On the web (onde web)

16 10 2010

Questo piccolo blog cambia forma e sostanza (così si spera).

Le nuove categorie intendono dar vita ad un confronto – plurale, trasversale e costruttivo – su temi e problemi di comune interesse.

– L’era e l’area della consapevolezza: Era e area per veicolare idee e informazioni;

Brainstorming:

Tempesta cerebrale (per evitare il diluvio);

Impronte digitali: Impressioni raccolte sul web;

®evolution: Evoluzione/Rivoluzione del pensiero e dell’azione.

Si aspettano e si auspicano suggerimenti, collaborazioni e contributi (a titolo non oneroso).

Grazie, in anticipo.

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L’era e l’area della consapevolezza

Area per veicolare idee e informazioni.

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Brainstorming

Tempesta cerebrale (per evitare il diluvio)

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Impronte Digitali

Impressioni raccolte sul Web

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®evolution

Evoluzione/Rivoluzione del pensiero e dell’azione





L’agone poetico del misogino.

14 10 2010

La chiusa dell’editoriale dell’infeltrito su Concita De Gregorio: “A proposito, siccome si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta, aggiungeremmo che sarebbe ora che prendesse la pillola (e in certi casi estremi è ammesso persino l’aborto)”, ci spinge a ragionare, non tanto sulla frequente arte dell’insulto (davanti alla quale non ci scandalizziamo), quanto sulla scarsa considerazione, tornata dominante, nei confronti delle donne.

L’impronta è, frequentemente, d’ordine maschilista, contornata da tratti di ostentato “machismo” e caratterizzata da un linguaggio declinato in senso “muscolare”.

In poche parole e in generale, quando origina da matrice maschile, si potrebbero, per brevità e sintesi, definire: “ragionamenti a cazzo”.

C’è da dire che non sempre, però, l’origine e il tratto sono di segno maschile. Recentemente Angela Napoli di Futuro e Libertà ha così qualificato il “carrierismo” interno al PDL: “Candidate dopo essersi prostituite”.

La memoria ritorna alla poetica dedicata dall’infeltrito a Veronica Lario sulle colonne di “Libero”: “Lei stessa proviene dal mondo dello spettacolo, memorabili sono le sue esibizioni a torace nudo sul palcoscenico del teatro Manzoni” ed anche: “Nei panni della signora avrei agito diversamente, anche solo per evitare il rischio di un ricovero coatto in struttura psichiatrica”; al Filippo Facci che così argomentava: “Mara Rosaria Carfagna dovrebbe dimettersi perché tutto sommato è un danno per il governo cui appartiene … punto di non ritorno per un elettorato cui puoi propinare quasi tutto ma non tutto. Ha cominciato a fare politica nel 2006 e a metà del 2008 è diventata ministro: è troppo, punto”; al Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori che, a tal proposito, si chiedeva: “Se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro la vicenda sarebbe diventata di rilevanza politica oppure no?“.

Il pensiero e il ragionamento misogini, che si tramandano, da secoli inalterati, in molti ambiti (Chiesa, Politica, Società), sembrano ancorati attorno alla questione inerente l’esistenza o meno dell’anima delle donne e nell’altrettanto immortale visione di corpi utili (al dilettevole), sprovvisti di sostanza e dignità.

Il ricordo, in stile bipartisan, così si sposta sulla raffigurazione di Giorgia Meloni come “Ministronza” per poi tornare sull’infeltrito che, in una disperata autodifesa, vaneggia: “La Marcegaglia parla ogni due minuti alla televisione e ci ha fatto venire il latte alle ginocchia. Anzi, se permettete, ci ha anche rotto i coglioni. Quando ero direttore non me ne fregava niente di intervistarla, e penso di interpretare il pensiero di Sallusti e cioè che anche a lui non interessa una sua intervista” e Sallusti(o) di rimando: “La Marcegaglia è un’isterica non do­vrebbe essere a capo di Confin­dustria”.

E come non citare le amenità del più noto tombeur de femmes (nella linguistica misogina: donnaiolo) degli ultimi 150 anni?

Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce” (rif).

Sapete perché Bresso è sempre di cattivo umore? Perché al mattino quando si alza e si guarda allo specchio per truccarsi, si vede. E così si è già rovinata la giornata” (rif)

Ora la parola alle donne: soprattutto per decidere sui loro corpi e sulle loro intelligenze.





Santoro sospeso per 10 giorni: il Marchese (De Sade) Masi censura la metafora.

13 10 2010

La metafora.

Le violazioni, secondo il Sado Masi:

1) L’uso del mezzo televisivo a fini personali;

2) Un attacco diretto e gratuitamente offensivo al direttore generale, per una circolare a garanzia dell’equilibrio all’interno dei programmi di approfondimento informativo, che è stata approvata dal Consiglio di amministrazione.





L’Italia s’è desta? Il cordone ombelicale che unisce la Prima Repubblica al suo II atto.

