La libertà degli infonauti e il crash di sistema

16 06 2011

“There are two ways to live your life.

One is as though nothing is a miracle.

The other is as though everything is a miracle.”

Albert Einstein

 

 

 

In questa “laide époque” giunta (quasi) al suo epilogo, dominata da un nanismo politico giganteggiante, avvolta in un’illusione olografica, fondata su un consenso enfatizzato reso, forzatamente e artificiosamente, più che maggioritario, qualcosa di imprevisto, incontrollato e incontrollabile ha fatto irruzione in maniera prepotente e dirompente e ha squarciato la tela del dipinto surreale.

L’informazione senza mordacchia, il pensiero espresso nell’editoria sociale, l’interazione nei social networks, la nuda verità non edulcorata, i filmati di miserrimi personaggi che, senza necessità di commento, si (s)qualificano da soli, lo spirito critico di numerosi bloggers, la satira mordace fortemente agevolata dalla naturale e innata ridicolaggine di certi omiciattoli, il rapido scambio di opinioni in tempo reale, il confronto di idee uno-a-uno o uno-a-molti che dalla rete, come una benefica ondata, dilagano al di fuori, hanno interferito pesantemente con l’establishment politico e la dezinformatsiya di regime.

Dalla discesa in campo, storicamente e sempre preceduta dal medesimo desiderio di creare una realtà aliena al reale, sino ad oggi, il sistema non aveva dimostrato criticità pari al livello attuale.

Tutto rimaneva avvolto dalla nube tossica (e dal cerone) di un’informazione mistificata e addomesticata.

Il nanismo intellettuale e politico, l’incapacità di governo, la pochezza di signori nessuno chiamati ad amministrare (servire) la cosa pubblica con aspirazioni (ispirazioni) private, trovavano giustificazioni nell’avversità del destino (la gravità dell’attacco alle Twin Towers, la sindrome da concorrenza delle economie indocinesi, i nemici esterni o i detrattori interni che inficiavano il buongoverno, l’odierna crisi globale, prima negata, minimizzata e ora causa di tutti i mali).

E così oggi, tra le macerie che ha prodotto, la nomenklatura del Popolo della Libertà (strettamente privata e individuale) non tolleraneppure riesce a concepire – quella diffusa dal virus della libera informazione, che dalla rete si propaga verso la realtà virtuale ologrammata da lorsignori e ne rivela l’autentico volto.

Quest’onda ha rotto lo stato di narcosi eterea (diffusa e propagandata via etere) e dilaniato l’oscena scena e i retroscena.

L’oligarchia di Palazzo non accetta il confronto, la dialettica, il dibattito se non come insulto, arrogante disprezzo dell’altrui pensiero, supponenza, paura di una sovranità popolare che non si fa più carezzare il pelo ed esprime dissenso, richiama alla responsabilità, manifesta disagio e si riappropria d’un desiderio di partecipazione attiva, critica e costruttiva.

Questi maestri d’inettitudine al governo, anch’essi precari, pro-tempore e a tempo determinato (a loro presunta insaputa), si tratti di vecchie retroguardie della Prima Repubblica o di nuovi adepti sedicenti padani, pronti a servir tacendo (sino ad oggi), non hanno ancora capito che il loro meraviglioso mondo fittizio, sempre più distante dalla cruda realtà sociale, politica, fors’anche antropologica ed economica dell’Italia reale, è in totale disfacimento.

La net reality ha sovvertito l’indecente teatrino politico dell’assurdo sin qui inscenato e decantato per voce sola.

Continuino ad arroccarsi nel Palazzo e a perseverare nel farsi e farci del male.

Continuino a magnificare le loro bassezze, la loro inadeguatezza e la loro incapacità.

Prima o poi ci sarà qualcuno chiamato a risollevare l’Italia da un sin troppo lungo, triste, ma non ineluttabile declinante destino.

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