Il dislessico leghista, le parole crociate e il governo nel Palazzo d’inverno.

30 09 2010

Sottofondo musicale: La domenica delle salme (De Andrè).

Si avvisano i lettori sensibili che questo commento contiene un linguaggio esplicito.

In verità si tratta di frasario, oramai, d’uso corrente nella politica e nella società.

29 settembre: giornata nera e fumata bianca. Secondo qualche indiscrezione: “compleanno di merda”.

Si continua, però, ad andare avanti e navigare a vista. Resta incognita la scadenza, di sicuro c’è la protratta agonia e l’accanimento terapeutico.

Dottore: “Coraggio adunque… la convalescenza non è lontana.”

Violetta: “Oh, la bugia pietosa a’ medici è concessa”.

Come ne “La Traviata”.

Ci sarà, nei prossimi mesi, forse settimane, tempo, modo e luogo per veder emergere quella realtà oggi negata: la discrepanza d’idee e di visioni (divisioni) che caratterizzano questa maggioranza.

Intanto si finge fiducia ad un governo che non ha grande futuro: comportamento paradossale davanti alla dilagante sfiducia che prende corpo e forma al di fuori del Palazzo.

In questo osceno scenario il linguaggio e la gestualità, diventati ormai abitudine, si fanno necessariamente selvaggi.

Viene definitivamente sdoganato quello esplicito e scurrile. A volte consono, altre gratuito.

Niente di grave, naturalmente. Fedele rappresentazione dell’epoca attuale ed eredità di questi anni.

E’ la politica che alterna commedia a tragedia e che si presenta in maniera perfettamente simpatetica ai personaggi che la incarnano.

Le tracce e le origini vanno ricercate nel folklore e nell’improvvisazione del duo Bossi & Berlusconi.

Raffigurazioni, che – effettivamente – arrivano in maniera diretta e senza inutili cicronlocuzioni. Da ridere, se tutto attorno non ci fossero pianto e desolazione. Se dietro non ci fosse la mistificazione della realtà, la cancellazione della solita Italia senza verità perché sprovvista di memoria.

Questo culturame politico oscilla stranamente tra approvazione e biasimo di questo lessico e di questa mimica. Dipende, sempre, dalla parte in cui ci si trova.

In sintesi: va bene se e quando sono io a proferire simili parole, assai meno se e quando sono gli altri ad apostrofarmi con identiche espressioni.

E’ il vizio di Berlusconi. L’abitudine del carnefice a fingersi vittima. Quello strano sentir aleggiare un clima d’odio attorno a sé, senza tener (o rendersi) conto che è anche da lui medesimo generato e alimentato. Assieme a lui tutti quei pretoriani: mesti quando il capopopolo subisce ingiuria, scatenati mestatori di guano verso gli avversari (intesi come nemici) quando si tratta di colpire.

Morale: se vogliamo essere liberi di usare un certo linguaggio e una determinata espressività, dobbiamo consentirlo a tutti.

Un giusto equilibrio questo comporta.

Nell’utilizzo di questo “nuovo dizionario politico”, perfettamente bilanciato, sarà, pertanto, più che lecito rispondere in maniera adeguata e omogenea. Nessuno potrà esercitare diritto di veto sull’altro.

Più libertà di parola per tutti.

Immaginiamo, allora, le opportune rettifiche ad alcune (poche tra le tante) vicende recenti e passate.

A Berlusconi che osanna il “partito dell’amore” e che manifesta la sua fiducia negli italiani: “Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse”, si potrà – pacatamente – rispondere che i coglioni sono, anatomicamente, sempre due. E, anche il fronte contrario, pur non essendo parte del “partito della copula” (definizione tratta dal nuovo dizionario), probabilmente pensa non ci siano poi così tante gonadi di destra, ancor disposte oggi a votare contro il loro interesse. Tutti d’accordo, alla fine, nello stabilire che governerà il testicolo che otterrà la maggioranza.

Così, nuovo vocabolario alla mano, a Di Pietro che qualifica: “Berlusconi stupratore della democrazia”, si potrà rispondere che questa rinnovata versione del teorema del “Presidente magnaccia” era stata, a suo tempo, inficiata dall’infeltrito in veste d’andrologo.

