(il) Marcio su Roma

26 09 2013

berlusconi





L’arrivista digitale

5 09 2013

354px-LaBoétie001-11829465 Con l’avvento del settarismo grillista è emersa una nuova categoria socio-politica, destinata a godere di effimera gloria: si tratta dell’arrivista digitale.
Questo nuovo soggetto è in grado di esprimere opinioni ortodosse o, in alternativa, dissidenti.
Nella sua veste organica è personaggio sedicente anti e contro, conforme al pensiero unico e totalizzante, smanioso d’entrare a far parte d’un nuovo sistema, a buon diritto e a pieno titolo, per la rigorosa osservanza.
Nella sua variante, per semplificare, si tratta di arrivista che si sente arrivato, le cui aspirazioni, probabilmente, erano quelle di occupare un ruolo e una qualche centralità nel regime vigente.
L’arrivista digitale può assumere mutevoli forme, a seconda della propria natura, provenienza e convenienza: può essere un blogger che lava più bianco degli altri, un apocalittico paraguru in disarmo da precedenti esperienze, prima e sempre aderenti al sistema ora da abbattere, una retroguardia di pregresse e non altrettanto fortunate militanze politiche, uno dei tanti parvenus, in cerca della lotteria vincente, una star (de)cadente e ben pasciuta, avvezza alla discreta popolarità oggi tradotta in populismo più o meno dilagante, col vizio del comando.
In alcuni casi l’apparente tenace riluttanza al mezzo televisivo deriva, paradossalmente, da una sovraesposizione a quest’ultimo, che gli ha garantito successo e vanagloria: si parli del capobastone, titolare di tutti i diritti e copyright, o del blogger auto-incensante che ama garantirsi l’ultima parola.
Gli strali che vengono lanciati contro l’orrido nemico esterno sono indirizzati, a stretto giro di posta, dagli ortodossi agli eterodossi.
Il radicalismo di massa, del verbo unico e della verità incontrovertibile, porta con sè tutti i vizi dell’avverso regime: la cancellazione delle minoranze, la censura, l’indisponibilità al ragionevole confronto con l’altrettanto ragionevole dissidenza (costretta e relegata ad essere tale dalla totale assenza di dibattìto interno).
Lo spartiacque divide le teste pesanti da quelle pensanti, il dualismo si manifesta tra chi afferma di voler abbattere un sistema irrimediabilmente marcio e chi, tra le macerie, individua qualche residua possibilità di dialogo e, conseguentemente, di praticabile alternativa riformatrice.
La Guida Suprema degli arrivisti digitali ortodossi è fiancheggiata da un Consiglio dei Guardiani che tiene sotto stretta sorveglianza gli afoni portavoce del popolo ed è sempre pronta a reprimere l’eresia del libero pensiero e dell’azione… è, d’altra parte, assai noto che il modello iraniano ha un suo discreto e irresistibile fascino.
La democrazia digitale vive e si nutre di meri enunciati: la teoria non deve necessariamente e obbligatoriamente trovare riscontro e conforto nella prassi.
La Guida Suprema diffida di tutto e di tutti, compresi gli aderenti non pienamente fidelizzati.
Gli ortodossi, a seconda delle loro predilezioni, devono quotidianamente recitare il loro “Hoshana”, con le possibili varianti che inneggiano al “Duce! Duce!” o al nuovo Imam che guida e illumina il suo personalissimo esercito di lobotomizzati.
La Guida Suprema sfrutta con cinismo l’illogica del nemico dappertutto, alimenta la follia della folla e aizza la pazzia della piazza, sottraendosi, nel caso, a qualsiasi diretta responsabilità derivante da quel che dice e quel che accadrà, suo malgrado.
L’arrivista digitale è ovviamente molto social… climber.
Nella sua forma primordiale e non evoluta sconfina nel servilismo, a maggior garanzia di dover percorrere strade più brevi e meno tortuose, pur di arrivare senza particolari meriti.
Questo tipo di arrivismo fa coppia con un attivismo passivo ed immobile, nella trepidante attesa che gli unici titolari del diritto di parola esprimano le loro insindacabili vision e i loro editti.
Attento arrivista digitale! Il nemico, esterno ed interno, è alle porte!





