The absolute ruler del Mo’ Vi Mento

4 09 2012

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Quel che non piace, e che suscita forti perplessità, degli adepti Cinque Stelle, è l’atteggiamento e l’identico linguaggio fideistico che si può ritrovare scorrendo i commenti che seguono ogni “Comunicato politico edittale” del loro absolute ruler.
Il post berlusconismo ci aveva spinto a credere che, la versione personalistica delle aggregazioni politiche (nella loro veste partitica o in altre forme organizzative), fosse ormai superata e che, gli “italiani bravaggente”, si fossero resi immuni dagli innamoramenti folgoranti verso gli illuminati portatori di nuove palingenesi.
Lo scenario che, presumibilmente, caratterizzerà la Terza Repubblica, si apre, invece, senza alcuna rinuncia rispetto a questa sorta di Khomeinismo o Khameinismo politico in salsa italiana (il riferimento è, volutamente, non casuale!).
Ancora una volta, anche in virtù di un diffuso e indiscriminato disgusto verso il regime, senza alcuna eccezione, l’incanto che rende ciechi – e ottusi – continua ad esercitare il suo fascino immortale.
Tutto questo fa parte non già di un’immotivata avversione o dei due minuti d’odio: sono considerazioni e contestazioni, minime, di natura squisitamente politica.
I seguaci del nuovo Mo’ Vi Mento, fingono di non capire, che la portata “rivoluzionaria” del loro novello Dominus, per molti aspetti si tradurrà in lettera morta. Amen (direbbe il nostro). E che questa “macchina del consenso” si attesterà, per ipotesi, al di là dell’enfasi – ancora una volta – tutta mediatica, ad un 7-8 per cento.
È chiaro che, per molti pensatori autonomi, non disposti ad essere eterodiretti, Grillo vince ma non convince. L’area del nonvoto, per esempio, è un osso duro e c’è ben poco da spolpare. In questo senso Grillo si presenta già come erede del vecchio o del  déjà vu che avanza e che ora dirotta la sua fervente fede “pasionaria” nella sua direzione.
Torniamo al tema dell’assetto organizzativo.
I contatti col Mo’ Vi Mento, come da non statuto, sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica. Il moderno Doge ha, così, istituito la sua personale Boche de Leon nella sua sede e al suo indirizzo (web).
Il contrassegno è registrato a suo nome (e, aggiungerei a sua immagine e somiglianza) e ne detiene, in via esclusiva, i diritti d’uso, marcando, ancor di più, un personalismo che, così, sconfina in a(m)bito padronale. Pure questa è una non novità: ditemi voi cosa ha di diverso rispetto agli altri partiti, al berlusconismo, al bossismo, al dipietrismo. È uno dei tanti “ismi” che si accoda e si associa ai preesistenti.
L’illusionismo che viene diffuso è, però, quello dell’assoluta partecipazione e condivisione nelle scelte. Peccato che, a legger il dibattito rappresentato sulla sua sede sociale, tutti i commenti (che osannano le sue magnifiche sorti e progressive) rientrano, inesorabilmente, nella categoria del soliloquio o del vaniloquio.
Altre volte domina il (cattivo) gusto dell’invettiva, sempre a far da codazzo alla “voce del padrone”, o il vero e proprio linciaggio (che, sovente, accoglie tutto il campionario del sessismo o del machismo). Un “dagli all’untore” verso chi ha osato profanare l’ardente verbo dell’illuminato. Dirsi estranei a questo coacervo di insulti che vengono così espressi in quella sede risulta, pertanto, un tantino arduo. Un fiorir di nemici (del popolo) di sempre ed ex amici da abbattere esposti al pubblico ludibrio o alla gogna via web.
Sono i “cerchi nell’acqua” e nella stampa (rassegnata stampa!) che produce ed ammira dopo aver tirato il sasso (e non so se si compiaccia o meno dell’effetto prodotto). È il far notizia con la sparata (verbale) e con la tecnica dell’uomo che morde il cane. È politica pavloviana che genera, in questa neo-setta, riflessi condizionati e adesione incondizionata al furore e al delirio che, in un’ondata virale (language is a virus) si fanno collettivi. Sono le salvifiche ricette espresse sempre in forma urlata. Le idee-urli atte a suscitare scalpore, tra adesione e sconcerto.
L’illusorio “il Mo’ Vi Mento” lo fate voi, degno del miglior piazzista, in questa commistione ascetico-profetica, trova poi terreno sull’astratta promessa di scelte condivise, senza alcuna garanzia o spiegazione sugli strumenti che saranno utilizzati e sul necessario rispetto delle maggioranze e sulla tutela delle minoranze. Le minoranze, sinora, par di capire, sono soggette a puntuale diffida (come detto in altra occasione).
Si afferma: pubbliche, trasparenti e non mediate saranno le discussioni inerenti tali candidature. E staremo a vedere. Certo è che la neo “macchina del consenso” è strettamente in mano a chi la ha ideata. Quali garanzie di imparzialità offrono i creatori della macchina?
Per quanto concerne, poi, il futuribile rapporto Stato-Cittadini, nel tanto esaltato programma, con assoluta (finta) ingenuità, si prospettano – udite, udite! – Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum. Anche qui vale la regola del “a furor di popolo”. Come nel blob-blog. Nell’utopica (disennata) visione del “a colpi di minoranza”, si presume.
C’è, inoltre, la chimera della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare. O, ancora, le leggi rese pubbliche on line, almeno tre mesi prima della loro approvazione, per favorire e ricevere i commenti dei cittadini.
La politica come un post: la post politica.
Su questi rilievi vuole, l’illuminato, dare risposte plausibili, circostanziate e svincolate dalla facile propaganda disfattista?
Il Mo’ Vi Mento, sull’impronta del “fatto” (del memorabile governo del fare), vanta poi nel suo programma il raggiunto obiettivo dell’abolizione del Lodo Alfano. Peccato che questo risultato sia stato ottenuto a prescindere da lui e dal suo Mo’ Vi Mento.
Gli italiani bravaggente, anche quelli che fingono una loro totale ed assoluta estraneità dopo decenni e decenni di consenso (da loro) tributato al potere (divenuto strapotere) democristiano, craxiano, berlusconiano, al leghismo sedicente diverso dagli altri e rivoluzionario, non si facciano – per l’ennesima volta – ammaliare da personaggi che, spesso non sanno essere persone e si sottraggono al confronto.
Non cedano, senza ragione e senza ragionevoli dubbi, al campionario delle buone intenzioni. Valutino i possibili e prevedibili risultati.
Non credano a chi, indistintamente e in maniera netta, ha una visione in bianco e nero della realtà: da una parte il male assoluto e dall’altra le persone perbene (che non è sempre sinonimo di capaci) che stanno sempre e solo dalla mia parte.
Diceva qualcuno: “chi è convinto di possedere il segreto infallibile per rendere felici gli uomini, è sempre pronto ad amazzarli“.

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4 09 2012
icittadiniprimaditutto

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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