Il paese dei balordi.

18 02 2011

Nel paese dei balordi continua l’incessante bagarre politico-istituzionale, non senza evidenti paradossi:

1) si fa appello alla sovranità popolare, interpretata e (ab)usata come garanzia di impunità, evitando, accuratamente, il ricorso alle elezioni anticipate: unica via per favorire la fuoriuscita dalla crisi e determinare quel riscatto nazionale, oggi precluso da insensate cautele, che costringono l’Italia intera a vivere sotto sequestro e soddisfare i desiderata di chi si considera, in virtù di un democratico mandato elettorale (da cui non discende alcuna forma di autocrazia), supremo gerarca.

E’ chiaro che dopo le elezioni non potrà che esserci quell’accordo, sin qui evitato per immotivati timori: il centro-sinistra dovrà trovare quel necessario punto d’incontro col terzo polo e, temporaneamente, unirsi per ridare identità nazionale, basata su principi e regole rispettate e condivise, ad un paese in cui ormai vige una democrazia brutalizzata e perciò abbruttita. Ai limiti del regime: tutto (af)fondato su parole e azioni propagandistiche, tese a delegittimare chiunque non partecipi alla macchina dell’unanime consenso.

2) La Giustizia, amministrata in nome del popolo italiano, viene tradotta come ostile iniziativa di parte e l’accertamento di reati (non di peccati) viene, con intenzionale malafede, scambiato come un’ondata moralizzatrice da coloro che, costantemente, hanno sempre vestito i panni censori e che ora sostengono un ridicolo libertinaggio in mutande. E’ l’età dell’incoerenza (oltrechè della demenza senile di chi non ha, neppure, memoria di sé e di quel che è stato).

Confondere reato e peccato è utile e serve a ribadire e sancire il concetto e il principio (caro al Principe) del già noto “tutti colpevoli, nessun colpevole” che oggi si sostanzia in “tutti peccatori, nessun peccatore”. D’altra parte è noto che il Dux incarna in sé tutto il suo popolo e tutti i suoi vizi. E il suo popolo in lui solo si identifica e ciecamente lo segue, anche nel delirio più assoluto e nelle mistificazioni della realtà.

3) Il rispetto della legalità è inficiato dalla volontà popolare distorta in populismo. Il popolo (la mia parte di popolo) mi ha consacrato come inviolabile. D’ora in poi, perciò, si tenga conto che se e quando, per esempio, le forze di polizia saranno chiamate ad intervenire in tutte quelle “realtà al confine della legalità” e ci sarà una reazione popolare (di suoi pari) in difesa di qualche malvivente, si tenga fermamente conto di questa indiscutibile sovranità.

4) Le solite parole crociate: il dominus, fomentatore del caos istituzionale, continua ossessivamente a ripetere le consuete accuse, come un disco rotto (edito da “La voce del padrone”): comunisti, statalisti, giustizialisti, di destra o di sinistra! Il dominus chi? Berlusconi? Il beneficiato dai geronti della Prima Repubblica? Quello eletto per rinnovare l’Italia, che ora si esibisce in questa eterna farsa (altro che teatrino della politica!), orientata alla tragedia, e che capeggia una classe politica retriva, promotore di un nuovo avventurismo politico, stampellato dalla Lega presa a noleggio e da altri ameni personaggi presi in appalto?

Unica via d’uscita; le urne, elettorali e non funerarie, per la nostra democrazia e per risolvere definitivamente un’anomalia, tanto ingombrante, da travalicare l’egoismo della destra e della sinistra, chiamate a non restare avviluppate nei loro piccoli interessi contingenti, ma a guardare verso un orizzonte più ampio, che possa garantire un futuro alla democrazia dell’alternanza, scevra e immune dai condizionamenti degli affari e delle pendenze personali.

Democrazia è cura e tutela dell’interesse collettivo. Quello d’un singolo non può e non deve costituire paralisi e cortocircuito del sistema, né deve asservire a sè tutto e tutti (compresi i poteri che lo controbilanciano).

Le forze, autenticamente democratiche, abbiano il coraggio di osare, di non restare arroccate nei loro fortini, abbiano fiducia in una società civile e un elettorato ormai capaci di esprimere appieno il diverso destino che spetta al nostro paese.

Nell’interesse di tutti e anche se vogliamo che la comunità internazionale, fondata su solide e rigorose democrazie, nel rivolgere lo sguardo verso quest’Italia immobile e sempre più ridicola, non ci consideri democrazia a sovranità limitata.

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