Freedonia Italia (II atto)

12 11 2010

NO Berlusconi

NO Berlusconi Bis

Il mio predecessore ha rovinato questa nazione
non sapeva come gestirla,
se pensate che ora vada male
aspettate che me ne occupi io!

Rufus T. Firefly

Presidente del Consiglio del Non libero Stato di Freedonia

Forma di governo: Repubblica presidenziale con tendenze dispotico anarchiche

A Freedonia i rappresentanti del Partito Del Livore continuano a richiedere, in maniera opportuna, che la crisi rientri nel suo naturale ambito parlamentare.

Ci si appella, dunque, alla ritrovata centralità del Parlamento, quale luogo deputato per determinare le sorti del Governo in carica. Non senza contradditorietà: da un lato si invoca il rispetto della prassi costituzionale; dall’altro si continua a ribadire che il Presidente del Consiglio non ha intenzione di dimettersi, né di rinunciare a presiedere un nuovo esecutivo.

In caso contrario si prospetta il ricorso alle urne (legittimo orientamento), preceduto dall’obbligo di tener conto, ovviamente, del ruolo esclusivo che spetta al Presidente della Repubblica.

Insomma, anche se lorsignori non gradiscono, qualora si trovi una maggioranza parlamentare (in un sistema di rappresentanza che tale è e rimane) diversa dall’attuale, si fa un altro governo per gestire le sorti di Freedonia.

In questo perdurante e delirante clima da fine basso impero si attendono, pertanto, nuove iniziative atte a trovare una possibile via d’uscita.

Una delle ultime ipotesi è che il Governo si presenti al Senato per sperare in un voto di fiducia con esito positivo e per contrastare la mozione di segno opposto presentata alla Camera.

In questa guerra di trincea pochi osano ricordare che, in quella sede, esiste una pattuglia di “4 mori” che ha alcuni conti in sospeso col Primo interessato.

Basta andare a ricercare le tracce nel recente passato: Beppe Pisanu ha qualcosa da saldare, assieme a lui Piergiorgio Massidda (che, non a caso, alle ultime elezioni provinciali cagliaritane si è presentato con una lista autonoma in contrapposizione al PDL), Fedele Sanciu e Mariano Delogu.

L’attuale Primo Ministro di Freedonia è, perciò, chiamato, in questa fase terminale, a tener conto di eventuali e nuove incognite anche in quel consesso.

Sono stati troppi gli errori di valutazione commessi in questi ultimi anni.

Ora come ora non risulta ben chiaro se, all’indomani di un voto di fiducia al Senato e del suo contrario alla Camera, i nuovi esegeti della Costituzione (pro domo loro) vogliano persino spingersi a chiedere lo scioglimento anticipato del solo ramo ostile (ipotesi impraticabile).

Quel che appare chiaro è che il PDL mantiene la posizione della linea dura e muscolare, assieme ai proconsoli leghisti chiamati a far da sponda (in questa deriva).

Una linea politica, abbracciata da tempo, che ha prodotto il difetto e l’incapacità di comunicazione attuale.

Responsabile e artefice di tutto è stato il Grande Comunicatore che, per esempio, ha deciso di farsi rappresentare da personaggi impresentabili quali Capezzone e Santanchè. Pessimi biglietti da visita, riconosciuti anche da parte di chi, pur avendo labile memoria, è tanto abile da ricordare l’alternarsi del ruolo di detrattore e apologeta incarnato da persone capaci di rappresentare l’indistinto.

Persino i proclami e le promesse, del Governo del fare e del ghe pensi mì, appaiono, oggi, come vacue promesse dispensate al Popolo di Freedonia.

Ecco perché l’attuale tempesta di chi ha seminato vento esige una risposta corale capace di ridare slancio a Freedonia.

Non si tratta di eresia.

E’ l’unica strada percorribile per un’autentica pacificazione di cui il Paese ha estremo bisogno, dopo decenni di ostile e insana contrapposizione.

Non un’indistinta ammucchiata, ma un richiamo ad una diffusa consapevolezza.

Può non piacere ai sempreverdi nuovisti (alla Renzi) del PD, ancora inchiodati a fare dietrologia e sottoporre tutti all’esame del DNA; oppure alla vocazione tribunizia di Di Pietro (fortemente nutrita dalla necessaria sopravvivenza del “nemico”); però potrebbe piacere ad un fronte, tanto responsabile e trasversale, e perciò capace di assumersi quest’onere temporaneo, per poi tornare ciascuno a giocare il proprio distinto ruolo.

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