¡Adelante Nichi!

2 11 2012

La vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Nichi Vendola si è conclusa con l’auspicato verdetto favorevole perché il fatto non sussiste.

In quest’era di generica e cieca delegittimazione, utile a chi vorrebbe imporre quel ‘tutti colpevoli, nessun colpevole’, è una buona notizia che ci riporta verso quell’obbligo che dovremmo avere circa l’identificazione delle persone perbene che hanno da sempre vissuto la militanza politica come pura passione, impegno serio, onestà intellettuale, integrità morale e lealtà.

Tra le persone perbene, che non è requisito di per sé sufficiente, ma deve affiancarsi ad altre virtù, c’è Nichi Vendola.

Il concetto di  persona, ancor prima d’ogni altra etichetta, è quello che più si addice a quest’uomo amante della propria libertà e di quella altrui.

La presunta inconciliabilità che separa Vendola dal restante schieramento di centrosinistra, ora come ora, fa parte della normale dialettica che può pacificamente (co)esistere nei grandi raggruppamenti politici, autenticamente convinti del loro spirito e della loro natura maggioritaria, in qualsiasi democrazia funzionante.

Vi risulta, per esempio, che i Democratici statunitensi abbiano, al loro interno, posizioni uniformi?

Anche in Italia, se vogliamo davvero aderire in maniera seria all’ispirazione dei grandi schieramenti, chiamati a conciliare le diverse posizioni, nella loro sintesi laddove realizzabile e nel conseguente rispetto delle maggioranze e la tutela delle minoranze, i possibili punti d’incontro, se individuati, risulterebbero superiori alle distanze.

Si tratta ora di aprire un confronto tra le diverse parti, superando gli egoismi di chi nutre ancora l’illusione di poter dar vita ad un grande centro che non c’è e non ci sarà o di chi vuole continuare a vivere nella riserva indiana delle (dignitosissime) minoranze destinate a svolgere azione extra-parlamentare.

La realtà, se si è disposti a prenderne atto, è che non può esistere una sinistra che non trovi un equilibrio ed un’accettabile mediazione col centro e viceversa.

Il futuro centrosinistra in vista delle prossime, più o meno imminenti, elezioni politiche dovrà lavorare, con serietà e senza pregiudizi, in questa direzione.

L’offerta politica da proporre non dovrà più coltivare i motivi di divergenza anziché curare le convergenze su cui è possibile trovare un accordo.

Le maggioranze si costruiscono prima e per tempo, per dare vita ad un progetto serio, che nasca sulla scia d’un altrettanto serio confronto non pregiudiziale su tutto: lavoro, diritti civili, economia, riforme della politica e istituzionali. Occorre dare un senso alla propria azione politica, con la capacità di dimostrarsi al passo coi tempi e con la stessa maturità della società che vogliamo ricostruire e in cui vogliamo vivere.

Altrimenti prepariamoci alla polverizzazione del sistema politico, la cui principale conseguenza sarà quella di non riuscire ad esprimere nessun governo libero di muoversi in autonomia, pur nel contesto europeo, senza continui e pesanti condizionamenti.

L’esplosione di tutte le contraddizioni della cosiddetta Seconda Repubblica sta prendendo sempre più piede.

Vogliamo tentare di dare una svolta ed una seria proposta di governo dei problemi?

O dobbiamo rassegnarci ai vari, (ri)emergenti populismi?

E’ oramai quasi del tutto chiaro che la prossima competizione elettorale vedrà in campo uno schieramento antisistema d’ispirazione grillesca, coadiuvato in qualche forma dal dipietrismo, al quale si affiancherà un equivalente a destra, d’impronta berlusconiana.

Dall’inevitabile frammentazione dell’ex PDL nascerà, quasi sicuramente, salvo ripensamenti e ricuciture (poichè certa politica, che insegue il potere per il potere a stretto uso personale, è anche arte dell’impossibile), un nuovo rassemblement (amo l’Italia, W l’Italia o qualcosa di simile) ancora una volta a perfetta immagine e somiglianza del padrone/azionista, che farà leva sul dilagante sentimento antipolitico e affiancherà altri connotati, già preannunciati, quali una dose di nazionalismo, una sempreverde campagna no-tax, sentimenti anti-euro come origine e causa di tutti i mali, un modello presidenzialista (alla sudamericana) senza contrappesi, in funzione antiparlamentarista e teso a soverchiare qualsiasi altro inviso potere: Corte Costituzionale, Magistratura, Parlamento, Ministri “indisciplinati”… l’uomo medio dei media, nella conferenza stampa con dietro Damasco (sia come tessuto che come altro modello presidenziale), non ha escluso niente e nessuno!

