Una qualunque incontra uno qualunque

29 09 2012

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Oggi, dopo la letterina minatoria di Lavitola (O la borsa o Lavitola), ricca di amorevoli retroscena sull’ex miglior Presidente del Con(s)iglio, merita attenzione la video-lettera-saluto di Sabina Ciuffini, pubblicata sul blob-blog del Magnifico Solimano Grillo e da cui traggo alcuni stralci:

…Allora io quando penso alle donne come me, che tra l’altro sono assolutamente non connesse, bisogna che ci connettiamo, perché una qualunque di noi su alcuni problemi di base la pensa nella stessa maniera, sia che sia di destra, di sinistra, sia che sia bella, brutta, povera o ricca!”

“…Voi mi direte ma che cosa c’entra con il blog di Beppe Grillo? In effetti c’entra poco, anzi scusatemi, straparlo, perché mi sembra che anche Beppe, che è uno dei nostri figli più brillanti, perché devo dire che ha fatto una operazione straordinaria con questo 5 Stelle, cioè ha fatto qualche cosa che veniva ritenuto impossibile, però insomma il linguaggio è molto maschile e non è detto che maschile sia negativo, maschile è straordinario, ripeto, il maschile è andato sulla luna, ha inventato di tutto e di più, anche cose pessime, ma anche cose molto belle, il maschile è il motore del mondo degli ultimi due mila anni, poi prima non lo so…”

“…Ho chiesto alle donne di Una Qualunque di dirmi un po’ secondo loro chi era questa una qualunque e mi hanno detto delle cose molto belle, forse ne ricordo qualcuna:
io sono quella che si è innamorata tante volte o una volta sola.
Io sono una qualunque.
Io sono quella che si fida troppo, ma non crede in niente e in nessuno.
Io sono una qualunque.
Io sono quella che è così ottimista da mettere su famiglia.
Io sono quella che porta il mondo sulla schiena.
Io sono quella che gli occhi li usa anche per piangere.
Concludo facendo i complimenti e esprimendo tutta la mia più profonda ammirazione per tutte le donne italiane, tutte quante, tutte quante, comunque la pensino e dovunque in questo momento esse siano e auguro a tutte noi di poter fare davvero il nostro dovere.”

È evidente che Sabina Ciuffini non ha nessuna responsabilità sull’incomprensibilità del post sfregiato: sia nel video che nel testo.
Qualsiasi commento appare superfluo.
Il pensiero della qualunque, nell’interpolazione grillina, parla da se.
Magari, appena connessi, fateci un fischio.
Assolutamente da non perdere: una qualunque incontra uno qualunque.

P.S. Ai curatori del sito: torna a casa lessico!
Magari, d’ora in poi, non fate realizzare, ai vostri nuovi Teletubbies, nè video e nè audio trascritto.

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L’immortalità d’un artista e delle sue parole: tributo a Giorgio Gaber

29 09 2012

In questi giorni ho pensato ad una fotografia dell’era in cui viviamo.
Era il  1978, avevo solo 10 anni.
A distanza di tempo, attorno ai 16/17 anni, spinto dal sano e genuino entusiasmo, non senza un minimo di ragione, commisurata alla mia età, sulle orme della mia passione per Franco Battiato, ho scoperto l’opera di Giorgio Gaber.
Così, un’ondata di vinile, ha invaso la mia stanza.
Era l’epoca dei ‘ragazzi del 1985’ e della mia militanza in un piccolo, ma glorioso, movimento libertario: il Partito Radicale, più tardi, a distanza di 5 anni, del movimento della ‘Pantera’.
E  poi… si è aperta quella del mio essere sempre minoranza, anche in una minoranza, quando molte delle nobili istanze di libertà, democrazia, estensione dei diritti, hanno cominciato a provenire dalla schiera dei famelici opportunisti in cerca di consenso.
Erano più credibili, sicuramente, le parole dei profeti inascoltati, disperse nel mare del conformismo dilagante.
La scelta, probabilmente, non rende giustizia all’immenso, inarrivabile, inestimabile e immortale patrimonio lasciatoci in eredità da Gaber.
Il tutto va opportunamente attualizzato e dedicato a chi, la vostra immaginazione, vi riconduce.
Per evitare, ancora una volta, d’essere inconsapevoli ‘Polli di allevamento’.





