12 10 2010

“…Il sogno di questi signori è la Rai sotto il controllo dei partiti, e quella di Berlusconi, “obiettiva”, come assicura il sereno Pillitteri, al loro servizio. Sono in lite col Parlamento, che umiliano coi decreti, con la presidenza della Repubblica, coi magistrati, con la stampa, e quando gli fa comodo, da nuovi bolscevichi, guai a discutere la legge dello Stato. Ai loro congressi si elegge il segretario per acclamazione: che è un bell’ esempio di democrazia.” Enzo Biagi.

Non è casuale l’apertura con un frammento di un articolo del compianto Enzo Biagi, bersaglio di avversione, identica a quella odierna, da parte dei progenitori di Berlusconi che “non volevano che “Linea diretta” si facesse”.

Quel che resta dell’Italia oggi è l’esatto retaggio della cosiddetta Prima Repubblica, mai morta, sottoposta a restyling nel suo II atto (inalterata nei suoi connotati vintage).

Ecco alcuni, tra i tanti possibili, esempi.

Chi non ricorda i detrattori della Prima Repubblica, politici, imprenditori e/o giornalisti, che sputavano in faccia al decadente regime partitocratico, oggi tutti protesi in prima linea a santificarne il triste martirio?

Chi ha memoria dell’impostazione Forlanian-Craxiana dei nascenti telegiornali berlusconiani  sdoganati, sotto suprevisione di Gianni Letta (già direttore de “Il Tempo”, collaterale alla Democrazia Crisitiana e sodale del Caf)?

Chi ha dimenticato le complicità del pentapartito, coadiuvato dall’allora sesta gamba (MSI), che hanno favorito la nascita dell’oligopolio televisivo (che alterna il modello di Stackelberg a quello collusivo)?

Chi non riconosce oggi le proliferanti ex retroguardie, figlie di Comunione e Liberazione, del PSI e della destra democristiana, desiderose di diventare avanguardie e di occupare il proscenio?

Chi ha cancellato dalla memoria il partito dei nani e delle ballerine, precursore di veline e veleni della politica dei giorni nostri?

Chi non si è reso conto, dell’intollerabile clima da “guerra civile”, combattuta a colpi di dossier (altro che giornalismo d’inchiesta!), alimentata dai nuoviCortigiani, vil razza dannata(o d’annata?), dal guazzabuglio di “idee” leghiste (qui e de quo) e da un’intera classe dirigente alla deriva, che spinge l’Italia nella medesima direzione?

Chi, ancora e infine,  non vede lo stesso interesse occupazionale, già patrimonio d’altri “aghi della bilancia”, nella Lega dei proconsoli, famelica di grana padana?

Chi nel governo del fare, non riconosce la stessa impronta e arroganza del passato decisionismo?

Chi, nell’attuale Stato confusionale non identifica l’identico, estremo tentativo di omologare tutto e tutti, in un indistinguibile “tutti colpevoli, nessun colpevole”?

E’ un’Italia senza memoria, narcotizzata e resa cieca dall’alterazione del consenso, per mano di un’informazione asservita o desiderosa di servire sua sponte, che predilige la non-notizia e capace di esprimere solo enfasi propagandistica.

Se davvero ci fossero autonomia, indipendenza (e non l’essere ridotti in dipendenza), vera libertà d’informazione, da oggi, per esempio, “Il Giornale”, “Libero”, “Il Tempo” e “Panorama”, dovrebbero avviare una campagna (di 60 giorni 60!) sulle vicende di Verdini. Trattandole alla pari e con la stessa e legittima curiosità dedicata alle precedenti “inchieste”.

E invece no!

Tutti coloro che, senza alcuna malsana dietrologia, invitano a ricordare, a non farsi prendere dall’oblio o a non farsi incantare dalle soluzioni miracolistiche, sono costretti a passare sotto le forche caudine d’un sistema che, nei suoi colpi di coda, offre il peggio del peggio di sé.

L’unica capacità, pienamente dimostrata in questo dimentico Paese, è stata quella di far resuscitare il passato ed esprimere una classe politica retriva: il nuovo è, come appare chiaro, quel che del vecchio avanza.

E’ tutto illusionismo nuovista o gattopardismo, la cui anomalia è diventata così chiara da sconfinare anche a destra.

E allora?

E’ giunta l’era di dar corpo ad un confronto e un’intesa trasversale, non in un clima di confusione, ma di giusta fusione tra tutti coloro che hanno interesse a salvaguardare la dignità e l’interesse nazionale dell’Italia, contro i tessitori e i seguaci del marasma:

–         sul rilancio dell’economia reale d’un Paese quasi costretto alla stagnazione;

–         su impresa, lavoro e occupazione, per trovare equa risposta alle aspettative di tutte le parti in causa;

–         sul processo giusto e breve, laddove giustizia e ragionevole durata non coincidano con la mancata celebrazione del rito e del principio della legge uguale per tutti;

–         sulla riforma elettorale, per ridare centralità al cittadino-elettore e provare a ricucire il rapporto con la società civile;

–         sulle norme anti-corruzione, per richiamare la classe dirigente a comportamenti onesti, competenti e responsabili e rispondere, con altrettanta responsabilità, delle eventuali storture del loro mandato;

–         sui conflitti di interessi (di Ministri o Primi Ministri) che non possono sovrapporre e prediligere i loro a quelli collettivi;

–         sul riassetto ed equilibrio radio-televisivo e il suo necessario pluralismo;

–         sui diritti civili estesi e riconosciuti a tutti, senza nulla togliere a nessun altro;

–         sulla bioetica, sulla ricerca scientifica e sulla fecondazione assistita, non assoggettabili a trattamenti mortificanti e capaci di riconoscere inalienabili diritti individuali della persona, scevra da condizionamenti dogmatici.

