Dezinformatsiya, casotto delle libertà, garantismo asimmetrico e Grandi Purghe.

27 09 2010

Ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni del Presidente della Camera sul tormentone Montecarlo.

La corretta ed equanime informazione ha trasmesso il messaggio, senza alcuna esegesi del pensiero in essa contenuto ed espresso, riservandosi il giusto e doveroso commento a posteriori.

Altri, seguaci della imperante dezinformatsiya, hanno riportato stralci, accuratamente selezionati, per cogliere segnali, se non di colpa, di corresponsabilità, tali da predeterminare il senso di quanto detto, con una sorta di interpretazione preventiva.

Anche in questo caso è emersa una consolidata disparità di trattamento, da parte di certa informazione asservita, distorta, malata e che fa prevalere il preconcetto sul concetto.

In altre occasioni e circostanze – palesi celebrazioni del mito – riguardanti il Presidente del Consiglio, gli audio-messaggi, destinati ai suoi “Promotori della libertà”, hanno goduto di riproduzione integrale.

Anche la sottolineatura di un Fini che esprime lasua verità”, trova come contraltare le varie Пра́вда (Pravda) che diffondono l’indiscusso verbo del Premier.

Al di là della sussistente o meno responsabilità personale, su una vicenda marginale (rispetto ad altre), interessa qui evidenziare dove può portare questa improvvisa e frenetica ricerca dellaverità vera”.

Non è interessante una precostituita difesa della persona Fini. Gli aspetti rilevanti sono altri: riguardano, in particolare, il rispetto delle regole, richiamo per tutti, e il garantismo, tutela per ciascuno di noi.

Aggiungo: potrebbe esserci una lontananza siderale tra chi scrive e il Presidente Fini. Questo non impedisce – a chi nutre autentico senso e spirito democratico e garantista – di riconoscere dignità, integrità, buona fede e presunzione di innocenza (laddove, è bene ricordarlo, non c’è reato alcuno).

Il presupposto e il sottinteso che ha, invece, ispirato i “garantisti per gli amici”, pare sia questo: non poteva non sapere.

E’ opportuno – qui ed ora – evidenziare che, questo stesso assunto, è sempre stato fortissimamente confutato, ridotto a indimostrabile teorema, orrenda macchinazione, in tutte le occasioni nelle quali la vicinanza e il comune sentire del Premier, con accusati e condannati, non poteva e non doveva costituire chiamata di correo.

Evidentemente viviamo, è il caso di ribadirlo, in un Paese che adotta un garantismo asimmetrico: per alcuni è principio imprescindibile, per altri non ha possibile adozione e applicazione.

E allora, per ripristinare una perfetta simmetria, le tanto invocate dimissioni del Presidente della Camera (che, a questo punto, potrebbero rappresentare gesto coraggioso, non atto di difesa ma  j’accuse, decisione particolarmente opportuna ed oculata), se dovessero concretizzarsi, cosa possono e devono comportare come logica conseguenza?

Intanto, ferma restando l’estraneità proclamata dall’interessato, che giustamente attende gli esiti della Magistratura, si stabilisce, in virtù di un atto unilaterale, seppur fondato sul nulla, quanto (con)segue:

1)      viene meno il pregresso impegno verso gli elettori, per colpa e responsabilità di una maggioranza che ha prima radiato il socio fondatore Fini dal PDL (riducendosi a casotto delle libertà) e ne ha poi preteso le dimissioni dal ruolo istituzionale (sempre espletato nel pieno e fermo rispetto delle regole);

2)      la componente cosiddetta “finiana”, conformemente al dettato costituzionale (art. 67 – Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato), risulta così svincolata, per volontà e imposizione altrui, dal “pacta sunt servanda” politico ed imbocca quella via parlamentare orientata alla fuoriuscita dalla crisi sistemica e istituzionale;

3)      sulla scia del principio “la legge è uguale per tutti” e dell’etica pubblica condivisa, ora estesa anche a non-reati, non potrà e non dovrà esistere, per questioni assai più gravi e rilevanti, nessuna impunità perpetua;

4)      alla luce di quanto emerso, in termini di disparità di trattamento, delle persone e delle vicende, da parte dell’informazione pubblica, si rende necessario un riassetto e un riequilibrio del settore;

5)      si apre un serio confronto sul tema delle responsabilità politiche e sulla questione morale, al fine di pervenire a giuste ed eque soluzioni, senza derubricare alcun reato e richiamando tutti gli interessati alle conseguenti dimissioni, ciascuno dal proprio ruolo, ancor prima del giudizio definitivo, come preteso per il Presidente Fini (due esempi su tutti: Verdini, tuttora coordinatore del PDL, per la procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normative nella gestione del Credito Cooperativo Fiorentino – Campi Bisenzio – Società Cooperativa; Bertolaso, ancor oggi Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il coordinamento degli interventi di prevenzione in ambito europeo ed internazionale rispetto ad eventi di interesse di protezione civile, in relazione all’inchiesta rifiuti in Campania e la gestione del G8 de La Maddalena).

L’elenco potrebbe continuare, partendo, a cascata, dalle più alte sfere per ramificarsi ed arrivare ai livelli più bassi (e qui preme evidenziare, a titolo d’esempio, episodio analogo di ingenuità e allegra leggerezza: il Presidente della Giunta Regionale Ugo Cappellacci, sedicente babbeo, che intrattiene rapporti e incontri con Flavio Carboni, sedicente nullatenente, per la questione eolico in Sardegna).

Sono queste le logiche conseguenze a cui si vuole arrivare?

Se si è colpevoli anche per le eventuali ingenuità commesse (forse biasimevoli) e la propria coscienza etica è chiamata a rispondere con le dimissioni, cosa dovrebbero fare gli esponenti politici condannati o sottoposti a indagini per ben altri reati?

E cosa dovremmo, allora, aspettarci dal Presidente del Consiglio, sempre coinvolto in vicende processuali pre-politiche, che nulla hanno a che vedere con la persecuzione politica?

Attendiamo risposte… magari il 29 settembre: nel previsto discorso di alto profilo in questo clima da basso impero.

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