Adveniunt barbari ad portas

29 09 2012

Liberthalia

A conclusione di un ciclo storico, il ventennio berlusconiano termina così com’era cominciato: una recessione economica devastante, sul vento dell’anti-politica che negli anni s’è trasformato in tempesta, con gli stessi problemi irrisolti di sempre nel frattempo deflagrati in cancro sociale, attraverso la farsa che anticipa e supera la tragedia.
Il Satyricon da basso impero che precede la calata dei barbari ne è solo il degno epilogo nel trionfo estremo del kitsch, al quale per almeno 6 lunghi lustri si sono uniformati i gusti ed i comportamenti dell’italiano medio, con un’indulgenza complice e spesso compiaciuta di una cosiddetta società (in)civile.
Se l’attuale crisi economica in corso ha un merito, è l’aver bloccato quella formidabile macchina del consenso, cessando di oliare gli ingranaggi di un meccanismo di redistribuzione sbagliata… La stessa che per decenni ha garantito la sopravvivenza di un sistema sostanzialmente corrotto, fondato com’era su flussi di denaro pubblico irrorati…

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La società disumana degli indifferenti

28 09 2012

L’Espresso‘, con il consenso attivo dei familiari di Mastrogiovanni e su iniziativa dell’associazione “A buon diritto” di Luigi Manconi trasmette in streaming l’interminabile e omicida costrizione a cui Franco è stato sottoposto.
Una denuncia pubblica affinchè sia fatta piena luce e perché casi del genere non si ripetano mai più.

Dopo aver visionato solo i primi tre minuti del video in streaming qualcosa di atroce e di insopportabile mi trafigge il cuore.
E’ quel senso di dolore e di impotenza che strazia l’anima e ti invita a chiederti se avrai o meno la forza di andare sino in fondo. Percepire il dolore altrui come se fosse tuo.
Come se tu fossi su quel letto di dolore, inerme ed inascoltato, nella cieca e sorda indifferenza che diviene totale abbandono.
Mi dico: devi continuare a guardare e vedere sino a che punto arriva la brutalità umana.
La banalità del male di chi proclama di volerti fare del bene e, in realtà, è il tuo carnefice.
Così vado avanti, cercando di contenere un dolore sempre più straziante che – certo – non è mio ma mi sconvolge, nella mente e nel profondo, e perciò mi appartiene.
Penso a quanta ingiustizia porti con sé questa sempre più disumana società degli indifferenti.
Una società, cosiddetta civile, sempre meno inclusiva, inospitale, nemica di qualsiasi ‘bizzarria’ o presunta anomalia, rispetto ad una conformità d’un sistema che vogliamo perfetto e ad un’apparente normalità che ci fanno sentire pienamente integrati.
Sento incombente l’indifferenza, l’apatia, il distacco e la freddezza di chi volta sempre la faccia dall’altra parte.
Il peso del pensiero, inespresso ma manifesto, di chi vive e si muove pensando: ‘tutto quel che non mi tocca, non mi riguarda’.
Mi fermo, penso e mi dico: non ci sono parole efficaci per testimoniare e gridare tutto il dolore e la disperazione di un uomo e dei suoi congiunti.
Quella persona, non diversa dal nostro essere donne o uomini, sarebbe potuto essere ciascuno di noi.
Costretti a morire da soli, nell’assoluta indifferenza della nostra brutale società disumana e disumanizzante.
Medidate che questo è stato (o è Stato).





