprende la ‘polemica’, ora giocata a distanza, sulla gestione patrimoniale realizzata da Antonio di Pietro.
In sintesi: secondo l’inchiesta della trasmissione Report il leader Idv avrebbe acquisito immobili con i fondi di un lascito destinato al suo partito o con soldi provenienti dai rimborsi elettorali.
La reazione del “votAntonio” nazionale, non dissimile rispetto a quella di altrettanto noti ed illustri connazionali (Berlusconi, Bossi, Scajola, Fini, Rutelli, solo per citare alcuni casi emblematici) è stata un pot-pourri di dichiarazioni già viste e sentite.
In un primo momento (quello dell’intervista), difronte alla richiesta di chiarimenti, ha dimostrato di non sapere, non ricordare, non riuscire a rispondere in maniera convincente e circostanziata: insomma un mix tra il ‘non so’, l’ormai celebre ‘a mia insaputa’ e il sempreverde ‘orrido complotto’ o la ‘scientifica opera di killeraggio politico/mediatico’.
Successivamente sul suo blog, al grido di ‘calunnie, solo calunnie‘, ha postato le risposte, accompagnate da una serie di documenti (a suo dire carta che canta).
Nell’articolo odierno la giornalista obietta che, quelle risposte e quella documentazione, risultano parziali e incomplete, rispetto alle contestazioni verbali rivolte allo stesso Di Pietro.
In tutta la vicenda sembrerebbe non esserci alcuna implicazione penalmente rilevante, ma sono le solite questioni, non marginali, strettamente attinenti all’etica e alla correttezza dei comportamenti, dirimenti sotto il profilo politico (come, peraltro, preteso in altre circostanze e per altri esponenti, anche dal noto moralizzatore).
L’autodifesa di Di Pietro ha evidenziato che si tratta di vecchie e datate questioni, già sollevate anni fa.
E’ vero.
Resta, però, inalterata la necessità di fugare, in via definitiva, quel sottinteso interrogativo che spinge ciascuno a chiedersi: quant’è casta l’Anti-Casta?
Probabilmente, questa ciclica richiesta di chiarimenti, è data da una permanente opacità derivante da quel ‘dualismo’, tra partito e associazione, adottato per la gestione della cassa, in ambito circoscritto a tre persone e protrattosi per ben nove anni.
Insomma, tutto questo sembra un continuum con la vicenda della lista Occhetto-Di Pietro (elezioni europe del 2004) quando, l’economista scomparso Paolo Sylos Labini, lo definì “un perfetto italiano...“.
O, ancora, quando Giulietto Chiesa, a proposito dei rimborsi successivi a quella campagna elettorale, constatò, amaramente, la piena appartenenza di Di Pietro come “un pezzo della Casta
L’ulteriore tassello, ripreso nell’articolo del Corriere, fa sempre riferimento ad un’altra vicenda “datata” e riguarda la presunta ristrutturazione di un appartamento con soldi pubblici e sulla cui autentica destinazione d’uso non esiste altrettanta chiarezza, nonostante la relativa risposta non sufficiente a chiarire la “liceità” di una fattura intestata all’Idv, certo di modesto importo, ma per una sede sociale che Donadi afferma non essere tale.
Insomma, e per concludere, tutto questo marasma è abbastanza intricato ed è chiaro che non possono bastare le reazioni di chi grida al complotto e, magari, pensa che, anche in questo caso, i molti nemici facciano molto onore.
L’onorevole Di Pietro, per cancellare questo tremendo equivoco su ciò che sembra diventata l’Italia dei (porta)valori e per difendere la sua onorabilità vulnerata, aderisca alla richiesta finale: renda nota tutta la movimentazione bancaria del partito-associazione dal 2001 ad oggi.

Post poesia

Er ministro novo
(Trilussa)

Guardelo quant’è bello! Dar saluto
pare che sia una vittima e che dica:
– Io veramente nun ciambivo mica;
è stato proprio el Re che l’ha voluto! –

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
Mó dà la corpa ar Re, ma s’è saputo
quanto ha intrigato, quanto ha combattuto…
Je n’è costata poca de fatica!

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch’ha dovuto inchinasse a tanti e tanti…

Inchini e inchini: ha fatto sempre un’arte!
Che novità sarà pe’ quela schina
de sentisse piegà dall’antra parte!





Svelato il mistero del presunto occhio alieno

17 10 2012

Trattasi di mammifero appartenente a razza autoctona di un’aliena realtà sedicente padana: aveva l’occhio più grande della pancia!





Chi è costui che si dà del costui?

10 10 2012

Tutti innocenti… sino a prova contraria.
Quant’è Casta l’anti-Casta?