La paralisi politico-istituzionale

31 03 2013

imageDunque siamo andati ai seggi elettorali per assistere alla nomina dei saggi.
Ciascuno di noi ha espresso il suo voto per poi vedere garantita la permanenza (detta ‘prorogatio’ dai carnefici della democrazia e del parlamentarismo) d’un governo capeggiato da quel Mario Monti uscito minoritario e unico, vero sconfitto in questa tornata elettorale.
La non democrazia impazza e non si contano più i favori resi a chi ha il solo ed unico interesse al protrarsi della paralisi, al fine di garantirsi un consenso figlio del nulla e del vuoto elettorale.
Tutti pronti e proni ad osannare il Presidente, fattosi sovrano, che interpreta la Costituzione vigente con rara fantasia, come se nulla, nel frattempo, fosse capitato?
Tutti disposti ad accettare un governo, non sfiduciato dal Parlamento nella precedente legislatura, come se gli assetti politici e della rappresentanza fossero rimasti immutati?
Tutti taciti e disposti ad avallare l’imposizione d’un governo mantenuto in carica per ‘decreto’ presidenziale?
Tutti, sempre silenti, davanti all’ipotesi che sia costituzionalmente accettabile lo sconfinamento dalla gestione degli affari correnti?
Tutti chiamati a rinunciare al proprio ruolo d’elettorato attivo, alla sovranità popolare cui sempre ci si appella, negando poi il responso delle urne?
Non poteva esserci miglior vantaggio offerto ai neo presunti rivoluzionari, unanimemente (laddove l’unanimità è rappresentata dagli atti d’imperio di uno, massimo due personcine) concordi nel sostenere questa proroga e questi ‘saggi’, per poterli poi definire e catalogare come un volgare tavolo di bari a cui non si parteciperà, in nome d’una purezza esclusivamente propensa all’immobilismo.
Esiste ancora, in quest’Italia fuori rotta, qualcuno che, in nome della democrazia reale e non di quella immaginata, ha qualche legittima obiezione da sollevare e contrapporre?
Non lo so, ma lo spero.
Appare altrettanto più che chiaro e certo che Grillo, gli automi cantori della voce sola che lo amplificano passivamente, e il mitico professor Becchi (quello che si informa e documenta sul “veb”) si sono dimostrati finte vergini, vestali della conservazione.
Tutti figli legittimi di quel Casaleggio, dimentico delle sue trascorse affinità elettive col cavaliere, oggi rinnovate con vigore rivoluzionario.
D’altra parte la velleitaria metafora del 100% dei consensi è speculare al desiderio del’ex premier che si è sempre dogliato di non essere plenipotenziario.
E, checchè si dica o si voglia far credere, anche l’orda di questo movimento di plastica è stata enfatizzata, quotidianamente, dai media tradizionali come il predecessore partito di plastica.
Dopodichè si può continuare a credere che l’uomo medio dei nuovi media sia frutto esclusivo di una ‘rete’ rappresentata come massa di irretiti, legati al pensiero unico, piuttosto che alla libertà, allo spirito critico e autonomo.
Il miracolo italiano di Grillo, evidentemente, in questo periodo storico, consisteva e consiste nella resurrezione del governo precedente al voto.
In conclusione: Grillo è complice e funzionale dei poteri morti che, di riflesso, gli garantiscono sopravvivenza.
Senza neppure sporcarsi le mani con un voto di fiducia,

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One response

2 04 2013
Sendivogius

A memoria d’uomo, non ricordo ci sia mai stata prima una situazione simile, con così palesi forzature della Costituzione, nel sostanziale silenzio delle forze istituzionali e nella creazione di una serie di pericolosissimi precedenti ai limiti dell’eversione…
Nell’ultimo biennio abbiamo assistito ad una involuzione inquietante dell’operato di un presidente della repubblica che:
a) Dinanzi alle dimissioni del Governo B. ritarda le elezioni di un anno…
b) Attribuisce pieni poteri ad un direttorio tecnocratico di sua scelta e di fatto garantisce l’istituzione di uno stato d’eccezione fondato sul ricorso compulsivo alla decretazione d’urgenza, cassando il Parlamento in carica…
c) Interviene a gamba tesa, ogni qualvolta il PD sollevi obiezioni sull’abuso dei decreti legge da parte del governo Monti, oppure osi apporre emendamenti correttivi alle (catastrofiche) “riforme” del governo tecnico…
c) Si rifiuta di conferire il mandato alla coalizione vincitrice delle elezioni…
d) All’occorrenza, crea dal nulla una commissione di sedicenti “saggi”, attribuendogli poteri che dovrebbero essere pertinenza esclusiva delle Camere e delle commissioni parlamentari. E di fatto esautora Camera e Senato dalle sue funzioni…
e) Tale commissione si prefigura come la compagine in embrione di un potenziale “governo del presidente” (a due settimane dalla fine del mandato!) ed un ipoteca pesante per il suo successore…
f) Per il momento rimane in carica il precedente governo (già dimissionario), di NON-eletti, espressione diretta di un partito arrivato ultimo alle elezioni, che si reputa possa rimanere in carica ad interim senza alcuna richiesta di fiducia o legittimazione da parte dell’attuale Parlamento…
g) Leggo poi di iniziative demenziali, come far abolire per decreto l’attuale legge elettorale da parte del suddetto governo… O di governi che pur non ottenendo il voto di fiducia possono comunque insediarsi e rimanere in carica…

Forse, per trovare una roba del genere, bisogna guardare alla Repubblica di Weimar!
Dinanzi all’iper-attivismo costituzionalmente border-line del presidente Napolitano (che nei fatti si comporta come se fossimo in una repubblica presidenziale con pieni poteri), mi limito ad osservare che per Cossiga fu chiesto l’impeachment per molto meno.

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