Come si nota, il nuovo dizionario senza peli sulla lingua, aveva indotto a erudite disquisizioni, sperticate analisi dei domestici, rispetto alle quali non siamo riusciti a capire se si trattava di impotenza erigendi o coeundi (?).

Cosa avrebbe dovuto e potuto rispondere Alessandro Gaio Sallustio (De Berlusconiae coniuratione) al D’Alema che gli intimava: “Vada a farsi fottere”?

Superata l’epopea del celodurismo, al Bossi (della Padania Liberta), alla Santanchè (neo esponente d’un celodurismo clitorideo?), al Berlusconi (uomo medio dei media), che esibiscono il terzo dito, si potrà dar loro consiglio sull’orifizio in cui ficcarlo, adottando apposito bon ton di stretta derivazione dal nuovo dizionario?

Si potranno definire, certi comportamenti, compravendita o meno poco importa, degni delle “Troie di regime” (di genere maschile o femminile, di destra, di centro o di sinistra), mutuando dall’inarrivabile poetica di De Andrè?

Avremo la libertà di qualificare testi e musica del duo parcheggiatore chansonnier o la poetica di Bondi con epiteti consoni?

E, sempre al folk-singer Bossi, che sbraita contro l’assistenzialismo, che interpreta il suo personalissimo S.P.Q.R., si potrà – garbatamente – far notare che tutti noi siamo fortemente contrari anche al parassitismo, nella sua forma simbiotica di commensalismo o inquilinismo familistico, di razza padana?

Ecco, infine, le ragioni della loro fiducia: nell’Italia del politically incorrect c’è un’evidente paura e un senso di vertigine davanti al baratro.

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L’era della consapevolezza.

28 09 2010

Adesso basta! Non possiamo e non vogliamo più soggiacere all’arroganza.

Occorre un atto di coraggio, accompagnato dalla rivendicazione dell’onestà e della dignità, per salvaguardare la politica, la democrazia e l’interesse nazionale.

Questa inspiegabile acquiescenza, questo apparente silenzio, imposto per creare un illusorio assenso, questo vizio corrotto di tacitare il dissenso e il malessere, questa rassegnazione che pare significare “non c’è limite al peggio”, ha bisogno di ritrovati eroi moderni che sappiano – insieme – dare vita ad una nuova era della consapevolezza.

Il (pre)potere, che si manifesta come prevaricatore, non può continuare incontrastato a vilipendere le Istituzioni, l’integrità e la coesione sociale, la democrazia, il senso dello Stato e, con esso, la nostra appartenenza.

Tutte le forze politiche, autentiche amanti della legalità e del rispetto delle regole di civile convivenza, devono farsi carico di questa difesa: esprimere l’Italia nella sua parte migliore.

Infondete in noi una nuova speranza.

Esiste un’Italia meno indegna, meno squallida rispetto alla sua attuale rappresentazione.

Altrimenti diteci che dobbiamo rinunciare alla dignità e all’onore d’essere cittadini di questo Paese.

Senza confronto democratico, senza pluralismo, senza libera informazione non deve più – ora – esistere divario tra destra e sinistra. Deve prender corpo il reciproco e univoco desiderio di ripristinare la norma.

Non vogliamo che l’Italia sia ridotta ad un cumulo di macerie. Non vogliamo sia fatta carta straccia della nostra Legge Fondamentale.

Cercate di garantirci l’oggi, per un domani migliore.

Ma oggi non continuate a dividervi inutilmente. Non perseverate nella sterile tutela di piccoli interessi di bottega. Volate alto e fateci immaginare quella nuova, possibile primavera di un’Italia che rinasce.

Ponete limite e freno alla superbia di chi pensa d’essere superiore agli altri e ha continuo disprezzo della legalità.

Garantiteci l’esistenza d’un futuro nel quale riporre le nostre ormai esili speranze.

Prima che l’Italia diventi terra di nessuno: non abbiate paura.

Gli Italiani, che nutrono amore sentito e vero per il loro Paese, sapranno e vorranno seguirvi e darvi ragione.

Domani, poi, ci sarà tempo per il confronto, anche da versanti opposti, in quell’Italia che, grazie al vostro coraggio e alla vostra fedeltà, continuerà ad essere la nostra casa comune.

Viva la democrazia!





Dezinformatsiya, casotto delle libertà, garantismo asimmetrico e Grandi Purghe.

27 09 2010

Ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni del Presidente della Camera sul tormentone Montecarlo.

