Il vanto delle parole al vento

17 11 2013

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Capita, sempre più spesso, di sentire discorsi e proclami dai quali emerge l’abisso tra il dire e il fare.
È, da sempre, la miglior attitudine d’una intera classe politica che, immersa in un’incessante sceneggiata, propone irraggiungibili miraggi ad un popolo asservito, che tutto concede, tutto accetta e tutto metabolizza.
L’italiano medio, sovente costretto e propenso alla mediocrità, ama credere alla potenza persuasiva delle parole al vento, adora farsi rappresentare da identica mediocrità, si tratti di esponenti di maggioranza o di opposizione.
Così qualsiasi contraddizione, che puntualmente si manifesta tra l’astrazione delle parole e la concretezza dei fatti, passa come se appartenesse all’assoluta normalità.
È perciò normale, per esempio, che il Partito Democratico censuri il malaffare altrui ed invochi la sempreverde questione morale (degli altri), mentre si dimostra totalmente cieco, muto e sordo all’indomani delle vicende giudiziarie che coinvolgono un suo intero gruppo dirigente e una sua rappresentanza consiliare: è, tra i tanti, il caso dell’inchiesta giudiziaria che, in Sardegna, vede indagati per peculato 33 esponenti del centrosinistra e, tra questi, la vincitrice delle Primarie (per pochi intimi) Francesca Barracciu ed il Segretario del PD isolano Silvio Lai.
Su questo presunto allegro utilizzo dei fondi ai gruppi consiliari e sulla presunta gestione dell’intero partito da parte d’una sorta di comitato d’affari (personali e privati), domina e perdura un irritante silenzio assoluto, da parte del gruppo dirigente nazionale e dei candidati alle Primarie. Tutti imbarazzati silenti, in altre occasioni particolarmente loquaci e accaniti sostenitori dell’irrinunciabile moralità nella politica, in casa altrui, mai nella propria.
È altrettanto normale che un paladino della giustizia sociale ed economica, come Vendola, intrattenga un’amorevole conversazione telefonica, col portavoce dell’odioso (a parole) capitalismo mortifero dell’Ilva, nel corso della quale se la ride ed elogia il comportamento spavaldo, arrogante e maramaldo di quest’ultimo nei confronti d’un giornalista, colpevole d’aver osato esprimere una domanda scomoda.
È normale che un mediocre oppositore come Grillo blateri di democrazia diretta e amministri il suo movimento attraverso un direttorio composto da famigli e sodali.
È normale che, sempre il Partito Democratico, in Sardegna, non abbia a suo tempo mai sollevato obiezioni sul conflitto di interessi di un Renato Soru, laddove alcuni appartenenti alla sua azienda sono stati chiamati a ricoprire ruoli in chiave politica, secondo medesima logica da partito azienda.
È normale che la messinscena del centrodestra, costretto a simulare un’insanabile scissione, si traduca poi nell’ennesima, insanabile anomalia d’un centrodestra riunito e pronto ad immolarsi per la salvezza del suo padrone.
È normale che la Ministra Cancellieri finga d’essere intervenuta per questioni umanitarie sul caso Ligresti e trascuri tutte le altre implicazioni, politiche e personali, che esistono dietro quella vicenda.
Insomma è del tutto normale che un’intera classe politica e dirigente continui ad esibirsi in finzioni, bugie, simulazioni, pantomime e possa impunemente menar vanto delle sue consuete ed abusate parole al vento.
E questi erano solo pochi esempi offerti dall’inqualificabile spettacolo della politica.
Poche gocce di quell’amaro che quotidianamente siamo chiamati ad ingoiare.