L’eterna età dell’innocenza di molti italiani

2 10 2012

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In Italia è, di nuovo, tempo di protesta e di rivolta.
Il disgusto, la disaffezione e il malessere sono, però e nonostante tutto, ancora sotterranei o soltanto epidermici. Un’irritazione diffusa che non ha trovato e prodotto adeguati anticorpi.
La contestazione non ha fin qui dato vita a nessuna oceanica manifestazione di piazza.
Nessun assalto al Palazzo ha, per ora, preso forma (che, ci auguriamo, sempre e rigorosamente pacifica!).
L’eterna età dell’innocenza di molti italiani, a distanza di 18 anni dall’avvento del berlusconismo e della cosiddetta Seconda Repubblica, ha riportato alla luce la solita malattia ad andamento carsico.
Una considerevole parte di elettorato, già figlio ed erede dell’epoca pentapartitica, si ritrova – per le identiche ragioni del passato – in libera uscita e in attesa d’approdare su altri rassicuranti lidi.
Oggi, come ieri, dopo essersi affidati e affiliati a uomini che promettevano soluzioni salvifiche e aver, poi, dovuto amaramente ingoiare/constatare che la politica non si è redenta, né si è emancipata dall’affarismo, non più e non solo clientelare, ma prima di tutto personale, famelico, familistico o di avida cricca del malaffare, grida vendetta!
Vendetta, tremenda vendetta!
Quali saranno gli esiti di questa rinnovata auto redenzione non è del tutto chiaro.
Chi avrà in dote la nuova eredità degli italiani eternamente senza colpa?
I sondaggi, sempre basati su ristretti campioni, non si sa bene quanto rappresentativi di un intero più complesso, dispensano consensi e possibili voti verso chi è (in via presunta) rimasto fuori o si dichiara incontaminato, duro e puro.
Il coro delle vergini che, nel loro piccolo (il che è soltanto meno grave nella misura), hanno adottato – talvolta – uguali logiche tese a favorire i famigli e i cortigiani, cercano di ammaliare quest’enorme bacino con offerte d’ogni genere.
Il maggior timore è che l’incalzante conato di vomito collettivo spinga una consistente quota verso l’astensione.
Ricchi premi e cotillons offre il Signorino Margherita Renzi, disposto, nelle sue carnevalate o nella sua Congiura dei Pazzi, a farsi ancora più ibrido, pur di figurare nel disposto testamentario. L’arroganza e la cafonaggine, dell’omino tecnologico sempre intento a giocare col suo oggetto ludico mentre parlano gli altri, non gli mancano. Requisiti che piacciono tanto a tutti gli ex conniventi coi buzzurri ora innocenti.
Addirittura il Magnifico Solimano Grillo posta un pezzo da cu trapela la paura che una parte di dissenso vada a perdersi e riversarsi nel non voto ed esorta tutti a non essere più ‘guardoni della politica’. Il suo invito, sinora, si fonda sulla fiducia da concedere al singolo, in attesa dei candidati last minute, alcuni dei quali hanno già intrapreso la corsa rigorosamente online, ma non solo: blogger d’assalto (con o senza byografia), retroguardie reduci del verdismo dismesso o vari figliocci orfani e delusi, di sinistra e destra, accomunati dal  nuovo mito/rito comune della forca (o della nuova forchetta).
Il terzo polo, centrista, ora lista civica nazionale, propone la linea della continuità del governo Monti con il bis o basandosi sulla cosiddetta ‘agenda’ che qualifica tutto e niente. Più niente, con attestati e competenza tecnica, che tutto.
Il Pd pare sospeso, in balia degli eventi, dei dissidi interni al suo bollito misto e in attesa di superare il guado delle Primarie.
L’Italia dei (porta)valori oscilla tra “anticastismo” e, nel suo piccolo, coltiva la tendenza ad essere micro Casta a gestione padronale.
L’uomo medio dei media, si rifà il trucco, e come un vecchio disco retrò (edito da ‘La voce del padrone’) annuncia abolizione dell’imu, fuoriuscita dall’euro, puttane di regime (uomini e/o donne) per tutti. E’ il b-side o il remake di tutto quanto già visto e già sentito.
Persino Cicciolina, col suo annunciato ritorno, impallidisce e rischia d’apparire più credibile, più vergine e perbene, davanti a certe vecchie baldracche liftate che, ora e solo ora, sbraitano contro il futuro fiorito perché abbondantemente concimato. Dopo aver sguazzato per decenni in quello stesso humus.
E tutto questo è orribile e contemporaneamente ridicolo; un teatro dell’assurdo che ha come protagonisti tutti coloro che, dopo comune appartenenza e spensierata coesistenza, fingono di non (ri)conoscersi e simulano unanime e corale indignazione.
La Lega, dopo aver consumato il parricidio, offre lo spettacolo di tutti i figli del reietto padre putativo, col capo cosparso di cenere e al seguito del ritrovato spirito di lotta, contro la degenerazione di cui sono stati artefici e accoliti.
La sinistra estrema (quella relegata ai margini dei salotti buoni) tenta il suo rilancio, nella speranza di poter successivamente pugnalare alle spalle qualche nuovo governo di centro-sinistra.
Nessuno che dica, con chiarezza, quali sono le strade alternative rispetto all’immobilismo o alle sabbie mobili.
Nessuno che parli di economia reale, di occupazione, del ridotto potere d’acquisto di molte retribuzioni e, di riflesso di intere famiglie, di pubblica amministrazione, di Stato, parastato, governo e sottogoverno, da cui liberare tutto il parassitismo dei collocati di partito, di lavoro, aziende, lavoratori, occupati, sottoccupati e disoccupati, di diritti e di doveri, di chiamata alla responsabilità, di estromissione dei corrotti e corruttori dagli incarichi pubblici. E di molto altro ancora che potrebbe costituire una lista interminabile di priorità.
Restano tuttora ignote le possibili squadre di governo, basate su programmi minimi, credibili e immediatamente realizzabili, per dare speranza ad un paese asfittico e fuoriuscire dall’emergenza.
Fateci vedere, per tempo, le altre facce dietro i soliti faccioni del seducente leaderismo carismatico. Siamo e viviamo nella realtà, non più in un reality di serie B.
Tutti, intrappolati nel Palazzo o in attesa di varcarne l’agognata soglia, bramosi di sopravvivere, rinascere o nascere, grazie all’eredità degli eterni innocenti, che oggi fingono estraneità a tutto il museo degli orrori che hanno, sino a ieri, osannato, giustificato, coperto e favorito.
Intanto si posizionano le partigianerie della Casta stampata. Solo due esempi, contrapposti ma simili: il “Fatto quotidiano” sostiene l’onda (fatta di post) rivoluzionaria; “Il Giornale” e “Libero”, impossibilitati a supportare la destra in liquefazione, adottano manovra diversiva su Renzi, certi del prevedibile effetto detonante.
Sembra ci sia, per adesso, un solo possibile futuro: l’esplosione finale d’un sistema che, ormai, va destrutturato e riorganizzato.

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2 10 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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