Silvio Misirizzi(*)

15 12 2010

L’epilogo della lotteria pre natalizia del 14 dicembre ha determinato un punto a favore del Presidente del Consiglio.

Ulteriori “ricchi premi e cotillion”, da dispensare a nuovi accattoni, sono naturalmente previsti nelle prossime settimane.

Così va il sistema: c’è sempre qualcuno da comprare o disposto a vendersi al miglior offerente.

Sulla carta c’è un immenso parco animale disposto a farsi accavezzare per essere condotto dove esige il padrone.

Una battaglia vinta, non già per indiscutibili e (s)oggettivi meriti (se non quelli della capacità di manipolazione), ma grazie all’eterno indugio e alla pavidità di chi, ancora, non ha ben intuito la posta in gioco.

I prossimi mesi sapranno esprimere meglio quanta e quale capacità di tenuta avrà questo governicchio di maggioranza.

Intanto restano irrisolti i problemi autentici di quest’Italia, meglio nota come Freedonia; prende forma l’inesorabile (seppur prorogato) tramonto di un’epoca e si evidenziano tutte le contraddizioni del governo del fare (danno), sin qui espresse da un sempre più paradossale Premier Ridens, unico ottimista circondato dal dilagante malessere generazionale e socio-economico.

Nelle prossime settimane scopriremo se, l’euforia e gli allori tributati a quest’esile vittoria, diverranno disincanto e si tradurranno in altre macerie, destinate ad esser poi raccolte da quei volenterosi servitori dello Stato che, in un futuro sempre più imminente perché immanente, saranno chiamati a risollevare le sorti e il destino dell’Italia immobile e costretta, sotto sequestro, a soddisfare e tutelare privatissimi interessi.

Al di là della conta, della determinazione dei vincitori e dei vinti, tutto resta immutato come prima.

Già a gennaio vedremo risorgere la logografia di coloro che daranno vita a nuove orazioni giudiziarie, se il verdetto della Corte Costituzionale confermerà l’uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge, se limiterà l’impedimento alle sole questioni riferite all’esercizio delle proprie funzioni (non a vicende pregresse o che esulano dall’ufficio ricoperto) e se stabilirà che, per quanto impedito, il Premier – come qualsiasi cittadino – può trovare il tempo strettamente necessario per rispondere, in udienza, agli addebiti e dimostrare la sua piena e perfetta innocenza ed estraneità.

Sentiremo il rinnovato impeto anti-europeista, dei secessionisti in veste ministeriale, se e quando il dissesto finanziario causato dall’indebitamento pubblico, imporrà adeguati sacrifici e nuovi tagli.

Ascolteremo la solita musica destinata a trasfigurarsi in messa da requiem.

Oggi il pervedibile tentativo è quello di polverizzare il fronte manifestatosi avverso, nell’ambito del centrodestra.

L’oliata macchina propagandistica, ovviamente, dispensa dispacci dei “molti” personaggi e nuovi figuranti dati già per acquisiti alla giusta e “onorevole” causa.

Si apre lo scenario di un “predellino 2”, all’insegna dell’identico cannibalismo consumatosi nella sua prima versione.

Il Premier, ancora una volta, non cerca alleati: necessita di adepti.

(*) Piccolo pupazzo con la parte inferiore del corpo costituita da una semisfera riempita di piombo, in modo che, in qualunque posizione venga collocato, può tornare rapidamente a drizzarsi.
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2 responses

15 12 2010
alessandro*

Bene, Giovanni Maria, hai detto molto di quello che è l’attuale premier.
Aggiungerei che è a capo del governo-merceologico, dove tutto e tutti sono ridotti a merci e costi e benifit ( per pochi ), non un governo di oligarchi, ma un governo di Dioniso Contabile.
Attendiamo ora dopo ” Il libro nero del comunismo”, il “libro bianco della merceologia politica” ( la cui lista di redattori-revisori è destinata ad avere una granparte non solo nel frontespizio, ma anche nel testo ).
Cordialmente

6 01 2011
Giuseppe Rossi

Il giorno che per andare a votare dovrà essere necessario aver superato un esame ed ottenuta l’abilitazione, le cose andranno diversamente.
Scherzi a parte (anche se non sto scherzando) il mio istinto mi dice che questo abbia come suo riferimento Pinochet.

Voglio dire la mia

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