Penalmente irrilevante? Democraticamente (e politicamente) rilevante!

24 06 2011

LEGGE 25 gennaio 1982, n. 17

Norme di attuazione dell’articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento della associazione denominata Loggia P2. (GU n.27 del 28-1-1982 )

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:

Art. 1.

Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall’articolo 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalita’ e attivita’ sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attivita’ diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonche’ di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale.

Art. 2.

Chiunque promuove o dirige un’associazione segreta, ai sensi dell’articolo 1, o svolge attivita’ di proselitismo a favore della stessa e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni. La condanna importa la interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Chiunque partecipa ad un’associazione segreta e’ punito con la reclusione fino a due anni. La condanna importa l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. La competenza a giudicare e’ del tribunale.

Art. 3.

Qualora con sentenza irrevocabile sia accertata la costituzione di una associazione segreta, il Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso, ne ordina con decreto lo scioglimento e dispone la confisca dei beni. Il decreto di cui al comma precedente e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. In qualunque stato e grado del procedimento, qualora vi sia pericolo nel ritardo, il procuratore della Repubblica presso il giudice competente per il giudizio, anche su istanza del Governo, puo’ richiedere che sia cautelativamente disposta la sospensione di ogni attivita’ associativa. Il provvedimento e’ adottato dal giudice competente per il giudizio, in camera di consiglio, in contraddittorio delle parti, entro dieci giorni dalla richiesta. Avverso il provvedimento di cui al comma precedente e’ ammesso ricorso, anche per motivi di merito, alla Corte di cassazione, che decide, in camera di consiglio e in contraddittorio delle parti, entro dieci giorni dalla presentazione dei motivi del ricorso stesso. Il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento impugnato. Il Governo riferisce immediatamente alle Camere sulla presentazione dell’istanza prevista dal terzo comma.

Art. 4.

I dipendenti pubblici, civili e militari, per i quali risulti, sulla base di concreti elementi, il fondato sospetto di appartenenza ad associazioni segrete ai sensi dello articolo 1, possono essere sospesi dal servizio, valutati il grado di corresponsabilita’ nell’associazione, la posizione ricoperta dal dipendente nella propria amministrazione nonche’ l’eventualita’ che la permanenza in servizio possa compromettere l’accertamento delle responsabilita’ del dipendente stesso. Le amministrazioni competenti devono inviare immediatamente gli atti all’autorita’ giudiziaria e promuovere l’azione disciplinare nei confronti di tutti i soggetti di cui al comma precedente. Gli accertamenti istruttori sono svolti da chi esercita le funzioni di capo del personale nell’amministrazione di appartenenza. Conclusi gli accertamenti, gli atti sono trasmessi ad una commissione nominata, ogni tre anni, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, composta: da un presidente di sezione del Consiglio di Stato, che la presiede, designato dal presidente del Consiglio di Stato; da un magistrato con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione, designato dal primo presidente della Corte di cassazione; da un magistrato con qualifica non inferiore a quella di consigliere della Corte dei conti, designato dal presidente della Corte dei conti; da un magistrato militare, designato dal Ministro della difesa; da due dirigenti generali, designati dal Presidente del Consiglio dei Ministri; da un professore ordinario di materie giuridiche nelle universita’, designato dal Ministro della pubblica istruzione. La commissione decide, con provvedimento motivato, il proscioglimento ovvero la sanzione da irrogare. Essa ha sede presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e si avvale dei suoi uffici. Per lo svolgimento del procedimento disciplinare sia nel corso degli accertamenti istruttori che innanzi alla commissione suddetta, si osservano, in quanto applicabili, le norme degli ordinamenti di rispettiva appartenenza degli inquisiti. Le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma non si applicano nei confronti dei magistrati ordinari, amministrativi e militari. Restano ferme, nei confronti degli stessi, le vigenti norme in materia di competenze e procedure disciplinari. Ai dipendenti pubblici, civili e militari, riconosciuti responsabili di appartenere ad associazioni segrete, sono irrogate le sanzioni disciplinari previste dai rispettivi ordinamenti di appartenenza. Le sanzioni debbono essere commisurate al grado di corresponsabilita’ del dipendente nell’associazione segreta, nonche’ alla posizione dal medesimo ricoperta nello ordinamento di appartenenza in relazione alle funzioni esercitate. La sospensione dal servizio, disposta ai sensi del primo comma, cessa di avere efficacia qualora, entro il termine di centottanta giorni dal relativo provvedimento, non sia stata esercitata l’azione penale ovvero non sia concluso il procedimento disciplinare. Le disposizioni di cui al primo, ottavo e nono comma si applicano, altresi’, ai dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attivita’ economica ed ai dipendenti di enti e societa’ concessionari di pubblici servizi, riconosciuti responsabili di appartenere ad associazioni segrete. Per lo svolgimento del procedimento disciplinare e per le relative sanzioni si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dei rispettivi contratti ed accordi di lavoro. I componenti degli organi di amministrazione e di controllo degli enti pubblici, compresi quelli che svolgono esclusivamente o prevalentemente attivita’ economica, degli enti e delle societa’ concessionari di pubblici servizi, nonche’ delle societa’ per azioni di interesse nazionale, dei quali risulti accertata l’appartenenza ad associazioni segrete ai sensi dell’articolo 1, possono essere revocati dagli organi competenti alla nomina. La revoca disposta ai sensi del presente comma si considera determinata da giusta causa. Le disposizioni di cui al precedente comma si applicano anche agli amministratori ed ai sindaci nominati ai sensi degli articoli 2458 e 2459 del codice civile. Per i dipendenti delle regioni, per i soggetti indicati nei commi decimo, undicesimo e dodicesimo, la cui nomina, proposta o designazione spetti ad organi regionali, nonche’ per i componenti degli organi di controllo o di amministrazione di societa’ che, in forza di provvedimenti regionali, siano concessionari di pubblici servizi, le regioni provvedono ad emanare leggi nell’osservanza dei principi dell’ordinamento espressi nel presente articolo.