Così hanno ucciso Franco Mastrogiovanni

28 09 2012

Fonte L’Espresso

Dalle 12.32 di oggi L’Espresso on line trasmetterà integralmente le 82 ore di agonia di Mastrogiovanni, l’uomo morto dopo essere stato legato e tenuto senza acqua né cure all’ospedale di Vallo della Lucania, in Campania. Un’iniziativa dei familiari della vittima e dell’associazione ‘A Buon diritto’ di Luigi Manconi

(26 settembre 2012)

Il 31 luglio 2009 il maestro elementare Franco Mastrogiovanni viene ricoverato al Centro di salute mentale dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania (Salerno) per un trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Secondo i vigili urbani di Pollica, la sera prima Mastrogiovanni ha invaso con la sua auto la zona pedonale del Comune cimentano, provocando feriti e incidenti. Non è vero ma basta a scatenare una caccia all’uomo che si concluderà il giorno dopo, quando il maestro sarà bloccato nel campeggio dove sta trascorrendo le vacanze e portato all’ospedale San Luca.Sebbene non sia violento e anzi collabori con il personale del reparto psichiatrico, una volta ricoverato, viene sedato pesantemente e, mentre dorme, legato al letto.

Sarà liberato 93 ore dopo, da morto. Per tre giorni e mezzo, starà a digiuno, non potrà bere, né sarà visitato dai medici. I suoi parenti saranno tenuti fuori dal reparto e sulla cartella clinica, il diario di bordo del malato, non sarà annotato che il paziente era in stato di contenzione.

L’Espresso, in collaborazione con l’associazione “A buon diritto” di Luigi Manconi e con l’accordo dei familiari di Mastrogiovanni, mostra per la prima volta in esclusiva il filmato integrale registrato dalle telecamere di sorveglianza all’ospedale San Luca.

«Dopo tre anni», dice Manconi, «la famiglia di Mastrogiovanni ha deciso, con grandezza civile, che il suo dolore intimo diventi pubblico affinché la crocifissione del loro congiunto non si ripeta».

Il video, terribile documento di un delitto, partirà domani alle 12.32. E’ lo stesso orario in cui, nel luglio di tre anni fa, Mastrogiovanni è entrato nel reparto psichiatria del San Luca. La trasmissione si concluderà la mattina di martedì 2 ottobre, quando il pubblico ministero del tribunale di Vallo della Lucania, Renato Martuscelli, incomincerà la requisitoria del processo contro sei medici e dodici infermieri del San Luca accusati di sequestro di persona, falso in atto pubblico e morte come conseguenza di altro reato.

Sul settimanale in edicola venerdì 28 settembre sarà inoltre pubblicata un’ampia inchiesta riguardante la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, ex attivista anarchico mandato ingiustamente in carcere per due volte e per quasi un anno complessivo di detenzione. L’uomo, schedato come sovversivo dalle informative delle forze dell’ordine locali, aveva già subito due Tso. L’ultimo, quello che si concluderà con la sua morte, porta la firma di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica che il 5 settembre 2010, tredici mesi dopo il decesso di Mastrogiovanni, sarà a sua volta ucciso con nove colpi di pistola in un attentato che non ha ancora colpevoli.

I lettori dell’Espressonline e dell’Espresso sono invitati a commentare la vicenda di Franco Mastrogiovanni e a segnalare casi analoghi. Nelle successive edizioni il giornale pubblicherà una selezione di questi interventi e approfondirà le segnalazioni di casi simili a quello di Franco Mastrogiovanni. Perché non succeda mai più.