L’esercito di Silvio, la guerra di Beppe e la pax di Matteo

4 09 2013

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La crisi avanza lenta, sul governo Letta, a colpi di ricatto e quotidiani penultimatum.
La destra eversiva, rispetto alle leggi uguali per gli altri e alla Costituzione, non può rinunciare alla strenua difesa del suo ideatore, del suo benevolo sdoganatore, del suo unico e sacro padre inviolabile: dopo di lui il diluvio!
Questa infaticabile ostinazione, nel voler tenere all’auge della gloria il titano tra i nani, è comprensibile, per sua origine e natura: tutti devono tutto al Silvio nazionale!
Eppure… immaginate quanti e quali ulteriori danni e quanta fascinazione potrebbe, invece, produrre e scatenare un Berlusconi eretto a vittima sacrificale, reso battitore libero, nonostante la temporanea estromissione dal Senato. Chi o cosa potrebbe impedire al leader della destra eversiva di rimanere tale? Niente e nessuno.
Un altro antisistema potrebbe giocare, in assoluta libertà, la sua ultima, definitiva battaglia.
L’esercito di Silvio dovrebbe prendere in seria considerazione una siffatta eventualità.
Immaginate, poi, l’immutata potenza di fuoco dell’impatto mediatico: casta giornalistica, stampata e non, sempre pro(n)ta a compiacere il potente di turno, garantirebbe la necessaria amplificazione all’atto di lesa maestà, perpetrato dai soliti коммунисты (kommunisty), passando per la via della setta grillina.
Questo clima da guerra civile simulata abbraccia e appartiene, a pieno titolo, all’altro uomo medio dei nuovi media che, sulle macerie di quest’Italia sull’orlo del baratro, vuole ricostruire la sua democrazia digitale (ovviamente le impronte sono solo le sue).
Quest’invasato del web, capace di concepire solo gli “i like it!”, ha dichiarato guerra a tutti, perfino ai disertori aperturisti che, forse disposti a sparigliare l’accoppiata delle larghe intese, vorrebbero offrire un’alternativa alla disfatta finale d’un’Italia ormai esausta davanti all’eterno referendum pro o contro Berlusconi.
Ma l’oltranzismo del Grillo in guerra e del suo team – si tratti di Casaleggio o di Messer Messora – non consentono aperture. À la guerre comme à la guerre non ci sono alternative.
È questo il limite cui siamo giunti a causa del proliferare dei partiti o dei sedicenti movimenti (statici) d’impronta personale: l’ortodossia col capo non contempla alcuna libertà di pensiero e d’azione. Si avanza, compatti, a testuggine!
Poco o nulla importa se, tentare di scompaginare l’attuale sistema ingessato, implicherebbe l’individuazione di possibili alleanze. Il sacro fuoco della rivoluzione non si alimenta con la trattativa, il confronto, il dibattito: le menti pensanti si accomodino fuori! Restino le (pesanti) teste di legno!
Anzi, c’è di più: per tacitare tutto questo fastidioso democratico fermento, preparatevi ad un nuovo V-day! Il palco è mio e lo gestisco io!
In questa guerra del tutti contro tutti, vissuta da ciascuno nella speranza di poter così trarre vantaggio (elettorale), scoppia – neanche tanto improvvisa – la pax nel Partito Democritico, pardon Democratico.
Tutti, quasi unanimemente, uniti attorno al Sindaco FiRenzi che, da rottamatore, ha aperto il mercato del riciclo.
Ostile alle correnti, viene da queste sostenuto con forza ed entusiasmo.
L’uomo del dolce stil novo politico, affascina, affabula, galvanizza il pubblico plaudente delle feste dem.
È giunta l’ora del nuovo che avanza nell’Italia che retrocede!
Chi tra i contendenti riceverà maggior audience?