La corretta ed equanime informazione ha trasmesso il messaggio, senza alcuna esegesi del pensiero in essa contenuto ed espresso, riservandosi il giusto e doveroso commento a posteriori.

Altri, seguaci della imperante dezinformatsiya, hanno riportato stralci, accuratamente selezionati, per cogliere segnali, se non di colpa, di corresponsabilità, tali da predeterminare il senso di quanto detto, con una sorta di interpretazione preventiva.

Anche in questo caso è emersa una consolidata disparità di trattamento, da parte di certa informazione asservita, distorta, malata e che fa prevalere il preconcetto sul concetto.

In altre occasioni e circostanze – palesi celebrazioni del mito – riguardanti il Presidente del Consiglio, gli audio-messaggi, destinati ai suoi “Promotori della libertà”, hanno goduto di riproduzione integrale.

Anche la sottolineatura di un Fini che esprime lasua verità”, trova come contraltare le varie Пра́вда (Pravda) che diffondono l’indiscusso verbo del Premier.

Al di là della sussistente o meno responsabilità personale, su una vicenda marginale (rispetto ad altre), interessa qui evidenziare dove può portare questa improvvisa e frenetica ricerca dellaverità vera”.

Non è interessante una precostituita difesa della persona Fini. Gli aspetti rilevanti sono altri: riguardano, in particolare, il rispetto delle regole, richiamo per tutti, e il garantismo, tutela per ciascuno di noi.

Aggiungo: potrebbe esserci una lontananza siderale tra chi scrive e il Presidente Fini. Questo non impedisce – a chi nutre autentico senso e spirito democratico e garantista – di riconoscere dignità, integrità, buona fede e presunzione di innocenza (laddove, è bene ricordarlo, non c’è reato alcuno).

Il presupposto e il sottinteso che ha, invece, ispirato i “garantisti per gli amici”, pare sia questo: non poteva non sapere.

E’ opportuno – qui ed ora – evidenziare che, questo stesso assunto, è sempre stato fortissimamente confutato, ridotto a indimostrabile teorema, orrenda macchinazione, in tutte le occasioni nelle quali la vicinanza e il comune sentire del Premier, con accusati e condannati, non poteva e non doveva costituire chiamata di correo.

Evidentemente viviamo, è il caso di ribadirlo, in un Paese che adotta un garantismo asimmetrico: per alcuni è principio imprescindibile, per altri non ha possibile adozione e applicazione.

E allora, per ripristinare una perfetta simmetria, le tanto invocate dimissioni del Presidente della Camera (che, a questo punto, potrebbero rappresentare gesto coraggioso, non atto di difesa ma  j’accuse, decisione particolarmente opportuna ed oculata), se dovessero concretizzarsi, cosa possono e devono comportare come logica conseguenza?

Intanto, ferma restando l’estraneità proclamata dall’interessato, che giustamente attende gli esiti della Magistratura, si stabilisce, in virtù di un atto unilaterale, seppur fondato sul nulla, quanto (con)segue:

1)      viene meno il pregresso impegno verso gli elettori, per colpa e responsabilità di una maggioranza che ha prima radiato il socio fondatore Fini dal PDL (riducendosi a casotto delle libertà) e ne ha poi preteso le dimissioni dal ruolo istituzionale (sempre espletato nel pieno e fermo rispetto delle regole);

2)      la componente cosiddetta “finiana”, conformemente al dettato costituzionale (art. 67 – Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato), risulta così svincolata, per volontà e imposizione altrui, dal “pacta sunt servanda” politico ed imbocca quella via parlamentare orientata alla fuoriuscita dalla crisi sistemica e istituzionale;

3)      sulla scia del principio “la legge è uguale per tutti” e dell’etica pubblica condivisa, ora estesa anche a non-reati, non potrà e non dovrà esistere, per questioni assai più gravi e rilevanti, nessuna impunità perpetua;

4)      alla luce di quanto emerso, in termini di disparità di trattamento, delle persone e delle vicende, da parte dell’informazione pubblica, si rende necessario un riassetto e un riequilibrio del settore;

5)      si apre un serio confronto sul tema delle responsabilità politiche e sulla questione morale, al fine di pervenire a giuste ed eque soluzioni, senza derubricare alcun reato e richiamando tutti gli interessati alle conseguenti dimissioni, ciascuno dal proprio ruolo, ancor prima del giudizio definitivo, come preteso per il Presidente Fini (due esempi su tutti: Verdini, tuttora coordinatore del PDL, per la procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normative nella gestione del Credito Cooperativo Fiorentino – Campi Bisenzio – Società Cooperativa; Bertolaso, ancor oggi Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il coordinamento degli interventi di prevenzione in ambito europeo ed internazionale rispetto ad eventi di interesse di protezione civile, in relazione all’inchiesta rifiuti in Campania e la gestione del G8 de La Maddalena).