Ecco il sogno di un’Italia normale, sin qui osteggiato da chi, spinto dal terrore di perdere qualsiasi impunità e privilegio, grida al complotto.

Nel frattempo: io non dimentico.





Articolo 11.

11 10 2010

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/ripudiare.shtml

http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_11/parente-salme-afghanistan_8bb7f930-d513-11df-a471-00144f02aabc.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/con-la-brambilla-l%E2%80%99aci-diventa-amichetti-club-d%E2%80%99italia/68339/

P.S.: il post è intenzionalmente sprovvisto di qualsiasi commento per evitare la solita, inutile retorica e per amor di patria.

Il silenzio è meglio delle banalità di chi piange, sempre, i figli altrui e non ha percezione del dolore, tanto da presentarsi – sempre – sprovvisto di delicatezza e di pudore.





Il trappolone dell’infeltrito.

9 10 2010

Oggi il Giornale dell’infeltrito uscirà con il presunto “dossier” sulla famiglia Marcegaglia.

Presumibilmente si tratterà di una raccolta di notizie già pubblicate e rese note da altri quotidiani e settimanali.

Cosa si vuol dimostrare con quest’operazione copia/incolla?

Che il Giornale, House Organ della famiglia Berlusconi e del Governo, conduce inchieste al pari degli altri e non fa nessun dossieraggio.

All’amo, con tanto di esca, gettato in questi giorni, hanno abboccato molte prede.

Per la serie: anche noi siamo giornalisti seri, autonomi e indipendenti.

Il fatto che, dietro tutto questo, ci siano state alcune conversazioni telefoniche goliardiche non deve indurre nessuno a pensare al dossieraggio.

Facciamo il nostro dovere, cribbio!!!

E, ricordiamo garbatamente, alla Signora Marcegaglia che i suoi affari sono anche i nostri.

Buon governo a tutti.

http://perdentipuntocom.blogspot.com/2010/02/marcegaglia-troup.html

http://www.affaritaliani.it/economia/marcegagllia111108d.html

http://tuttodastabilire.blog.tiscali.it/2010/03/26/bertolaso-marcegaglia-e-gli-affari-a-la-maddalena/

http://blog.libero.it/olbiatempio/6743082.html

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/129166

http://www.sullanotizia.com/articoli/cronaca/bertolaso_e_marcegaglia_la_coppia_degli_sprechi_con_i_soldi_degli_italiani.asp

http://lamaddalena.ilcannocchiale.it/2009/03/24/la_maddalena_i_progetti_del_gr.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/questa-volta-non-ci-sono-case-a-montecarlo/69979/

http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefsettimanali/View.aspx?ID=2009080613381387-2

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1216403

http://www.affaritaliani.it/economia/marcegaglia09022010.html

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-19244.htm

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sembra-la-carfagna-ma-e-la-marcegaglia/2029358





La società dei magnaccioni.

7 10 2010

Carlo Rossella (O’Hara), definito arbiter elegantiarum, al posto del più consono House Steward, in un’intervista pubblicata su “Il Giornale” (House Organ), si diletta a spiegarci che il new look scamiciato di Bocchino non è di buongusto.

Rossella (O’Hara) non si cura dei rozzi in giacca o in doppiopetto: trascura lo chic che si trasfigura nei gesti e nel linguaggio in kitsch.

Niente da dire, dunque, sulla “Pax romana”, tra l’Impero e i proconsoli romani in salsa leghista, che si è celebrata all’insegna della massima rozzezza.

Abbiamo assistito alla metamorfosi di una classe dirigente che si fa apparato (anche digerente).

Una perfetta rappresentazione della politica (del potere sempre più prepotere), che si presenta in maniera aderente alla visione e al giudizio diffusi: “E’ tutto un magna-magna” e che sottoscrive e certifica il comune sentire del “Sono tutti uguali”.

Non si tratta della solita critica radical-chic o di un’invettiva proveniente da quel che Stefano Disegni ha genialmente qualificato come “Atticismo militante” (qui e qui).

Si tratta di comprensibile disappunto e sbigottimento davanti alla politica dei “tarallucci e vino” che tutto risolve con un rutto liberatorio.

Non c’è più limite all’indecenza e all’imperturbabile giustificazionismo di tutte le enormità (del dire e del fare).

Ormai certa politica si manifesta e si (s)qualifica, al di fuori di qualsiasi metafora, come realmente è: dozzinale e arrogante.

Speriamo giunga presto la fine del decadente Impero Romano-Padano e che ciascuno di noi, sin qui rincretinito dalle sole chiacchiere e dal solito frastuono, si renda conto di quel che si nasconde dietro questi personaggi, ormai maschere sempre più oscene e penose.