Salvate il soldato Di Pietro!

2 11 2012

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Dopo le note vicende sulla gestione padronalistica dell’Idv, sin qui passate in sordina e rese di dominio pubblico dalla trasmissione Report, rilanciata da tutti gli altri media, i volenterosi carnefici delle nefandezze altrui, Travaglio e Grillo, in perfetto sincrono, si sono lanciati in una difesa d’ufficio a favore dell’ex magistrato-poliziotto-tribuno Antonio Di Pietro.
L’imperativo è, all’unisono, uno soltanto: salvate il soldato Di Pietro!
Solo poco tempo fa Beppe Grillo e il suo autore politico Casaleggio escludevano qualsiasi possibile asse con il padrone dell’Idv. Oggi un ulteriore piccolo bottino elettorale, in vista delle elezioni politiche, val bene una messa celebrata sul blob-blog.
Mentre si è sempre avuto molto da ridire sull’inopportunità dell’allegra gestione del denaro pubblico da parte della cosiddetta Casta, quel che Di Pietro ha realizzato attraverso un triumvirato chiamato a concentrare su sè le disponibilità finanziarie del suo partito, viene annoverato tra i comprensibili e perdonabili errori umani.
Altrettanto dicasi per quanto concerne l’inguardabilità di certi figuri scelti direttamente dal capo di ciò che si è trasfigurata come Italia dei (porta)valori.
Esistono, perciò, due pesi e due misure, secondo cui per alcuni è opportuno adottare comportamenti, certo non penalmente rilevanti, ma moralmente discutibili, mentre per altri tutto è concesso e perdonato. Valgono persino le giustificazioni del giorno dopo (la clamorosa figura di merda), che non ha avuto prontezza di contrapporre da subito e davanti all’incalzare delle domande della giornalista.
Si tratta d’una difesa più che comprensibile proveniente da due fronti, quello giornalistico e quello politico, che condividono medesima visione padronalistica: il ‘Fatto quotidiano’ è oramai falange d’informazione militante, capeggiata da Travaglio, che ha dimostrato di non poter accogliere discrepanze al suo interno; il Movimento 5 Stelle è ostaggio del suo capo politico che ha sin qui dimostrato di voler dar vita a gruppi di automi, organizzati in rappresentanza istituzionale, soggiacenti ai suoi insindacabili voleri e giudizi.
Entrambe le strutture hanno identica matrice padronalistica e, per loro natura, non ammettono e non contemplano opposizione, nè spazio per i non allineati.
Questa concezione personalistica, che sovrappone e rende identica la figura del capo all’intero partito, è così sentita e vissuta da Di Pietro, tanto da averlo spinto a sancire la morte della sua stessa creatura.
Dopo il recente parricidio che ha garantito sopravvivenza, probabilmente temporanea, alla Lega, ci troviamo davanti ad un episodio di segno diverso: il padre/padrone si propone di uccidere tutti i suoi figli.
Tutto quel che ne conseguirà sarà il coronamento della linea politico-editoriale di Travaglio & Co. che, da tempo, speravano in un sodalizio Di Pietro-Grillo.
Tant’è vero che quest’oggi leggerete tutto il giubilo e il plauso a piena pagina.
La parte sana dell’Idv che sopravviverà all’ “après moi le déluge” del boss potrà adesso muoversi in libertà e non più sotto dominio.
Il soldato Di Pietro potrà accogliere l’abbraccio di Grillo, con la benedizione di Travaglio, e andare a combattere contro nuovi nemici comuni, sempre utili a garantire e legittimare la propria immarcescibile sopravvivenza politica.

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3 responses

2 11 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

2 11 2012
Sendivogius

Penso più che altro che Grillo abbia lanciato la sua personalissima OPA verso quel che resta della IdV. Punta ai voti, non al partito. E nel farlo blandisce il padre fondatore, facendogli offerte impossibili: la presidenza della repubblica. Le promesse infatti non costano nulla e molto ricordano i roboanti titoli che Re Giorgio regalava ad i suoi lords, rivendicando diritti su terre ancora tutte da conquistare ed esplorare: principe del Mississipi, marchese di Wisconsin e roba così. Non per niente era famoso per la sua follia.
In quanto a Travaglio, sembra che ormai abbia dismesso i panni del giornalista per assumere in pianta stabile quelli dell’agit-prop, e denunciare i “nemici della rivoluzione” grillina. Evidentemente si crede Marat.
In proposito, la sua evoluzione giustizialista in chiave forcaiola sta diventando inquietante: se prima erano tutti colpevoli fino a prova contraria, e un avviso di garanzia valeva come una sentenza di condanna passata in giudicato, adesso sono tutti colpevoli a prescindere (presuppongo perché ‘nemici’ del Grillo).
Emblematica per esempio la posizione su Vendola… Dopo averlo condannato per direttissima, ad assoluzione avvenuta, gli attribuisce una non meglio specificata complicità con Giampi Tarantini, durante la sua consueta omelia giacobina dalla tribuna di Santoro, abituato com’è a fare da giudice e giuria e carnefice a prescindere dalle fattispecie di reato.

A quanto pare, non c’è niente di peggio che il ricollocamento degli orfani del Papi..

2 11 2012

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