L’elenco potrebbe continuare, partendo, a cascata, dalle più alte sfere per ramificarsi ed arrivare ai livelli più bassi (e qui preme evidenziare, a titolo d’esempio, episodio analogo di ingenuità e allegra leggerezza: il Presidente della Giunta Regionale Ugo Cappellacci, sedicente babbeo, che intrattiene rapporti e incontri con Flavio Carboni, sedicente nullatenente, per la questione eolico in Sardegna).

Sono queste le logiche conseguenze a cui si vuole arrivare?

Se si è colpevoli anche per le eventuali ingenuità commesse (forse biasimevoli) e la propria coscienza etica è chiamata a rispondere con le dimissioni, cosa dovrebbero fare gli esponenti politici condannati o sottoposti a indagini per ben altri reati?

E cosa dovremmo, allora, aspettarci dal Presidente del Consiglio, sempre coinvolto in vicende processuali pre-politiche, che nulla hanno a che vedere con la persecuzione politica?

Attendiamo risposte… magari il 29 settembre: nel previsto discorso di alto profilo in questo clima da basso impero.





Il guano quotidiano, le tigri di carta, la Stasi all’italiana e l’opinione pubblica costituzionale.

24 09 2010

Non ha fine la produzione di guano quotidiano, di certo giornalismo servile, sulla casetta monegasca.

Si è già sottolineata la particolarità e simultaneità di questa iniziativa comune a “Il Giornale”, “Libero” e “Il Tempo”, inequivocabile rappresaglia dopo la rottura del sodalizio tra Premier e Presidente della Camera.

La logica dell’epurazione, già adottata in seno al PDL, cerca di estendersi a livello istituzionale.

L’intento diventa ancor più chiaro se si guarda alla parallela iniziativa “Via Fini” (che non è un’amorevole richiesta di adeguamento della toponomastica stradale). Ultime tracce su “Libero” e su “Il Giornale“. Limitati riscontri.

La Stasi all’italiana di Vittorio infeltrito, di Maurizio liberto, cui la mattina levano il morso del cavallo per farlo andare a briglie sciolte, di Mario bello sguardo, di Alessandro Gaio Sallustio, attorniati da altri eminenti avvelenati corsivisti (li vidi lividi) quali Mario sopranista Giordano, Ma(r)cello Veneziani, continua il suo incessante martellamento a testuggine.

La tecnica di questo giornalismo d’accatto è la solita. Quella, per intenderci, adottata per randellare i nemici del capopopolo (delle libertà), attraverso pratiche da strillone: “Veroniva velina ingrata”, “Le carte su Boffo? Sono tutte vere”, per citare solo due tra i tanti possibili esempi. Se retrodatiamo l’opera del “giornalismo dei congiunti”, vengono fuori altre amenità, alt(r)o enfatico delirio: da Eleuterio Rea a Giancarlo Gorrini, da Marini a Scaramella, dalla vicenda della triade Mortad, Ranoc e Cicogn alle pruriginose rivelazioni di prima mano sul caso Marrazzo. E via sfogliando. L’estasi delle Stasi perdura da anni.

Tutto giornalismo d’assalto, ovviamente: se e quando si tratta di tutelare l’invulnerabilità del dominus. Orrido complotto tutto quel che lo riguarda, direttamente o indirettamente.

In epoca di riciclaggio sa tanto di giornalismo organico sedicente autonomo.

Ci sarebbe piaciuta tanta solerzia e altrettanto piglio, cipiglio e puntiglio su altre vicende della “politica dei congiunti”:

– sulla solari.com (qui e qui);

– sui finanziamenti pubblici riguardanti l’editoria;

– sulle tanto invocate sentenze passate in giudicato, piuttosto che sui presunti peccati che non configurano reato;

–   sugli appetiti di altri famigli;

–  su altri misteri offshore;

– su altre gravi irregolarità;

E via elencando e discorrendo.