Sul versante primarie, se dovesse prevalere la nuova (de)generazione del Sindaco della newtown itinerante (Fi)Renzi, si aprirebbe un inevitabile contrasto con la dirigenza PD, i cui equilibri rimarrebbero inalterati, ed anche  con SEL.

L’impresa aleatoria del Signorino Margherita, che nella sua immaginifica prodigiosità teorizza un PD al 40%, si ridurrebbe all’esatta metà (a voler essere ottimisti!), perché, al di là delle spontanee truppe cammellate che la macchina propagandistica è in grado di mobilitare, il consenso elettorale è tutt’altra cosa e non è detto che corrisponda a quelle apparenti oceaniche mobilitazioni.

Quest’idea di un Partito Democratico, bastante a sè stesso, è tutta da dimostrare. Qualsiasi odierno riferimento a quel 38% ottenuto alle ultime politiche, tutte polarizzate sull’uno o sull’atro fronte, è un irrealistico punto di partenza (c’è da ricordare che allora c’era l’accordo con l’Idv, poi tradito da quel Di Pietro bramoso delle sue quote di gruppi parlamentari, con annessi e connessi).

Sulle future alleanze di governo (Fi)Renzi non è per nulla chiaro: segue un suo format e un suo logo. Speriamo di poter capire di più in seguito o nell’epilogo di queste primarie.

E’  invece giunto il tempo, per coloro che vogliono costruire il nuovo centrosinistra, di darsi e fornire maggiore chiarezza: si apra un serio confronto, si tenti di superare le divisioni, coltivando l’incontro sulle urgenze da affrontare e si individui quel terreno comune su cui far crescere le priorità e le prospettive future.

P.s: se per le primarie si fosse adottato il sistema a turno unico con doppia scelta (suggerito a suo tempo da Ichino) la mia seconda sarebbe ricaduta su Vendola.

Posposto: nell’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, senza imputare colpe a chi, spesso, non ha idea dell’idiozia dei propri seguaci e sostenitori, mi è sembrato politicamente più che scorretto e, ovviamente, totalmente stupido quel che riporto di seguito:

Mi limito a dire che se queste sono le motivazioni politiche di un giovane emergente… siamo messi bene!

Per dovere di cronaca sono arrivate le scuse. Resta il fatto che la frase non aveva assolutamente niente di spiritoso e, per tornare da capo e via, ancora una volta e sempre, ci troviamo davanti al pregiudizio che offusca qualsiasi capacità di giudizio e di reciproco, rispettoso confronto.

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3 responses

2 11 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

2 11 2012
Mauro Poggi

“Mi scuso sinceramente con il governatore. C’è la mia carriera a testimoniare che rispetto le persone”.
Non conosco la carriera di questo signore, e in mancanza di altre testimonianze sarei portato a pensare che la frase postata è indice di un preciso atteggiamento mentale, non mi sembra propria che possa essere derubricata a mero infortunio verbale. A prescindere dalle scuse”.

Per quanto riguarda il PD, vedremo se l’esito delle elezioni in Sicilia non faccia riesplodere la pulsione unioncentrista verso Casini, rendendo la carta di intenti altrettanto sbiadita della foto di Vasto.

2 11 2012
Giovanni Maria Sini (gms)

Caro Mauro la foto di Vasto mi sa che è sbiadita per demerito dell’ondivago “votAntonio” nazionale.
Allo stato attuale credo si debba tentare di individuare una possibile via d’uscita capace di evitare il definitivo tracollo.
Mi preoccupano, non poco, i margini di manovra tuttora aperti per alcuni figuri. Questo è un paese dalla memoria sempre troppo corta in cui si può sempre far leva e affidamento sul diffusissimo “malpancismo”.

Voglio dire la mia

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