Art. 5.
L’associazione segreta denominata “Loggia P2” e’ disciolta. Il Ministro dell’interno, sentito il Consiglio dei Ministri, provvede alle conseguenti misure, inclusa la confisca dei beni.
Art. 6.
Sono abrogati gli articoli 209 e 212 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, ed ogni altra disposizione In contrasto con la presente legge. Tuttavia le disposizioni del citato articolo 212 continuano ad applicarsi nei confronti di coloro che risultino avere aderito all’associazione di cui all’articolo 5 e comunque ai fatti compiuti prima dell’entrata in vigore della presente legge. In tal caso, le sanzioni debbono essere commisurate al grado di corresponsabilita’ del dipendente nella associazione, nonche’ alla posizione ricoperta nell’ordinamento di appartenenza in relazione alle funzioni esercitate. Restano ferme le norme vigenti per quanto riguarda gli organi competenti all’accertamento delle responsabilita’ disciplinari. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi’ 25 gennaio 1982
                                                  PERTINI
SPADOLINI – DARIDA
Visto, il Guardasigilli: DARIDA
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La libertà degli infonauti e il crash di sistema

16 06 2011

“There are two ways to live your life.

One is as though nothing is a miracle.

The other is as though everything is a miracle.”

Albert Einstein

 

 

 

In questa “laide époque” giunta (quasi) al suo epilogo, dominata da un nanismo politico giganteggiante, avvolta in un’illusione olografica, fondata su un consenso enfatizzato reso, forzatamente e artificiosamente, più che maggioritario, qualcosa di imprevisto, incontrollato e incontrollabile ha fatto irruzione in maniera prepotente e dirompente e ha squarciato la tela del dipinto surreale.

L’informazione senza mordacchia, il pensiero espresso nell’editoria sociale, l’interazione nei social networks, la nuda verità non edulcorata, i filmati di miserrimi personaggi che, senza necessità di commento, si (s)qualificano da soli, lo spirito critico di numerosi bloggers, la satira mordace fortemente agevolata dalla naturale e innata ridicolaggine di certi omiciattoli, il rapido scambio di opinioni in tempo reale, il confronto di idee uno-a-uno o uno-a-molti che dalla rete, come una benefica ondata, dilagano al di fuori, hanno interferito pesantemente con l’establishment politico e la dezinformatsiya di regime.

Dalla discesa in campo, storicamente e sempre preceduta dal medesimo desiderio di creare una realtà aliena al reale, sino ad oggi, il sistema non aveva dimostrato criticità pari al livello attuale.

Tutto rimaneva avvolto dalla nube tossica (e dal cerone) di un’informazione mistificata e addomesticata.

Il nanismo intellettuale e politico, l’incapacità di governo, la pochezza di signori nessuno chiamati ad amministrare (servire) la cosa pubblica con aspirazioni (ispirazioni) private, trovavano giustificazioni nell’avversità del destino (la gravità dell’attacco alle Twin Towers, la sindrome da concorrenza delle economie indocinesi, i nemici esterni o i detrattori interni che inficiavano il buongoverno, l’odierna crisi globale, prima negata, minimizzata e ora causa di tutti i mali).

E così oggi, tra le macerie che ha prodotto, la nomenklatura del Popolo della Libertà (strettamente privata e individuale) non tolleraneppure riesce a concepire – quella diffusa dal virus della libera informazione, che dalla rete si propaga verso la realtà virtuale ologrammata da lorsignori e ne rivela l’autentico volto.

Quest’onda ha rotto lo stato di narcosi eterea (diffusa e propagandata via etere) e dilaniato l’oscena scena e i retroscena.

L’oligarchia di Palazzo non accetta il confronto, la dialettica, il dibattito se non come insulto, arrogante disprezzo dell’altrui pensiero, supponenza, paura di una sovranità popolare che non si fa più carezzare il pelo ed esprime dissenso, richiama alla responsabilità, manifesta disagio e si riappropria d’un desiderio di partecipazione attiva, critica e costruttiva.