Ora: è evidente che non si contesta la libertà dei garantisti a corrente alternata di fare inchieste e fustigare i potenti.

Quel che si contesta è la diversità d’atteggiamento – marrano e omertoso – riservato ai (pre)potenti.

Ecco perché un’opinione pubblica di ferma e salda impronta democratica e costituzionale non può e non deve accettare la logica del “tutti colpevoli, nessun colpevole”, non può e non deve confondere reato e peccato ed è chiamata ad esigere chiarezza e coerenza su tutto: dalle casette al Palazzo.





Gap politico, generazionale e di genere.

23 09 2010

Diventa mobiliante. Questa l’illusione del Polifonico Democratico.

Ma come si può aderire ad un Polifonico dove ciascuno canta per conto proprio e addirittura stona? (con tutto il rispetto dovuto a coloro che continuano, per passione e idealità, a crederci).

Certo: meglio la polifonia rispetto alla monofonia/monotonia dei berluscloni.

Il Polifonico Democratico dovrebbe, però, dar prova di sé dimostrando quel pluralismo (come valore aggiungo) degno d’un partito a vocazione maggioritaria.

Anche il PDL, del sempiterno e immarcescibile B (beato chi ci crede), costretto a mantenere viva l’agiografia del Premier, con  tutto il corollario, a scopo celebrativo, delle fotografie che non invecchiano, dovrebbe cominciare ad immaginare qualcosa di diverso (al di là della gigantografia del suo leader). Sinora tutte le sollecitazioni al dibattito e al confronto sono state puntualmente intese come vulnus alla leadership. Reazione del tutto ovvia e naturale per un partito nato e gestito come proprietà privata.

Viviamo in un’Italia, a presunta vocazione maggioritaria e bipolarista, che persevera nella logica e nella propensione proporzionalista.

In un sistema maggioritario, autentico e di senso compiuto, la pluralità di voci e di presenze avrebbero dovuto portare all’arricchimento, all’evoluzione del pensiero e dell’azione, alla conformità fra rassemblement e società, alla capacità di rispondere in maniera adeguata alle sfide dell’epoca in cui si vive.

La politica italiana, spesso, resta fuori dal suo tempo e in contrasto con esso.

L’errore strategico, comune a tutti, sta nel credere di poter catalizzare ulteriori consensi, senza un umile avvicinamento alla società civile.

Il maggioritario all’italiana ha in verità circoscritto la capacità di rappresentanza. Quando andiamo a votare, sovente, ci orientiamo sul meno distante. Il che non coincide col più vicino a noi.

Sarebbe tempo che i notabili smettessero di sproloquiare su tutto, cogliessero – ogni tanto – l’opportunità di stare in silenzio e, nel contempo, riuscissero a cogliere le reali istanze e le necessità del paese reale.

Nel frattempo e nell’attesa, les élites dei gruppi dirigenti continuano a restare ingessate, incapaci di intuire questa urgenza.

L’assoluta assenza di percezione della realtà, da parte d’un mondo politico totalmente avulso dal contesto sociale, è causa di questo gap politico.

Il gap politico sconfina, anche e inevitabilmente, nel gap (quasi una vera e propria frattura) intergenerazionale e nel divario di rappresentanza di “genere” (discriminazione sessista).

Nel prospetto che segue la rappresentanza per fasce d’età alla Camera dei Deputati.

Camera dei Deputati
Fasce di età Rappresentanti %
25-29 4 0,63
30-39 57 9,05
40-49 168 26,67
50-59 256 40,63
60 e oltre 145 23,02
TOTALE 630 100,00

Dei 630: 497 sono uomini (78,89%), 133 donne (21,11%).

Minime tracce della singolarità femminile (sui cui interessi e sulla cui pelle domina incontrastata l’impronta maschile), ridotta la presenza giovanile.

La persistente gerontocrazia italiana, d’altronde, dimostra questo incessante e consolidato menefreghismo in tutti gli ambiti. Buona parte della classe politica manifesta interesse per l’oggi (il loro), appare chiaro che del doman non v’è certezza.

