Tra antipolitica e antiparlamentarismo: il rischio della messa in mora della democrazia.

6 09 2012

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L’attuale ondata di antipolitica spesso si esprime in contestazione indistinta e indistinguibile che accomuna diversi personaggi tutti protesi all’inseguimento d’un consenso nell’area del dissenso o interessati a captare l’elettorato in libera uscita.
Naturalmente la portata della crisi economica che, per incapacità politica, si accresce sempre di più e aumenta le disparità, favorisce questo clima sempre più avvelenato e il divario tra la rappresentanza e i (non più) rappresentati.
Con l’aggravarsi delle tensioni politiche, che tracimano in ambito sociale, l’antipolitica sta assumendo, in molte occasioni, la veste dell’antiparlamentarismo.
Un connotato che in Italia non è certo una novità.
Ecco qual è l’aspetto terrifico di quel che sta maturando.
Ci troviamo davanti ad una situazione che potrebbe degenerare in peggio.
L’odierno fronte antiparlamentarista si dice animato da e portatore di idee e ideali “rivoluzionari”, tesi a dar vita ad una democrazia diretta, senza più mediazioni, più partecipativa.
Si teorizzano, come detto in altre occasioni, referendum abrogativi e propositivi, svincolati da qualsiasi necessità di quorum. Il potere e la rappresentanza verranno così esercitati in forma diretta. Sarai tu a decidere del tuo destino, senza delegare nessuno, tantomeno in bianco.
Peccato che tutta questa antipolitica e questa (av)versione antiparlamentarista si rivelino, però, particolarmente smaniosi d’entrare in Parlamento.
In Italia questo tipo di contestazione ha sempre trovato terreno fertile. Ancor di più nel momento in cui riesce ad affondare le sue radici e costruire una sua maggior solidità sulla base di un degrado che ha fortemente leso e intaccato la dignità della politica.
L’odierna matrice mi preoccupa perchè, nel suo identificarsi con un agglomerato di umori e malumori di diversa provenienza, potrebbe rappresentare il focolaio di possibili controrivoluzioni. Spianare la strada, per esser chiari, ad una involuzione politica che potrebbe degenerare nella messa in mora della democrazia (rappresentativa).
L’obiezione di qualcuno potrebbe, a questo punto, far notare che – ora come ora – gli assetti parlamentari sono già ampiamente delegittimati e incapaci di esprimere i mutati equilibri politici. Addirittura, per alcuni, l’eccessivo protrarsi di un governo tecnico (non la sua adozione poichè siamo pur sempre una Repubblica parlamentare) potrebbe non rispecchiare piu la sovranità e la volontà popolare. Anzi l’ulteriore rischio che si corre è una definitiva perdita di prestigio del ruolo di un Parlamento totalmente asservito al potere governativo.
È vero. E proprio sulla scia di queste constatazioni diventa urgente l’adozione di una nuova legge elettorale e il conseguente immediato ricorso alle urne.
L’odierno antiprlamentarismo mi sembra distante da quello di matrice gramsciana e più affine e vicino a quello di Mosca e Pareto o D’Annunzio e Mussolini (per restare in ambito italiano). Senza inutili allarmismi, riconoscendo l’assoluta buona fede a coloro che con convinzione (speriamo non ingenua) hanno aderito a queste “nuove” offerte, col benefico dubbio che nutro circa la credibilità dei sostenitori del “direttismo” nella democrazia.
È innegabile che l’esito delle ultime amministrative, definito da un giornale estero come una “Diarrea politica“, ha evidenziato una massiccia provenienza di voto tansfugo dalla destra (più volte eversiva rispetto alla Costituzione), dal leghismo in liquefazione e dall’Italia dei (porta)valori messa in crisi d’identità da fuoriuscite poco edificanti e dalle nuove nascenti e montanti 5 stelle.
Ecco perchè non mi persuadono e non mi affascinano le lusinghe e i sogni di chi cerca di attrarre tutto questo indistinto indistinguibile.