Questi maestri d’inettitudine al governo, anch’essi precari, pro-tempore e a tempo determinato (a loro presunta insaputa), si tratti di vecchie retroguardie della Prima Repubblica o di nuovi adepti sedicenti padani, pronti a servir tacendo (sino ad oggi), non hanno ancora capito che il loro meraviglioso mondo fittizio, sempre più distante dalla cruda realtà sociale, politica, fors’anche antropologica ed economica dell’Italia reale, è in totale disfacimento.

La net reality ha sovvertito l’indecente teatrino politico dell’assurdo sin qui inscenato e decantato per voce sola.

Continuino ad arroccarsi nel Palazzo e a perseverare nel farsi e farci del male.

Continuino a magnificare le loro bassezze, la loro inadeguatezza e la loro incapacità.

Prima o poi ci sarà qualcuno chiamato a risollevare l’Italia da un sin troppo lungo, triste, ma non ineluttabile declinante destino.





Brunetta dei Ricchi

15 06 2011

Articolo 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.





Elettorato attivo versus suddito radioattivo

8 06 2011

La destra eversiva (rispetto alla vigente Costituzione), che incorpora in se Pdl e Lega (uniti dall’azionista unico), ha così tanto rispetto e considerazione della volontà e della sovranità popolare che, in perfetto stile da Prima Repubblica, invita all’astensione.

L’articolo 48 della Costituzione che, tra l’altro, recita: “…Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”, viene così relegato, in previsione di sconfitta, a inutile perdita di tempo.

Il dovere civico sopra riportato, invece, richiama ciascuno di noi ad esercitare al meglio quest’opportunità che ci è riconosciuta.

Soprattutto sui temi e le questioni che riguardano il nostro futuro, le prospettive legate allo sviluppo energetico del nostro Paese e per testimoniare il nostro senso dello Stato rispetto a problematiche di interesse collettivo, senza lasciare nelle mani di una piccola, “illuminata” (fulminata, più che altro!) elite di farneticanti geronti, le scelte che riguardano il nostro avvenire.

E’ in gioco e in discussione l’importanza che diamo al nostro essere comunità chiamata a garanzia del comune interesse.

Per ovvie ragioni, la destra eversiva, che predilige questioni e interessi privati a scapito di quelli diffusi, si manifesta né più né meno di quel che è e che rappresenta.

Ecco perché tutti coloro che nutrono amore verso una politica che ha il dovere (anch’esso civico) di tutelare beni e valori di interesse collettivo devono andare al voto ed esprimere il loro importantissimo punto di vista sugli argomenti oggetto di referendum il 12 e 13 giugno, che ci riguardano da vicino e non possono vederci estranei o non coinvolti.

SI al referendum contro il nucleare: per essere corpo elettorale attivo che si sottrae al destino di ritrovarsi costretti come sudditi radioattivi per scelte dissennate di una vecchia classe dirigente che ha già costruito il suo futuro e se ne frega di quello altrui.

SI ai due referendum per sancire l’intangibilità dell’acqua come bene comune: perché il mito della privatizzazione, da parte di una classe dirigente che ha sempre manifestato disprezzo e scarsa cura verso la cosa pubblica (sempre gestita senza un minimo di responsabilità, incurante delle sperpero di danaro pubblico, sempre propensa all’occupazione clientelare, familistica e lotizzatoria, mai chiamata a rispondere delle nefandezze commesse a danno della collettività), non risulta credibile. Una classe politica incapace di buona amministrazione non può presentarci come valida l’alternativa di un intervento privato che magari privatizza i profitti e socializza le perdite. E può farlo ancor meno nel momento in cui ha più e più volte dimostrato incapacità di gestione.

Se esistesse il richiamo alla responsabilità ed eventualmente la giusta persecuzione civile e amministrativa di chi arreca danno a tutto quel che riguarda la pubblica utilità, forse il pubblico funzionerebbe in maniera uguale, se non migliore, al privato. Se chi è chiamato a gestire l’interesse pubblico avesse la mentalità di chi opera in ambito privato e portasse con se lo stesso spirito di salvaguardia di quell’interesse come proprio, allora non ci sarebbe bisogno di nessun ausilio salvifico da parte di nuovi “padroni del vapore” pronti a fagocitare i gioielli e il patrimonio di uno Stato bancarottiero per incapacità di gestione della classe politica sprovvista di questo doveroso (obbligatorio) senso dello Stato.

SI al referendum contro il legittimo impedimento: perché di legittimo esiste il solo e unico principio che proclama la legge uguale per tutti. Ancor di più nei confronti di chi è chiamato a dare l’esempio quale Primus inter pares e non può, in alcun modo, sottrarsi alla legalità se vuol essere degno di rappresentare un’istituzione rispettosa del dettato Costituzionale su cui ha giurato (e non spergiurato).





Referendum 2011. SI: mettiamoci una croce sopra

3 06 2011

referendum popolare n. 1

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione;

referendum popolare n. 2
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;

referendum popolare n. 3
Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;

referendum popolare n. 4
Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.