Se a questo aggiungiamo il tasso di disoccupazione giovanile (altro che bamboccioni!), i baronati in ogni ambito, le pari opportunità negate, il diffuso mancato ricambio generazionale, il precariato a oltranza, la “meritocrazia” familistica, il quadro desolante è pressoché completo.

Qualcosa comincia, forse, a muoversi. O perlomeno così pare.

A sinistra, se vogliamo continuare ad utilizzare lo spartiacque, Nichi Vendola ha messo in piedi la sua Fabbrica, i suoi Stati Generali, accompagnati dai “cahiers de doléances”. E, come tutti sappiamo, c’è molto di cui dolersi in questi anni. Soprattutto nei confronti di un oggettivo immobilismo. Bisognerà verificare la sua capacità aggregante.

Veltroni l’africano ha lanciato la sua bordata: utile per un confronto tra diverse opzioni, assai dannosa per l’ennesima ipotesi di un “papa straniero”, continua negazione dell’esistenza stessa del PD e conferma della sua inconsistenza.

A destra tutta un’altra musica: la monotonia corale (degli asserviti e dei serventi), solo temporaneamente interrotta, si affida ancora e sempre a nonno Silvio, narratore autodiegetico.

Timidi segnali provengono dall’altra destra, di FLI e delle sue diramazioni Fare Futuro e Generazione Italia. Sin qui oscillanti tra comprensibile cautela e mancanza di coraggio nella consequenzialità tra il pensare e l’agire.

Sono – tutte queste – piccole intuizioni del desiderio di rinnovamento e di (ri)costituente democratici? Oppure dovremo catalogarle come sfrenata voglia d’un ritorno al proporzionalismo?

Si vedrà.

Il consiglio resta il solito: aprite le porte, fate entrare aria nuova, sollecitate la partecipazione contro il disinteresse, lo stereotipo e il pensiero totalizzante.

Andate di nuovo tra la gente, uscite dalle roccaforti.

Organizzate Primarie itineranti: da Nord a Sud.

Cercate di capire lo stato di salute del vostro paese e il vivere delle persone comuni.

Date la possibilità a noi, cittadini prima di tutto e poi (anche) elettori, di scegliere i nostri delegati.

Dimostratevi meno cattedranti: prima di tutto ascoltate, poi parlate e fatevi carico d’un futuro che non sia solo il vostro.





Italia 2040: discriminazioni sulla minoranza padana.

23 09 2010

A distanza di 30 anni la Lega, che nel 2010 si era contraddistinta per i suoi istinti xenofobi e che aveva cavalcato e fomentato il pregiudizio verso i nascenti flussi migratori, si ritrova oggi a fare i conti col suo essere minoranza.

Il futuro di un paese a natalità ridotta, allora apparentemente remoto, l’Italia dei figli non riconosciuti, è ora qui.

Il proconsole romano Renzo Bossi, divenuto tale per diritto dinastico e per meriti derivanti dal suo essere diversamente intelligente, invoca oggi la non discriminazione.

Le previsioni dell’ISTAT riferite al tasso di fecondità in Italia nel 2009 indicavano 1,41 figli per donna, molto al di sotto della soglia di 2,1 garanzia di costanza della popolazione. Già in quegli anni era facile intuire il contributo decisivo all’innalzamento della natalità nel nostro paese da parte delle donne “straniere”: 2,31 figli per donna, uno in più rispetto alle italiane.

La pressoché totale assenza di politiche, sociali ed economiche, capaci di procurare un’inversione di tendenza, quella sopraffacente precarietà e flessibilità sugli allora trentenni, l’egoismo dei padri noncuranti del futuro dei figli, hanno reso impraticabile la maternità e la paternità, d’una generazione oggi non più in grado di lavorare e badare a sè stessa.

Il 32,6% della popolazione ha più di 65 anni, il 10,4% più di 80. I contributi versati a fini pensionistici coprono a malapena il 55% dell’ultimo stipendio percepito. La perdita di potere d’acquisto delle pensioni rispetto agli stipendi dei lavoratori attivi è eredità di quell’insensato egoismo.

Se gli italiani e gli europei fossero riusciti a gestire con equanimità il grandioso fenomeno dell’immigrazione, se solo avessero cercato e adottato soluzioni politiche adeguate all’integrazione e alla convivenza civile, non saremmo oggi ridotti a questo cupio dissolvi.