Casta stampata: Farina 00 – Sallusti 14

27 09 2012

Non condivido la pressochè unanime solidarietà espressa dalla Casta stampata nei confronti di Alessandro Sallusti.
Non fa parte della libertà di pensiero e d’opinione la virulenta alterazione ideologica della realtà, senza che sia data occasione alla parte lesa, vilipesa e sfregiata di godere di un adeguato diritto di replica.
Condivido l’opinione corrente secondo cui il ricorso alla pena detentiva è sproporzionato.
Ferma restando, perciò, la necessità di cancellare norme di matrice ed eredità fascista non si può, in nome di una necessaria e condivisa riforma, santificare un comportamento scorretto e mistificatorio.
La tanto invocata libertà non è un diritto assoluto, né un lasciapassare assolutorio, soprattutto laddove si traduce in libertà d’insulto e di calunnia.
La libertà ha – ci piaccia o meno – alcuni confini da rispettare e non deve mai ledere quella altrui.
Certo, Sallusti, in questa vicenda, non è il diretto responsabile: non è Farina del suo sacco. Ma è pur vero che il suo giornale ha – da tempo – adottato come impronta del suo ‘fare giornalismo’ l’arma contundente del dileggio e dell’alterazione della realtà, della notizia brandita a mo’ di randello sul nemico, dei titoli urlati a piena pagina.
Inutile qui rimestare il guano quotidiano che ha caratterizzato l’animosità di certe parole crociate che, sovente, non hanno neppure concesso diritto di replica o non si sono fatte carico di altrettanta, adeguata e doverosa solenne rettifica.
Capita di sbagliare e, all’indomani di un errore di cui si è direttamente o indirettamente responsabili,  occorre, come minimo, chiedere scusa.
La Cassazione, nello specifico, ha chiarito che la notizia pubblicata dal quotidiano era falsa. Senza mezzi termini. Un’orribile bugia.
La giovane non era stata affatto costretta ad abortire e l’intervento del giudice si era reso necessario perché, pur presente il consenso della madre, mancava quello del padre a cui, per contrasti nei rapporti familiari, non era stata comunicata la decisione presa.
Inoltre, sempre la Cassazione, ha evidenziato che il giorno precedente alla pubblicazione dell’articolo incriminato, quattro dispacci dell’Agenzia Ansa, il Tg3 regionale e il radiogiornale, avevano chiarito i termini di quella vicenda, fugando qualsiasi possibile e malintenzionato equivoco.
Tutti i giornali avevano ripreso l’episodio senza quella carica rabbiosa e quei toni catto-Khameinisti.
Tant’è vero che, per esempio, su “La Stampa” veniva intervistata la senatrice Binetti che, pur esprimendo il suo punto di vista (condivisibile o meno), aveva dimostrato la necessaria maggior cautela.
Solo Libero travisava e manipolava la notizia su una storia dolorosa e che riguardava la vita privata di una bambina e di tutta una famiglia.
Una vicenda che portava con sé l’obbligo di esprimersi con tutta la delicatezza del caso. O, se vogliamo, che avrebbe potuto rappresentare una di quelle buone, utili e rare occasioni per tacere e rispettare il dolore altrui, senza ulteriori sfregi.
Ecco perché tutta la mia comprensione e solidarietà va al dramma umano di un’intera famiglia, d’una figlia, d’un medico e di un giudice che, come appare chiaro, hanno agito non senza dolore.
Il dolore altrui merita rispetto perché, forse, quando non ci coinvolge e non ci appartiene, non siamo in grado di comprenderlo sino in fondo.





Quant’è casta l’anti-Casta? (reloaded)

26 09 2012

In Italia viviamo tempi sempre più foschi.
Si fa più cupo il linguaggio della politica, che ormai si manifesta solo come incessante invettiva.
È l’era dei “moralisti d’accatto”, che fanno a gara per dimostrare l’ignominia altrui, senza curarsi della loro o quella di chi li circonda.
È tempo di sermoni e prediche, di nuovi e vecchi guru, di Cassandre o di Savonarola.
Nuovi roghi, che fanno di tutta un’erba un fascio (littorio?), rinnovate parole crociate (per il tono inquisitorio), da contrapporre agli avversari intesi come nemici da abbattere.
È anche l’epoca delle grandi ipocrisie, dell’anti-Casta, anch’essa Casta, che, a volte e nella migliore delle ipotesi, non puo’ dirsi più casta e pulita rispetto ai vizi e alle nefandezze altrui.
Sono tempi sempre più cupi.
Tempi di estrema confusione.
In questo osceno scenario si enfatizzano i toni di alcuni moralizzatori, che si presentano in veste politica o giornalistica.
Si tace su questioni che toccano, riguardano e rischiano d’inficiare, se indagati o resi noti, l’opera di questi presunti novelli Catone.
La cerchia degli “amici degli amici”, ovviamente, non si cura nè sogna di “far le pulci” a chi si erge a censore dell’altrui operato o condanna, senza possibile appello, il malvezzo di agire solo in nome e per conto di interessi privatissimi.
L’altra Casta, quella dei giornalisti, usi a obbedir tacendo, sempre compiacenti verso i vecchi o i nascenti poteri, se non caduti in disgrazia, nulla dicono sulla dichiarata purezza della rinascente Inquisizione.
Esistono, naturalmente, delle eccezioni.

— Omissis —