Non aprite quella porta

16 10 2012

Sembra che Antonio Di Pietro abbia intenzione di tornare a bussare alla porta del centrosinistra.
Questo rinnovato tentativo di rendere attuale la foto di Vasto pone diversi problemi, di natura strettamente politica, tutti imperniati sull’affidabilità del personaggio.
La non chiara collocazione del ‘vota Antonio’ nazionale, la discutibile qualità di parte della sua classe dirigente e delle sue rappresentanze locali e nazionali, spesso nominate per diretta volontà/imposizione del leader dell’ennesimo partitino padronale/familiare, le oscillazioni sui versanti di lotta e di governo – apparentemente umorali – legate alla tenuta d’un consenso elettorale in via d’estinzione, il trascorso ‘tradimento’ degli impegni assunti in occasione delle ultime elezioni politiche riguardanti la costituzione di un gruppo parlamentare unico, non sono piccoli e trascurabili particolari o sottigliezze.
Che grado di attendibilità possono continuare a pretendere e ricevere le sue promesse?
Si può avere fiducia verso chi, posseduto dalla vis polemica a tutti i costi, non ha risparmiato agli ex alleati o al Presidente della Repubblica, parole troppo pesanti e feroci per essere oggi dimenticate e fingere perciò che nulla sia, nel frattempo, accaduto e si sia consumato senza la sua personale e diretta responsabilità?
Troppo comodo ripresentarsi dimentichi della ferocia di ciò che si è pronunciato, delle azioni che si sono intraprese e dello strappo di cui si è stati autori e attori.
Deplorevole questo frenetico girovagare in cerca di possibile albergo: prima Grillo, poi l’idea di unire i cosiddetti non allineati, poi ancora il fronte con Ferrero e la Fiom su referendum forse destinati a non celebrarsi, infine il ritorno a Canossa.
Forse la misura è un tantino colma ed ecco perché oggi l’alleanza di centrosinistra non deve cedere al rinascente sentimentalismo stucchevole manifestato dal Signor Di Pietro.
La credibilità e la solidità dell’alternativa che si propone di guidare l’Italia come Bene Comune, non può più prescindere da alcuni fondamentali presupposti: tra questi, come si è detto in altre occasioni, la centralità della questione morale e l’irrinunciabile necessità di un forte patto di legislatura che garantisca stabilità per tutta la durata.
Per quanto riguarda il primo presupposto (la questione morale): non so se chi ha ripetutamente teorizzato il principio del ‘non poteva non sapere’, sempre valido verso gli altri, sia oggi in grado di soddisfare questo requisito. Poteva il Signor Di Pietro non sapere di Maruccio di cui è stato sponsor? Poteva, a suo tempo, non conoscere a fondo De Gregorio, poi Porfidia, Razzi e Scilipoti, valutare in maniera più oculata la loro provenienza e capire che erano esponenti di un’opportunista Italia dei (porta)valori? Si noti che, in due di questi casi, ci si riferisce ad almeno un lustro e un decennio di militanza comune, cheek to cheek. Non è un po’ tardivo l’urlo poi rivolto ai reietti?
Il Signor Di Pietro ha affermato, con assoluta serenità e come se niente fosse, d’aver sbagliato in buona fede: come Gesù con Giuda.
Il piccolo particolare è che un’indagine più approfondita a tutti i livelli (che ciascuno può realizzare anche risalendo ai numerosi commissariamenti delle rappresentanze locali dell’Idv) rivela un’assurda perseveranza nell’errore.
C’è poi il secondo presupposto che si potrebbe, per sintesi, definire della questione umorale: la stabilità della futura coalizione di governo può affidare il suo destino e le sue sorti a chi è apparso incapace di qualsiasi capacità di mediazione e ha dimostrato una naturale inclinazione più per l’opposizione che per il governo?
Da tutto questo un solo e unico invito: non aprite quella porta!

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16 10 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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