I neo nativi italiani, allora considerati pur sempre “stranieri”, senza alcun possibile diritto o riconoscimento di cittadinanza, oggi rispondono ai retaggi del passato e dimostrano tutta la loro contrarietà alla logica dell’apartheid leghista.

Era ieri.

Non era razzismo?!

Era l’ampolloso “pour-parler” sciamannato di chi dava i numeri senza tener conto di quelli reali.

Era l’indirizzo di chi, piuttosto che orientare la società, ne esaltava i paludosi bassifondi d’una presunta Padania.

Era la cieca illusione di vivere in un mondo ostile al circostante.

Era l’ossessione dei padri, egoisti e irriconoscenti verso il futuro dei propri figli e di quelli altrui.

Era il romanzo gotico padano.

Era la politica dei proconsoli romani nelle Colonie Padane.

Erano i verdi di bile.

Ora trovate giusta ed equa soluzione per la “riserva padana”.





Migrazioni: la democrazia appaltata all’assolutismo.

20 09 2010

L’Europa, unita (?) negli aspetti finanziari – molto meno in quelli politici – continua a dare segnali di divisione.

Il progetto di Costituzione europea è naufragato dopo la mancata ratifica da parte di Stati membri (im)portanti.

La stessa unione monetaria assai spesso mal si concilia con politiche economiche di forte orientamento protezionistico.

Le sovranità e gli egoismi nazionali hanno, di fatto, precluso e ucciso la nascita degli Stati Uniti d’Europa.

In questi giorni, l’assenza di politiche comuni, su questioni epocali e di grande rilevanza, ha aperto un nuovo conflitto che François Sergent nel suo editoriale su Libèration così sintetizza: “Sarkozy, Bresson (ministro dell’immigrazione) e Hortefeux (ministro dell’interno) non possono essere i soli ad avere ragione. Il papa, l’ONU, il Parlamento europeo, la Commissione europea, Washington e anche il minaccioso Lussemburgo hanno condannato la politica della Francia verso i Rom. Solo Berlusconi e il suo alleato ultra xenofobo Lega Nord hanno garantito il loro sostegno al capo di Stato. Sarkozy è diventato nello spazio d’una estate il Presidente che restringe e contravviene a tutti i principi etici e giuridici dell’Europa”.

Come non ricordare, allora, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che – articolo 18 – a proposito del diritto di asilo, recita:

“Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea”.

E sulla protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione – articolo 19 – proclama:

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”.

E, ancora, sulla non discriminazione, articolo 21:

1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi”.

Ed infine – articolo 22 – sulla diversità culturale, religiosa e linguistica sancisce: “L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”.

Carta straccia?

La triste realtà ci riporta alla cecità delle classi governanti totalmente inadeguate.

La portata epocale di fenomeni, sinora circoscritti, che non siamo in grado di gestire e fronteggiare, non potrà che produrre danni irreversibili per il nostro domani.

Il continuo ostracismo, il malsano desiderio di soddisfare l’assolutismo, il sentirsi parte d’un proprio mondo, esclusivo e privilegiato, per sua natura isolato dal resto, incapace di darsi e intravedere orizzonti più larghi, non potrà che generare ulteriori mostri e mostruosità.

Le farneticanti equazioni di chi sempre riconduce il fenomeno immigrazione quale sinonimo di clandestinità, illegalità, delinquenza e che negano – a priori – l’altrui dignità umana, saranno, in futuro, causa della negazione della nostra sopravvivenza.

L’illusione di vivere in un’epoca immobile, l’incapacità di risalire all’origine e alle cause delle disparità, apriranno un baratro, oggi sulle altrui esistenze, domani sulle nostre.

P.S.: per avere idea dei numeri reali e dei pregiudizi: Conferenza Europea sulla popolazione Rom (Stima European Roma Rights Centre – 2008)

ROM SINTI

MAX

POPOLAZIONE

TOTALE

% ROM-SINTI SU POP. TOTALE
GRECIA 200.000 10 MILIONI 2%

20 OGNI MILLE ABITANTI

SPAGNA 800.000 45 MILIONI 1,8%

18 OGNI MILLE ABITANTI

FRANCIA 340.000 61 MILIONI 0,6%

6 OGNI MILLE ABITANTI

ITALIA 140.000 56 MILIONI 0,25%

2 OGNI MILLE ABITANTI