La grillaia: centu concas e centu berrittas.

7 08 2012

La grillaia: centu concas e centu berrittas [*].

            In Italia c’è dunque, secondo la gran parte degli analisti, dimentichi di analoghi trascorsi italici, un nuovo (?) “non movimento”, che oscilla tra l’anarchismo, il qualunquismo, il pressapochismo e il democratismo, questa volta, d’impronta digitale: è la grillaia, che ha sede sociale all’indirizzo www.beppegrillo.it.

Si tratta, a ben guardare, di un fenomeno attraverso il quale una minoranza ben organizzata, con stretti vincoli tra i suoi membri/ideatori, riesce ad imporsi su una maggioranza disorganizzata.

Questo archetipo di web democracy e l’enfasi del “tu sei rete” (ancor prima che individuo), cioè tu sei “massa” (indistinta) eterodiretta da una determinata e determinante èlite, trova la sua celebrazione sul blob-blog, a struttura apicale, al cui interno è concesso spazio, circoscritto e per voce sola, grazie al quale ciascuno può postare il suo isolato commento (a margine), senza ricevere risposta alcuna e senza reale interazione.

I desideri autocelebrativi, la voglia di protagonismo (seppur senza uditorio), risultano comunque soddisfatti.

Poco importa se c’è una lontananza siderale con il brainstorming o qualsiasi altra forma di partecipazione attiva.

Nella sede sociale della non associazione c’è un unico titolare che decide tutte le priorità ed apre le porte ai suoi convitati. In pratica un ristrettissimo “tinello” della Pallacorda.

La struttura di questa sede sociale è, quindi, di natura verticistica. Così pure l’ambito democratico che in quel contesto si consuma e si esprime per linee verticali.

Nulla di più, né di diverso rispetto alle forme partito (de)formatesi nell’ultimo trentennio.

Pochi decidono su molti.

La democrazia è pressochè defunta, a favore di tenaci e durature (o nascenti) oligarchie che tutto decidono e determinano. L’arretratezza culturale di queste forme-partito, la loro distanza abissale dalla cosiddetta società civile e la disaffezione di quest’ultima ne sono testimonianza.

Qualcosa di molto distante e distinto, quindi, da un’autentica condivisione/partecipazione democratica: tant’è che, per tornare alla “grillaia”, di tanto in tanto, compaiono scomuniche, diffide, epurazioni, verso chi “non ha titolo” all’utilizzo del logo o del faccione del Grillo o si discosta dalla linea tracciata nel “non statuto” made in Casaleggio.

Insomma è la transizione dalla leadership alla rulership. Dal comando come guida, al comando come imposizione.

E’ un po’ come se scambiassimo per democrazia la versione social di Khamenei. E su questo, sarebbe interessante sentire la versione dell’ormai mitico “cuggino”.

E’ il prevedibile passaggio dal male in peggio, in nome d’una ipotetica e salvifica (demo)crazia – anche qui, però, l’elemento (potere) prevale sul primo (popolo) – sempre gestita come forma controllata e sotto dominio.

In questo scenario, che cerca di catalogare la “rete” come (id)entità unica e non multiforme e corale, facile ipotizzare quale generatore di caos potrà sortire da un esito elettorale, in virtù del quale, democraticamente, una più o meno nutrita ed eterogenea “pattuglia” (presentata come uniforme) approderà in Parlamento (definitivo punto d’arrivo della “non associazione”).

Un esercito di Scilipoti, laddove il criterio dell’eligere (della selezione preventiva), è destinato ad imbarcare di tutto e di più?

Come nell’esperienza dell’avanguardista Di Pietro (oggi neo antagonista tutto proteso ad evitare emorragie elettorali in questa direzione).

E’ il proverbiale “centu concas, centu berrittas”.

I primi segnali sono già emersi all’indomani delle ultime amministrative e proliferano, gradualmente, in seno a quei meetup, al cui interno qualche spirito più libero e necessariamente indisciplinato comincia a mettere in discussione i meccanismi interni d’un pluralismo democratico tutt’altro che indiscutibile.

Le “centu concas e centu berrittas” hanno, inoltre, dato ampia dimostrazione di quante e quali contraddizioni possano esistere su questioni importanti.

Due esempi. Sull’articolo 18 il blog è lieto di accogliere a braccia aperte le tesi di Landini e, come contraltare, la Casaleggio Associati, per tramite di Enrico Sassoon (think tanker?), risulta più possibilista e aperturista: “L’attuale vicenda della riforma del lavoro è un caso esemplare. Se il mercato del lavoro è rigido e bloccato occorre modificarlo introducendo maggiori gradi di flessibilità. Certo, con le opportune garanzie per evitare gli abusi, ma va modificato. In tutto il mondo maggiore libertà di licenziare coincide con maggiore disponibilità ad assumere perché è tutto il processo di occupazione che diventa più dinamico. Vale per imprese e organizzazioni di qualunque dimensione. Perché averne paura?”.

Altro esempio: sul riconoscimento giuridico di tutte le unioni e l’estensione dei diritti civili, a far da controcanto all’intemerata di Grillo a Rosy Bindi, ci pensa l’attivista Francesco Perra con un: “A quel punto potremo anche sposarci in tre, potremo sposarci anche col nostro animale”.

Ce n’est qu’un début, continuons le combat!

Li vedremo in Parlamento, sarà un piacere.


[*] Tante persone, altrettante idee. Berritta è il copricapo nero in orbace caratteristico di tanti costumi sardi.

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