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5 responses

6 09 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

7 09 2012
fabio

la vera antipolitica è quella che è stata perpetrata per anni da partiti autoreferenziali, che hanno fatto di tutto per spartirsi denaro e potere distruggendo questo paese.
C’è voglia di facce nuove, di idee nuove e di avere eletti che rappresentino veramente i cittadini e non arrivino in parlamento per sistemarsi a vita ma a tutelare il bene comune.

7 09 2012
Giovanni Maria Sini (gms)

@fabio
Sono pienamente d’accordo.
Ecco perchè, sulla scia di giustificate e nobili aspettative, l’alternativa deve essere rappresentata da una proposta seria, credibile e che renda chiaro l’orizzonte verso cui ci si vuole spingere e approdare.
Senza una convulsa commistione d’innumerevoli e, a tratti, inconciliabili (mal)umori capaci di esprimere e generare solo ulteriore caos.
Spesso anche le vergini immacolate, appartenenti alla generica categoria delle presunte persone perbene, si sono poi rivelate l’esatto contrario.
Siamo tutti stanchi e disillusi, non per questo dobbiamo cedere e credere a chi si proclama “diverso e migliore”.
A volte l’ipocrisia dei perbenisti è particolarmente dannosa.
Quanti signori (ex) nessuno e quanti “pidocchi arricchiti”, una volta saliti agli onori e sugli altari della politica, abbiamo visto diventare arroganti, incapaci, supponenti e, perciò, distanti dalle nostre belle speranze?

9 09 2012
michiamoaldo

…una proposta seria, credibile e che renda chiaro l’orizzonte verso cui ci si vuole spingere e approdare…Dov’è che non la vedo? S’immagina arriverà prima delle prossime elezioni? Temo di no. Aspettiamo che arrivi e alle prossime e lasciamo ancora i tecnci a giocherellare coi presti all’1% a loro girati al 6% allo stato? Neanche alle imprese, allo stato! Questi sono quelli che sanno che lo stato potrebbe costituire una banca pubblica, farsi prestare i soldi all’1% e girarli direttamente alle imprese. Diciamo al 2% per coprire le spese. Dico: li lasciamo fare ancora? Alla prossima non saremo più qui a dirci ci vuole…una proposta seria, credibile e che renda chiaro l’orizzonte verso cui ci si vuole spingere e approdare…!
La proposta del M5S può fermare l’ingranaggio. Se avverrà, vedrà che anche chi può proporre il serio avrà il tempo e darà una mano.

9 09 2012
Giovanni Maria Sini (gms)

Ti ringrazio.
La “contestazione” riguarda il metodo utilizzato.
Nel merito, siccome ho sempre fatto parte di minoranze distanti e distinte da qualsiasi potere, siamo pienamenre d’accordo.
Ma le mie perplessità nascono da un interrogativo (che non è dietrologia) sulla forma e sulla gestione che rischiano di mortificare la sostanza.
Il M5S deve aver chiara l’idea che i cambiamenti possono essere graduali. Il tutto e subito è difficile da ottenere.
Ecco perchè vorrei capire, per esempio, quando la più o meno nutrita pattuglia di suoi rappresentanti parlamentari sarà eletta, che cosa faranno in quelle assemblee. Chi, tra quel che c’è da distruggere e riformare, sono disposti a salvare e quali sono i possibili interlocutori.
Dirsi “al di sopra” va bene per marcare la differenza rispetto agli altri e fascinare l’elettorato, ma poi con quegli altri avrai a che fare (o no?).
O ci sarà poi un antiparlamentarismo insediato in Parlamento?
Se questo non è chiaro, anche istanze ed idee che risultano condivisibili e potrebbero avere una loro vocazione maggioritaria, rischiano di restare relegate ad un ruolo minoritario e, perciò, marginale.
Tutto qui.
O si pensa davvero d’avere una capacità rivoluzionaria talmente forte e dirompenteda riuscire ad ottenere tutto e subito?

Voglio dire la mia

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