Per grazia ricevuta o dell’ego me absolvo.

14 08 2013

La crisi politica perdura e segue di pari passo quella economica.
Le larghe intese della casta,  sostenuta e resa più solida dalle armate della casta stampata, perseverano nel loro unico intento di autoassolversi e garantirsi una continuità politica basata sull’alternanza nel malgoverno.
Il  migliorista, del tanto peggio tanto meglio,  si dice ora pronto e attento a valutare l’ipotesi di condonare qualsiasi nefandezza pre politica, incarnatasi in veste politica nel corso d’un ventennio, lungo il quale non si è posto rimedio all’anomalia, tutta e solo italiana,  del conflitto d’interessi privatissimi, che hanno trovato cura e tutela in forza d’un ruolo istituzionale gestito a propria esclusiva salvaguardia.
L’opposizione,  svilita e resa disarmata da un capo comico,  utile idiota per favorire la restaurazione della casta pron(t)a alle larghe intese,  come unica salvifica via d’uscita, lamenta una  marginalità in verità voluta, cercata e trovata.
La stessa sopravvivenza della casta legittima e dà un senso a quest’opposizione arrivista e assai poco credibile, unicamente determinata a blasonarsi del ruolo parlamentare, non per particolare merito, bensì grazie a quell’irresistibile desiderio d’auto distruzione di coloro  dimostratisi incapaci d’essere alternativa e che hanno fatto sì che il nulla ne occupasse lo spazio e la rappresentasse.
Così,  dopo vent’anni di ferrea anomalia, la normalizzazione,  in nome d’una parte del popolo sovrano,  imbonito dall’immutata potenza dell’etere,  pare l’unica soluzione praticabile.
Poco importa se si farà strame della giustizia,  della legalità e della democrazia.
Ovunque si volti lo sguardo questo paese sembra oramai diventato cultore della carta straccia,  ancor prima di quella costituzionale.
Così, per grazia ricevuta,  sopravvivono o assurgono a nuovi onori fenomeni squisitamente italiani che,  in nessun’altra solida democrazia matura, avrebbero potuto trovare terreno fertile.
Sia che si concretizzi in un vero e proprio atto di clemenza o in qualsivoglia altra forma, l’intera classe politica è accomunata in un’unica corale preghiera.
Per grazia ricevuta: lunga vita all’uomo medio dei media, erede e beneficiato delle disgrazie della Prima Repubblica che, da presunto censore di quel malaffare, sulle cui spoglie ha costruito la sua continuità politica,  viene ora eretto a uomo con un alto senso di responsabilità, nonostante tutti i suoi governi siano stati contraddistinti dall’ossessione pro domo sua.
Più che uomo di Stato, garante del suo statu quo.
Per grazia ricevuta: lunga vita a quella pletora di nani, beneficiati da chi, in quel contesto, ha assunto figura titanica, cui tutto, ma proprio tutto, devono; in primis la sopravvivenza ed il prestigio acquisiti per benevolenza del capo.
Per grazia ricevuta: lunga vita all’ibrido PD, sceso a patti con “l’avversario immaginario”, sempre più occupato a favorire qualsiasi episodio di cannibalismo politico o fratricidio, in attesa d’una definitiva dissoluzione politica e morale.
Quell’inconclusa e inconcludente esperienza post cattocomunista che ha fatto carta straccia della dichiarazione d’intenti sottoscritta col suo elettorato.
Quell’ibrido che è riuscito a mortificare l’essere di sinistra e creare così un’imperdibile occasione per far da sponda alla destra eversiva (rispetto alla Costituzione).
Per grazia ricevuta: lunga vita alle farneticazioni del Grillo (s)parlante e agli adepti da lui movimentati, già dimentichi della nuova chimera della democrazia diretta, rigorosamente in streaming, ora aviluppata nella nebulosa parlamentare, ridottasi alla rappresentanza dell’uno su tutti e omologata al tutti per uno, folgorati sulla via della setta.
Per grazia ricevuta: lunga vita al governo dell’immobilismo che vanta il merito di mantenerci sopravviventi nelle sabbie mobili.
Per grazia ricevuta: lunga vita al migliorista, del tanto peggio tanto meglio, chiamato a vegliare su quel che resta della morente democrazia in questo paese.