Il sito del rito voodoo (o vudù)

11 09 2012

Dal voodoo (o vudù) al wwwoodoo.
Comunque la vediate o la pensiate, lo scontro a distanza tra Favia e Grillo, rappresenta un episodio poco edificante.
Chi era l’altro ometto che si sottraeva puntualmente al confronto diretto? Ah… sì… l’uomo medio dei media.
Chiamati a rispondere sulle dinamiche e il rispetto della democrazia interna al Mo’ Vi Mento, piuttosto che fornire giustificazioni a questo disagio lamentato da più parti, sia Casaleggio, sia Grillo e il suo alter ego, hanno preferito, nel primo caso, tagliar corto e trincerarsi dietro (così narra il mito) la proverbiale scarsa loquacità e, nel secondo, ricorrere all’ignominia da gettare sul nemico degli A$$ociati.
Sarebbe valso e bastato, anche e soltanto, un semplice: ci stiamo ancora organizzando e, questi, sono i normali problemi delle nascenti aggregazioni, ancora in rodaggio e non strutturate in via stabile e definitiva.
In realtà, par di capire che, dietro lo spontaneismo, le poche (e, perciò, incerte, opinabili, arbitrarie e poco chiare) regole, l’immutabile anarchismo, si nasconda il desiderio di eterodirigere coloro che (lorsignori) vogliono mantenere eternamente disorganizzati.
Un nucleo, tra di esso, organico, una élite, può, a immutate condizioni, dominare su una massa di persone che non dispone degli stessi strumenti, della stessa potenza di fuoco o delle medesime casse di risonanza. E, in questo caso, non può adeguatamente difendersi (davanti agli altri aderenti).
È quanto emerso dalle dichiarazioni di Favia: una disputa tra Davide e Golia.
All’indomani di questi rilievi e di queste doglianze, Grillo non trova altra via d’uscita, se non quella di passare dal rogito al ruggito.
Da apparente filantropo, diviene – improvvisamente e per reazione – misantropo.
Il vecchio si spinge a poco onorevoli commenti su questi ragazzi, che (alcuni) da disoccupati, sono arrivati a percepire sino a 3.000 euro al mese e, ora, non vogliono scendere dalla giostra su cui (immagino la veda e la pensi così) lui, il vecchio benefattore, ha concesso loro di salire.
Cancella ogni merito, qualsiasi onorabilità di questi suoi giovani germogli. Li secca, li distrugge, li umilia, chiamando a se le coorti di detrattori, denigratori, forsennati (e forse nati) lapidatori, disposti a seguire il vecchio che avanza con la sua furia.
La bontà delle istanze è mortificata dalle distanze tra gli ideatori e la loro creatura, quasi costretta a non crescere in piena autonomia ed esprimere un pensiero che non sia unico ma plurale.
Davvero una personcina perbene: un uomo tutto Casa e… leggìo!

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2 responses

12 09 2012
michiamoaldo

Ho letto da qualche parte che Civati (pd) voglia candidare il Favia. Se fosse vero il problema è temporaneamente risolto. Poco prima della scadenza dei due mandati, agitazione mediatica e tac…spazio trovato.

12 09 2012
Giovanni Maria Sini (gms)

Il limite del mandato è di sicuro una giusta soluzione per favorire il ricambio della classe politica e dirigente.
Un decennio è, in linea teorica, periodo congruo.
Ma se si ideasse un altro limite, per rafforzare e tutelare il legame della rappresentanza, sulla scia della ‘recall election’, come indicato ad integrazione di un altro post da Mauro Poggi, potrebbe risultare del tutto inutile una regola fissa e indiscriminata.
Ecco cosa accade nel sistema statunitense:
http://www.diariodelweb.it/Articolo/Mondo/?d=20120606&id=251693
http://www.ilpost.it/2012/06/06/le-elezioni-in-wisconsin/
A quel punto, se il sistema portasse con sè regole più stringenti, risulterebbe superfluo un limite che non valuta e valorizza le capacità nell’agire politico.
E ridurrebbe anche gli spensierati “salti della quaglia” da un versante all’altro.
Le estremizzazioni non vanno mai bene.
Servono regole certe e condivise. Non arbitrarie o dettate dall’alto.
Sai meglio di me che, a proposito dell’incandidabilità dei condannati e della regola aplicata senza eccezioni, anche il censore Grillo rientra nella casistica. Per quel che viene definito banalmente (per sminuire) incidente stradale e che, in questi giorni, stanno definendo come omicidio stradale, contemplando anche la sospensione della patente per 15 anni (oltre ad un’eventuale condanna). http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1K70XO
E, in tutti i casi e per chiudere, non limiterei questa necessità del limite alla dicotomia vecchio/nuovo. Valuterei l’operato nei termini di buona o cattiva amministrazione della “cosa” pubblica nell’interesse collettivo.
E non rinuncerei con tanta noncuranza al principio della democrazia rappresentativa.
Vedi, se vuoi, il post https://postideologico.wordpress.com/2012/09/09/sulle-ceneri-della-democrazia-rappresentativa/

Voglio dire la mia

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